Sabato 5 novembre 2011: prima giornata Nazionale di Guerrilla Gardening italiano – di Irene Cuzzaniti

di Irene Cuzzaniti per Paesaggiocritico

Voluta dai Giardinieri Sovversivi Romani prima, Badili Badola (Torino) poi, ed a cui hanno aderito gruppi di ‘guerrilleri verdi’ da ogni parte della penisola, come Gelsomino Group Guerrilla Gardening (Soresina, Cremona) o Terra di Nettuno (Bologna), la giornata è stata organizzata per il coordinamento dei gruppi a livello nazionale e per lanciare un messaggio forte: anche in Italia, da qualche anno, il movimento della green guerrilla lavora e si riappropria di spazi più o meno urbani, incolti o abbandonati, portandovi il verde, i fiori, gli ortaggi, i frutti.
Con impegno, costanza e pazienza (doti che a giardinieri appassionati non mancano!) questi gruppi di persone di ogni età riescono a coinvolgere di volta in volta gli abitanti delle zone dove scelgono di intervenire.
Durante il week end 4-6 novembre l’adesione all’iniziativa è stata a dir poco sorprendente: ad aprire le danze i ragazzi del Teatro Valle Occupato di Roma, che la mattina di venerdì si sono occupati di risistemare i grandi vasi circolari fuori dal Teatro, interrando fioriture di stagione ed aromatiche.
A seguire decine di interventi in tutta Italia, e moltissimi nella capitale. Sono nati dei gruppi appositamente per partecipare a questa iniziativa, ed ancora oggi se ne aggiungono di nuovi!
Così per i ragazzi della Prima Facoltà di Architettura di Roma, Ludovico Quaroni, ‘La Sapienza’, che riuniti e autofinanziati, hanno disegnato e realizzato nell’arco di 4 ore una delle aiuole di Porta Maggiore, grande piazza e nodo di scambio della capitale.
Una quindicina di guerrilleri hanno ripulito, vangato, concimato (rigorosamente con compost organico) l’aiuola, per poi piantarvi da una parte alcune aromatiche (menta,timo,santolina,rosmarino,lavande…), e dall’altra del prato pronto in rotoli, che garantiscono ‘attecchirà!’.
In mezzo al prato, un alberello da frutto di Punica granatum.
Oggi arrivando sulla piazza, non lontano dal gabbiotto dell’Atac è possibile vedere l’aiuola, il cui progetto è spiegato su un cartello esposto nell’aiuola stessa.
L’aspetto più interessante di quest’azione è stato il riscontro dei passanti: chi si ferma a commentare, chi fa foto, chi chiede, chi critica (come gli operatori dell’Ama), chi si preoccupa per i resti archeologici presenti sulla piazza e chiama la polizia, la quale arriva, si congratula per l’impegno e va via. C’è però anche chi si complimenta, ed ancora chi si unisce e impugna la pala, e chi si offre di fare un offerta in denaro. Alla fine della giornata i passanti hanno ripagato l’iniziativa, per volere loro: i ragazzi non hanno chiesto soldi.
Finita questa azione, i CounTrees, così si chiamano, si sono spostati a Piazza Santa Croce in Gerusalemme, per aderire ad un altra iniziativa, quella promossa da Zappata Romana e Primavera romana, che ha previsto la
realizzazione di un ricco orto, l’OrtoErrante, in cassettine della frutta, quelle in legno, da lasciare in custodia al movimento degli Accampati allora nella piazza, attualmente a Caracalla. E’ stato un bellissimo momento di ritrovo per la maggior parte delle associazioni romane che si occupano di guerrilla e orti condivisi, tanto che dopo l’allestimento dell’orto ci si è seduti in assemblea per conoscersi e progettare insieme il futuro ‘verde’ di Roma.
Oltre a queste, numerose le iniziative in tutta Italia che hanno visto realizzare orti o piccoli giardini con il coinvolgimento dei bambini.
E’ difficile riassumere le sfaccettature di un movimento vasto e volutamente variegato come quello della Green Guerrilla, ma ci sono senz’altro dei principi comuni a tutti i guerrilleri, nel mondo intero:
riappropriarsi degli spazi dismessi, dei territori di risulta che Clément chiamerebbe Terzo Paesaggio, di incolti o ex giardini ora nell’incuria è un esigenza di molti, indipendentemente dalla vicinanza o meno di questi spazi alla propria abitazione o al proprio posto di lavoro. La guerrilla gardening crea relazioni sia nella fase attiva, di realizzazione del ‘giardino’, ma sopratutto è il lascito ad essere importante: restituisce ai luoghi la loro dignità e la loro dimensione naturale, invogliando gli abitanti del posto, e non, a mantenerli curati, traendone beneficio. C’è una grande energia che la cura del verde e il fare giardinaggio riescono a risvegliare nelle persone, ci sono studi che confermano questa tesi e terapie orticolturali promosse in situazioni difficili, basta guardare l’esempio riuscitissimo del carcere milanese di Bollate.
Insomma, ci si riavvicina al verde perchè il contatto con la natura è un istinto primordiale, ha potere terapeutico e rilassante, ed è un ottima occasione per prendersi cura attivamente del nostro spazio, quindi di se stessi e della comunità. E’ altresì occasione di socialità, di una socialità molto sana e un po’ dimenticata: quella in cui ci si incontra per caso, accomunati dalla stessa passione o curiosità al fine di fare e farsi del bene, reciprocamente.

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49 pensieri riguardo “Sabato 5 novembre 2011: prima giornata Nazionale di Guerrilla Gardening italiano – di Irene Cuzzaniti

  1. Ok, Lucilla, ahi ahi che dolore! che dolore! Anche tu meni molto. Sono molto contento che conosci Michela Pasquali, ( è la mia guida spirituale nel Guerrilla Gardening ) per non parlare di Susanna Magistretti e Pia Pera. Senza loro, non avrei mai compreso la vera bellezza (naturale) del paesaggio, la forza e la poesia che ne deriva, Concordo e condivido in pieno il tuo ultimo post e ovviamente le provocazioni. Grazie Lucilla.

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  2. Cari ragazzi, scusate se continuo, ma in fondo tutta sta tiritela l’ho provocata io ed è giusto che chiarisca, che spieghi.
    Grazie Irene, ho visto ora la tua lettera, anche se poi è diretta a Monica.
    Quello che volevo dire è comunque inscritto nel Monica-pensiero.
    Non è tanto l’aiuoletta di aromatiche o di erbacce o di ciclamini che mi fa sussultare, è il concetto. E’ come andare a mettere un pizzo a un paio di mutande bucate. Forse quelle mutande andrebbero buttate o rattoppate e tinte, che ne so? E’ che tutto fa talmente schifo, il paesaggio è andato a farsi fottere e questo è gravissimo e qui voi dovreste muovervi di più, dovreste occupare i terreni che sono bellamente e tranquillamente resi edificabili in barba ai vincoli, per fare quei bei quartieri popolari a prezzi altissimi in mezzo alla campagna romana, le strade e le superstrade che ci passeranno sulle teste da ogni pizzo, il traffico delle macchine, i parcheggi ovunque (l’Italia è una Repubblica fondata sui diritti delle macchine), i capannoni, i centri commerciali, gli autlet, il cancro delle casette a schiera e via dicendo. Inglobo anche le pale eoliche e gli impianti di fotovoltaico a terra, che fanno così verde e che invece alimentano soprattutto gli incassi delle banche e delle mafie. Per una resa abbastanza ridicola.
    Provate andare contro le amministrazioni con le loro potature di alberi selvagge, magari legandovi agli alberi come fecero le donne indiane, da cui il movimento abbracciare gli alberi…
    Gli orti in cassetta a Santa Croce in Gerusalemme erano mooolto carini e avevano anche un significato simbolico molto alto, anche politico.
    Occupatevi di paesaggio. Siete paesaggisti o decoratori? Cercate la bellezza che la bellezza salva la testa alla gente. Anche la mia.
    La gente non ama il verde. Ne ha paura. L’aiuolina l’accetta perchè è educata e l’orticello perchè è roba da mangiare. Voi dite che è con quello che si incomincia a educare. Può darsi! Provate a proporre nelle periferie, ma anche in centro, di rivestire le case con rampicanti. Pensate che meraviglia per gli occhi e come pulirebbero l’aria. Bene, provate e vedrete che il vostro tasso di popolarità crollerebbe all’istante. Vi direbbero che sporcano, che portano le bestie in casa etc. Allora sì che diventereste veramente giardinieri sovversivi! E senza tirare le palle di merda che a me piacciono tanto. Monica diceva di bucare l’asfalto e di mettere lì le primule. Fare un parco dove gli alberi non vengano mai potati e l’erba non sia a rotoli e specialmente non sia a prato all’inglese. Lasciare le foglie per terra.
    Qualcuno all’inizio scriveva che bisogna fare come Clément e riappropriarsi degli spazi incolti, del terzo paesaggio, insomma. Lui, veramente, diceva esattamente il contrario: diceva sostanzialmente che bisogna lasciare il terreno di risulta incolto, perchè è lì che si conserva la biodiversità. E i terreni da risulta incolti, dopo qualche tempo diventano bellissimi. Ne ho visto uno meraviglioso sulla Tuscolana, dove, tra rottami di automobili, erano cresciuti migliaia di malvoni di tutti i colori, intervallati da mecchie gialle di verbasco e rosse di papaveri. Buttare semi di erbe spontanee.
    C’era poi il discorso del vivaista. Lui si scandalizzava per l’uso di piante modificate geneticamente, forzate, avvelenate, nanificate, programmate per vivere pochi giorni. Come quasi tutte quelle comperate nei centri commerciali e in molti vivai. Acquistandole, voi favorite queste pratiche. Le piante non sono oggetti, ma questo voi lo sapete già.
    Ciao, con affetto e scusatemi se sono veemente nelle mie crociate.
    W la bellezza. Lucilla

