Piazzale delle Provincie: girotondo di territori oscuri

Progettista: Arch. Emanuela Ginesi (prima versione), realizzazione a cura dell’Assessorato alle Politiche Ambientali

Luogo: Municipio III, Roma

Committente: Comune di Roma

Anno di realizzazione: 1998

Superficie: 5000 mq circa

Fotografie: Francesco Tonini

Cosa ne pensiamo: qualcosa non gira per il verso giusto

Non tutte le ciambelle riescono col buco, e nemmeno tutti i rondò. A volte capita anche che al posto del buco si trovi una collinetta artificiale, con tanto di sorgente, di torrente a spirale e laghetto di raccolta, non dell’acqua però, bensì di bottiglie di birra vuote. La triste sorte degli spazi pubblici di Roma si ritrova con particolare enfasi anche in Piazzale delle Provincie (provinc(i)e con la i perché questo è il suo nome). Un destino che non sembra cambiare rotta, visto che proprio oggi il sindaco Alemanno inaugura la nuova percorribilità di Piazzale delle Provincie. Immaginiamo la sua soddisfazione per aver messo mano, con orgoglio, alla città eterna ancora una volta. Il sindaco è convinto di fare del bene a Roma, ma dopo il caso di piazza San Silvestro, noi pensiamo che non sia così neanche in questo caso, visto che quello della viabilità non è il problema più evidente del rondò delle Provincie.

“(…). Ogni piazza deve diventare un nuovo centro da cui si possa estendere la riqualificazione anche alle aree limitrofe ponendosi come “volano” di un processo di autoriqualificazione di tutto il tessuto urbano.” Questo era uno dei punti fondamentali del programma Centopiazze, un progetto di riqualificazione urbana lanciato dal sindaco Rutelli durante il suo primo mandato, di cui abbiamo parlato già molte volte. La questione è che nella capitale anche le buone intenzioni si perdono lungo il tragitto e, mentre alcuni degli spazi pubblici realizzati con Centopiazze si possono considerare dei veri successi di riappropriazione sociale della città, nel caso di Piazzale delle Provincie si può certamente dire che questo obiettivo è stato mancato.

Di chi è la colpa? Crediamo che le cause del mancato consenso di pubblico del piazzale siano molteplici. Una piccola parte di colpa si può forse dare al primo progettista del piazzale, l’arch. Ginesi, di cui non abbiamo trovato alcuna notizia nella rete. Quello che si può dire è che se la realizzazione del piazzale è del 1998, il suo progetto deve essere stato pensato nel primissimo periodo di Centopiazze. Voglio dire che il progetto non è il vincitore di un concorso e che deve essere stato approvato da una commissione non proprio “allenata”. Se aggiungiamo che nei primi anni ’90, pochi fortunati architetti si sono ritrovati ad agire in ambito pubblico dopo decenni di inattività nel disegno programmato di una città a misura d’uomo, si può spiegare anche una supposta ingenuità di molti di quei progettisti. L’architetto Ginesi ha poi due ulteriori attenuanti. Piazzale delle Provincie è sicuramente uno spazio difficile da progettare dal punto di vista sociale, vista la forte necessità di servire da snodo viario per una moltitudine di flussi di traffico che vi accedono. Non avendo i disegni originali da visionare, è molto probabile che il progetto sia cambiato enormemente in fase di realizzazione, a cui ci sembra sia stata poi aggiunta una seconda fase di lavori che ha portato alla situazione attuale. La colpa maggiore può invece essere trovata nella tripletta vincente di progetto inopportuno, realizzazione con modifiche arbitrarie di routine e manutenzione ridotta al nulla. All’incirca il problema che caratterizza tutti gli spazi pubblici di Roma.

