All’ombra di San Silvestro – Il progetto di piazza San Silvestro visto da due professionisti

Vi presentiamo l’ultimo articolo di questa stagione. Un articolo per meditare a lungo sulla condizione degli spazi pubblici di Roma. Torneremo a settembre, con novità e con una veste diversa. Buone vacanze a tutti…
Francesco Tonini

All’Italiana
di Monica Sgandurra
Prima di lasciarvi al pezzo scritto da Fabio Di Carlo mi sento di scrivere alcune brevi note riguardo questo bel cantiere che si è aperto nel centro di Roma.
Una è di carattere generale, e a costo di ripetere le cose che dirà Fabio lo voglio ribadire quasi gridando: è inconcepibile, e non da paese civile, che un progetto di questo genere non debba passare per concorso internazionale. Inconcepibile!
Appalti integrati, progettazioni comunali e altro non hanno ancora portato a risultati di qualità e temo che in un paese come il nostro ciò non sia possibile (ma ripetendomi spero e agogno di essere smentita nel futuro!).
Avremo in questa piazza un progetto ANONIMO, da tutti i punti di vista.
La logica poi dell’arredo urbano alla romana, ossia in ghisa, travertino e basalto non è ripercorsa più da molti anni, neanche dagli esponenti della “scuola romana”!
Gli esiti li abbiamo sotto i nostri occhi oggi: spazi omologhi che pongono al riparo le soprintendenze dal mettere a confronto il contemporaneo con l’antico, in una logica tutta romana dei ghirigori in ghisa anche nelle modanature delle edicole dei giornalai.
La seconda questione riguarda il verde.
Basta OLIVI!
Non ne posso più di vedere questi poveri alberi un po’ ovunque, perché sono sempreverdi, perché fanno tanto pace e colomba bianca, perché sono delle sculture, perchè sono lenti nella crescita per cui non danno problemi, e perchè fanno tanto tradizione agraria. Appunto! Fanno le olive e se a Piazza San Silvestro nessuno le andrà a raccogliere cadranno a terra e sporcheranno inevitabilmente. BASTA!
Altra questione i vasi, sì perché questi olivi saranno collocati in vaso magari in cotto e festonati come se fossero dei dissuasori. Beh, sono sicura che dopo la prima settimana di vita questi vasi saranno sostituiti da omologhi in plastica perché saranno presi a martellate e vandalizzati come succedono a tutti quelli in situazioni analoghe. Belli no? Vasi di plastica e olivi.
Ricordo ancora le parole taglienti di Pizzetti circa l’Olea europaea e il suo uso indiscriminato.
Confido nel fatto che sempre più persone stanno diventando allergiche all’olivo per cui si arriverà a un punto tale in cui sarà sconsigliato per ragioni sanitarie…….. Nel frattempo il suo uso passa ancora nelle logiche povere di idee e di bellezza omologando usi, spazi e significati. Che tristezza!
La gente vuole del verde? Chi decide abbia il coraggio di metterlo davvero del verde e magari spendere dei soldi anche per mantenerlo!
Ma è possibile che dobbiamo credere che questo sia il bello?
Vi lascio alla lettura dell’articolo.
Monica Sgandurra

All’ombra di San Silvestro
di Fabio Di Carlo
Leggo dalle pagine della cronaca romana de “La Repubblica”, a firma di Laura Serloni, che da lunedì inizieranno i lavori per la nuova sistemazione, o restilyng, di piazza San Silvestro, che prevede la rimozione dei capolinea che storicamente si trovano lì, come nodo del movimento delle persone verso, da e attraverso il centro di Roma, per realizzare un grande spazio pubblico, uno square, quasi integralmente pedonale, dove sembra si stia organizzando anche una programmazione culturale, a quanto ci dice l’assessore alla cultura Dino Gasperini.
L’articolo riporta con dovizia di particolari utili informazioni rispetto alle modifiche del traffico dei mezzi pubblici, e non manca di darci notizie ancor più interessanti, almeno rispetto al progetto da realizzare: arredi moderni, panchine in travertino senza schienale, alberi di ulivo e, dalle parole dell’assessore alla urbanistica, Marco Corsini, l’ipotesi di una fontana. Costo dell’intervento: 2,5 milioni di euro; tempi di realizzazione: entro novembre. Questa in sintesi l’informazione. Interessante anche il commento dell’assessore: “sull’arredo urbano c’è stato un gran contributo di idee. Nel progetto iniziale avevamo inserito anche una fontana, è un’idea che possiamo riprendere perché non è ancora tramontata”.

Sono un architetto che da sempre si occupa di architettura del paesaggio, con particolari interessi verso la dimensione urbana di questa disciplina, ovvero mi interesso di quel complesso di oggetti di progetto che sono definiti spazi pubblici urbani: parchi, giardini , piazze, strade, viali e altro. Sono anche da anni professore di questa materia presso la facoltà di architettura de “La Sapienza”, e come tale molto interessato all’oggetto di questa notizia.

L’idea in se non merita grandi commenti: Roma ha un grande e atavico bisogno di veri progetti di spazio pubblico urbano. Soprattutto di spazi della contemporaneità. In una città dove tutte le epoche hanno lasciato il loro segno forte e visibile, nell’architettura come nell’articolazione dello spazio urbano, creando la ricchezza della nostra città, sembra che gli ultimi decenni, fatte salve pochissime realizzazioni, alcune non del tutto felici, molte peraltro mai mantenute e salvaguardate nel loro assetto (penso ad esempio a piazza Montecitorio) siano stati tutti declinati verso la sorda riproposizione di stilemi tardo ottocenteschi: giardini pseudo formali e infiniti elementi in ghisa: lampioni, dissuasori e catene, persino i cestini gettacarte in stile, ecc. Piazza San Silvestro poi non è (o meglio era) ne brutta ne bella. Era li, con le sue pensiline di modernariato post belliche, un luogo di passaggio. Sul suo ruolo di snodo di movimento si può discutere, in positivo e in negativo, ma sostanzialmente credo si possa affermare che un buon progetto decisamente lo meriti.

Una ulteriore indagine su altre testate giornalistiche e sul sito del Comune di Roma, non fa altro che confermare le informazioni, a parte articoli del dicembre 2009 che parlavano di un importo quasi doppio e di lavori pronti per partire. Un anno e mezzo dopo, la rassegna stampa mostra anche l’abituale sequela di polemiche che c’è dietro ogni nuovo progetto: è bello, è brutto, è poco condiviso è poco ambientale, ecc. Qualcuno spera che alla fine sia “non moderno”; Athos De Luca parla delle panchine come “bare” per le quali l’amministrazione scomoda invece L. Mies van der Rohe come riferimento. L’assessore parla di “progetto aperto” nel senso di potenzialmente sensibile di modificazioni. Chi vuole più verde, chi lo promette in forma di fioriture (improbabili ciotole con fiori?).

Come di frequente capita, anzitutto colpiscono i modi dell’operazione.
Colpisce perché in tutto il mondo civile per fare un progetto simile, si fa una cosa molto semplice: un concorso di progettazione. Sottolineo, di progettazione. Non una gara tra imprese dove la qualità del progetto passa in secondo piano e non un progetto di un ufficio della pubblica amministrazione. Si cerca di ottenere il meglio per un luogo di simile importanza, selezionando le idee migliori a disposizione a livello nazionale e\o internazionale. Dov’è il gran contributo di idee di cui parla l’assessore?
Mi ha colpito in particolare sentire usare il termine “arredo urbano”, che è una locuzione caduta in disuso tra gli esperti in materia da almeno dieci anni, proprio a causa dell’accezione estremamente limitativa del termine, che sembra confinare il processo progettuale in una dimensione quasi “commerciale”. Come se per fare una piazza sia sufficiente realizzare un pavimento, meglio se innocuo, comprare una manciata di lampioni, cestini, panchine e vasi, come fossero soprammobili o mobili per un appartamento, e la magia della piazza, per incanto, sboccia. È quasi un termine da “prima repubblica”, che rimanda ad appalti poco chiari per forniture costosissime e in genere brutte.
Per fare una piazza serve anzitutto un’idea di spazio, come ci insegna la nostra città storica e molti progetti contemporanei, ahinoi, quasi tutti in altre città e altri paesi.

Colpisce poi che, nonostante si parli da decenni di partecipazione (ovvero di condivisione sociale dei progetti) ed esistano anche dei protocolli del Comune in questo senso, ma che evidentemente sono disattesi, visto lo scarso consenso del progetto. La partecipazione dovrebbe essere quel processo che, proprio a partire della condivisione delle idee su un luogo, permettono di evitare le forme evidenti di contrasto e facilitano i processi di identificazione ed affezione ai luoghi: per chi li attraversa, per chi ci lavora, per i romani come per i turisti. Quando si capirà mai questa semplice equazione?

La terza considerazione riguarda modalità e tempi dei lavori. Un assessore sa benissimo che gli appalti non sono più, da circa quindici anni (dalla legge Merloni in poi passando per il Testo Unico dell’Edilizia) “opere aperte”: una fontana o è dentro i documenti esecutivi di progetto approvati e mandati in gara, o semplicemente non ci sarà, a meno di varianti onerose e complesse, con costi e tempi aggiuntivi. Altrettanto chiaro è il fatto che un progetto del genere non possa essere realizzato in quattro mesi, agosto incluso. Un luogo che pone problematiche di cantiere, tra mobilità, logistica e accessibilità legate alla posizione strategica rispetto anche alla vita politica e amministrativa, rispetto delle preesistenze storiche e archeologiche, sistema dei servizi tecnologici.

Due parole infine sul progetto. È tanto “politically correct” da sembrare l’ovvia conclusione di snervanti di contrattazioni infinite tra uffici dell’amministrazione comunale, soprintendenza e sovrintendenza, aziende di servizi ed altro. Tanto snervanti da far perdere qualsiasi “smalto” al progetto, che sembra quasi un esercizio stanco di disposizione di oggetti: le panchine disseminate che occupano quasi tutto lo spazio (direi anche quello degli spettacoli), pochissima ombra che dovrebbe essere prodotta da olivi in vaso, messi su un lato.
Notoriamente l’olivo non fa molta ombra, è piccolo e lento nel crescere (ancor più in vaso), che raramente viene utilizzato nello spazio pubblico. Ma soprattutto ha un problema: fa le olive. A meno che non ci immaginiamo l’assessore con una squadra di giardinieri intenti a raccoglierle, magari per produrre un vero olio DOP intitolato alla piazza.

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70 pensieri riguardo “All’ombra di San Silvestro – Il progetto di piazza San Silvestro visto da due professionisti

  1. Comunque, se dovesse esser sfuggito, nessuno fa nulla per nulla.

    Forse è bene mettere in evidenza che il prof. Portoghesi in cambio della suo consulenza gratuita ha avuto un altro incarico ….presidende della commissione Piazze per le periferie.

    Solo in Italia succedono queste cose, e solo in Italia succedono questi fatti in periodi delicati dove i nostri politici dovrebbero star molto, ma molto attenti a quello che fanno per la comunità. Solo qui succede una cosa del genere. Un Ordine professionale muto e una arroganza di comportamenti e azioni.