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  3. Caro Andrea Badile, scusa se ti rispondo così tardi, ma ho dovuto passare il pomeriggio al pronto soccorso (codice rosso) per via delle botte che ho preso. Volevano trattenermi, ma io ho firmato per venire a casa. Hanno chiamato la polizia che mi ha interrogata a lungo per sapere chi mi avesse picchiata, ma io non ho fatto la spia, stai tranquillo. Non denuncerei mai un guerilliero. Ho anche perso tempo a mandare delle mail a Michela, con la quale sto facendo un lavoro da un po’ di tempo, ormai 4 o 5 anni.
    Ebbene, sì, le cose che ho visto io sono ancora più sconvolgenti di quelle impresse nel nervo ottico del replicante! All’inizio della mia lunga vita avventurosa, mi è toccato di vedere paesaggi incontaminati, anche quelli vicino a casa tua, come la Val d’Aosta, nel cui capoluogo ho fatto le prime due classi delle elementari. Paesaggi in cui anche le fabbriche, pur avendo un’immagine inquietante, avevano un senso nel panorama. Non c’erano villette a schiera, lungo le strade non un cubo di cemento a contenere macchinari industriali dismessi o semplicemente vuoti, non un simpatico centro commerciale o un fantastico outlet. Niente pale e neppure pannelli puliti a terra. Tutto era molto povero, ma lindo. La città era piccola e raccolta, c’erano i fiumi scoperti e anche i ruscelli. Il tuo Piemonte non era ancora invaso da un’unica risaia deserta senza confini e quà e là un quadratino di pioppi da taglio, non era ancora il regno della monocoltura. I campi erano divisi da filari di pioppi e fossati con le ninfee, i butomus umbellatus e i ranuncoli d’acqua. C’erano i fenicotteri rosa e se stavi in silenzio, potevi ammirarli per ore mentre infilavano la testa nell’acqua delle risaie, in cerca di gamberi. Prima di andartene battevi le mani e loro si alzavano in volo come un’enorme nuvola rosa. La Brianza era meravigliosa, il mio Veneto… vabbè, hai capito. Per mantenere un piccolo straccio di quello che rimane ancora, io ci starei a farmi pestare, ma sta volta a sangue vero.
    Per quanto riguarda la città, proprio in questo blog, io ho pestato duro e non su interventi di ragazzi, ma sulle realizzazioni di fior di architetti (anche Zagari) con i loro giardinetti sterili di cemento e quelle volte sono stata insultata qui con parole velenosamente gentili dai professori. Inzomma, ho sempre detto quello che pensavo, perchè è permesso, perchè io non ho nulla da perdere. Perchè ci credo.
    Con voi, giovani guerrilieri del fioretto, sono stata polemica, ma poi anche affettuosa (sono andata a rileggermi tutti gli interventi), ironica e mi è parso che il livore non stesse scorrendo, almeno non nelle mie vene. Adesso chiudo e riapro.

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  4. finalmente credo di aver capito cosa intendeva la Sgandurra.
    Sono d’accordo: l’autocompiacimento non ci farà fare un passo avanti.
    Il mio articolo cercava di essere una cronaca, forse troppo di parte, riguardo un weekend molto importante per la gg.
    Ma il fatto che qualcosa che faccio abbia un riscontro positivo non significa che è la migliore che potessi fare!
    Molte volte guardando le foto di quello che viene realizzato me ne chiedo le ragioni. Effettivamente sostituirsi al servizio giardini locale, realizzando un aiuola banale, ma sopratutto brutta e fine a se stessa, è qualcosa che non arrivo a capire. E’ chiaro il valore della partecipazione di tutti, passanti e profani in genere, ma mi interrogo su quello che si trasmette: ci mancano davvero le aiuole sullo stile rotatoria?
    Forse anche la nostra aiuola di porta maggiore è leziosa, non molto lontana da un rivisitato stile rotatoria..devo rivederla tra un pò di tempo: mi succede che quando lavoro molto a qualcosa mi si imprime anche visivamente in testa e perdo lucidità e capacità di giudizio al riguardo. L’aiuola non l’ho progettata io così, mi sono inserita a disegno fatto, e ho portato quello che potevo in quel momento, eppure ancora non riesco a valutarla oggettivamente.
    Ci ri-penserò tra qualche tempo.
    La discussione comunque mi pare molto interessante.

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    1. si Irene,
      stai ponendo dei dubbi e delle domande per me giuste.
      Formulare bene una domanda spesso contiene già la risposta e tu in qualche modo te la sei in parte data.
      Lucilla dice una cosa importante quando asserisce che le persone odiano il verde.
      Al di là della battuta perentoria, è vero, la nostra cultura è quella di aver paura, in maniera quasi isterica, di ciò che non si conosce.
      Le persone avranno anche giustamente “voglia” di verde, ma ne hanno sostanzialmente paura quando si adagiano agli stereotipi di ordine e pulizia.
      Con l’ordine e la pulizia stiamo tutti tranquilli e salvi, con il controllo (e mi permetto di dire che è pseudocontrollo) ci sentiamo tutti protetti, felici nelle nostre piccole miserie.
      Ripeto, è preoccupante che le parole abbiano perso senso e forza, che sono continuamente scambiate nel loro significato. Si parla di biodiversità, caos, sostenibilità, complessità……… come di paesaggio. Ma che valore hanno questi concetti se poi si produce solo ordine?
      Si, molte persone hanno paura del verde. Accettano solo ciò che sta sotto le luccicanti cesoie e si compiacciono quando vedono immagini ordinate. E’ giusto?
      O forse in nome proprio della complessità, (che è alla base del nostro vivere sulla terra) sarebbe il caso di tentare di eliminare le paure e portare tutti nella bellezza?
      Nell’ultimo post volevo riportare una frase che avevo sentito, ma non volevo bruciarla dentro uno stupido fraintendimento. Ma ci provo comunque.
      Adoro Shakespeare, anche nelle forme più “deleterie”, per cui sabato ho trascinato i miei amici a vedere un film hollywoodiano, di cassetta. Nulla di che, roba da Hollywood, ma lo sceneggiatore ad un certo punto fa dire al protagonista “La letteratura e l’arte devono produrre politica, altrimenti producono decoro”.
      Poche parole, una frase semplice, ma qui dentro, a mio avviso, c’è tutto.
      Non ho fatto studi classici, ho solo letto molto, e rimango attaccata alla definizione di Aristotele circa la politica: determinazione di uno spazio pubblico al quale tutti i cittadini partecipano.
      Ma se si ha paura, allora come si fa a partecipare, lavorare tutti per il bene comune? Se si cerca di compiacere queste paure (che sono frutto della non conoscenza) come si può formare un senso etico e lavorare nella bellezza? Si produce solo decoro, quello cui accennavo nel mio ultimo post.
      Si Irene, stai formulando delle sacrosante domande. E le risposte le potrai trovare tu e chi con te sarà capace di andare oltre.
      monica

