Leggere Giardini, la recensione di Lucilla #17 – La triste sorte del Parco di Colle Oppio e libri prima delle vacanze

Prima di lasciarvi all’ultimo e piacevole articolo di Lucilla, che trovate sotto, vorremmo attirare la vostra attenzione su una questione delicata che sembra aver preso, proprio negli ultimi giorni, una bruttissima piega. La butto li senza tante parole: un progetto dubbio dal costo esorbitante, tra i 35 ed i 50 milioni di euro, paventato come unico modo per salvare la Domus Aurea, distruggerà uno dei parchi più frequentati ed amati della capitale, il Parco di Colle Oppio progettato da uno dei grandi paesaggisti italiani del ‘900, Raffaele De Vico, per lasciare posto ad una orribile sequela di passerelle di acciaio, felicità di turisti tecnologi! Chiaramente, subito dopo, il tutto verrà dato in gestione a privati che lucreranno sul nostro patrimonio archeologico…..
In attesa di saperne di più leggete la lettera di JACQUELINE RISSET e questo articolo di FRANCESCA GIULIANI.

Francesco Tonini

Lucilla……

Ultima mandata di libri prima delle vacanze. Questo giro lo dedico ai giardini, a Capek, a Monsignor De Ligne, ma anche a Serena e a Lidia che, in modo diverso, ho frequentato. A dire il vero ho frequentato anche il Signor De Ligne… Poi l’ultimo romanzo su un viaggio: forse il più bello di tutti i libri in movimento. Buone vacanze!

Capek K. L’anno del giardiniere 2008 Palermo Sellerio
L’anno del giardiniere (Il divano)
Questo libro è delizioso ed esilarante. E’ una selezione di articoli nei quali l’autore prende in esame la vita di un neo-giardiniere durante il primo anno della sua attività, perciò molto più sullo stress cui è sottoposto, che alle presunte gioie del giardinaggio. I consigli degli esperti, i metodi empirici, la vanga, la zappa, i concimi naturali (se ben ricordo anche la pipì), i terricci, l’innaffiamento…
A proposito di innaffiamento vi riporto la piccola prece del giardiniere, che è anche una mia preghiera estiva ricorrente, nonostante siano più di trent’anni che mi applico sulla terra:
“Signore Iddio, fa’ che ogni giorno piova più o meno da mezzanotte alle tre del mattino, e sai, una pioggia lenta e tiepida, perché si possa assorbire; ma nel frattempo che non piova sulla crotonella (Lychnis coronaria), sull’alisso, l’eliantemo, la lavanda e le altre piante, che ti sono note, nella Tua infinita saggezza, con il nome di xeroterme; se vuoi Te le scrivo su un foglio di carta; e fa’ che il sole splenda tutto il giorno, ma non dovunque (per esempio non sulla spirea, sulla genziana, sulla hosta e sul rododendro) e non troppo; fa che ci sia abbastanza rugiada e poco vento, abbastanza lombrichi, nessun pidocchio o lumaca, niente peronospora, e fa’ che ogni settimana piova letame sciolto e sterco di colombo, amen”.
Le piccole illustrazioni di Capek non sono meno piacevoli del testo.
Chi è Capek? Nasce nel 1890 in Boemia, fu filosofo visionario e anticipatore, drammaturgo, romanziere e giornalista ( una specie di Pizzetti cecoslovacco). Il suo testo più famoso, fu un dramma in tre atti “Rossum’s universal Robots” del 1920 ed è stato lui proprio lui a inventare il termine “robot”. Ha scritto anche un librino che non ho letto, ma mi piacerebbe molto farlo: è ”Fogli italiani” edito sempre dalla Sellerio. Muore nel 1938 a Praga.