    Monica Sgandurra

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    1. Cara Monica, hai ragione. Lo sport di mettere le persone sbagliate nei posti sbagliati non finisce mai. In un articolo su “Roma on line” Portoghesi è definito grazie a un refuso “archista” (non sapevo fosse un suonatore di violino). Scherzi a parte, c’è poco da scherzare. Alemanno dice che sarà una piazza da vivere tutti i giorni. Io direi tutte le notti, visto che da maggio a settembre sarà una fornace, esattamente come l’aveva prevista l’ufficio speciale città storica. Le bare sono state sostituite da questa ellisse che, se realizzata a regola d’arte costerà un patrimonio, dovendo sagomare masselli di travertino con questa forma. Sicuramente creeranno una poligonale raccordando centinaia di pezzi rettilinei della serie: vorrei ma non posso. E tutte le persone e le associazioni che hanno protestato per il primo progetto e che si vedono ripresentarlo in forma curvilinea, che diranno? Possibile che queste modifiche formali, che non risolvono, anzi ribadiscono le evidenti carenze progettuali della prima proposta, verranno digerite solo perché presentate dal famoso archista? E le periferie che hanno fatto di male per meritarsi simili destini? Mi consolo pensando che questa storia delle periferie sia solo fumo negli occhi, giusto per dire che stanno pensando anche a loro, che non si interessano solo al centro di Roma. Ritengo che, visto quello che stano facendo, meglio sarebbe che si disinteressassero tout court. Almeno non farebbero danni.

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  2. sì credo sia una minaccia e credo che ad agosto ci si potranno cucinare le uova nella padella gigante a forma di vassoio che ci concedono per l’uso di tutti i giorni e siamo grati allora a questa amministrazione che ci “permette” ancora di usare la piazza visto che ci ha tolto il sevizio dei capolinea.

    Una nota positiva però la vedo: dall’articolo si capisce che le rimostranze apparse sui giornali sono state in qualche modo recepite.

    ora si sbrigano e così ..la frittata è fatta!

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  3. Stai tranquilla Monica, quella che abbiamo visto è la versione 2D del progetto. Vedrai quando pubblicheranno il 3d: te lo immagini il colosseo in scala 1:5? Dici che è inutile parlare di progetto urbano, alberi, di parigi, londra, nomi latini, capisco la tua delusione che è anche la mia (anche se io sono più disilluso che illuso, dopo aver seguito da vicino le vicende di Piazza Montecitorio e Piazza del Parlamento non mi aspettavo niente di meglio). Resta il fatto che questo momento di discussione e di confronto l’ l’ho trovato molto stimolante. Piuttosto indirei un nuovo concorso di idee per dare un nuovo nome alla piazza: visto che l’uovo ce l’abbiamo, che ne dici di Piazza della frittata, cioè quella che Alemanno ci ha gentilmente cucinato dando l’incarico all'”archistar”? Ho anche la ricetta: SI prenda un ingrediente a caso, il primo che trovate in dispensa (Ufficio Speciale Città Storica), qualche tonnellata di basalto, quache vaso di olio d’oliva e tanta, tanta insipienza. Cambiare il cuoco a metà cottura che aggiungerà un grosso uovo di dinosauro . La frittata è pronta. Per la cottura dovremo aspettare la prossima estate. Dove troviamo un forno così grande? Basta aspettare la prossima estate: la cucineremo proprio li, in situ con l’aiuto del sole cocente che inonderà la piazza

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  4. comunque tranquilli, le panchine sono le stesse disegnate da Michelangelo in campidoglio (scusate se è poco)
    a natale il sindaco ci ha promesso che metterà un grande albero di natale (Picea abies) per ricordare a noi dell’Abruzzo….. e anche che ci saranno guarnigioni di vigili che faranno in modo che la piazza non diventi un parcheggio delle auto blu. Suggerirei di mandarne un paio anche a via Giulia, visto che da tre anni a questa parte questa strada è diventata un parcheggio su ambo i lati.

    Comunque, è precisato, tutti i cittadini potranno utilizzare la piazza anche per manifestazioni politiche oltre che culturali.

    cito dalla repubblica.it:
    “Per il primo cittadino sarà ”una piazza da vivere ogni giorno senza tutele di carattere architettonico perché non è antica ma che costruiamo oggi, sia pure con uno spirito classico. Quella realizzata per San Silvestro non sarà un’esperienza isolata. Abbiamo istituito una commissione Piazze, di cui il professor Portoghesi è il presidente, per studiare i nuovi assetti delle periferie”

    detta così sembra una minaccia……

    per saperne di più
    http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/11_ottobre_14/piazza-san-silvestro-progetto-piano-garrone-1901825104928.shtml

    http://roma.repubblica.it/cronaca/2011/10/14/news/san_silvestro-23212977/

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  5. EVVIVA
    Portoghesi è riuscito a fare l’ellisse, le panchine lapidee con modanature e uno spazio spettacoli per 4000 persone ….. Panem et circenses …… un bel parcheggio taxi su doppia fila e tanti dissuasori anche loro antichizzati per buona pace delle soprintendenze.
    Un unico gesto e via!
    Forse il nostro sindaco riuscirà anche a spendere di meno………..
    che dire ……. è inutile parlare di progetto urbano, alberi, di parigi, londra, nomi latini, autobus, pensiline e panchine.
    E’ drammaticamente una questione culturale.

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  6. Franco probabilmente io lo metterei anche in soggiorno, forse hai ragione, ma forse no.

    Poi, perdonami, sei fissato con Campo Marzio. Non è tutta così Roma ed in ogni caso proprio là dietro c’è appunto la famosa Quercia.

    Ti ripeto che a Largo Febo i tigli stanno da dio. Poi sediamoci e troviamo insieme dove e cosa mettere. Te lo prometto, a San Pietro lasciamo la foresta di colonne.

    Detto questo ti prego, vanno bene tutti i refusi ma “ch’azzeccano”… no. Mai.

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    1. Benedetta tastiera “predittiva” che memorizza anche un refuso….. mi scuso! È strano il mondo: pochi mesi fa sono stato”cancellato” da Ostia sparita (facebook) perché avevo definito “ignorante, nel senso che ignora” una che aveva scritto: a che servono gli alberi nelle città? Si parlava della triste vicenda dei platani tagliati in via dei Misenati, al centro di Ostia, nonostante la battaglia portata avanti dal sottoscritto e da pochi altri. Non immagini la rabbia nel sentirmi dire da un architetto che grazie al taglio dei venti platani di circa settanta anni “finarmente so’ sciti fori l’edifisci!” (qui non c’entra niente la tastiera predittiva, ho citato testualmente). Ora non vorrei sembrare l’unno di turno! Concludo dicendo che il mio riferimento a Campo Marzio è riferito al fatto che l’argomento di discussione è San Silvestro. Concordo sul fatto che nel resto della città si dovrebbero piantare tanti alberi, ferme restando le corrette scelte agronomiche e paesaggistiche. C’ho azzeccato?

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    1. Leggendo gli interventi sembra che ci sia qualcuno che pianterebbe alberi anche nel proprio soggiorno (perchè no, basta che ami l’ombra…….). Sarebbe bello incontrarci una volta e parlare di persona; altrimenti ognuno se la canta e se la suona e non sente le ragioni degli altri. Detto questo un fico sarà pure romantico, ma se le radici distruggono un monumento, lo taglio. E gli esempi di piazza Cavour, Castel sant’Angelo o del lungo tevere non ch’azzeccano niente. Parliamo di situazioni percettive completamente diverse, trattandosi di ampi spazi che creano punti di visualizzazioni dinamici. L’angusto tessuto stratificato plurimillenario di Campo Marzio è altra cosa. Sono sempre più convinto che la decisione di piantare alberi deve essere presa considerando la questione nella sua complessità. Mettere un albero in una periferia anonima o all’interno del Campo Marzio non è esattamente la stessa cosa. Altrimenti potremmo piantare un enorme bosco a Piazza San Pietro….. (Oddio, magari qualcuno prenderà sul serio la proposta!). E se è vero che la manutenzione può risolvere tanti problemi, non possiamo non considerare il fatto che un albero non deve essere piantato in situazioni tali da necessitare cure continue: faremmo un torto non al bilancio (magrissimo) del Comune: faremmo un torto all’albero.

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  7. Monica! Urca! Tradescant (non so quale dei due) mi ha infestato tutto il giardino con la sua miseria! Solo quella e l’Iris japonica hanno coraggio di venir su tra il feltro delle radici del maledetto ligustro! E’ pure nato da solo! Però quando è in fiore profuma tutto l’isolato.

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  8. Fossi in voi non mi metterei a fare i pignoli con Antimo perché è una vera enciclopedia sul campo.

    Il punto è che n-o-n-o-s-t-a-n-t-e le parole le polemiche e le paci a posteriori continuamo a finire nell’imbuto della teoria che l’albero al centro fa una brutta fine.

    Basta. Dài! E’ una stupidaggine. Dipende solo dalla manuntenzione. Vi ho rovesciato sul sito tanti esempi ma se ne volete ancora vi basta girare per Roma, che forse non conoscete quanto il sottoscritto.

    Gli alberi ce la fanno. Nascono contro tutto e tutti nei punti più impensati. Sfidano lo smog e il vento, la siccità e l’afa, e persino la presunzione dell’uomo di fare cose più belle della Natura.

    Nessuna facciata sarà mai “nascosta” da un albero. Questa è una stupidaggine. Non c’è bisogno di aver studiato Estetica per capirlo. Gli alberi si gonfiano e si denudano. Si potano e si curano.

    Potrai non vedere una sacco di cose sul Lungotevere oltre le sponde, quando i platani sono gonfi di chioma, per poi scoprire tetti, cupole e altane quando saranno spogli, svestiti e magri.

    Chi mai hai pianto l’ombra delle sagome delle palme di Piazza Cavour sul Palazzaccio se non ora, che sono tutte quasi morte?

    Chi si lamenta se un pino s’affaccia su Castel S.Angelo da dietro, a coprire la terrazza dell’Angelo o il Passetto? Basta fare due passi e ritrovarlo. Sarebbe triste senza cornice. Al contrario.

    Chi non troverebbe noiosa la lunga spalla del Quirinale senza la distrazione dei giardini (mal tenuti) che gli corrono al fianco sulla via?

    Chi vorrebbe vedere la vera facciata dellìHotel Raphael priva degli alti tigli di Largo Febo per non parlare dell’edera che lo strozza?

    Chi vorrebbe Sant’Egidio liberata dai suoi amici verdi?

    A chi reca disturbo la presenza dei grandi tronchi davanti a Villa Corsini?

    E così via, a rastrallera quei pochi arbusti che resistono contro tutto e tutti. Contro la superbia dell’uomo. Roma sarebbe solo più bella, se avesse più alberi e più prati, abbiate il coraggio di ammetterlo, non fate i “fichi”, mangiatene piuttosto.