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  5. E no Lucilla, non hai fatto cappotto!!! Ti arrangio io per le feste… ora..
    Mi presento, sono Andrea dei Badili Badola Torino Guerrilla Gardening, e con Vanessa dei Giardinieri Sovversivi Romani, ne prima ne dopo ma insieme, abbiamo aperto il gruppo Guerrilla Gardening Italia su Facebook, con lo scopo di radunare tutti i gruppi di GG Italiani e fare il primo intervento sincronizzato in tutta Italia.
    L’unico gruppo democratico di Guerrilla Gardening, in Italia ,tutti sono amministratori
    Bene, ci siamo riusciti e il risultato è stato molto positivo, più di 40 gruppi in quasi tutte le città italiane hanno aderito. Ora arrivi tu Lucilla e ti presenti, cito Blade Runner ho visto cose che voi umani non potreste immaginarvi Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser . Brava Lucilla hai visto tante cose nella tua vita, e allora??. Io non sono ne giardiniere ne architetto nel mio lavoro non ho niente a che fare con le piante. Pensa un po, sono un tecnico elettronico, lavoro in questo campo da oltre 25 anni, me la cavo molto bene nelle web application ma nel 2007 è scattato qualcosa in me che non ti so spiegare, l’attrazione per la madre terra è stata cosi forte da creare con altre persone i Badili Badola, in piemontese Badola, fannulloni, bighelloni ecc.Ho creduto e continuo a crederci a questo gruppo ed al progetto che portiamo avanti, siamo liberi di svolazzare da aiuola in aiuola senza tanto ferir.Ma pensa che il Badola che ti scrive, nel 2010 in occasione di Cinemambiente Torino ha organizzato con Michela Pasquali ( si proprio Michela Pasquali che ha scritto il libro I giardini di Manhattan Storie di guerrilla gardens) un raduno di Guerrilla Gardening, e guarda caso con noi c’era Susanna Magistretti, Pia Pera per Ortoterapia ed altri illustri italiani del movimento Green, e pensa che in un intervento fatto ad un Liceo di Torino i Badili Badola sono andati a prendere le piante proprio a Cascina Bollate, Vedi cara Lucilla, il mondo è piccolo, e tante volte si pensa di poter sapere chi è l’interlocutore, come scrivi, il chirichetto Green,
    Ora divento più Badola, e ti fracasso senza lividi, mi sono rotto di sentire dall’alto dell’altare e decretare sentenza, il classico commento ( il tuo Lucilla ) avete sbagliato le piante, non dovevate metter a dimora quella specie ma l’altra, non conoscete le piante e blaterate simili. Forse non hai capito Lucilla che per noi è figo sbagliare, è un arte sbagliare, comprare i ciclamini al supermarket per pochi cents e fighissimo, come sperimentare le selvatiche stile Gilles Clement per eseguire interventi. Per noi Badili Badola a Torino quando qualcuno ci critica, è un complimento. E poi voi ( Lucilla ) quando eravate giovani negli anni 60/70/80 cosa vorreste insegnarci?? Vi siete segati la mente, continuate ad avere un atteggiamento padronale verso i giovani, non riuscite ancora a liberarvi dai danni creati, vi sentite con il rimorso e cercate di recuperare quello che ormai è andato perduto…
    Non importa, oggi vi aiuteremo noi giovani, nessuno vuole comandare, siamo tutti insieme e ce la faremo.
    Basta botte e ne vuoi altre… Smack

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  6. Ho letto con attenzione la discussione, a volte anche con sgomento per le parole di alcuni che esprimono acredine profonda.
    Un tempo credevo che il mondo si cambiasse con i proclami, le bandiere e urlando, con il tempo ho cambiato idea, credo che le cose si possano cambiare lentamente, con costanza, sbagliando, imparando, cercando una risposta alla domanda. Bisogna anche capire bene qual’è la domanda.
    La domanda dei guerriglieri verdi è realmente migliorare l’ambiente coltivato urbano? E’ ripulire e migliorare visivamente spazi abbandonati? E’ aggregare le persone e coltivare prima queste che le zone ‘verdi’?
    Faccio parte di un orto urbano, in una città del sud e, benchè non abbia alcuna competenza botanica, da cittadina, so che per noi, che mai, storicamente, abbiamo fatto esperienza di aggregazione partecipativa, ma siamo stati educati all’individualismo, all’egoismo più deteriore, è più importante la componente di confronto, di azione collettiva, rispetto al risultato verde. Non abbiamo spazi di urbanistica partecipata, non sappiamo cosa sia la partecipazione alla cosa pubblica, perchè qualcuno ci ha voluti ignoranti e separati, un bacino di voti più facile da gestire. Unirsi, incontrarsi, decidere collettivamente come far partecipare la città alle nostre iniziative, creare uno spazio in cui si sperimenta lo stare insieme utilizzando la terra come pretesto è GIA’ RIVOLUZIONARIO.
    Abbiamo fatto laboratori per costruire con i bambini spaventapasseri da balcone, abbiamo inventato gadget di letame da regalare alle signore ai mercatini, abbiamo reinvasato i germogli dei pomodori nei tetrapack, abbiamo promosso momenti di lettura spontanea su temi verdi, abbiamo invitato tutti a raccogliere e mangiare insieme i frutti del raccolto. Io sono cosciente, però, che letame e bombe di semi non cambiano niente, perchè è la risposta giusta alla domanda sbagliata.
    Non si tratta di essere architetti o botanici, si tratta di volere bene allo spazio urbano e dare una possibilità alle persone e costruire insieme un percorso. porterà verso l’arte? porterà verso una città diversa? forse si, forse mai, lo scopriremo solo vivendo.

    hasta la cicoria!

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  7. “Le persone che hanno commentato questo articolo trovo che lo abbiano fatto solo con la presunzione di chi fa questo lavoro con competizione e con poca condivisione”

    gentile Vanessa, è evidente che non ci conosciamo, altrimenti non diresti ciò.

    mi spiace che oggi, sempre di più, il senso delle parole sia così brutalmente manipolato. mi spiace, ma non per me, ma per l’argomento in sè. E che tutto si possa ridurre a questo, perchè provoca non la pluralità, ma la chiusura.

    per Luca e le ragazze …… vi do’ una notizia. non sono un professore e non insegno a nesssuno. non godo neanche di proprietà transitive.
    Per cui, per favore, per rispetto a chi veramente insegna non datemi questo ruolo, non è il mio. non lo era neanche all’università, quando cercavo di trasmettere solo la passione. e dico cercavo ……

    sono una persona che continua a studiare e a cercare di conoscere e di alimentare la curiosità. chi mi conosce lo sa benissimo. Gli altri possono pensare tutto il peggio che vogliono, non è importante e francamente non è un argomento interessante.
    scrivevo e mi occupavo di green guerrillas dal 1998, quando non era di moda.

    la mia esortazione era quella di essere più incisivi e non di appiattirvi, di produrre azioni che abbiano un vero spessore per lavorare verso una nuova cultura del verde.
    sono lodevoli i vostri sforzi, la vostra volontà, il vostro entusiasmo ed altro, ma il mio personale commento non è un’insulto, ma lo sprone a vedere, osservare, capire e costruire qualche cosa che possa andare al di là della giornata della pulizia.
    mettersi sulla difensiva e chiudersi e qualcuno, anche insultare, non è una cosa intelligente. Si cresce dalle critiche, non dai compiacimenti, perdonatemi la bassa battuta pedagogica.

    no, nessuno pensa a momenti di gloria, nè vostri nè di altri. sarebbe veramente una misera cosa o condizione.
    molti di noi credono in ciò che fanno e se si permettono di dirvi qualche cosa, beh, è proprio perchè i segnali che si stanno producendo vanno esattamente nell’allineamento culturale che si vuole tanto combatte. Tutto qui.

    sono molto contenta della reazione (a parte gli isterismi) perchè porta alla riflessione (a volte), al dialogo e al confronto là dove c’è stato. Era ciò che volevamo. Per cui grazie.

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    1. Buonasera
      Sono un vivaista quindi qualcosa di piante capisco e credo che sia solo diseducativo usare le piante in questo modo.Sono deluso…..ma qualcuno pensa tra gli umani,che le piante.. sono vive?
      E passi non portarle sull’arca durante il diluvio,ma forse non è il caso di pensare un pò di più a questo semplice concetto . Non è una visione romantica, ma appunto , che sono vive, ne più ne meno di un bambino che muore di fame in africa.
      Esagerato, si certo!
      Forse la vera guerra è questa sganciarsi dai retaggi culturali religiosi etc. e dare un nuovo concetto e ancora di più rispetto per le forme verdi di vita, che tra l’altro funzionano effettivamente molto meglio degli animali
      grazie

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      1. Buona sera a Lei
        anche io oltre ad essere architetto sono anche una vivaista quindi posso capire perfettamente l’amore e la passione che ha per le piante.
        Cosa mai avremo fatto poi di così male a queste piante?
        pensi che tra l’altro la maggior parte delle piante usate (almeno da giardinieri sovversivi romani) ci sono state donate dai vivai
        perchè non troppo belle per essere vendute
        e quindi a rischio di finire in un cassonetto!
        Poi in queste azioni si insegna alle persone meno esperte proprio questo
        che le piante sono vive
        che hanno un nome ed un cognome
        e che hanno bisogno di acqua e qualche altro piccolo intervento!
        La cosa più bella è proprio vedere come le persone dei quartieri
        poi iniziano a gestire queste piante
        dandosi appuntamenti tra di loro per annaffiare
        tenendo pulita l’area
        ammirandole.
        Per me le piante cmq funzionano molto meglio delle persone. 😉

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    2. “la mia esortazione era quella di essere più incisivi e non di appiattirvi, di produrre azioni che abbiano un vero spessore per lavorare verso una nuova cultura del verde.”

      penso che aver organizzato un evento simultaneo in tutta italia sia organizzare azioni che abbiano un vero spessore per una nuova cultura del verde, la prima volta che accade in tutto il mondo.