Dandini S. Dai diamanti non nasce niente 2011 Milano Rizzoli
Dai diamanti non nasce niente. Storie di vita e di giardini
Perché recensire un libro che stanno leggendo tutti? Ma proprio tutti, anche la mia vicina che si lamenta di tutti quegli alberi che ho in giardino. “Mi tolgono l’aria” mi dice sempre invitandomi continuamente all’accetta. Anche una mia conoscente che si aggira soddisfatta nei piani alti di un’importante industria di edilizia che sta devastando le nostre campagne e che di verde non ha neanche l’interno delle tasche, ovviamente. Lo leggono perché è della Dandini? Anche e allora si capisce perché il suo programma sia entrato in conflitto con le falangi governative della RAI e perché, nonostante tutto, non se la siano fatta scappare. Quello che stupisce è che questo libro sia un successo indipendentemente dal fatto che l’abbia scritto lei, che la gente lo regali o lo presti ad altri, perché ritenga essere straordinario e parla di giardini. Mai successo. Stiamo forse “inglesiggiandoci”? Purtroppo non credo, credo invece che il veicolo sia, oltre, ed è innegabile, al nome della sua autrice, la passione che trasmettono le sue pagine. E’ ben scritto, ma con misura, senza nessuna concessione a quella liricità da caramella succhiata di tanti autori di libri sui giardini. Non vi troverete mai:”Questa mattina l’uccellino cinguettava sul ramo, quasi volesse darmi il buongiorno.” Oppure:”Nel prato sono sbocciati i narcisi e sembrano una messe dorata al sole”, o anche peggio. Serena scrive come una persona normale, è colta, ma non saccente, racconta un sacco di storie e di storia, cita personaggi famosi svelando questa loro passione e non si tira indietro a perorare cause inerenti al futuro della nostra Terra, tirando in ballo Vandana Shiva, gli economisti Jeremy Rifkin e Amartya Sen o l’economista premio Nobel Joseph Striglitz che studia il superamento del nostro modello di sviluppo basato solo sulla crescita illimitata. Parla del bisogno della decrescita citando il libro di Maurizio Pallante. “La decrescita felice” (2009 Editori Riuniti).
Conosco Serena da circa 10 anni e la incontro regolarmente (solo) alle mostre di piante, vi assicuro perciò che è veramente appassionata, oltre che una compratrice affetta da bulimia (managgia, è riuscita a fregarmi sul banco di un venditore olandese una hosta che inseguivo da tempo! Meglio, così le lumache l’avranno rosicchiata a lei).
Mi piace un’altra cosa: la passione per le piante l’ha ereditata da sua nonna, ma poi, da adulta, è stata Rita Angelotti Biuso, una delle mie amiche preferite, a introdurla nel magico mondo delle rose.

Zitara L. Giardiniere per diletto 2008 Bologna Edizioni Pendragon
Giardiniere per diletto. Contributo a una cultura irregolare del giardinaggio
Chi è Lidia Zitara? E’ una giovane controcorrente. Illusa e disillusa. Divisa tra passioni cocenti: filosofia, arte, disegno, letteratura, cinema, Star Trek, fotografia, giardini e giardinaggio e soprattutto la sua terra, la Calabria, nella quale, nonostante le indubbie difficoltà, si ostina a voler vivere. Diciamo che ha ricevuto un’eredità molto intensa, ma anche pesante: suo padre è stato Nicola Zitara, grande intellettuale e giornalista, fondatore nel 1968 dei mitici “Quaderni Calabresi”, una rivista mensile politica culturale che faceva da contro-canto ai “Quaderni Piacentini” di Braibanti e Belloccio. Roba fine, che quelli della mia generazione ben ricordano.
“Giardiniere per diletto” è un libro controcorrente, come la sua autrice. Da una parte c’è la sua volontà di riportare “il giardino” tra le grandi arti, come è stato in altri periodi storici, dall’altra è una critica feroce al giardino borghese, o meglio piccolo borghese, dei nostri giorni, quello sorretto dall’industria del giardinaggio, quello dei pratini all’inglese, del trittico d’alberi, della bordurina mista, delle piante alla moda, delle mostre di giardinaggio per signore con cappello fiorito in testa, della mercificazione e del consumismo, insomma. Il suo libro è un elogio (uffa! Ancora ‘sta parola!) alle piante di sempre: al malvone, al nasturzio, alla bella di notte, al Hibiscus siriacus cresciuto nella sua forma naturale, cioè a cespuglio, al pisello odoroso, alla violetta e alle rose. Quelle sì che sono la sua passione! E’ un inno ai piccoli giardini proletari, quelli fatti in vasi di fortuna sui balconi o raggruppati nelle stradine dei borghi, vicino alla porta di casa. Questo però non vuol dire che la ragazza non abbia esperienza botanica, anzi, conosce tutte le piante, soprattutto quelle spontanee che crescono nella sua bellissima terra, le censisce e le fotografa magnificamente bene. Da parte mia le ho consigliato di prendere dei semi di quegli endemismi pazzeschi che lei ha sotto casa, nei terreni abbandonati e lungo i cigli delle strade, quelli che vengono combattuti dalle amministrazioni comunali a forza di tagli prima dell’andata a seme e qui da me, a Roma, con i diserbanti. Bellissimo il suo pezzo sulle erbe della ferrovia. (Dio, ti prego, salva dalla furia umana almeno le erbe tra le rotaie!)
Pesta duro anche sulle amministrazioni comunali con i loro orrendi giardinetti pubblici, che sembrano creati apposta per non esercitare la loro funzione aggregativa, anzi paiono concepiti sotto il grido:”Se ti fermi qui, morirai fulminato!”. Divertente e angosciante il capitoletto sulla pista ciclabile voluta dal Comune della sua Sidereo: strettissima, costruita su una duna e con meta finale una fogna a cielo aperto.
Lidia gestisce il blog giardinaggioirregolare.wordpress.com