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  9. Antimo, ma le Pawlonia tomentosa di Piazza Chiesa nuova, non le avevano tutte ammazzate? Forse è rimasta quella rachitica e mezza morta davanti alla ex-libreria (guardando la Chiesa a destra), ma quelle a sinistra della fontana me parono tanto catalpe (C. bignoinoides). I loro fiori rotondi e piatti sono bianchetti verdognoli giallini e le foglie più grandi. Però potrebbe essere uno scherzo della mia memoria. Hai ragione tu: quella di Cesarini Sforza è una B. tomentosa, non imperialis. Comunque la gente sta a morire di cancro ai polmoni anche nella verde Piazza Bologna. E manco fumano.

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  10. non credo che agli alberi interessi qualche cosa circa se hanno un nome o no….

    lucillaaaaaa ….. grazie della difesa d’ufficio. con bruna nello scorso fine settimana ti abbiamo nominato molto davanti all’ultima dimora dei Tradescant (padre e figlio), mancavi solo tu e poi facevamo il trio delle invasate.

    franco, tranquillo, abbiamo tutti capito a cosa ti riferivi, anch’io faccio spesso questo lapsus proprio con queste due creaturelle ……..

    lucilla, che ne dici di fare un bel pezzo circa alberi e letteratura? dai che così leggiamo tutti un po’ se ci è sfuggito qualche cosa, magari a più puntate….. io se vuoi posso aggiungere la manualistica internazionale così non ci danno delle ignoranti.

    con questo finisco la polemica

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  11. Mi scuso per il lapsus. Riguardo a piazza della chiesa nuova ho confuso Catalpa con Pawlonia, (spero di evitare la condanna alla pena capitale…..). Vorrei però aggiungere che piantare un albero deve essere un atto di intelligenza più che un atto d’amore: se pianto un albero al centro di una piazza assolata, magari pavimentata con basalto (praticamente un forno), con un sottosuolo stratificato di reperti archeologici, quindi pressoché privo di terreno “vegetale” non faccio un favore all’umanità: faccio un dispetto all’albero. Detto da uno che che prova a fare paesaggista per AMORE dell’architettura del paesaggio, in un’Italia che, parafrasando il titolo di un film di questi anni: “Non è un paese per paesaggisti”

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  12. Albizia julibrissin ‘Summer Chocolate’ . Basta così poco per essere felici…e far felici anche gli alberi (peccato però che in questi commenti non si può scrivere il corsivo). Leggendo l’ultimo libro di Loretta Gratani “L’Orto botanico di Roma” , ne consiglio vivamente la lettura, non solo sono stato felice ma ho “letteralmente goduto” (un godimento estatitco s’intende). La lista della sua nomenclatura botanica ( e sono centinaia di alberi e piante) è perfetta. Iniziamo a cambiare le cose che si possono cambiare. E cambiare il modo di chiamare gli alberi è senz’altro cosa più semplice rispetto a quello più arduo di risolvere i problemi del verde di Roma.
    P.S. gli alberi di piazza della Chiesa Nuova sono delle Paulownia tomentosa (Thunb.) Steud. Anche se nelle foglie potrebbero assomigliare alle Catalpe appartengono a due famiglie diverse Catalpa-Bignoniaceae- Paulownia- Scrophulariaceae.

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  13. Antimo, dai! Anche n onostante si scrive tutto attaccato. Il refuso è il refuso, non dirlo a me che essendo mezza veneta per mettere le doppie devo andare in internet. Monica conosce bene le piante e le ama al punto da sconsigliarne la messa a dimora nel centro storico di Roma, dove la loro vita potrebbe essere molto, ma molto infelice. Ti faccio un esempio: nel mio giardinetto di Piazza Bologna, c’è un punto dove ogni arbusto una volta che ha raggiunto una certa altezza, si secca di colpo. Io favoleggio che lì sotto ci sia una villa imperiale e che le radici arrivate dentro il suo soffitto dorato, non trovino più nutrimento e sopprattutto terra.. Lo stesso dicasi per l’enorme Ligustrum japonicum, che, per diventare così grande, ha messo delle radici così superficiali e fitte, da ammazzarmi qualsiasi essere vegetale vivente nel giro di 10 metri. Sembrano un feltro. Se avessi il coraggio, ammazzerei io lui. Questo a Piazza Bologna, dove, grazie a Dio ci sono fior di alberature. Figurati in centro!
    Di grazia: cosa sono gli alberi di Chiesa Nuova? Quello, bellissimo di Cesarini Sforza, è una Pawlonia imperialis.
    Comunque ti garantisco che Monica non vive gli alberi come oggetti da arredamento. Ciao Lucilla

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  14. E’ un blog, non un testo scientifico.
    se vogliamo passare il tempo a puntualizzare e far sfoggio allora aggiungo che dopo il genere e la specie il cultivar si scrive tra virgolette……..
    bah!
    grazie
    ms

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  15. Continuo a sentire paragoni che non ch’azzeccano: a Parigi c’è Place Dauphine con i suoi magnifici alberi perchè Parigi è una città ottocentesca, il lavoro “sporco” di distruggere il tessuto plurimillenario – una vera e propria operazione di laboratorio, l’ha fatta Hausmann. E sotto il Borrominiano convento dei Filippini ci può essere un brutto incrocio, ma proprio brutto. Peccato che non nasconde le facciate. Viceversa le facciate ottocentesche di via Veneto sono meravigiosamente vestite dai platani. Io non sono contrario a priori (ci mancherebbe altro) all’uso degli alberi nel tessuto di Campo Marzio: dico solo che è possibile metterli in casi molto sporadici.

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  16. Due precisazioni: per Franco Pirone quelle di Piazza della Chiesa Nuova non sono Catalpe. Per Monica Sgandurra l’Albizia julibrissin Durazz. (non Albizzia) si scrive con il genere in maiuscolo e la specie in minuscolo, così come il presidente della Camera è Gianfranco Fini e non gianfranco fani. Nomina si nescis perit et cognitio rerum. Se conosci il nome delle cose inizi poi anche a rispettarle (Linneo). La nomenclatura botanica non è un’optional. Penso sia superfluo ricordare che gli alberi non sono oggetti (forse qualche architetto la pensa ancora così) ma esseri viventi intelligenti dotati di cellule e respiranti come noi. Quindi come esseri viventi esigono rispetto. Il rispetto è il primo passo per imparare a conoscerli e a diventarne amici. Consiglio, a questo proposito, la lettura del bellissimo libro “Arborario grafico” scritto dall’ ingegnere,e professore universitario che si chiama Diego Maestri che n onostante la sua “carica ufficiale” non solo gli alberi li rispetta, ma li disegna e li propone nella loro splendida bellezza. Perchè ricordiamoci che gli alberi oltre a regalarci (gratis) ombra e ossigeno ci danno anche bellezza. Se non siete daccordo sul fatto che gli alberi siano esseri ( e non oggetti) intelligenti consiglio la visione di questo video http://adeaalberi.blogspot.com/2011/07/stefano-mancuso-le-radici-delle-piante.html.

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    1. Per piacere Antimo, non correggiamo gli errori di battitura all’interno dei commenti del blog scritti spesso con passione……abbiamo superato tutti molti esami di botanica generale ed applicata, e nessuno dovrebbe fare il professore…..non è una polemica aggiuntiva, solo un chiarimento per evitare che il dialogo si sposti su inutili cavilli linguistici. Ciao.
      Francesco

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  17. attento marco……gli architetti sono quasi peggio degli ecologisti…….se ne hanno prove tangibili un po’ ovunque.
    comunque a parte la mia stupida battuta se ne può parlare ……. magari può essere un togliere e mettere dentro il raccordo anulare.
    faccio lavorare il mezzo neurone e vediamo che ne esce. ti facciamo sapere.
    un saluto
    ms

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  18. Monica,

    sento di avere un debole per te. So che li amiamo senza nemmeno riaprire Hesse. E quando scrivi “terrazza” ho un brivido. Perché vedi, anche io sono un terrazzato fortunato. E quando mi batto con l’innaffiatoio, il terriccio, il concime, l’argilla, i vasi, l’esposizione, le potature, il fogliame, i viaggi (a chi le lascio).. penso sempre che fatica costi mantenere un po’ di vasi o magari un vascone. Eppure senza che terrazzo sarrebbe? Che vita la mia?

    Allora vi propongo un gioco. Invece di metterli, ditemi dove togliereste volentieri verde ed alberi in mezzo a Roma. Vediamo che succede.

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  19. marco,
    ti faccio compagnia allora!
    io li metto sulla mia terrazza …….. ieri ho ricevuto una albizzia julibrissin summer chocolate e la settimana scorsa un acer campestre a ceppaia. nulla contro gli alberi a priori.
    grazie
    ms

    ps
    ne avrebbero un gran bisogno le periferie…….. come di tante altre cose però……

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  20. Scusami Monica,

    è che queste cose me le sento ripetere da assessori e urbanisti da decenni. Ne ho piene le scatole. A Roma non c’è voglia di prendersi una piccola responsabilità come questa, ma si è pronti poi a litigare sull’ Ara Pacis che non mi sembra un ‘operazione così semplice d’inserimento (a prescindere dalle discussioni estetiche)

    Facciamo ponti della musica del tutto inutili ancorché belli, auditorium che atterrano su Roma, maxxi, macro e micro, ma un paio di alberi no. Comporta uno studio complicatissimo.

    E quelli che già ci sono o si tolgono o ti cadono in testa perché non reggono. Potrò puntare il dito sulla manutenzione? Potrò pensare che non è un problema di progetto ma di pratica, di seguire un elemento naturale?

    Scusate per il tono, ma ho perso quasi ogni speranza, gli alberi me li metterò in campagna.

    m

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  21. gentile Marco,
    mi spiace per il tono aggressivo del tuo commento.
    per altro non abbiamo espresso nessun giudizio sulla tua proposta (come per le altre), quindi ci spiace ma non proviamo nessun fastidio circa la tua proposta.
    ognuno espone le sue posizioni cercando di fare ragionamenti e non sfoghi.
    per uno scambio proficuo, non autistico, di pensieri, di ragionamenti. tutto qui.

    grazie
    ms

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  22. Francamente a me sembrate un po’ ottusi. Capisco tutte le vostre perplessità e la difesa del “progetto”. Giuro.

    Ma non si può sentirsi dire sempre che l’albero “nasconde”, “necessita lo spazio”, deve “adeguarsi alla cornice urbana”.

    Mammamia che noia!

    Ma guardate il Fico di piazza del Fico, cresce in mezzo alle case. Senza di lui sarebbe una piazzetta squallida.

    Guardate quelli che nascono per cacchi loro e sono bellissimi.

    http://www.06blog.it/post/11019/alberi-romani-dove-sta-questo-gran-fico

    Pensate a Ruskin se vi sembro solo un povero blogger romano.

    Lasciate perdere i miei giochini di collage se proprio vi danno fastidio. Piazza Barberini è bruttina comunque, se non fosse per la fontana. E via Veneto senza platani di una tristezza infinita. Magari un paio di aiuole si potevano infilare sul marciapiedone isola.