      “sono lodevoli i vostri sforzi, la vostra volontà, il vostro entusiasmo ed altro, ma il mio personale commento non è un’insulto, ma lo sprone a vedere, osservare, capire e costruire qualche cosa che possa andare al di là della giornata della pulizia.
      mettersi sulla difensiva e chiudersi e qualcuno, anche insultare, non è una cosa intelligente”

      avendo organizzato una rete nazionale di chi è amante del verde non penso che si possa parlare di chiusura, forse si chiude chi passa la vita a studiare e a non condividere idee ma solo critiche. Nessuno ha fatto una giornata di pulizia, almeno qui a roma dove sono intervenuti tanti architetti e giardinieri professionisti a donare al propria passione e professionalità ad una città per tutti e di tutti.

      “molti di noi credono in ciò che fanno e se si permettono di dirvi qualche cosa, beh, è proprio perchè i segnali che si stanno producendo vanno esattamente nell’allineamento culturale che si vuole tanto combatte. Tutto qui.”

      Sinceramente io qui vedo tante persone che credono in quello che fanno ed oltre a crederlo lo fanno anche veramente. Non comprendo quali siano i segnali di cui parla e a cosa intendeva riferirsi, quello che queste/i giovani e non giardinieri d’assalto vogliono combattere è questo modo di vivere che ci è stato imposto dalle vecchie generazioni, l’idea di una città fatta di quartieri dormitori senza spazi collettivi, il continuo vedere la città solo nella complessità del cemento e mai ad un livello paesaggistico e funzionale, mai neppure a livello sociologico.
      Noi non creaimo giardini o belle aiuolette
      noi coltiviamo relazioni.
      Non si soffermi a guardare le foto giudicando quella pianta o quel gruppo
      ma immagini una grande rete che giorno dopo giorno
      continua a scambiarsi idee da una città all’altra
      da un quartiere all’altro sempre con più entusiasmo e con più idee in cantiere.
      Non abbiamo iniziato il 4 novembre e non ci siamo fermati il 6 novembre.

      Per concludere vorrei dire che sarebbe un sogno vedere la guerrilla gardening diventare una moda, la preferirei di gran lunga alla moda in cui siamo abituati ovvero quella di una città rumorosa, inquinata, sporca e senza relazioni come lo sono la maggior parte delle città italiane.

      Se vuole venire la prossima volta le presto la mia zappa, a presto!

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      1. gentile Vanessa, è evidente che non ci conosciamo.
        la mia vita è anche studiare, ma è una delle mie attività.
        se lavoro per questo blog, che tanti di voi leggono, qualche cosa vorrà dire no?
        ognuno di noi vuole un mondo migliore e per questo lavora con i mezzi che ritiene più opportuni o congeniali.
        Non per questo il mio lavoro è più importante del tuo o il tuo del mio. Non è questo il punto. La cosa importante è invece che entrambe, se stiamo qui a risponderci, è quella che abbiamo a cuore, con modalità differenti, una qualità della vita migliore occupandoci di paesaggio e di giardino.

        non ho visto foto e sabato sono passata anche io. ma non è questo il punto.

        E’ chiaro che, stando sulla difensiva, non vuoi leggere e tanto meno capire le mie parole. La chiusura non era riferita alle azioni, al movimento, ecc., non farmi dire cose che non ho detto e che non penso. La chiusura è la tua verso il discorso che facevo. E’ evidente che si continua a non comprenderlo.
        E i miei toni sono verso la comprensione dell’altro, non verso l’acredine.
        Ho detto e ribadito che nessuno, e dico nessuno mette in dubbio la forza di alcune situazioni e azioni. Vi ho ripetuto più volte, tanto di cappello ……. ma vi esortavo nell’andare oltre al compiacimento della “pacca sulla spalla della mamma che passa” come ho letto in un post. E a lasciare perdere la moda, che è effimera.
        Il discorso di Elisa è meraviglioso, e guarda caso non è nè un architetto, nè uno studente di paesaggio (dai quali mi sarei aspettata altro, mannaggia!).
        Le montagne di letame nelle aiole dei supermercati (di cui parlava Lucilla) sono le stesse azioni che ci racconta Elisa (gadget di letame da regalare alle signore ai mercatini).
        Elisa dice anche un’altra cosa importante che mette a fuoco il problema …..”è la risposta giusta alla domanda sbagliata”. Questo, credo sia il punto su cui discutere. Il tono giusto della discussione
        Qual è la vera domanda? E la risposta?
        Personalmente penso che sia quasi sparita la capacità di fare domande, di interrogare, di sapere cosa veramente si domanda; su questo si basano molti equivoci e vere catastrofi.
        Saper domandare non è una questione da poco.
        Spesso poi, chi domanda ha strumenti semplici.
        E comunque le risposte non possono essere semplici, devono rispondere con semplice chiarezza ma, a mio avviso, devono essere frutto di ragionamenti articolati, ricchi, di pensieri che non sono solo reazioni di istinto, devono andare oltre.
        Sono le risposte che, alla lunga, generano risposte vere.
        E questo vale anche per le domande.

        C’è una spasmodica e giusta insofferenza verso i luoghi in cui viviamo. Indignazione e altro verso il nostro patrimonio verde e su come è gestito, sulla sciatteria e spesso assenza della cosa comune, rabbia verso lo sperpero delle risorse (a volte poche ma ciò non toglie che spesso anche le poche risorse sono utilizzate male). Sono cose che viviamo tutti ogni giorno e non c’è bisogno di ricordarcelo.
        Le persone domandano genericamente più verde, là dove è assente, o miglior verde, là dove c’è ma è maltrattato. La risposta di Elisa è quella di chi è andata già oltre e si pone di fronte alla cosa non inciampando su luoghi comuni. Era ciò che mi aspettavo di leggere.
        E su questo modesto ragionamento “innesto” il post di paris, il vivaista, se me lo permette.
        In Italia c’è una bassa cultura del verde.
        E’ una litania. Basta fare un giro per molti garden center e vedere cosa comprano le tanto citate signore. Personalmente non ho nulla contro ciclamini e pansè, ma molto verso quei messaggi che si nutrono con stereotipi da aiola comunale che non risponde alla famosa “domanda sbagliata”. Soprattutto se chi li produce sono persone che dovrebbero sapere bene come evitare ciò, come alcuni di voi.

        Personalmente non penso che la risposta sia l’aiola ripulita modello servizio giardini in quanto è proprio quella che ha prodotto la condizione culturale in cui siamo da diversi decenni. Esortavo nel guardare e conoscere al di là dei nostri modesti saperi personali per fare altro, per fare reazione e non compiacimento temporaneo.

        A metà degli anni ottanta da studente andavo nei condomini sfigati o delle nuove 167 della nostra periferia a ripulire le aiole e a coinvolgere gli abitanti nel prendersi cura dei loro spazi. Erano azioni in cui spesso c’erano sociologi al nostro fianco o erano loro stessi che promuovevano l’azione. Non c’erano paesaggisti in giro, nè tanto meno corsi di laurea, ma solo semplici persone. Di piante non ne sapevo un tubo. E ciò che si produceva (molto simile a ciò che ho visto oggi) ha prodotto lì, in quel momento, solo un aspetto di decoro.
        Dovevamo essere più aggressivi per essere più incisivi, come suggeriva Lucilla, per cambiare qualche cosa, ma così non è stato. Ci siamo compiaciuti con poco. Non abbiamo guardato oltre e probabilmente non abbiamo capito che l’aiola non è innocente.