Un curiosità ilare non smette di girarci in testa. Pochi giorni fa abbiamo parlato di largo Marchiafava, uno dei pochi spazi vivibili che ci è accaduto di incontrare nel Municipio III. Il bello è che largo Marchiafava, che si trova a meno di trecento metri da piazzale delle Provincie, potrebbe definirsi una “progettazione di serie b” rispetto a quest’ultimo, ma in quanto a popolarità è sicuramente un successo senza paragone nei confronti del più noto piazzale.
Le differenze sostanziali tra i due spazi? Piazzale delle Provincie è di servizio alle auto, offre solo un fondale scenico alle vie che scendono nel suo girotondo e nessun accesso per il suo interno, nessuna striscia pedonale che inviti ad andarci, scarsa protezione dal sole, nessuna seduta e generale sensazione di estraniamento dovuto al traffico. Il piccolo largo Marchiafava offre delle panchine comuni e logore, una pavimentazione molto economica, ma al tempo stesso una invitante intimità, facile accesso ed una buona copertura dal sole estivo.
Piazzale delle Provincie è costato molto, largo Marchiafava molto poco, quale dei due ha centrato l’obiettivo principale di uno spazio pubblico secondo voi?

La verità è che si può pagare un tecnico per disegnare uno spazio pubblico, spendere molti soldi in una progettazione ambiziosa ed in una realizzazione sontuosa fuori luogo, aggiungere senza risparmio piante, arbusti, cespugli ed alberi mediterranei, e non ottenere nessun beneficio. Il seguente pensiero non è rivolto all’architetto Ginesi, ma a tutti i professionisti italiani che possono agire per la collettività. Se il tecnico si comporta come un architetto sopra le righe, senza ricorrere al sapere ed all’umiltà di chi si mette al servizio degli altri, e chi deve controllare non ha la sensibilità sufficiente per capire che si sta facendo un grosso errore, la capitale del bel paese avrà presto altri cento rondò inumani. Se si vuole migliorare il paesaggio urbano delle nostre città è necessario formare una generazione di paesaggisti, che con professionalità e dedizione si occupino di comprendere i bisogni dei cittadini e di trasformare quei bisogni in forme amichevoli e socialmente condivise. Al tempo stesso è anche necessario accrescere l’interesse dei cittadini nei confronti del territorio in cui vivono. Una maggiore partecipazione delle persone alle scelte pubbliche ed una loro maggiore preparazione culturale, permettono il monitoraggio continuo delle evoluzioni della città ed il giusto indirizzamento della progettazione degli spazi comuni, che potrebbero finalmente divenire portatori di valori. Uno spazio pubblico ben progettato dichiara il livello della cultura che lo ha generato e diventa base fondante di una comunità unita.

Francesco Tonini

Advertisements

10 pensieri riguardo “Piazzale delle Provincie: girotondo di territori oscuri

    1. Non credo si possa fare nulla…..perché le persone comuni ne sanno poco delle infinite soluzioni possibili per migliorare la situazione senza rovinare quello che c’è. Se nessuno glielo spiega che i cancelli rovineranno tutto.
      Hai dato una occhiata ai disegni presentati dal comitato di cittadini per piazza Testaccio. Hanno tutti, tutti la cancellata esterna……per quale motivo? I cittadini sono disposti ad escludersi dalla piazza per pensarla di loro proprietà, roba da matti!
      Guarda il successo di piazza Santa Maria Liberatrice li a pochi passi, è bruttina, senza cancelli, ma le sere estive si riempie di gente che è una bellezza!!!!
      Ieri ci è arrivato l’invito per un incontro per il Decoro Day (pensa che nazionalisti questi che non riescono ad usare neanche “il giorno del decoro”….sarebbe stato troppo banale nelle loro menti) organizzato dall’assessore all’ambiente Marco Visconti e dal sindaco Alè-Manno per il prossimo 17 novembre…..cosa pensi che proporranno? Cancellate ovunque….così i parchi non saranno più comuni, ma del comune.
      Comunque per gli alberi fai un appello a Italia Nostra ed agli amici degli alberi di Palumbo, loro si schiereranno dalla tua parte.
      Sono piuttosto infuriato,
      Francesco