    Prendiamo però i recenti casi di pedonalizzazione.

    http://www.06blog.it/post/9616/si-sposta-il-capolinea-si-pedonalizza-ma-non-si-mette-un-albero-mai

    Diamine davvero non si potevano mettere giù una filarina di alberelli? E come fanno quelli in mezzo ai ruderi? E quelli lì dietro nel raro giardinetto abbandonato di Largo Cairoli? Come fanno?

    http://transenna.splinder.com/post/14493398/autumn-in-arenula

    No, perché poi ci vengono gli storni. Ecco la risposta dei Giardini. Questi sono i veri problemi del perché non si mettono più gli alberi al centro di Roma. Perché poi ci fanno i bisogni i cani, ci dormono i barboni, ci sono le foglie da spazzare…

    Altro che le facciate del Borromini (che alcune sono schiacciate in incroci mortali ma tanto belle uguali).

    E poi fatemi capire. Possiamo correre con l’asfalto e lo smog intorno al Colosseo, ma non possiamo fargli un prato intorno come c’era un tempo?

    Possiamo fare staute oscene su praticelli diradati come a Largo di Santa Susanna ma un paio di alberi come a Santa Maria Maggiore proprio no?

    Facciamo le “riqualificazioni” in Sant’Apollinare o San Lorenzo in Lucina per poi metterci gli alberi finti a natale? Come a Largo Febo ci sono altissimi tigli e che guarda caso la piazzetta è in gioiello nel cuore di Roma?

    Davvero a San Silvestro manca tutto sto spazio?

    A Parigi volete dirmi che Place Dauphine è una creazione da laboratorio?

    http://www.wallpaperstravel.com/view/france-paris-place-dauphine-1024×768-travel.html

    Ma fatemi il piacere.

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  23. Aggiungo al mio intervento queste parole tratte da una lezione fatta qualche anno fa a dei giovani ragazzi di un corso universitario da Walter Veltroni, ex sindaco di Roma. Nel discorso incredibilmente si parla anche della necessità di piantare alberi. Ecco, rifacendomi alle sue parole, il mio scopo ( e di tutte persone che intendono lavorare dalla parte degli alberi) non è trovare oggi soluzioni (ridotte ai minuti) ma risvegliare la nostalgia del mare lontano e sconfinato.
    ‘La politica vera, il tempo lo ha dimostrato, è invece quella di chi sa trasmettere alla comunità il calore di una missione collettiva e sa far sempre prevalere l’interesse generale su ciò che i sondaggi indicano come la momentanea preferenza dei più. Non abbiate paura, verrebbe da dire. Non abbiate paura di dare il senso di un cammino, non abbiate paura dell’impopolarità di un giorno o di un mese, se fate ciò che ritenete giusto. La politica è “arte regia”, non è una disciplina del marketing. Conta essere, non apparire. Nella vita, non solo nella politica.E’ la politica a non essere nulla, se si riduce a pensare ai minuti, e non trova la pazienza di piantare alberi. Un albero impiega anni per crescere. Rende molto di più tagliare quelli che ci sono, farne legna e rivenderli, senza preoccuparsi del resto, senza preoccuparsi degli altri e del domani. Tra queste cose, c’è l’esempio dei grandi uomini che di piantare alberi hanno avuto l’amore e la pazienza. A volte sapendo che alla loro ombra non si sarebbero mai potuti sedere.La politica è questo. Il suo cuore, la sua bellezza, è qui. E’ dare un senso al presente pensando al futuro. E’ pensare se stessi in relazione agli altri. La vita pubblica ha bisogno di questo. Di essere arricchita da ideali, da valori morali. Che la loro fonte sia la fede o siano i principi che nascono da una profonda “religione civile”, non c’è motivo di avere timidezza nel dirlo: dobbiamo reintrodurre l’etica pubblica nella politica. “Se vuoi costruire una nave”, scriveva Antoine de Saint-Exupery, “non devi per prima cosa affaticarti a chiamare la gente a raccogliere la legna e a preparare gli attrezzi; non distribuire i compiti, non organizzare il lavoro. Ma invece prima risveglia negli uomini la nostalgia del mare lontano e sconfinato. Appena si sarà risvegliata in loro questa sete si metteranno subito al lavoro per costruire la nave”.
    Quindi non fermiamoci a soluzioni parziali e presunte verità ( il posto per piantare alberi al centro di Roma è ridotto al minimo, ma chi l’ha detto?) Copernico ce l’ha insegnato tutto si può cambiare(prima di lui tutti dicevano la Terra è al centro, come tutti oggi pensano che il verde al centro sia un’eresia). Mi ripeto, la vita senza alberi non è possibile e vivere in una città piena di alberi significa vivere meglio e in salute, Questa è la nostalgia del mare lontano, stai a noi risvegliarne la sete, e poi trovare la gente raccogliere la gente e organizzare il lavoro. .

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    1. Mi spiace essere in disaccordo con Antimopal e la citazione del discorso di Veltroni, preso così lo trovo demagogico. Dire che dobbiamo piantare alberi tout court è un modo di affrontare il problema dal punto di vista quantitativo, non qualitativo. Sottoscrivo a mia volta quanto dice Monica: abbiamo la più alta percentuale di verde pro capite, ma qualcuno di noi se n’è accorto? Oramai sono decenni che la cultura ambientalista dice giustamente che il verde non si misura con paramentri meramente quantitativi. Se non hai un sistema del verde omogeneamente distribuito, consola poco avere a disposizione un bosco di cento ettari a 20 km di distanza da casa, quando non hai un’area verde di quartiere per portare a spasso tuo figlio. Non possiamo ignorare che il centro di Roma abbia un sottosuolo in gran parte inesplorato, per cui fare una buca per piantare un albero richiede la riunione di una conferenza di servizi, con le soprintendenze che sono tendenzialmente (quando non aprioristicamente) contrarie. Piantare alberi deve essere un gesto di coscienza, come fare un figlio, se lo faccio devo essere in grado di mantenerlo. Nessuno farebbe 10 figli abitando in un monolocale: non sarebbe un gesto d’amore ma di egoismo. Il tessuto urbano della Roma medievale e barocca, insisto, non è adatto ad accogliere un aumento del patrimonio arboreo significativo. Tranne rare eccezioni le strade sono strette e prive di marciapiede. Si potrebbero piantare alberi (spoglianti) con portamento fastigiato: Gingko biloba, Pioppo cipressino, ma in numero decisamente limitato, e per le ragioni suesposte per piantare un albero bisognerebbe scrivere un romanzo. In ogni caso, a parte le eccezioni di piazza della quercia, delle catalpe di piazza della chiesa nuova e poco altro, non condividerei mai la scelta di piantare un magnifico albero che mi nasconda una facciata borrominiana (è solo un esempio). I problemi del centro di Roma si fondano nella decisione di distruggere quasi completamente la cintura verde ottocentesca e nella decisione di attribuirgli la funzione di città politica. Se avessimo la bacchetta magica potremmo spostare ministeri, parlamento & co. verso est, nell’area dello SDO, oppure nel quadrante sud ovest, nelle vicinanze dell’aeroporto di Fiumicino. Ma la bacchetta magica esiste solo nelle favole.

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  24. sottoscrivo il tuo commento, Franco.
    il problema non è piantare alberi, ma togliere le macchine dalle strade, avere servizi pubblici più efficienti.
    Combattere l’inquinamento di un auto con un albero è come andare alla guerra armati con la fionda.
    nei centri di londra e parigi non si vedono le macchine in doppia fila che invece sostano indisturbate qui a roma.
    L’inquinamento si combatte con una corretta politica dei trasporti.
    per inciso roma è la capitale che ha nel mondo il più alto rapporto abitante/mq di verde 131,7mq/ab.).
    caso mai si dovrebbe discutere sulla qualità di questo verde……..

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  25. D’accordo, ogni regola può avere eccezioni. Dico solo che la strada che porta a piantare alberi nel centro storico a Roma è molto impervia, difficile da percorrere e molto costosa. Nessuno nega che la necessità di piantare alberi, per ben note ragioni. Però pensare che i problemi di inquinamento del centro di Roma si risolveranno piantando alberi mi sembra un’affermazione quanto meno azzardata. I posti dove piantare alberi, facendo scelte corrette delle alberature idonee per i singoli siti, sono veramente ridotti al minimo. Nessuno di noi vuole piantare platani in aiuole di 80 cm di lato, od a una distanza di due o tre metri dagli edifici. Una cosa è il costo di manutenzione di un albero piantato secondo le regole agronomiche, altra cosa è costringere alberi ad assumere portamenti innaturali a causa delle scelte sbagliate, e delle conseguenti potature esagerate (e costosissime). Se si vuole risolvere il problema dell’inquinamento ambientale, cominciamo a vietare l’ingresso alle minicar ai pulman turistici e ai motorini (a meno di comprovate esigenze lavorative). Oggi come oggi il motorino è un ottimo sistema che consente a tutti, nessuno escluso, di accedere in centro storico, scorrazzare in lungo e in largo e inquinare. Comunque è un discorso molto lungo e complesso che andrebbe affrontato nelle sedi opportune.

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  26. Tutti i miei amici che abitano al centro di Roma hanno problemi con le vie respiratorie (bronchiti, asma, raffreddori che non si risolvono,etc…). E solo una casualità che un tratto comune (la dispnea, ovvero difficoltà nel respirare) colleghi persone tra loro differenti per età, cultura, esperienze? Io penso di no. La qualità dell’aria nel Centro storico di Roma infatti è ormai fuori controllo. Andiamo a vedere le statistiche delle malattie polmonari nei residenti del centro storico di Roma e ci renderemo conto che i dati risultanti non sono meno allarmanti di quelli prodotti dalle scorie nucleari a Fukushima. Dati che una giunta comunale, che basa i suoi movimenti politici (rispondendo agli elettori che gli hanno dato consenso) su slogan e parole di propaganda (ordine, sicurezza, etc.) eviterà di rendere pubblici. Riporto come esempio quello che è successo alla mia amica Sheila Rubin. Lei abitava a Palazzo Massimo in Corso Vittorio Emanuele a contatto quotidiano con le attività mortali delle polveri sottili. Era consapevole di vivere in questa zona ad alto rischio, e nonostante i numerosi weekend passati nella verde ossigenante Tuscia (molti dei quali condivisi insieme) è stata portata via da un fulminante tumore ai polmoni. Bisognerà quindi ricordarci che pensare e immaginare (in ogni gesto e azione che facciamo , anche la più semplice, come quella di andare a comprare le sigarette, l’immaginazione precede l’azione) gli alberi nel centro storico non è optional, una questione bizzarra di mettere o dismettere alberelli disegnati sulla carta, ma scelta primaria e fondamentale. Sono gli alberi appunto che grazie alla fotosintesi clorofilliana ci regalano quell’ossigeno che sia io e voi che state leggendo queste parole in questo momento stiamo respirando (mi tornano a questo proposito le parole di Julia Butterfly Hill, rimasta 738 giorni su una Sequoia di nome Luna- per salvarla dal taglio, che afferma “non è necessario essere ambientalisti , baste respirare per esserlo” ). E certo che gestire e mantenere alberi costa, così come costa mantenere pizzaioli e fruttaroli, ma che facciamo rinunciamo a mangiare, togliamo le pizzerie perché le persone poi dopo che l’hanno mangiata buttano per terra la carta? O togliamo i mercati perché poi dieci uomini dell’Ama devono intervenire con mezzi e risorse pagati con soldi pubblici? Investire sugli alberi e la loro manutenzione in città non è optional ma scelta politica per la nostra città sulla quale investire risorse economiche nei prossimi anni ( una città, Roma con un Servizio Giardini all’impasse- “non abbiamo soldi, non abbiamo soldi” questo è il ritornello che gira tra gli uffici di San Sisto). Gli alberi ricordiamocelo sono un bene comune che permettono in qualsiasi spazio e latitudine la vita. La vita senza alberi non è possibile e vivere in una città piena di alberi significa vivere meglio e in salute. Quindi evviva la piazza con gli alberi. Due link a questo proposito possono aiutare a confrontarci con quello che gli alberi portano e altre esperienze nel mondo .
    Repetita iuvant
    http://legalberi.blogspot.com/2009/09/repetita-iuvant-torniamo-parlare-della.html
    Con gli alberi in città ci si guadagna
    http://legalberi.blogspot.com/2011/09/con-gli-alberi-in-citta-ci-si-guadagna.html