        L’immagine oggi, è maledettamente importante, produce, genera e costruisce segnali che spesso vanno al di là di tante altre questioni (più oggettivamente rilevanti ma che si appiattiscono proprio sull’immagine). Sono messaggi che arrivano velocemente anche attraverso una semplice foto e che, subdolamente, hanno in sè molti aspetti da non sottovalutare.
        Credo che alcuni di questi aspetti li avete sottovalutati. Ma spero di essere smentita, non da voi ma dal tempo, come spero che qualche sano dubbio vi sia nato.
        Come dice paris, “è diseducativo”, e l’esortazione a sganciarsi da retaggi culturali è ciò che ho provato nel dirvi al riguardo circa i “segnali di allineamento culturale”. No, il verde non è innocente, le immagini di “aiolette servizio giardini” non sono innocenti e costruiscono indicazioni proprio nella direzione nella quale non si vuole giustamente andare.
        Era un dirvi “attenzione”! e scusate se mi sono permessa di dirlo.
        Ripeto, si cresce dalle critiche, non dai compiacimenti.
        Grazie Vanessa per il gentile prestito della tua zappa, ma, se potrò, porterò la mia che ho da molti anni.

        a presto
        ms

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  8. Allora, conosco gente che fa green guerrilla “facendo del bene”, ma hanno dei “coglioni ” grandi come una casa anche se sono donne.
    Una è Susanna Magistretti, che ha impiantato al carcere Opera di Bollate un vivaio meraviglioso insieme ai detenuti più tosti, quelli di lungo corso. Il vivaio è aperto al pubblico ed è uno dei più raffinati d’Europa. Ha impostanto il lavoro in maniera altamente culturale, come se fosse un’Università. Dopo qualche anno i detenuti, in genere terribili ergastolani, che lavorano con lei, l’hanno superata nel sapere e passano un numero incredibile di ore tra le piante, la seguono con permessi giornalieri nelle mostre più raffinate, come quella di Orticola a Milano, dove sono invitati non per compassione o spirito di carità redentiva, ma perchè portano delle piante strepitose, raffinatissime. Certo, se Susanna, invece di far scoprire loro un mondo meraviglioso, li avesse messi a rinvasar ciclamini, tanto sono ignoranti e da qualche parte bisogna pur cominciare, non avrebbe ottenuto una scia così felice.
    A Roma c’è Nicoletta con “Il profumo di rosa”, che è un vivaio all’interno della coop. Magazzini, coperativa che si occupa dell’assistenza di disabili mentali. Invece di impostare il lavoro con i disabili in maniera vergognosa, come spesso succede, tanto quelli non capiscono niente e ai politici non gliene può fregar di meno, ha messo su un gioiellino. Nicoletta è laureata in scienze forestali e ha fatto un master al Chelsea Flowers, e invece di sbattersi a far giardinetti o di lavorare retribuita a dovere, passa metà della sua giornata là e metà da un’altra parte per mantenersi. Il Vivaio, che vi invito a visitare e magari farci uno stage per imparare, è un meraviglioso vivaio di rose antiche e di arbusti non consueti. I ragazzi che vi lavorano in day ospital sono molto contenti e hanno imparato parecchio. Uno mi diceva che lì, insieme a quelle piante, ha capito che esiste l’altro e i bisogni dell’altro. Sono a Primavalle e se volete vi do l’indirizzo. Anzi domenica il vivaio è aperto tutto il giorno. E’ in via Borromeo 67. A Roma

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    1. questo vivaio a via borromeo ci ha regalato tantissime piante per la guerrilla gardening a tor bella monaca, lo conosciamo molto bene almeno noi giardinieri sovversivi romani e loro conoscono molto bene noi ed amano quello che facciamo.

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  9. Veramente, care ragazze, è una vita che sto combattendo il giardinaggio “per signore” ed è proprio quello che state facendo voi. Molto simpatiche che diate ragione a Sgandurra: è una prof, no?

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  10. “L’unico modo di imparare è quello di fare effettivamente il lavoro”.
    B. Havergal (1901/1980), fondatrice di una scuola di giardinaggio per signore

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  11. Signora Lucilla…. qui ognuno è libero di affrontare la vita come meglio crede…con rabbia con rancore con frustrazione e perchè no!? anche piantando una maledetta primula!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    La Guerrilla, lei la vedrebbe in un modo : di notte lasciando fare alla natura il proprio corso!
    L’ho capito il suo pensiero! Ed è molto sano… come ho capito ed accetto (anzi a nome di tutto il gruppo Countrees, accettiamo) ogni spunto e riflessione per crescere e migliorarci, specialmente quelli della Sgandurra!!

    MA insomma….. lasciateci godere di quest’onda!! Io ci credo in quello che sto facendo! E da pacifista incallita, nella mia forse ancora “tenera età” di venticinquenne, sono ancora convinta che piantare un fiore possa regalare un sorriso a un passante!!
    Questo mi basta per sentirmi viva!!
    E se a voi signore non va bene………. MA PAZIENZA!!!!!!!!! 😀

    Ricordate Oscar Wilde?!
    “bene o male, purchè se ne parli”

    Ebbene siamo riusciti nell’intendo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    Francesca Cecconi

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  12. Troppo divertente! Peccato che quando ho scritto l’ultima lettera non mi erano apparsi tutti i commenti. Solo adesso li ho visti. Comunque la risposta che ho dato a Francesca potrebbe valere per tutti quanti.
    Allora, per scrivere un po’ di me, sappiate che mi incazzo, ma non sono tendente al livido, è un colore che mi sta mooolto male, in genere preferisco il rossetto.
    Il prossimo anno compirò 70 anni, ma me li porto molto bene.
    Non sono depressa. Tendo piuttosto all’ironia.
    Ho avuto una vita abbastanza avventurosa, ho incontrato un sacco di gente interessante, ho avuto amicizie importanti, non dal punto di vista del potere che di quello proprio non me ne può importare de meno, ma da un punto di vista affettivo e intellettuale.
    Ho avuto la possibilità di istruirmi, per la verità più da sola che nelle università.
    Ho amato tanto (almeno credo) e sono stata riamata (sono sicura)
    Ho dei figli che fanno quello che amano fare. E anche una gatta.
    Ho un marito che fa quello che odia fare, ma è carino lo stesso.
    Non amo le convenzioni e odio la mondanità (tanto non mi invitano).
    Ho sofferto. Sono stata ammalata e lo sono ancora (ma solo un pochetto).
    Ho un piccolo giardino così pieno di piante, così disordinato e così brutto, che tutti mi prendono per matta quando lo vedono. Ma io lo amo tanto.
    Sono presuntuosa.
    Non ho mai avuto il becco di un quattrino.
    Non ho mai fatto giardini agli altri e non oserei mai farli. Nemmeno un’aiuola.
    Forse odio anche i giardini, a parte il mio.
    Conosco le piante a menadito (ultimamente, però, perdo colpi)
    E così via in questo Cantico dei Cantici…
    Però trovo che stiamo facendo tutti una vita di merda, non tanto per quello che non abbiamo, ma per tutto quello che siamo costretti ad avere. Banale.
    Non sono invidiosa, forse è l’unico difetto che non ho.
    E se vi ho detto tutte quelle cosacce è perchè vorrei che voi lottaste veramente per voi stessi, ma duramente, che io la mia vita l’ho già quasi passata e non posso rimediare più.

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  13. Un messaggio a tutti coloro che hanno contribuito con i loro commenti. Grazie, sono felicissimo perché non pensavo che questo argomento avrebbe ottenuto tanto seguito, segno che le nostre città stanno a cuore a molti….
    Spesso in questo blog si pubblicano articoli frutto di fatica, lunghe camminate con la macchina fotografica al collo ed interminabili nottate passate a scrivere, che poi non ottengono nessuna replica con nostra grande delusione.
    Invece qui si è sviluppato un dibattito piccante veramente incoraggiante.
    Grazie ancora,
    Francesco

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  14. Cara Francesca, dici buone azioni? Ma che ne sai dei semi che il poeta potrebbe gettare al vento e soprattutto nella merda spartitraffico?
    Tho! Una volta erano i vecchi a esortare al perbenismo, alla legalità (solo quella apparente, per carità), alle buone azioni!
    Se fosse per me, altro che pallottole di merda tirerei sui centri commerciali, sulle banche e via dicendo.
    Tu sei troppo giovane per aver visto quello che ho visto io e che adesso non c’è più. Lo so che è stata la mia generazione a far scomparire tutto e magari sono stata io stessa. Per questo tu e gli altri dovreste ribellarvi a noi, mandarci a far chissà che cosa per tutto quello che vi abbiamo rubato. Per questo mi incavolo! Altro che aiuolette e orticelli, ornamenti della distruzione umana. Dovete pretendere un solo, unico, infinito giardino. Ciao

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    1. Fantastico questo green carpet! Comunicativo ed incisivo! Mi pare che lo abbiano citato di recente proprio anche al Pigneto sulla passerella pedonale, durante questa prima giornata mondiale del G.G.
      Dovevano farci una sorta di sfiata di piante…
      avremmo dovuto sfilare con una pianta addosso e una sorta di carta di identità della specie. Li per lì l’idea mi era pure piaciuta, poi però nn siamo andati, non ricordo perchè! Non so se poi abbiano effettivamente sfilato… quella performance si che avrebbe fatto arrabbiare la Lucilla!

