Mi chiamo città – Presentazione del nuovo programma di Rainews – OAR Roma, 28 settembre 2011

“Mi chiamo città” è una nuova e bella trasmissione, prodotta da Rainews e diretta da Marta Francocci con la consulenza scientifica di Renata Bizzotto, che è stata presentata con una conferenza lo scorso 28 settembre 2011 presso la Casa dell’Architettura di piazza Manfredo Fanti, in collaborazione con l’Ordine degli Architetti di Roma. La conferenza ha scatenato in me profonde riflessioni, assieme ad altri fattori che vi racconto ora.
Dopo aver visto il servizio di Presa Diretta su rai3 ieri sera sul lavoro precario in Italia, che purtroppo non solo ha confermato i miei presentimenti sul lavoro dei liberi professionisti (tra cui noi paesaggisti e più in generale gli architetti), ma è andato ben oltre qualsiasi immaginazione catastrofica di inefficienza della classe dirigente italiana. Data l’incapacità lampante che dimostrano i nostri politici relativa alla consapevole omissione di provvedimenti che evitino l’impoverimento di una intera generazione, con danno futuro del nostro paese, ho deciso di aprire questo articolo in forma molto critica, non nei confronti della trasmissione “Mi chiamo città”, che sembra abbia tutte le carte in regola per essere considerata di alta qualità, ma per cercare di capire dove si annida il tarlo che sta distruggendo le nostre potenzialità lavorative, ma soprattutto il nostro portafoglio.
Quattro parole sull’economia dette non da esperto ma da persona preoccupata, per introdurre il video della conferenza in cui si è parlato molto di denaro:
l’economia mondiale si basa su crescita esponenziale continua alimentata dal debito, che deve essere creato attraverso l’immissione di moneta nel sistema economico al fine di coprire il debito precedentemente creato. Il sistema dell’immissione di moneta, creata dal nulla, nel sistema economico è stato inventato dagli Stati Uniti d’America al fine di mantenere lo status quo dei suoi cittadini, con l’effetto di aumentare il debito pubblico americano che dovrà essere sostenuto dalle nuove generazioni, in un ciclo perpetuo sino al crack del sistema. Tutto questo cosa c’entra con il paesaggio e l’Italia?
In un paese che non investe più in infrastrutture da decenni, che non difende il lavoro dei propri giovani, che non pensa alla qualità di vita dei propri cittadini, che non solo non crea più ma addirittura sottrae gli spazi pubblici esistenti alla cittadinanza, cosa si fa? Si procede ad un ulteriore impoverimento della popolazione con un aumento dell’iva!
Cosa c’entra con la conferenza che potete vedere sotto?
Sono andato alla conferenza molto prevenuto. Tra i nomi degli invitati vi erano il presidente del nostro Ordine Amedeo Schiattarella, il direttore di Rainews Corradino Mineo, l’assessore all’urbanistica del Comune di Roma Marco Corsini, il direttore tecnico del CRESME (Centro Ricerche Economiche Sociali di Mercato per l’Edilizia) Lorenzo Bellicini, il Presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici Franco Karrer, il presidente dell’ANCE (Associazione Nazionale Costruttori Edili) Paolo Buzzetti, Susanna Bernardini dello sviluppo infrastrutture di Grandi Stazioni, e mi fermo qui perché la lista è ancora lunga….. insomma una serie di persone che occupano posti di rilievo nell’attuazione pratica delle politiche che regolano la nostra possibilità di lavorare, di fare bene e di creare ricchezza.
Ebbene questi signori, incalzati dalle intelligenti domande della direttrice del programma Marta Francocci, erano tutti ben informati sui problemi economici dell’Italia, del nostro settore e dei giovani che vi lavorano. Non solo, parlavano perfettamente la nostra lingua di precari dell’architettura e del paesaggio, indicando che il problema che attanaglia la professione è reale e drammatico. E allora?
Allora mi chiedo io, dove è il problema? Dove si annida la mannaia che interrompe il flusso di prosperità che dovrebbe unire tutti gli attori impegnati al miglioramento delle nostre città?
Il messaggio che arriva da queste persone presenti alla conferenza, che occupano si posizioni importanti, ma che finanziariamente dipendono in buona parte dalle decisioni politiche, è che anche loro sono solo degli organizzatori esecutivi in balia della classe dirigente del bel paese, che sta diventando brutto proprio come chi lo governa.
Credo quindi ci sia molto da fare, rimboccarsi le maniche (ancora una volta purtroppo), accettare ancora per molti anni doppio o triplo lavoro per sopravvivere, ma non solo. E’ necessario soprattutto modificare i nostri comportamenti, al fine di innescare un procedimento che generi una nuova classe di dirigenti: internet ci da la possibilità di comunicare, di scambiare opinioni e di generare nuova consapevolezza. Siamo qui per sfruttare questa possibilità, voi che ne pensate?

Francesco Tonini

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