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  27. Si, signori, le soluzioni ci sono. Sono d’accordo con tutti voi.
    Mi dispiace solo che si perda sempre di più il senso delle parole in questi tempi e che si tenda a ridurre.
    No, nessuno ha ansia rispetto all’introduzione di alberi in città. Per me sarebbe fare karakiri, se mi permettete la battuta.
    Le questioni sono altre e diverse a mio avviso.
    Sono questioni tecniche da valutare. L’inserimento in qualsiasi ambiente di un elemento arboreo non è un’attività di gardening. Tutto il mondo lo sa, noi invece vediamo il verde quasi esclusivamente come elemento di abbellimento. Ma questo è un problema culturale che si ripercuote nel fare.
    Sono questioni ambientali. E non mi riferisco solo all’aspetto scientifico (isole di calore, abbassamento delle temperature, corridoi ecologici in città, ecc.) ma all’aspetto del paesaggio. E qui per essere più chiara intendo per paesaggio tutto, comprese le nostre città.
    Le nostre piazze non sono delle scatole vuote, non sono delle superfici libere, non sono vuoti autoreferenziati. Vivono di rapporti materiali, fisici con ciò che costruisce il vuoto, e di rapporti immateriali che raccontano storie, situazioni, vissuti e sensazioni. Vivono con le persone che ci camminano e respirano dentro.
    E qui devo parlare del progetto.
    Mi spiace che si percepisca la questione progetto come un elemento negativo :
    “Non serve un progetto serio, ma una seria responsabilità nel seguire un elemento naturale in ambiente urbano.”
    Mi spiace che qui si pensa al progetto come a un’azione di autoesaltazione. Ma su questo posso anche essere d’accordo se non per il fatto che c’è poca sperimentazione progettuale, che per mettersi a riparo da qualsiasi critica si chiami l’archistar con la bacchetta magica. Mi spiace che la figura del progettista sia vista, nel senso comune, come una complicazione. E questo è un problema per noi italiani e se stiamo così è proprio perché si è perso il senso delle parole e la loro forza di azione.
    E’ a mio avviso una grossa perdita per la comunità questa visione del progettista come un deus ex machina. Questa professione ha, come nelle altre, eccellenze, estremismi, ma anche professionalità seria che lavora per risolve i problemi. E’ sempre più preoccupante questa distanza tra chi deve dare un servizio (il progettista) e la gente, tra il progetto e chi lo deve accogliere. E’ sempre più preoccupante, per chi fa questo lavoro, la distanza che si ha anche tra chi progetta e chi esegue. Un dialogo regolato quasi esclusivamente sotto l’aspetto economico.
    Progetto deriva dal latino e significa gettare avanti. Esprime quindi un lavoro intellettuale coadiuvato da quello tecnico di proiezioni future, di trasformazione. Significa capire il mutamento nel rapporto con la realtà, significa vedere idee, i pensieri nella direzione della trasformazione.
    I tanti esempi esteri citati sono frutto di progettualità, di seria progettualità.
    Vi invito a visionare cosa si fa a Parigi per una piazza importante, come Place de la Republique.
    Il progetto è quello dell’amministrazione che costruisce una serie di azioni coordinate, dei tecnici che studiano seriamente i problemi di questo luogo, degli architetti, progettisti urbani, paesaggisti, che raccontano le loro visioni di trasformazione, e, non ultimo dei cittadini che interagiscono con tutti.
    Un progetto serve.
    http://www.paris.fr/pratique/amenagements-de-paris-concertations/place-de-la-republique/presentation-du-projet/rub_9025_stand_84211_port_21821

    Non so cosa farà Portoghesi, ma sono di ritorno da Londra dove ho visto la mostra sul Postmorden. Bisognerebbe portare molte persone a vederla per far capire come qui in Italia questo movimento si è involuto nei tanti timpani di coronamento dei nostri edifici e nelle stelle disegnate con i sampietrini. E lì ci siamo fermati molto spesso.

    Si, è inutile mettere il verde se non si può mantenerlo. E non è una questione di responsabilità, ma anche qui di progettualità, nel senso che un progetto che prevede del verde deve anche prevedere che possa essere mantenuto altrimenti meglio il prato finto di plastica che ho visto nelle aiole di Canary Wharf…..
    “Rondone”, sono anch’io dell’opinione che un bel capolinea ristrutturato era la “morte sua” a piazza San Silvestro, ma concedimi di non essere d’accordo con i ciliegi davanti alla fontana del Tritone del Bernini……..

    grazie per questi commenti vivaci e continuiamo a parlare!

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  28. Fancamente non ho capito questa guerra antiverde. Io sono piuttosto scettico sulla traformazione esagerata della piazza, che detto fra noi avrei lasciato com’era (magari migliorando la centrale Atac).

    Mi sono invece battuto per la piantumazione arborea. E sono stupito dall’ansia che molti di voi nutrono sul tema. Piantare alberi in città è una cosa del tutto normale nel resto del mondo civile, a Roma è una rivoluzione. Perchè?

    Non servono titoli di studio per capire che un albero in città migliora la vita del cittadino ed è valore aggiunto in estetica.

    Fatemi capire. Perché vi disturbano gli alberi?

    Qui ci sono i riferimenti delle mie battaglie, il centro di Roma è il più povero d’Europa in fatto di essenze arboree.

    http://transenna.splinder.com/post/25034501/piazza-lalbero-facciamo-sul-serio

    http://www.06blog.it/post/11311/san-silvestro-salva-la-tua-piazza

    http://www.facebook.com/groups/114659718626556/

    http://transenna.splinder.com/post/17355693/Piazza+l%27Albero

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    1. Ciao Marco, grazie del commento. In verità nessuno di noi è contrario alle alberature, anzi. Bisogna però distinguere la parola “verde” da “alberi”. Personalmente sono contrario sia che la piazza diventi un giardino sia che divenga uno spazio pedonale con due panchine e due vasi…….ci vuole un progetto serio per fare in modo che uno spazio pubblico funzioni veramente, che sia bello e funzionale allo stesso tempo in modo da essere poi apprezzato dai cittadini con la loro presenza. Ed un progetto serio si ottiene solo attraverso un concorso di idee che verifichi tutte le opzioni progettuali. Ne sono sicuro.
      Francesco

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      1. Ciao Francesco,

        secondo me il problema di molti (per non dire tutti) ultimi interventi di restyling nel centro di Roma è proprio questa ansia da prestazione del progetto.

        Tutti vogliono stupire e dimostrare la propria strepitosa personalità, oltre a rimodellare il traffico secondo gli ordini di discutibili urbanisti, dimenticandosi le cose più semplici.

        Aggiungi i veri motivi (che nei miei link sono elencati) per cui di rado si piantano alberi (o si crea del “verde”) nel centro storico che sono fondamentalmente di carattere “curativo” e di manutenzione ed ecco il risultato. Zero alberi, aiuole e prati manco a morire.

        Mi ripeto e dico che un albero salva una piazza già esteticamente, senza bisogno di chissà quali scelte urbane o architettoniche. Gli esempi ci sono sempre nei miei link ma ne cito uno emblematico: piazza della Quercia.

        Non serve un progetto serio, ma una seria responsabilità nel seguire un elemento naturale in ambiente urbano. Nel resto del mondo non sembra impossibile. Anzi. Qui invece sì.

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        1. Marco, sono d’accordissimo su piazza della Quercia, è perfetta così come è con la quercia a dominare il tutto. E’ necessario considerare che piazza della Quercia è però inserita in un tessuto edilizio molto diverso da quello di San Silvestro ed ha una dimensione molto più minuta. In realtà l’ansia da progetto la abbiamo, proprio perché non c’è una piazza del centro che sia stata riqualificata negli ultimi decenni da un paesaggista, qualcuna da architetti e molte da geometri. Ti ricordo che l’ultimo paesaggista che ha potuto lavorare a Roma è stato Raffaele De Vico, che ha fatto un gran bene alla capitale…….guarda qui per favore: https://paesaggiocritico.com/category/raffaele-de-vico/

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          1. @paesaggiocritico

            “In realtà l’ansia da progetto la abbiamo, proprio perché non c’è una piazza del centro che sia stata riqualificata negli ultimi decenni da un paesaggista, qualcuna da architetti e molte da geometri”.

            Non volevo dirlo ma ne ero consapevole. Il problema dei geometri urbanisti è uno dei mali di Roma nel dopoguerra.

            Grazie per le informazioni che consulto volentieri.

            Ribadisco che piazza San Silvestro era l’ultima piazza che avrei toccato (se non appunto per rifare il capolinea più moderno e meno triste). Ma ora per me, e per tanti come me diventa una buona occasione per dimostrare che abbiamo ragione.

            Spero che Portoghesi non esageri con il progetto. Mi basterebbe qualcosa di simile a piazza della Scala a Milano (dove gli alberi hanno salvato le panchine non proprio spettacolari).

            per quanto riguarda la mia versione copia e incolla, ti riporto quello che ho scritto su FB: “A me bastavano 3, 4 alberelli, che non abbiano radici da giungla e che non crepino nel giro di due mesi”.

            Ma manderò tutto all’indirizzo che mi dai.

            Grazie ancora

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    2. È vero che molte città europee e non, hanno alberi in centro. Però bisogna stare molto attenti a paragonare realtà completamente diverse. Città come Parigi, Barcellona, Madrid i conti con la storia li hanno fatti 150/200 anni fa, facendo piazza pulita della loro storia, o dando precisi segnali si crescita urbana con piani regolatori di espansione urbana molto caratterizzati. Gran parte di quelle città sono costruite su terreni “vergini” o quasi. Piantare alberi in quelle situazioni è una operazione soft. Altra cosa sono le stratigrafie storiche del sottosuolo di Campo Marzio e dintorni. In questi casi piantare alberi è un’operazione praticamente impossibile. Ho letto in questo forum di platani e bagolari, per carità! Al massimo potremmo pensare a qualche melangolo.