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      1. Perchè la Lucilla si sarebbe dovuta arrabbiare? A lei piacciono le feste, i giochi, le operazioni concettuali…quelle in cui si usa la testa, l’ronia, la provocazione. Era carina anche quella all’accampamento dei disobbedienti, quella con l’orto in cassetta, che faceva riferimento all’orto monastico di Santa Croce in Gerusalemme, ormai chiuso e spero non in malora. Cultura e natura

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  15. Basta con questa storia sui giovani che guardano troppa tv e non leggono libri, non ci sono più i giovani di una volta, bla bla bla. A quanto pare, ne sapete più di noi e avreste fatto sicuramente meglio perchè non avete partecipato dato che avete tutta questa rabbia sulla “mancanza di idee” ?

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  16. Per Lucilla.
    Non esistono le buone azioni? che vita amara e povera stai vivendo.
    Spero tu abbia almeno la mia età per avere questo carico di delusione, non che un’età avanzata sia una giustificazione per questo.

    Sono un lettore di passaggio (manco tanto, leggo spesso, qui e altrove) e sono un cittadino di Roma da molto tempo, ho la mia storia e Porta Maggiore ha fatto parte di essa per diverso tempo. Raramente ho commentato un blog, questa è una di quelle. Ringrazio i ragazzi per il contributo, abbastanza poetico, ma molto concreto che hanno dato alla città, non perdete questo spirito di aggregazione, è raro al giorno d’oggi. Bravi.

    Al giorno d’oggi infatti si da molta più importanza alle parole comode scritte davanti ad un pc che ad un’azione a maniche rimboccate, ma per fortuna, al fine storico sono i fatti ad andare avanti e non la mera sofistica accademica.

    Vi sono state mosse delle critiche costruttive, il 6% del volume effettivo delle parole utilizzate, prendetene atto e fate ancora meglio. E fate, come avete fatto.

    Le chiaccere valgono ben poco, sopratutto le snob ed accademiche.

    Da cittadino, grazie, perché in fin dei conti la giuria di tutto questo siamo noi cittadini, dato che il paesaggio urbano, ormai snaturato dalla sua valenza naturale originaria, è per noi.

    Non perdete tempo a rispondermi, non ricapiterò a leggervi nell’immediato.

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    1. Per Guido:

      Malgrado io sia una scienziata forestale ed una Paesaggista (attualmente dottoranda in quest’ultimo indirizzo, insomma ahimè un’accademica…) non ho voglia di commentare la spinosa questione della Greenguerrilla della quale ti dico solo che tanto mi affascinò in principio ed alla quale ora non riesco a riconoscere altra utilità se non quella di operazione pubblicitaria spontanea che richiami l’attenzione sull’emergenza dell’incivile mancanza di parchi e giardini in città (soprattutto a Roma) che ovviamente non si risolve mettendo a coltura aiuolette quali che siano le palette botaniche selvagge di piantaggine, senapi e crespini dei campi o fin troppo ordinarie di rosmarini e ciclamini.

      Quel che mi preme ora è,visto che hai impropriamente fatto riferimento alla vita privata di Lucilla mi preme dirti che la Lucillina ha una sessantina d’anni portati con grande eleganza e che la vita della Lucillina, della quale mi onoro di avere piacevoli frequentazioni è, al contrario di quanto tu vai asserendo con psicologia spicciola, quantomai dolce e ricca. Solo per rispetto della sua privacy non argomento ulteriormente.

      Se la Lucilla spede tempo ed energie e si infervora a commentare è perchè alla “questione botanica” ci tiene assai! Studia le piante, i giardini e i giardinieri da decine di anni ma soprattutto coltiva questa passione in un giardino che ha il merito da solo di aumentare di un 10% buono la biodiversità dell’urbe e non scherzo! Io con le mie due lauree quando parla lei di piante mi cheto e prendo appunti!

      Che poi usi toni eccessivamente sovversivi (e ti posso garantire che non è il caso di questo post) glie lo dico sempre anch’io ma che vuoi c’è chi nasce pecora e chi nasce leonessa…

      Ti invito a riscoprire qualità desuete come il rispetto e cavalleria (stavi parlando con una signora) e le conditio base per rendere non dico proficuo ma quantomeno leggibile un commento, come ad esempio un’educata formulazione.

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  17. Scusate se mi intrometto, sono una studentessa al terzo anno di paesaggio quindi al principio degli studi. Mi sembra abbastanza ridicolo che si venga a giudicare con termini molto forti l’azione di alcuni ragazzi volenterosi che semplicemente vogliono mettere in pratica quello che studiano cercando di cambiare in meglio la realtà che vivono ogni giorno. Qui non si tratta di non saper accettare le critiche, qui si parla di presunzione gratuita. Tutti si lamentano di noi ragazzi che stiamo con le mani in mano o a guardare troppa tv. Innanzitutto non credo conosciate questi ragazzi ne tanto meno cose sta alla base del loro “movimento”. Se anche non avessero alcuna conoscenza delle piante, di come si progetti una aiuola, di come si facciano le “palle di merda” perchè invece di stare dietro un pc non vi incontrate con loro per aiutarli. E soprattutto se sbagliando nella scelta di una pianta “provocano” il piacere o il sorriso di un cittadino, di un passante, di un bambino o di chi sia, dov’è il problema bisogna essere tutti dei piccoli Zagari per rendere in questo caso Roma un po’ più piacevole da vivere?
    Poi finta ipocrisia? Ora se si è innamorati del proprio lavoro e si ha coscienza si è ipocriti? E basta giudicare che già il paese va rotoli, se neanche riusciamo ad andare d’accordo con i nostri simili (se leggiamo tutti questa pagina web un motivo ci sarà) come pretendiamo di fare qualcosa di buono??
    Se qualche professore o qualcuno con maggior esperienza si facesse avanti ad aiutare credo che il problema potrebbe essere risolto
    Auguro a tutti di passare un buon week end!
    Francesca C.

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    1. Ciao Francesca,
      dico anche a te che lo scambiarsi opinioni è proprio lo scopo dei blog. Sono sicuro che ne Lucilla ne Monica volessero giudicare nessuno. Hanno commentato l’articolo e l’azione da cui scaturisce arricchendo il dibattito con il loro pensiero.
      Personalmente credo che Lucilla abbia ragione quando dice che se si fa una “guerrilla”, le azioni debbano essere veramente provocatorie e rivoluzionarie, altrimenti non servono a nulla. La catena di commenti numerosi di questo articolo si è creata proprio dal dibattito un po’ provocatorio di Lucilla che ha fatto “rumore”…..e lei non è ne una professoressa ne una snob, te lo posso assicurare. E’ una persona che ama Roma e la conosce a fondo. Ho sperimentato sulla mia pelle la sua enorme conoscenza del mondo che ruota intorno al paesaggio. Io mi sono laureato con 110 e lode sia alla triennale che alla specialistica di paesaggio della Sapienza ed ho sempre coltivato la passione delle piante, degli alberi, dei fiori ecc. Beh, Lucilla mi ha fatto impallidire più di una volta, ne sa cento volte più di me su mille argomenti. Quindi, cerchiamo tutti quanti di ascoltare di più…..
      Grazie del tuo contributo.
      Ciao, Francesco

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  18. Noi giardinieri sovversivi romani preferiamo agire di giorno e far lavorare con noi bambini e persone del quartiere, perchè è fondamentale nella fase post azione la manutenzione dalla parte delle persone del posto. Non ci piace raccontare di notte queste storie ai bambini e neppure rendere che quel che facciamo un dato di fatto alle persone del posto.Le nostre aiuole si trovano in periferia e durano nel tempo
    proprio perchè cerchiamo di usare piante perenni e resistenti.
    Non abbiamo la presunzione di voler creare aiule spettacolari, perchè riteniamo che il vero spettacolo sia il riuscire a trasformare in poche ore e soprattutto con l’aiuto di cittadini e mani non esperte aiuole pulite, colorate e soprattutto aiuole fatte con la partecipazione di tutti. Di “merda” ne mettiamo ed anche di semi per esempio
    lo scorso mese abbiamo messo a dimora centinaia di bulbi.Le persone che hanno commentato questo articolo trovo che lo abbiano fatto solo con la presunzione di chi fa questo lavoro con competizione e con poca condivisione, proprio questo cerchiamo di combattere noi giovani con i nuovi movimenti che stanno nascendo in tutto il mondo. I giovani architetti come me che “lavorano a gratis” in questo movimento italiano di guerrilla gardening lo fanno con uno spirito diverso
    e non lo fanno per raggiungere la gloria o sentirsi importanti ma solo per far sentire al massimo importanti quelle persone che vivono in quelle periferie progettate proprio da quegli architetti che ci hanno fatto scuola nelle università.Vi invito per tanto a dare un’occhiata a tutte le foto di tutte le azioni che si sono svolte nelle giornate del 4-5-6 novembre, sono circa 40 città, perchè una cosa così non l’avete mai vista perchè è per la prima volta in tutto il modo che ciò accade.
    Un intero paese che simultaneamente si sporca le mani di terra, per darsi da fare, esperti e non, ma sicuramente per un paese migliore e di tutti.
    Vi aspettiamo con i vostri propositi alla prossima guerrilla gardening, meno chiacchiere e più zappe per tutti!