      Mi piace

  1. Questa sera sono stata alla riunione per il progetto “partecipato” della sistemazione di Piazzale delle Provincie. Ho ancora mal di testa e mi viene da piangere. Penso che non “parteciperò” mai più.
    Alle 7 in punto arriva Alemanno con tutti i suoi badanti, uno schieramento pazzesco di giovani di Italia Nuova o giù di lì, con tanto di striscione “Alemanno sei uno di noi”. 400 o 500 persone a riempire la sala, non so da dove usciti, perchè la maggior parte non li ho mai visti e Piazza Bologna notoriamente è un paese e io ci abito da 30 anni. Allora tutto questo ambaradan per non ho capito cosa, a parte un parcheggio per motorini, un parcheggio per altre dieci macchine, davanti al bar (se nò, come si prende il cappuccino?) e il rimpicciolimento di tutti i marciapiedi fatti sotto Veltroni (a che servono?) Tutto qua e non ho esagerato. Solita gazzarra.
    Poi hanno attaccato col giardino di piazza Bologna. “E’ una vergogna!” dice Alemanno “Io ho frequentato spesso questo quartiere e ci tengo.” Lo so che lui l’ha frequentato spesso, soprattutto tra gli aquilotti di via Livorno e ci tiene anche perchè nonostante tutto, il quartiere è sempre stato governato da una maggioranza diversa dalla sua. La gente comincia a urlare “Vogliamo i cancelli attorno alla piazza!” Nella piazza è arrivata la movida e capisco che dia fastidio, ma i cancelli certamente non risolvono il problema perchè chiusa una piazza se ne fa un’altra. Poi c’è qualche sparuto barbone che va a lavarsi alla fontanella.
    Il geometra fa vedere il progetto, che sostanzialmente è quello di adesso, solo che interrano le fontane e ci mettono sopra le begoniette, poteranno per bene gli alberi e metteranno i rotoloni verdi per terra e, forse, il famoso cancello. Vi assicuro che gli alberi (platani e lecci) sono bellissimi, anche perchè hanno 25 anni e non sono mai stati toccati. Sono una gioia per gli occhi attenti. Il manto erboso è completamente inutile, ombra, radici (hanno detto qualche cosa anche a proposito di quelle, forse le mozzano) e eccessivo calpestio.
    Vabbè, basta! E pensare che ho passato un sacco di tempo a pensare come si poteva risolvere il restauro di quel giardino, che, in fondo, non è per niente male!
    Comunque la movida non si annulla con i recinti, ma, forse, creando dei luoghi idonei. Almeno credo.

    Mi piace

  2. Ricordo la piazza prima della rotonda. C’era nel mezzo un gruppo quadrato di catalpe che ombreggiava la fermata di un tram che non c’era già più. Non era sgradevole, ma nessuno si sognava di fermarsi in quell’ombra, oltrettutto era pericoloso, perchè le striscie pedonali non ci sono mai state. Poi la rotonda che è stata concepita proprio come rotonda, senza alcuna finalità aggregativa. C’era la cascatella d’acqua, il cipresso, l’ulivo, la lavanda, il rosmarino, la bignomia e chi più ne ha ne metta, a significare la flora mediterranea. Tutt’intorno c’erano cento paletti di cemento che significavano le cento provincie d’Italia. Bruttarella, vagamente cimiteriale etc. A discapito dell’architetto bisogna dire che non era ancora di moda di Caruncho e l’ulivo e il cipresso gli sono venuti in mente da soli. La prima cosa a partire fu l’acqua (ma perchè a Roma si toglie sempre l’acqua?), poi levarono le edere e le bignomie, che dovevano coprire tutto il cemento del mausoleo, infine, con grande sollievo di tutti, una dopo l’altra, se ne andarono quasi tutte le provincie (premonizione?) e finirono in qualche giardinetto privato come reperto storico. Il comune allora, conoscendo per bene il proverbio veneto:”Peso il tacon del buso”, piantò un bel circolo di aranci amari alternati a corbezzoli. Stop.
    Bisogna dire che sta rotonda non ha mai cambiato in bene o in male la vita di noi abitanti del quartiere. ‘Na roba sempre guardata di sfuggita, senza nessun desiderio di appropriazione, d’altronde solo a un pazzo verrebbe in mente di andare là a leggersi il giornale, con quei bei rumorini di sottofondo e con quell’arietta carboncancherosa. Ora pare che di notte sia frequentata dal popolo della movida, che lascia lì il suo segno.
    Diversa è la storia di Piazza Bologna e per quella, sì che tremo.