De Ligne C.-J. I giardini di Beloeil 1985 Palermo Sellerio
Innanzi a tutto onore a Elvira Sellerio che è riuscita a tenere in piedi per anni una delle più raffinate case editrici di vere chicche. Se non ci fosse stata, noi ci saremmo persi la fonte di tante letture insolite, gustosissime e di altissimo valore culturale.
Dunque: una quindicina di anni fa, in occasione della “Festa delle Rose” ero a Castel Giuliano, ospite di Enzo e Umberta Patrizi. Appena arrivata Umberta mi fa: “Lucilla, quest’anno abbiamo un ospite fantastico: il Principe de Ligne, il proprietario del giardino di Beloeil, in Belgio!” – “Porca miseria!” faccio io. Avevo già letto il libro che sto qui a raccomandarvi, sapevo tutto di questo meraviglioso giardino in Belgio, creato a cavallo del 1600 e del 1700, ampliato nel 1700 da Charles-Joseph, arricchendolo di vedute, paesini, prati verdi. Famoso, comunque, per le enormi quinte verdi di carpino.
Il principe de Ligne che mi ritrovai davanti, pro-pro-pro-nipote di cotanto personaggio, era un buffo giovanotto piuttosto piccolo, con capelli biondi rossastri a onde, giacca a scacchi verdognola e beige, panciotto color castagna e, a parte questo, molto gentile e ossequioso. Si aggirava per le sale del castello con aria compiaciuta, ma distratta. Ogni tanto mi chiedeva l’ora e quando finalmente arrivarono le 11 di mattina, si precipitò in cucina davanti al frigo, lo aprì, ne trasse una bottiglia di bianco e gentilmente mi chiese dov’era il cavatappi.
Umberta, ad un certo punto, riuscì a tirarlo fuori dalle stanze per fargli vedere il giardino. Al loro ritorno, le chiesi com’era andata – “Una noia mortale!- mi fece lei- Non ha guardato quasi niente e davanti a tutte le cose che gli facevo notare, lui diceva:”Quanto costa?”. Solo di soldi abbiamo parlato.-
Capimmo che se la passava male e che, in effetti, ereditare una tal fortuna, può essere anche una gran sfortuna. Non so come se la stia passando ora il nostro principe, ma girando per i siti internet
del castello e del giardino, ho trovato pochissime fotografie e moltissime attrazioni per richiamare i turisti, come a Disneyland. Qualche cosa bisogna pur fare per sopravvivere alla ricchezza!
Prologo a parte, leggetevi questo libro, che è uno dei più goduriosi e divertenti libri sui giardini. C. J. De Ligne, pre-pre-pre avo del nostro giovane principe, era un pazzo visionario, così attratto dall’estetica che, oltre ad aver trasformato e abbellito tutta la campagna intorno (pre-Caruncio?), aveva dotato i contadini di graziose divise, in modo da non offendere mai la sua vista con i cenci che abitualmente portavano.

Shiel M. P. La nube purpurea 1999 Milano Adelphi
La nube purpurea (Gli Adelphi)
Non è un libro sui giardini, ma un libro di viaggio.
Penso che la maggior parte di voi abbia già letto questo libro, perciò lo consiglio ai distratti.
Poco si sa di questo Matthew Shiel, salvo che era nato nel 1865 nelle Indie Occidentali, figlio di un predicatore d’origine irlandese che lo fece incoronare, a quindici anni, re di un’isoletta dei Carabi. “La nube purpurea” fu pubblicato in America nel 1901. Sheil morì nel 1948. Laconica, ma allusiva, come presentazione dell’autore.
Non voglio raccontarvi la trama perché rovinerei la “suspence” che pervade il libro fin dalla prima pagina. Comunque, immaginatevi inchiodati a una poltrona a leggere senza smettere mai, un libro in cui il protagonista è solo, solissimo (dopo la metà arriverà quell’altro), che gira tutta l’Europa fino alla Turchia, senza mai vedere neanche un cane. Disperazione e onnipotenza.
Non perdetevelo, vi prego!

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