    Vanessa Scarpa
    giardinieri sovversivi romani – guerrilla gardening italia

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  19. L’aspetto ben volentieri per per realizzare delle “pelle di merda” insieme!
    Come insieme attenderemo il “poeta che getterà semi al vento” !!!!!!!

    Lo vede!? anche lei in fondo pensa a delle buone azioni!! 😛
    Francesca

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  20. 🙂 salve sono Luca Porretta, studente di architettura del paesaggio, uno dei tre amministratori di CounTrees (gruppo di green guerrilla, formato appunto da studenti di architettura del paesaggio), il primo che ha risposto a questo intervento; ammetto che in principio mi sono messo sulla difensiva, vedendo il post di Lucilla, l’ho reputato molto aggressivo, ma è anche vero che ognuno può esprimere le proprie opinioni e ribattere, ed è ciò che ho fatto 🙂 .
    Professoressa Sgandurra ora sto comprendendo meglio quello che intendeva dire nel suo post, e lo condivido, il nostro intento non è semplicemente sensibilizzare, quello è uno dei molteplici scopi di queste iniziative, ma non l’unico; in Italia purtroppo c’è un’idea di giardino o spazio pubblico diverso da quello che c’è in altri paesi (come mettere semplicemente le due classiche panchine, il solito secchio in ghisa, o peggio il solito castelletto giochi per i bambini) e io, come penso altri, vogliono che cambi questa situazione; mi rendo conto, altresì, che io col mio gruppo possiamo ben poco in questo intento, ma non è detto che non ci proveremo, spero che nei prossimi attacchi riusciremo a fare qualcosa di più in questo senso; essendo studenti, stiamo in continuo studio, e quindi 🙂 è auspicabile una buona riuscita.
    Il mio intento comunque non era fare polemica, ne sto dicendo che ne abbiate fatta voi, 🙂 i blog servono a questo, un libero scambio di opinioni; il mio primo post (scritto col nome CounTrees) era super tranquillo, cercavo semplicemente di difendere un’idea, che sta nascendo nella testa di alcuni miei compagni di università e altre persone che si sono aggregate, non l’intervento che può essere giusto o sbagliato (che poi il bello, si sa, è una cosa super soggettiva)…era il primo intervento, nessuno è perfetto credo anche Gilles Clemént non avrà fatto qualcosa di buono nel suo primo intervento :D…quindi ripeto dateci fiducia e forse prima o poi riusciremo a creare qualcosa di buono 🙂
    grazie comunque dei suggerimenti dati e al prossimo dibattito sul prossimo attacco 🙂

    ciao Luca Porretta

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  21. Scusate, ma io non amo le buone azioni, se le avessi amate sarei stata a far la Dama di San Vincenzo o qualche cosa di simile. Lo ho sempre detestate per quell’ipocrisia di cui si vestono. Ora non sto proprio a dire che voi siate ipocriti, per carità!, ma che stiate ricorrendo alle buone azioni, si, e le buone azioni non servono a niente. Non serve a niente che andiate a piantare ciclamini giganti insieme a cinerarie (insieme!!!) sulle aiuole brulle di un centro commerciale, magari con il plauso delle mamme e dei bambinetti in procinto di passare in quel luogo la giornata. Amate la natura? Amate il paesaggio? Odiate il consumo e il consumismo? Allora, se tenete al paesaggio e odiate tutto ciò che lo deturpa, non si fanno le aiuoline di plastica, a meno che voi vogliate aumentare la bruttura di certi luoghi con altre brutture e, in questo caso, fareste delle operazioni rivoluzionarie. Cosa avrei fatto io? Avrei letteralmente sparato delle palle di merda (di animale erbivoro) su quegli obbrobri. E buttato ancora merda a montagnole sulle aiuole in mezzo al traffico cittadino e dietro di me, poi, un poeta avrebbe gettato al vento dei semi… Di notte, se no che guerilla è?. Poi l’avrei raccontato ai bambini e sai le risate! Ve lo ricordate che da piccoli leggevate il G.G. C. di R. Dhall? Ai bambini si insegna che dalla merda nascono i fiori, se proprio volete fare della didattica. E che la natura si ama per quello che è e che è più forte di noi. E che vuole rispetto, per questo basta seguire un qualsiasi telegiornale. Che non è solo una cosa che si mangia, come negli orti. Perchè non fate anche i pollai e poi insegnate ai pargoli a tirare il collo alle galline?
    Vabbè, basta, che forse esagero un po’, ma voi dovreste essere un poco (solo un poco) più cattivi.
    Abbasso le aiuoline! Meglio la terra e l’erbaccia!

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    1. grande lucilla!
      sei peggio del san guinario…….
      mannaggia, non ci sono più i guerrilla di una volta……
      troppa televisione e poca lettura, rassegnati!

      una meravigliosa aiuola di erbacce con un bordo pulito per dare più valore alle bellezze scapigliate l’ho ammirata nel centro di londra…….
      ma la tua idea del letame è affascinante cento volte di più!

      un sorriso ghignoso!

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  22. Vorrei solo sottolineare una cosa..
    Questi non sono “progetti”, ma semplici azioni di sensibilizzazione!
    E’ più facile prendersi cura di un’aiuoletta fiorita sotto casa, è più divertente osservarla, farla propria!
    Anche con 2 piante scontate come dite voi! 🙂 (e avete ragione!)
    MA LO SCOPO E’ TUTTO QUI!
    Detto questo, tenete anche presente che sono azioni autofinanziate e cui hanno partecipato bambini e persone che avevano come unico fine la voglia di stare insieme e fare qualcosa in comune per vedere, anche solo in quel momento, il proprio angolo di periferia, migliore di quello che normalmente è!

    Troppo bucolica?! Sarà…. ma i sorrisi e i complimenti dei passanti mentre eravamo lì a lavorare, valgono 1000 volte più di qualsiasi commento!!! 🙂

    PS: Siete tutti invitati la prossima volta!! Sarà un piacere accettare le vostre idee e lavorare insieme semplicemente con la passione di fare qualcosa insieme!!!
    Buona giornata!
    Francesca Cecconi

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    1. Francesca, va bene.
      non si vuole capire.
      nessuno ha parlato di progetto. per carità.
      state sulla difensiva, ma nessuno vuole attaccare nessuno.
      vogliamo solo esortarvi ad andare oltre.

      Lucilla, quando parlava di “erbacce” vi stava suggerendo una cosa intelligente.
      Su questo blog, per esempio, ci sono due interviste a l’Atelier le Balto che fa operazioni low da tutti i punti di vista ma decisamente più incisive in luoghi abbandonati da molti, molti anni. Non dico che dovete chiamare loro, ma di documentarvi, di essere curiosi, di capire come fanno gli altri in simili circostanze.

      anche le poche energie possono essere convogliate al di là della primula. In questo insisto nel dirvi che basta guardare e capire. non ci vogliono lauree, anni di professionalità e valanghe di soldi. nessuno di noi ha detto ciò.

      l’augurio era quello di vedere altro. La forza, volontà e capacità di voler fare è tutta di queste azioni e nessuno lo mette in dubbio. Ma si esortava nell’uscire dagli stereotipi che si portano dietro, soprattutto qui. E non servono capitali o chissà cosa.

      Non abbiamo idee da darvi ma esortazioni nel non trascinarvi nel ruolo di chi toglie le cartacce e pianta viole, anche se si è temporaneamente appagati. Lucilla esortava a liberare la fantasia, io ad essere più curiosi e a vedere. Sono cose che si possono fare con poco (materialmente) ma con molta passione. E questa, la passione, nessuno mette in dubbio che non l’avete.