    Mi piace

  3. Al di là dell’inaccessibilità dello spazio, che avrebbe dovuto suggerire una soluzione più scenografica e meno intimista fin dall’origine, il problema del progetto dell’isola centrale è tutto nella proporzione tra varietà utilizzate, arredo urbano proposto e scenografia urbana circostante.
    il confronto tra i palazzoni alti di speculazione e le pianticelle mediterranee è insostenibile.
    Ben altra figura fanno (a titolo di esempio) i pini della vicina piazza Istria.
    Sono sicuro che ci sarebbe stata la possibilità di una soluzione più appropriata (e semplice) anche a scapito della volontà di protagonismo del progettista.
    Dell’intervento del sindaco è inutile soffermarsi a parlare: res nullius.

    Mi piace

    1. concordo: questa “mania” tutta romana (o italiana?) della (finta) macchia mediterranea portata in città sta facendo notevoli danni…
      stiamo perdendo il senso del paesaggio urbano di roma fatto di costruzioni, strutture urbane e alberature che, con le loro “stratificazioni”, costituiscono, a mio avviso, un unicum della forma urbana.
      mentre le sovrintendenze continuano a prescrivere cipressi, ulivi e, al massimo, lecci, mentre il nostro beneamato sindaco dissemina bossi e roselline ovunque, sta sparendo dal panorama cittadinoad esempio l’immagine della palma (per intenderci: le povere Phoenix canariensis) che tanto caratterizzava alcune parti della noistra città (viale della Musica, Monteverde, ma anche tanti cortili del centro storico e, quindi, lo sky-line complessivo dei famosi “tetti di Roma”): dov’è il progetto sostitutivo? dovè l’idea che rappresenterà la nostra epoca?

      Mi piace

  4. Non ho mai amato il progetto (e la realizzazione) di Piazzale delle Provincie, tuttavia non ritengo giusto attribuirgli colpe che non ha: il ruolo che purtroppo svolge questo spazio è quello di svincolo stradale, di rotatoria, in un contesto letteralmente affogato dal traffico.
    Non vorrei inoltre attribuire, da progettista, capacità miracolose al progetto: lo spazio in questione è forse poco accogliente “anche” a causa dei segni architettonici che lo connotano, ma ha fortuna analoga a spazi consimili di ben altra qualità; si veda Piazza Mazzini progettata da Vico.
    Purtroppo credo che il singolo progetto d’architettura, da solo, non possa cambiare nulla se non esiste il progetto della città che gli sta intorno, anche in senso lato…

    Mi piace

    1. Parole sagge Flavio, sono d’accordo in parte. Piazza Mazzini ha una sorte simile, ma anche una dimensione della sede stradale di ben quattro volte quella di Piazzale delle Provincie. Riuscire ad accedervi è pericoloso anche per una persona atletica. Comunque, i rondò non sono una soluzione architettonica e viabile valida, ne sono convinto. Se ci metti un simbolo al centro come l’ Arc de Triomphe risolvi con eleganza e furbizia, ma se non hai qualcosa di significativo da metterci dentro, diventano un dramma, in tutti i sensi. Ciao,
      Francesco

      Mi piace

      1. concordo: una soluzione “scenografica” sarebbe stata più opportuna, ma allora non saremmo stati qui a parlare di “accoglienza della piazza” (indipendentemente dal fatto che ci piaccia oppure no): il problema di questi spazi è che, ormai, non possono più essere considerati piazze, ma svincoli veicolari.
        una soluzione interessante tipologicamente, anche se a mio avviso discutibile dal punto di vista formale, è stata adottata alla confluenza tra via Alessandria e viale Regina Margherita: il centro è stato destinato alla viabilità e gli angoli sono stati allargati alla fruizione pedonale; sono spazi piccoli e, finché non cresceranno gli alberi, anche poco ospitali, tuttavia la gente li ha rapidamente adottati: all’ora di pranzo la gente si ferma lì, magari a mangiare un pezzo di pizza al taglio…

        Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...