Il progetto 1000 piante al Pratone delle Valli: esperimenti partecipativi nel IV Municipio di ROMA Capitale

A volte le cose non vanno come si vorrebbe, non importa quanta buona volontà si investa in un progetto. Quando il risultato non dipende da chi ha creduto in una idea, si può rimanere profondamente delusi del finale e purtroppo, quando l’intermediario è il comune di Roma, spesso la conclusione di una bella storia può anche essere amara.
Quante energie disperde l’immensa macchina burocratica e politica della capitale d’Italia?
Nel documento che segue potete farvi una idea di come un bel progetto partecipato, aiutato da diverse associazioni e dai comitati di cittadini, rischi di naufragare per mancanza di fondi, per piccole incomprensioni, per mancanza di comunicazione, per informazioni errate, per indecisioni dell’amministrazione e per una serie di imprevisti organizzativi che vanificherebbero qualsiasi buon proposito.
Dell’iniziativa del “Progetto Mille Piante”, destinato alla riqualificazione del Pratone delle Valli nel IV Municipio resta però una bella esperienza, che potete rivivere nel racconto di Fabio Masotta, sfogliabile qui sotto oppure scaricabile in PDF in fondo all’articolo.

Francesco Tonini

Pratone delle Valli – Progetto 1000 piante in PDF

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3 pensieri riguardo “Il progetto 1000 piante al Pratone delle Valli: esperimenti partecipativi nel IV Municipio di ROMA Capitale

  1. Ciao Lucilla,
    chiaramente tutta questa operazione fu messa su per scopi “propagandistici”. Gli abitanti del quartiere volevano un gesto da parte dell’amministrazione del Municipio per migliorare la situazione del pratone. Il Municipio in teoria ha proceduto nel modo giusto, ha chiamato Legambiente per farsi aiutare e Legambiente ha chiamato i paesaggisti per legittimare l’operazione. I problemi sono stati due: il budget bassissimo messo a disposizione e la mancanza di un organo di coordinamento interno al Muncicipio. L’operazione esigeva comunque la sua operazione di marketing a cui si è risposto con il manifesto “1000 piante” (era 1000 alberi, ma quando abbiamo capito che i soldi non bastavano neanche per 100 alberi lo abbiamo modificato….). L’organizzazione infine se la sono caricata sulle spalle, in vece del Municipio, Legambiente (che ha organizzato i contatti con il vivaio che ha fornito le piante) ed i poveri (davvero si sono fatti un bel mazzo) Fabio Masotta, Paolo Picchi e Simone Amantia Scuderi (il primo è un nostro collega paesaggista gli altri due sono agronomi paesaggisti). E’ chiaro che alla fine non ci ha guadagnato nessuno perché noi ci siamo adoperati per fare un progetto enormemente limitato dalla mancanza di fondi poi anche rimaneggiato da alcune incomprensioni in fase realizzativa, il vivaio non si è arricchito perché i fondi messi a disposizione erano veramente esigui e Legambiente ed il Municipio non si sono potuti fregiare sino in fondo della riuscita dell’operazione…..messa su un po’ alla meno peggio.
    La constatazione che si sarebbe dovuto operare bene solo su un pezzetto del Pratone al fine di ottimizzare i pochi soldi almeno in un angolo fatto bene siamo stati noi per primi a farla, ma la risposta data fu che i soldi andavano distribuiti per un progetto “organico” che interessasse tutto il Pratone……come dire moglie ubriaca e botte piena.
    Ciao, Francesco

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  2. Francesco, da tanto non credo più ai progetti partecipati, soprattutto da quelli promossi dal Comune de Roma, in particolare questo comune, che si nutre cinicamente di spots propagandistici. Per la propaganda che cosa c’è di meglio della partecipazione? All’inizio fai un gran bailamme, chiami i giovani paesaggisti di belle speranze e di tanta buona volontà, quelli che lavorano quasi gratis e ci credono, la gente di quartiere, composta da pensionati, mamme e canari, poi tiri fuori da qualche scuola i ragazzi e metti loro in mano un badile, spendi un bel po’ di soldi pubblici e li butti nell’acquisto di “materiale vegetale” (chi ha fornito quegli alberi?). Procedi alla messa a dimora e poi chiudi l’operazione. FATTO! c’era scritto su un manifesto per un’altra situazione analoga.
    Poi se tutto muore perchè non mette a disposizione neppure l’acqua, chi se ne frega, basta il gesto! Anzi, meglio così, così la gente si rende conto che non c’è niente da fare e che non campierà mai niente e la prossima volta non romperà più le palle.
    Tanti anni fa ho partecipato a un progetto simile ad Anguillara per il giardinetto dell’asilo nido (fra l’altro bellissimo e, almeno allora , condotto molto bene). Hanno speso quattro o cinque milioni di Lire in piante, ce li hanno fatti mettere giù nel momento che hanno voluto loro (Aprile, sight), con i disabili come giardinieri e poi ci hanno mandato via. Senza acqua, nonostante la buona volontà delle bidelle, è morto tutto, proprio tutto!
    Tutta la pappardella che ho scritto prima, non era per voi paesaggisti, ma per spiegare come lavora er comune de Roma e limitrofi.

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  3. Credo che ci manchi un po’ di cultura sul regno vegetale. Mi sembra che in un grande pratone difficilmente riesca crescere un albero da solo. In genere solo erba e erbacee. Se c’è un grande albero, spesso è un residuo (gli altri sono stati tagliati). Mi è capitato di vedere una zona prima coltivata e poi volontariamente abbandonata per creare naturalizzazione. Ho notato che i primi a spuntare sono i rovi. I rovi sono fondamentali perchè rendono la terra soffice e nutriente e proteggono le giovani plantule, che hanno la fortuna di germinare sotto loro, dal sole, dal vento e di essere sostenute. Una volta cresciuta la pianta-albero, il rovo non avrà più ragione di essere e morirà. E’ un processo lungo per noi, circa 50 anni, ma sicuro. Si può anche fare più velocemente, ma non credo che il processo sia immediato. Immagino che prima di piantare la terra debba essere arricchita, anni all’aria la rende sterile, credo anche che bisogni procedere un po’ alla volta a fascie, in modo che la fila precedente aiuti quella successiva, così come avviene in natura e che le buche debbano essere molto grandi e riempite di buona terra. Chi fa del giardinaggio sa che per una piantina di rosa di 30 cm., bisogna fare uno scasso di almeno 50 cm cubici, mettere drenaggio, uno strato di letame sul fondo, poi terra buona, etc. e acqua almeno per i primi periodi. Più le piante sono piccole, più hanno possibilità di soppravvivenza, specialmente se non sono rimaste nello stesso vaso a lungo e la radice principale non sia tutta girata.
    Piantare 1000 alberi tutti di un botto è un’impresa velleitaria a meno che la committenza sia l’Emiro dell’Eldorado!
    Mia nonna diceva che la gatta frettolosa fa i gattini ciechi.

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