      Perdonami nel dirti che no, non è vero che “lo scopo è tutto qui”.
      No. Se pensi che la cosa si debba ridurre a ciò, allora si sta facendo del passatempo. E io per prima penso che lo scopo NON sia questo, no?
      Se rimane a questo livello, con questo atteggiamento allora gli sforzi che fate si perdono nel nulla.

      No, non sono d’accordo su questo.
      Sono azioni che, molto prima di voi, sono state fatte proprio con l’intento di sensibilizzare ad una maggiore cultura del verde, ad una maggiore sensibilità degli spazi della nostra città, a un maggior coinvolgimento sociale, e che hanno generato, nel tempo una diffusione incisiva della cultura del giardino e del paesaggio.

      Ti faccio un esempio.
      Se non ci fossero stati tutti quei community gardens nel Greenwich Village a New York che hanno, negli anni, e in maniera pionieristica, sensibilizzato verso una NUOVA cultura del verde, anche in forma partecipata, si sarebbe potuta attivare quell’azione (partita da associazioni e da appassionati) che ha poi generato l’High Line?

      No, non sono azioni senza valore, con bassi scopi, no.
      Possono invece essere molto importanti per tutti noi.

      una buona giornata anche a te
      ms

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      1. Mi scusi signora Monica ma io non ho capito dove vuole andare il suo discorso.
        Io ho visto tanta fantasia nelle azioni che si sono svolte durante la tre giorni nazionale
        non si sono piantati solo violette e ciclamini
        ma tantissime varietà di piante e di alberi.
        A Roma si è anche lavorato tutti insieme ad un orto errante
        a Milano sono state progettate delle lattine volanti che sono state attaccate nei pali della città con piante che hanno bisogno di poca acqua
        a Latina è stata fatta una spirale di aromatiche
        e così in tante altre città!
        tra le altre hanno contribuito anche numerosi orti urbani.

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  23. no. non bisogna essere architetti paesaggisti o professionisti per capire.
    Lucilla non lo è, ma gli occhi li ha.
    non mi risulta che sono i professionisti che in questo tipo di intervento fanno la differenza, ma persone con passione che guardano attentamente e non si fermano allo stereotipo della Lavandula. Di professionisti non ne ho proprio incontrati in giro per posti analoghi …… e meno male!

    No cari amici, l’esempio di barcellona non era per dire che bisogna fare così, non ci siamo proprio capiti. era per spronare a guardare meglio, anche delle stupide aiuole incontrate in un futile viaggio. era per esprimere che se anche svogliatamente si sfoglia una rivista banale o si viaggia virtualmente se ne vedono di cose. si tratta solo di allevare la propria sensibilità e non fermarsi a ciò che senza sforzo ci viene davanti agli occhi.
    Coraggio! ci togliamo il cappello, ma lasciate a casa le primule. un buon lavoro!

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  24. Ognuno fa quel che può, e quello che crede giusto…Il giro per Barcellona in visita ai parchi, l’abbiamo fatto, ma non me la sento di paragonare un parco di Barcellona, all’aiuola spartitraffico di Roma. C’è da considerare anche il fatto, che i parchi a barcellona sono fatti da architetti professionisti e in quella giornata di architetti professionisti ne ho visti veramente pochi; non siamo presuntuosi al punto di dire, di aver risolto un problema, ne di paragonarci al movimento americano, ne tantomeno di fare arte; credo sia ancora presto per credere in tutte queste cose, so che i gruppi di guerrilla gardening italiani tra il 4 – 5 – 6 si sono uniti per formare un punto d’incontro…e crescere insieme…dateci tempo 🙂 e magari un po’ di fiducia grazie 🙂

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    1. ps
      Luca,
      Lucilla ha una aggressività positiva, vuole scuotervi dal povero Phothos piantato nell’aioletta che merita altri rispetti…….
      Queste sono azioni che hanno bisogno di aggressività in tutti i sensi se si vuole incisivamente cambiare qualche cosa in questo paese e se volete non essere relegati a immagini ferme e vecchie che solo da noi si vedono. E soprattutto aiutare la vostra, e sottolineo vostra professione ad essere contemporanea!

      siete giovani e con belle intelligenze e allora? coraggio!!!! e salvate il Phothos dal gelo invernale!

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  25. condivido Lucilla!
    E’ lodevole lo sforzo, ma begonie e rosmarini noooooooo!
    sarebbe il caso di documentarsi e studiare un po’.

    sarebbe il caso che quando si acquista un biglietto low cost per barcellona si metta in programma oltre la movida, anche un giro serio e documentato dei parchi e giardini della città, così numericamente tanti da inciamparci dentro. Non faccio il caso di new york perchè è una meta troppo costosa, ma anche qui si può usare internet e studiare cosa fanno…… e vedere che anche loro fanno altro.

    possibile che questa bulimia verde sia un affanno a piantar ciclamini?
    un po’ più di impegno con criterio sarebbe auspicabile, si Lucilla, condivido, amaramente, condivido.

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  26. Spero che qualcuno del green guerrilla avverta quelli che operano in via Giovanni da Procida che non si sostituiscono le alberature stradali, in quel caso hibiscus suriacus, con alberi grossi in un marciapiede di neanche due metri! Hanno messo qualche esemplare di ligustro (il lucidum ovviamente), non paghi hanno aggiunto un lauro ceraso, un pittosforo, una robinia, un alloro. Tutti contenti hanno messo i cartelli con visioni bucoliche del tipo “salviamo il mondo”. Ma si comporterebbero così con gli animali? Capisco la buona volontà, ma forse ci vorrebbe un po’ meno presunzione e un po’ più di attenzione. Soprattutto conoscenza. Io odio i fenomeni di moda, che non portano a nessuna rottura. Quelli di New York erano esplosioni di creatività, anarchia, spesso arte. Avevano un significato di rivolta. Qui mi sembrano chirichetti che impiantano le aiuoline davanti alla chiesa. Già, bravi ragazzi! Basta con sta storia degli orti negli sparti-traffico! Con quelle piante lì chi vorreste sfamare?
    Se volete proprio fare la guerrillia, prima studiate come si usano le armi e le pallottole, poi progettate robe innovative e magari provocatorie. Nell’epoca in cui Gilles Clemént e Piet Oudolf sono così di moda, non vi è venuto in mente di usare erbe spontanee, senz’altro migliori e soprattutto più significative di quelle fasulle acquistate a due lire nei supermercati?
    Cercate di fare opere d’arte e non piccole decorazioni, più brutte e inutili di quelle che farebbe il comune, se ne fosse capace e se ne avesse voglia. Vabbè!

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    1. non capisco l’astio sinceramente. Ci sto pensando da oggi, da quando ho letto il commento e proprio non ne trovo la ragione di essere così aggressivi e anche vagamente polemici ed offensivi.
      La prima cosa che voglio puntualizzare è che non siamo una massa di ignorantoni che non vedono l’ora di piantare le piantine del supermercato o le primule e le begonie. In ogni caso anche questo classismo nei confronti delle piante non lo sosterrei a spada tratta.
      Leggiamo, sappiamo cosa hanno fatto l’Atelier le Balto, conosciamo i giardini di Barcellona, di New York, così come quelli di Milano, Berlino, Amsterdam, Buenos Aires,..e la lista potrebbe proseguire..sappiamo viaggiare, non c’è da preoccuparsi al riguardo. Sappiamo come si fa a creare un giardino di erbe spontanee e quali possono esserne i vantaggi, non c’è assolutamente nulla di originale in questo, ne più e ne meno come nel piantare due lavandule o due melanzane.
      Le erbe spontanee vanno bene in alcuni contesti, l’orto in altri, le piante decorative in altri ancora. Su questo siamo daccordo? Perchè le erbe spontanee sì a Piazza Santa Croce in Gerusalemme e l’orto per gli accampati no?
      Ogni gruppo ha concluso dei ragionamenti, in decide di persone tra l’atro, quindi operazione tutt’altro che semplice, per decidere cosa fare, come e dove. E non solo durante il weekend del 4-5-6, ma alcuni ragionano da anni.
      Chiaramente non rispondo a nome di chi opera in Via Giovanni da Procida.
      La green guerrilla non è un opera di bene, anche secondo me. Quello in cui questo movimento crede l’ho scritto nell’articolo, forse era poco chiaro.
      Vi invito a partecipare, il fervore che avete messo nei commenti è quello giusto per fare qualcosa di costruttivo
      Irene C.

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      1. Ohh, questa si che è una bella risposta alle critiche mosse nei commenti. Brava Irene….Sono contento invece che il dibattito sia stato aggressivo nei limiti del rispetto, perché arricchisce la comunicazione.
        Ciao Irene, grazie.

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