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      1. Hai ragione Franco sui confronti. Non credo però sull’impossibilità. La varietà di essenze arboree è fortunatamente infinita. Esistono alberi che non prevedono mostruose attività del sottosuolo. Penso che nel mondo delle Acacie qualcosa si può trovare. Ma non voglio fare il tecnico perché non lo sono. Ripeto, credo di soluzioni ce ne siano. Ci vuole solo un po’ di buona volontà, e costanza nella tutela.

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  29. Per quello che ne so io, il problema delle radici riguarda un pò tutti gli alberi che non hanno terra sotto a sufficienza e allora tendono a svilupparle in orizzontale. L’altro è l’impianto di un albero che è stato costretto a vivere in un contenitore troppo piccolo sino al momento dell’impianto. Quando la radice principale a fittone è tutta girata in circolo, una volta in terra non ce la fa più a raddrizzarsi e allora l’albero per ancorarsi sviluppa quelle laterali. Per questo basta un colpo di vento un pò più forte per mandare un pino a gambe all’aria. Certuni, in Toscana, hanno ripreso a piantare gli alberi con il seme. Lo so, “Campa cavallo…”

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  30. Ho letto con interesse tutti gli interventi, i punti di vista sono a volte differenti, ma mi sembra che la totalità (o quasi) manifesti attenzione, passione e competenza. Consco bene la storia delle sistemazioni limitrofe (Piazza del parlamento – Ufficio speciale città storica) e piazza Montecitorio (Zagari). Mi sembra che la storia (brutta) si ripeta, e che nei nostri amministratori ci sia l’incapacità di fare tesoro degli errori commessi in passato. Solo un piccolo intervento riguardo platani e bagolari. Per quanto riguarda eventuali danni alla pavimentazione circostante non ci sono differenze tra i due: hanno radici che tendono ad andare in profondità. Certo che se un platano di un metro di circonferenza è piantato in una aiuola di un metro e dieci (tipo lungotevere), è chiaro che l’asfalto intorno qualche problema ce l’avrà. Provate a camminare sul marciapiede spartitraffico di viale città d’europa all’EUR dove hanno piantato dei bagolari: l’effetto è più quello di un giro sulle montagne russe, altro che passeggiata! Beninteso la colpa non è dei bagolari, ma di quel furbo che li ha piantati in uno spartitraffico di meno di un metro.

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  31. Da povera mentecatta senza patente, sono una gran fruitrice di mezzi pubblici. Anche del 61 che aveva il suo terminal proprio in Piazza San Silvestro. Allora, premettendo che non sono una purista e che amo le comodità, devo dire che se il 61 avesse avuto la sua cuccia da un’altra parte, per me sarebbe stata la stessa cosa, dato che dalla Piazza faceva il giro del palazzo ex Rinascente e poi di fermava all’inizio di Via del Tritone, davanti alla Piazza stessa. Sempre lì andavo ad aspettarlo. E’ vero che i pensionati andavano al terminal per sedersi, ma anch’io sono una pensionata ormai da un po’. Non ho capito dove l’hanno spostato il terminal, ma non credo che questo spostamento abbia creato un grave danno. Perciò, per me, la questione va spostata sull’utilizzo della piazza. Una piazza è una piazza, non un teatrino, credo. In effetti mi pare che lì intorno non ci siano luoghi di sosta per i viandanti, baretti carissimi, a parte, per cui ce la vedrei una piazza con delle panchine e magari anche un po’ d’ombra. Probabilmente sbaglio.

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  32. da La Repubblica di oggi:
    Ma la novità più importante sarà quella dell’arena. “Stiamo riflettendo sulla possibilità di realizzare uno spazio, all’interno della piazza, per concerti di musica classica e spettacoli dal vivo” annuncia il sottosegretario ai Beni Culturali, Francesco Maria Giro. “Non sarà una cavea, perché i lavori sono ormai iniziati e non si può certo scavare nel sottosuolo ritardando inutilmente il cantiere – prosegue Giro – si può pensare invece a una sorta di sopraelevazione, non un vero palco, ma un’area delimitata da alberi e aiuole”. Il verde, insomma, potrebbe comparire sotto forma di perimetro per la piccola “arena degli eventi”. A confermare l’idea di una “piazza-teatro” è anche l’assessore capitolino alla Cultura, Dino Gasperini. “La piazza – ribadisce – diventerà luogo di dialogo tra le arti, offrendosi anche come palcoscenico ideale per le rappresentazioni delle eccellenze culturali presenti all’interno del Tridente, come il Conservatorio e l’Accademia di Santa Cecilia e l’Accademia delle Belle Arti”.

    Ecco, ci mancava anche il teatrino…….una delle più grosse oscenità mai pensate!
    e ci mettiamo anche il verde per accompagnarlo perchè, ahimè, non si riesce a scavare la cavea e il teatrino tocca farlo sopraelevato. Strutture che nello spazio urbano non hanno mai funzionato. E la nostra periferia lo sa bene, con quelli costruiti e progettati negli anni 80 e 90. e lo sanno bene anche i nostri parchi.
    E che ne pensate della fontana che, a detta del prof. Portoghesi, per carità non dovrà assomigliare a quella romana di Meier, bensì dovrà essere vista da tutte le strade che si affacciano sulla piazza e assomigliare ad un obelisco d’acqua?
    Mannaggia! non si riesce a costruirne uno (di obelisco) in pietra e allora ecco la soluzione…..facciamolo d’acqua!
    DELIRI.

    Eh si gentile Daniela,hai ragione, è una questione di coraggio, ma nel caso specifico, di faccia tosta.
    Si, il tuo pensiero circa gli autobus e il terminal……beh, è coraggioso, senza dubbio, e condivisibile, ma ci vuole coraggio mentre come si vede, stiamo ancora ai teatrini.

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  33. Il “progetto” è brutto.

    Considerando poi, che spesso con i rendering si riesce a far passare per “belli” anche progetti improbabili è tutto dire. Bello e brutto, si sa, non è cosa per tutti: bisogna studiare…di una cosa però sono certa ed è che l’immagine delle “bare”, molto ben associata, sarà l’occasione per “ribattezzare” la Piazza com’è nella migliore “tradizione” del sarcasmo romano. Se veramente avranno il “coraggio” di farla così non sarà più Piazza S. Silvestro ma qualcosa di simile “agli alberi pizzuti”, i cipressi ( ma com’è che non ci hanno pensato: ombra non ne fanno e producono anche loro bacche che sporcano, era perfetto!)

    Coraggio, coraggio
    Non c’è coraggio in questa “sistemazione” o la vogliamo chiamare più di così?!
    Non so quale sia il motivo logistico per togliere gli autobus da lì e ,certo, quella “battuta” sulle auto blu bisognose di parcheggio è inquietante ma, pur amando il verde, mi chiedo e chiedo: non sarebbe stato più coraggioso fare una vera e moderna stazione d’autobus ovviamente con un bel progetto? Davvero Roma aveva bisogno di un’area di sosta per pedoni (scomoda, anche psicologicamente, viste le “bare”) e non di migliorare sia funzionalmente sia esteticamente, con vantaggio per i passeggeri, il nodo di scambio di piazza S Silvestro? Questo sì,a mio modo di vedere, sarebbe stato più coraggioso e, se non altro, più utile.

    Utile
    L’ulivo è albero utile..in campagna.
    Per le mie origini pugliesi ogni volta che lo vedo trattato come un ornamento e svilito in piccoli vasi mi ribolle il sangue.
    Utile e bello l’ulivo è bellissimo quando è secolare ed assume forme le più varie a seconda del vento e del terreno e certo le sue olive così ricche di preziosa essenza sporcano se lo si maltratta così. L’unica volta che l’ho visto ben utilizzato è stato a San Giovanni Rotondo (in Puglia appunto!) nel progetto di Renzo Piano (che ce li poteva risparmiare all’Auditorium) per il resto mi sembra solo una moda senza rispetto per nessun tipo di tradizione.
    Chiedo: se dobbiamo continuare a rispettare ed usare le pietre “tradizionali” di Roma allora perché gli ulivi? D’altra parte, sempre a Roma, davanti a Bocca della Verità diversi anni fa sono stati tolti oleandri enormi e bellissimi da riempirsi gli occhi tanto “romani” e tanto “senza bisogno di cure” per far spazio a rose rosse tanto “europee” e tanto “bisognose d’acqua ed opere di giardinaggio”. Non sarà che, anche qui, è una questione di “olio”, non quello extravergine, e bisogna che qualcuno mangi tutti i bei fiori delle costose fioriere? Poi è davvero esteticamente utile far diventare Roma uguale ad altre città attraverso le piante?

    Si può essere attenti e rispettosi della “tradizione” di un luogo attraverso materiali, essenze arboree, uso e funzione, se lo si sa fare, facendo qualcosa di “nuovo”.
    A Roma, concordo, anche i cestini per i rifiuti sanno di “vecchio” che è altra cosa dall’antico” che tutti amiamo. Forse sono solo io che vedo cestini in ghisa e gladiatori al Colosseo nello stesso modo? Forse i secondi sono più veraci nell’essere Kitsch e..costano meno.

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  34. Ho letto la lettera di quel signore su Rep. Metterci degli alberi perchè è ecologico, mi sembra assurdo….anche se… Suvvia, non è una bella piazza! Credo che sia stata ritoccata più volte ed è sempre stata un luogo d’uso, insomma non è piazza Navona o Piazza Colonna, sua vicina di casa. E’ una brutta piazza, almeno, nella mia somma ignoranza, la vedo tale. Le altre archistar (Purini, Aymonino e Fuxas) hanno detto no alberi, perchè il centro di Roma è stato concepito come un blocco di marmi e certamente nel rinascimento non avevano bisogno di color verde dato che l’avevano a 100 metri da tutti i pizzi e fino a 100 anni fa, ma anche molto meno, le greggi di pecore attraversavano tranquillamente Piazza di Spagna (ne parla anche D’Annunzio ne “Il piacere”). Oggi è diverso. A cavallo dell’800 e 900 alberature sono state messe e penso che a nessuno verrebbe in mente di toglere quelle di Chiesa Nuova (invece lo hanno in parte fatto), a Piazza Cesarini Sforza o al giardinetto davanti a Palazzo Pasolini dell’Onda, ai Fori, a Piazza Venezia etc. Per cui io, che non son nessuno, non vedrei male un gruppo di alberi scelti per quella piazza, senza che facciano giardino. Le catalpe mi son rimaste nella testa. Ma le fioriere, no! Quelle, vi prego, risparmiatemele!

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  35. francesco,
    io invece no!
    spero e prego di non vedere l’ennesimo esercizio di stile. temo nel ritorno degli anno ’80………… e soprattutto non vorrei svegliarmi con una piazza degna di un outlet e vedere che alla gente comune piace pure…………..

