I Biennale dello Spazio Pubblico di Roma – Spazi pubblici e contesti archeologici

L’ultimo intervento da noi ripreso alla I Biennale dello Spazio Pubblico di Roma lo abbiamo tenuto da parte sino ad ora. No, non volevamo custodirlo solo per nostro uso, al contrario, abbiamo ritardato la pubblicazione per evitare che andasse perso nel desertato web d’agosto.
La ragione è semplice.
In italia, ed in particolare a Roma, il peso dei contesti archeologici può potenziare enormemente la qualità e la peculiarità dei nostri spazi pubblici. Gli organizzatori della Biennale hanno intuito il valore dell’archeologia nella vita dei cittadini italiani, ed hanno quindi organizzato un incontro, piuttosto completo di punti di vista molteplici, in merito al binomio archeologia-spazio pubblico.
I due video che seguono sono molto lunghi. Sono stati lasciati quasi in versione integrale al fine di permettere a chi è interessato all’argomento di ascoltare tutti i contributi dei relatori.
Coincidenza proprio oggi dalle ore 15, presso la Casa dell’Architettura di Roma, si tiene una tavola rotonda sul tema “Progettare l’Archeologia” organizzata dal Piranesi-Prix de Rome 2011. Non sappiamo a quali conclusioni arriverà l’incontro, ma è probabile che le intenzioni siano diverse da quelle a cui si pensava alla Biennale: il termine “progettare”, per quanto nobile, si riferisce ad “aggiunte” al contesto archeologico.
Purtroppo non saremo in grado di seguire l’incontro e di riportare quanto si dirà. Per chi sarà presente, comunichiamo che saremo felici di pubblicare un suo resoconto critico della tavola rotonda. Il programma del Piranesi Prix de Rome 2011

Francesco Tonini


Il sito della Biennale dello Spazio Pubblico di Roma

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2 pensieri riguardo “I Biennale dello Spazio Pubblico di Roma – Spazi pubblici e contesti archeologici

  1. Grazie mille per aver postato questi due filmati. Avevo seguito dal vivo parte dell’incontro, mi era sembrato interessante. Non mi torna la sfumatura negativa che mi sembra si possa ravvisare in un passaggio dell’introduzione: “il termine “progettare”, per quanto nobile, si riferisce ad “aggiunte” al contesto archeologico”. Se si vuole davvero che lo spazio archeologico torni ad essere pubblico, come è sempre stato prima degli interventi ‘con la mannaia’ dell’archeologia otto-novecentesca, bisogna essere (anche) pronti a realizzare interventi architettonici, all’insegna di qualità, rispetto etc. Lo si è sempre fatto (cfr. Teatro di Marcello, lì vicino San Nicola in Carcere, etc.)

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    1. Ciao Fabrizio. Quella frase non voleva essere intesa troppo rigidamente. Mi rendo conto che senza interventi che agevolino la fruizione dell’area archeologica la stessa non possa essere valorizzata, ma credo bisogna andare cauti nella progettazione in quel tipo di contesto, al fine di scongiurarne il ricorso anche li dove non è necessaria o dove può fare più danni di quelli che va a rimediare.
      Ciao, Francesco

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