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  36. Riguardo al fatto che la piazza non debba essere necessariamente uno spazio verde sono d’accordissimo, ma che non sia neanche solo una bella pavimentazione con due panchine……aspettiamo dunque il progetto del nostre illustre architetto…..poi ne discuteremo.
    Francesco

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  37. caro Francesco,
    no, non metterei la questione su questi toni. E’ vero che come diceva Giulio Andreotti, uno che la sapeva lunga, “A pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca”, ma la questione non la porterei sul fatto che non esistono progetti e/o consulenze fatte gratis, né, su come dicono in molti, attaccando l’ottuagenario Portoghesi, “questo non è un paese per giovani”.
    No, non porterei la discussione su queste corde perché si perdono le cose importanti, ossia del perché non si è più capaci di costruire operazioni di qualità, perché si riesce a parlarne dopo, perché continuamente si ritorna sui propri passi dopo che si grida allo scandalo. E soprattutto perché ci siamo ridotti così e cosa fare per uscirne.
    No, come hai notato non ho volutamente parlato della querelle di via Giulia, per due semplici motivi.
    Il primo riguarda una questione di stile. Non ho risposto a Garofalo proprio per questo, riguardo a via Giulia. Si stava parlando del progetto di piazza san Silvestro per cui perché parlare d’altro?
    Il ricorso al concorso in un paese civile è un’operazione democratica. E malgrado i tempi, sono ancora una che la pensa così. Funziona spesso all’estero, perché in Italia no? ( e qui il discorso è lunghissimo)

    Devo anche dire un’altra cosa al riguardo. Se si fa un concorso e i progetti presentati non sono convincenti, non sono all’altezza, allora bisogna avere il coraggio di non aggiudicare e di portare la discussione su altri versanti.
    no, non deve essere scontato il fatto del perché si fa una consultazione, o un concorso, che inevitabilmente la cosa si debba risolve in ogni modo. Possiamo trovare il caso di un bando “costruito” male, di risposte insufficienti e/o non convincenti, di scarsa partecipazione e quindi poca pluralità di posizioni ed idee.

    La seconda questione riguarda il fatto che via Giulia merita altre considerazioni, al di là delle operazioni fatte dalle due amministrazioni, dalla moda dei progetti gratis, dai risultati ottenuti e degli imbarazzi generali. No, il capitolo di via Giulia merita un ragionamento ad hoc.

    Ritornando a piazza San Silvestro.
    Lasciando perdere la questione dell’ottuagenario (inelegante), sollevata da molti (Oscar Niemeyer -1907- a Ravello ha realizzato uno degli spazi pubblici più belli che io abbia mai visto, una vera e propria esperienza sensoriale, un tuffo nel paesaggio della costiera di rara bellezza – e lo dico non come architetto, ma come persona che ha avuto la fortuna di essere cresciuta in questi posti) porterei la discussione su altre linee.

    Il Paesesera.it del 26 agosto ci ricorda che “Francesco Giro, sottosegretario ai Beni culturali, ha sottolineato il suo entusiasmo per “la scelta eccellente”: “Oltre ad essere un noto architetto e storico dell’architettura – ha detto Giro – il professor Portoghesi è Presidente del ‘Comitato tecnico scientifico per la qualità architettonica ed urbana e per l’arte contemporanea’ del Ministero dei beni culturali, un organismo che lavora al fianco del ministro Galan i cui pareri sono fondamentali anche per le delibere delle nostre soprintendenze e direzioni regionali”.
    Chi controlla il controllore?

    La seconda questione riguarda la consulenza. Lo stesso Portoghesi ha dichiarato, prima ancora dell’annuncio ufficiale della sua consulenza, che se era chiamato per dare un parere sugli arredi avrebbe rinunciato. La questione della piazza va oltre le panchine-bara, per cui c’è bisogno di una revisione totale del progetto. Solo così avrebbe accettato.
    Da progettista come dargli torto? Su questo ha maledettamente ragione, no?
    Se devo fare un lavoro serio, non posso mettere pezze a colori su un progetto che condivido poco o per nulla.

    La terza questione riguarda un’altra considerazione che viene fatta da un cittadino che scrive sul quotidiano La Repubblica. Una considerazione semplice. “negli ultimi venti anni, l’area ha visto la trasformazione di interi fabbricati in uffici per la Presidenza del Consiglio dei Ministri e non vorrei che la pedonalizzazione sia a favore esclusivo delle auto blu”. La battuta si commenta da solo.

    Ultima riflessione. Consentitemela.
    A prescindere dalle fioriere proposte, il verde non è “innocente” e proporre giardini o strutture vegetali, non è la panacea di tutti i mali, non è una soluzione che mette tutto al riparo. Non la penso così da paesaggista e da architetto. Non sono d’accordo con gli ecologisti che pensano di risolvere il tutto mettendo del verde. E’ uno slogan facilmente popular.
    E non sono d’accordo con quei progetti che invece di affrontare l’architettura usano la scorciatoia del giardino, perché il verde si sa’, è politicamente corretto.
    No, non è così e questo tipo di atteggiamento è, a mio avviso, pericoloso.

    Il seguito alla prossima puntata.

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  38. ALL’ITALIANA

    bene, dopo l’ennesimo annuncio del nostro sindaco, pare che tutti i problemi di questo progetto verranno risolti dall’ennesima trovata. una consulenza gratuita.

    ricapitolando:
    1.ci troviamo di fronte ad un progetto approvato, passato per tutte le autorizzazioni e messo in cantiere
    2. dopo il rumore delle proteste alla vista della soluzione proposta, il sindaco e i responsabili cercano di tamponare la faccenda dicendo che ci sarà una revisione con relativi cambiamenti
    3. per chi non lo sa un cambiamento in corso d’opera è operazione che triplica tempi, costi, procedure ed altro, ergo una vera e propria caporetto……
    4. si cercano nomi al di sopra delle parti per trovare una soluzione al problema
    5. soluzione trovata con l’annuncio di una consulenza gratuita del prof. portoghesi

    sembra un film già visto o quasi (via giulia per esempio)
    e l’ordine che fa? sta in ferie?
    possibile che le soluzioni sono sempre le stesse?

    allora perchè data la natura della consulenza (che sicuramente sarà più di una consulenza, ci troveremo davanti l’ennesimo progetto con pavimentazione a stella michelangiolesca) non estenderlo a tutti coloro che avrebbero qualche cosa da dire?

    no, così non va proprio. Non è meglio fermarsi, ragionare e trovare una soluzione meno sincopata?

    Se l’ufficio tecnico non è in grado di elaborare un progetto condiviso, allora perchè metterlo nelle mani di un’altro progettista e non, invece, fare uno sforzo e trovare una condivisione a 360 gradi o quasi?

    ulima considerazione
    visto che sono stati già spostati i capolinea, sono state trovate tante belle cosette (compreso un corso d’acqua) e ancora non si sa cosa fare, beh, dico FERMATEVI. E RAGIONATE! RAGIONATE!

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    1. Monica, sono rimasto a bocca aperta dopo che sono trapelate le indiscrezioni sul parallelo via Giulia-piazza San Silvestro: aspettavo che uscisse il famoso concorso per la riqualificazione di via Giulia….ed invece hanno fatto in modo che il concorso passasse sotto un bel tappeto.
      Alla fine a chi andrà il progetto…..forse a Portoghesi, che piazze non ne ha mai saputo molto, le ha progettate si, ma con risultati, a parere mio, discutibili…….in pratica per far tacere le critiche Portoghesi si è proposto di farlo gratis…….probabilmente in cambio dell’assegnazione del progetto di via Giulia. Se risultasse vero sarebbe l’ennesimo caso di “mala-architettura” romano.
      Francesco

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  39. Il Celtis australis è detto volgarmente bagolaro o spaccasassi. E’ un albero molto bello e a me caro, perchè è uno dei pochi che resiste a Venezia. Alle sue radici fittonanti, l’acqua salata non fa un baffo, me ntre le altre essenze arboree giunte a una certa altezza spesso crollano. A Roma vengono molto bene, ma potrebbero avere quel piccolo inconveniente di cui parla Monica.
    Già che c’è, potrebbe andare a vedere lo stato di salute di quelli di un giardinetto nuovo dell’acquedotto di via dell’Acqua Bulicante, che un buon architetto ha pensato di interrare il loro tronco per 2 metri, in una specie di piramide tronca?

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  40. certo Massimo! la possibilità che bagolari e betulle possono crescere in alcuni punti della città è una condizione fattibile a patto di alcune considerazioni.
    circa le betulle non metto in dubbio che sul versante roma nord possano crescere. nella zona monte mario ce ne sono diverse oltre a quelle da te citate. si tratta però di una condizione non diffusa e dettata da particolari condizioni ambientali che si possono riscontrare in alcune “sacche” del territorio. Questo riguarda però specifiche condizioni che si possono creare in alcuni luoghi, microclimi differenti che esistono nella nostra città. Sono condizioni di areali con tassi di umidità, ventilazione, temperatura particolari, poco estesi che generano microclimi particolari nella nostra città. questo vale per le betulle ma anche per altre piante.
    E’ una eccezione, non la regola.
    Per questioni di cambiamenti climatici poi, la nostra fascia climatica si sta trasformando in fascia da clima sub tropicale, per cui è sempre più frequente l’adattamento di specie che fino a 50 anni fa vivevano in modo sporadico da noi.
    questo vale anche per il nord, per esempio a Londra, che ormai ha un clima quasi mediterraneo e i famosi olivi sono miracolosamente apparsi in città.
    venti anni fa ti assicuro che al massimo potevi vederli nelle serre temperate o al Celsea flower show.

    Altra cosa circa il bagolaro. All’inizio del secolo era molto usato, ma allora le condizioni erano un po’ diverse. E’ un albero bellissimo, facile, veloce ma l’uso indiscriminato in città, soprattutto quando hai a disposizione superfici artificiali come quelle dei nostri marciapiedi o strette aiole pavimentate stradali, è da tenere bene in conto. Il sottosuolo urbano è a volte un mistero anche per i nostri sottoservizi per cui, è vero, ci possono essere casi in cui questi alberi non hanno problemi perchè trovano un sottosuolo libero da impedimenti ma non mi sento di dire che non abbia nessun problema. Il bagolaro non ha radici superficiali, ha radici molto forti, potenti e se trova impedimenti nel suo crescere, più di ogni altra specie, ha la capacità di entrare fortemente in competizione. ti posso fare tanti esempi di uso inappropriato di questo albero su strette porzioni di spazio o su spazi che avevano un sottostrato troppo duro o ingombro di altro (reticoli incontrollati di sottoservizi!), come spesso succede in città, nei suoli urbani e soprattutto nelle nostre periferie dove i cantieri stradali a volte sono delle vere e proprie discariche dei cantieri edili. Bisogna anche in questo caso conoscere bene le condizioni ambientali per essere sicuri altrimenti ci si affida al caso.
    E il caso non è la regola ma l’eccezione.

    grazie per la discussione che per entrambi da’ la possibilità di andare al di là di alcune banalità.
    a settembre diremo qualche cosa di più mirato circa la questione patrimonio arboreo romano, della condizione attuale e del suo mantenimento. spero di farlo a più voci e con specialisti in materia.

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  41. Interessante….per Monica Sgandurra,il mio elenco era proprio per stimolare la discussione ed infatti viene fuori che per te il bagolaro che ha la triste e errata fama di spaccasassi non si presta o che le betulle non sono adatte a Roma e via dicendo…..benissimo ma questo fa intuire la delicatezza e difficoltà nella scelta anche di un solo albero! Credo appunto che sulla scelta del verde non si possa delegare il tutto ai famigerati architetti dell’Ufficio Città Storica o tantomeno del servizio giardini di Roma….tornando alla discussione (interessantissima) i bagolari hanno la fama di spacca sassi per il semplice motivo che sviluppano un fittone molto resistente che va in profondità e se trova un terreno sassoso riesce a farsi largo,ma in superficie le radici non creano alcun problema…anzi se vai in via dello Scalo di S.Lorenzo dove c’è l’unico filare doppio di bagolari (molto grandi) in tutta Roma potrai constatare che le radici non hanno creato nessun tipo di problema alla pavimentazione e tantomeno ai binari del tram che passa a poco più di un metro! Di più…in via Margutta a circa metà percorso vi è un bagolaro “secolare” (bellissimo) che è addirittura cresciuto in un giardino piastrellato (visibilissimo dalla strada)….ebbene non si vede neanche una mattonella sollevata! Per finire….nel parco di Tor di Quinto furono piantate decine di betulle (ve ne sono decine di varietà) circa 15 anni fa. Da come sono diventate grandi e rigogliose non mi sentirei di dire che abbiano avuto problemi ad ambientarsi al clima di Roma. Insomma…credo che sulla scelta degli alberi (che credo sia centrale per la riuscita di questo progetto!) ci sia da fare una scelta oculata.

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  42. Gentile Monica,
    Dovremmo provare in un’altra occasione, meno agostana, a trarre le conseguenze di questo frammento di discussione. Si riesce ad esprimere un punto di vista chiaro per un minimo comune denominatore riguardo al problema? Se non ci riesce la comunità architettonica (che è cosa ben diversa dall’ordine professionale), come sarà mai possibile un dialogo con l’opinione pubblica e l’amministrazione? E questo vuol dire anche riuscire a proporre comportamenti e azioni concrete. Dimenticavo una ulteriore componente molto negativa del problema: quelli che scrivono in cronaca di Roma.

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  43. Caro Garofalo, tu miri alla qualità architettonica e noi di Amate l’Architettura miriamo a ridare vitalità all’architettura italiana asfissiata dal clientelismo.
    Vogliamo parlare di via Giulia? Della sceneggiata napoletana (romana in questo caso) di un sindaco che chiede “aggratis” (?!) a 7 studi di architettura di fare un progettino che poi verrà sottoposto ad una finta consultazione pubblica per avere un finto beneplacito delle masse?
    E cosa darà Alemanno a questi studi per sdebitarsi del favore (perché nessuno regala progetti per la sola gloria)?
    Anche se ci fossero stati proposti progetti magnifici (e così non è stato) il metodo utilizzato è contrario all’etica professionale, alla libertà di accesso al lavoro e alla libera circolazione delle idee.
    Perché, siamo convinti, che se avessero avuto le possibilità, molti giovani architetti avrebbero proposto progetti migliori.
    L’Ordine degli Architetti è stato costretto ad agire sotto la pressione nostra, di oltre 500 firme che abbiamo raccolto e della gazzarra mediatica che abbiamo creato.
    Se devi cercare dei responsabili (lo dico con orgoglio) guarda a noi, non all’Ordine.
    Un saluto.

    Per ciò che attiene al progetto della piazza, concordo con i commenti di Di Carlo e Sgandurra, sembra un progetto fatto per accontentare la Soprintendenza, dove dimenticano di essere architetti appena sono assunti. Vado oltre, sembra una triste installazione di arte contemporanea, come se ne possono trovare alla biennale: completamente decontestualizzata in termini di spazi e vegetazione, ma soprattutto dai bisogni e dalle aspirazioni delle persone.
    Vi incontrereste mai in una piazza come questa? Vi soffermereste vai a riposare all’ombra di qualche albero (gli ulivi, aha, aha!) nella canicola estiva? Quale è il rapporto con la quinta urbana circostante?
    Domande semplici che chi ha progettato la piazza non si è posto.
    Perfino Alemanno, nella sua cultura troglodita, ha colto la completa inconsistenza di questo progetto.

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  44. leggo e riporto fedelmente queste righe pubblicate su http://www.romaogginotizie.it

    Roma – Piazza San Silvestro, Alemanno: “Pronto un nuovo progetto”
    “Un progetto piu’ verde e senza le panchine’bara’. Verra’ rimodulato il look di piazza San Silvestro che non sara’ piu’ lo storico capolinea dei bus del centro storico.”Anch’io ero perplesso sulle panchine messe in fila – ha spiegato Alemanno facendo un sopralluogo nel cantiere – e per questo ho chiesto all’Ufficio Citta’ Storica di creare un nuovo disegno sullo stile della piazza all’italiana”. Entro la fine di agosto, ha aggiunto il sindaco, tutta la parte relativa alla mobilita”’sara’ messa a regime”.

    ci mancava solo lo stile piazza all’italiana….. no comment

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  45. Gentile Francesco,
    non è certo con griffe ed altro che si risolve il problema dello spazio pubblico. Non ho detto questo. un progetto di spazio pubblico deve essere un progetto condiviso. Questo non lo è. Il problema delle progettazioni comunali è serio come è serio il problema dei concorsi in Italia.
    per quanto riguarda il primo caso si progetta sempre sotto tono. materiali e forme seguono una logica di ton sur ton, una sorta di rassicurazione a catena. Bisogna saper proporre ma anche saper chiedere e questo è il problema dei nostri uffici tecnici. una sorta di apatia totale.
    Personalmente non sono per la logica del “famolo strano”. E neanche per l’azione salvifica del concorso, soprattutto quello italiano e in particolare quello romano. ma bisogna condividere le idee, parlarne, per dare a tutti la possibilità di un pensiero, giusto o sbagliato che sia.
    Come? non lo so, neanche il nostro Ordine ci aiuta in questo, lo so.

    Circa il progetto in questione dico che il progettista non è stato ispirato in questo caso e che ci sono molte banalità e non credo che si salverà per la cura dei dettagli.

    Arredo urbano. altro punto dolente. qui toccherà aprire un capitolo a parte e in un altro momento.
    No, lo spazio pubblico non è arredo urbano è qualche cosa di diverso, molto diverso e questo come architetto del paesaggio lo so bene.
    il luogo, il vuoto, la luce, l’aria, i movimenti, le storie, i volumi non sono elementi semplici da mettere in contatto, in dialogo e questo come architetti lo sappiamo benissimo no? Ma ciò non si risolve con una manciata di panchine, qualche lampione e alcuni vasi.
    Sono logiche che passano senza una seria critica alla condizione contemporanea sia che si parli di architettura, sia che si parli di paesaggio e di progettazione urbana.
    no, sulla produzione dei nostri concorsi ti do’ ragione, non possiamo fare affidamento per un serio lavoro ma men che mai sulle progettazioni pubbliche. e allora? stiamo fermi, immobili, muti, soprattutto muti?
    No, credo che se ne debba parlare seriamente in modi chiari, limpidi lasciandoci alle spalle tutto ciò che fa balbettare il discorso.

    ultima nota ma per Massimo.
    Roma ha un patrimonio arboreo notevole. basta conoscerlo. Ogni epoca ha avuto le sue introduzioni (bellissime quelle dell’inizio secolo!). Attento agli elenchi però! Il bagolaro viene chiamato anche spacca sassi… qualche cosa vorrà dire no? L’ho visto impiegato in modo errato nelle aiole salvagente. mai luogo tanto inadatto. le betulle a roma non ce la fanno….ci sarà un motivo? il freddo per caso? Lasciamole ai tepori nordici, come lascerei francamente gli olivi nella nostra bella puglia. Il ginkgo biloba ha un portamento assurgente e quindi produce poca ombra e per giunta è lento, lentissimo. Anche lui ama il freddo, per cui se lo vuoi vedere nelle sue belle colorazioni oro autunnali bisogna andare a nord. scusami per la stupida lezioncina ma ti do’ ragione, le scelte possono affondare in varietà di specie che spesso non si considera per pigrizia o per non conoscenza.

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  46. Propongo che, in attesa di tempi migliori, l’amministrazione lasci in pace Roma. La lasci così com’è e se proprio deve arredarla, vada da IKEA e comperi uno stok di sdraio e ombrelloni.
    Mica scherzo! E’ una proposta seria.

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  47. Condivido…..il problema che si è posto più volte a Roma negli ultimi anni è che gli “architetti” del famoso Ufficio Città Storica hanno partorito una serie di progetti insulsi!! Alcuni di loro li ho anche conosciuti è devo dire che il livello è preoccupante….ma dove li vanno a raccattare? Ora tornando alla piazza è vero il fatto che sembra che l’unica preoccupazione fosse quella di pedonalizzarla….tutto il resto viene classificato come arredo!!! E che arredo! Sui materiali ci dobbiamo accontentare…..anche se insistere con i soliti sampietrini sembra ormai un disco rotto! Nel nostro meraviglioso sud ci sono delle pietre calde e luminose che fanno da secoli da pavimentazione dei più bei centri storici dalla Puglia alla Sicilia…..non credo che fare almeno una piazza a Roma con una pavimentazione chiara e calda di pietra, che non siano i soliti sanpietrini, sarebbe un delitto? Sulle panchine (trovo quelle attuali di via Nazionale l’unico valido esempio di arredo degli ultimi 10 anni) ci sono mille possibilità….ma sul verde credo che si debba fare un discorso più serio e dettagliato! Intanto basta vasi o fioriere che a Roma non dialogano con nulla e risentono della inesistente manutenzione e cura tipiche di Roma! Alberi,alberi,alberi. la scelta di quale tipo di alberi secondo me deve tenere conto di alcuni punti importanti : le radici non devono creare problemi alla pavimentazione (vedi Platani o Pini…),alberi che non siano sempreverdi perchè in inverno a Roma si sta bene al sole,alberi che durante il lungo periodo estivo sviluppano un’ampia e fresca ombra,alberi che sopportano il caldo,alberi che sviluppano una fronda regolare e che abbiano un fogliame particolarmente bello. Mi vengono in mente a getto….Betulle,Prunus,Bagolari,Ciliegi,Ginko…..insomma ci si può sbizzarrire!

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  48. Condivido molte cose, ma non questa aspettativa miracolosa e salvifica verso il concorso di progettazione. E poi non basta sbandierare la ricetta: contemporaneo+concorso. Si rischia una risposta semplicemente speculare alla mediocrità (o peggio) attuale. Lo spazio pubblico non è certo solo una palestra per architetti in vena di seminare panchine e arredi alla famolo strano. Bisogna incontrarsi a metà strada, ma più avanti. A metà strada non è il kitsch, e nemmeno l’autografia. Mi sorprende che persone come voi che conoscono il lavoro di Caruso e St. John, Lacaton Vassal, Josè L. Mateo e tanti altri, non individuino un punto critico in questa faccenda. Vogliamo parlare di Via Giulia? del progetto lasciato nelle mani dell’impresa dalla amministrazione Veltroni? della goffaggine di questa amministrazione, che dopo aver trovato un progetto in grado di risolvere l’equazione (si, il nostro), si fa dire da quegli scemi dell’Ordine che bisogna fare un concorso e ricominciare da capo?

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