Leggere Giardini, la recensione di Lucilla #16 – Per il piacere della lettura e del paesaggio

Continuo a elencare libri da leggere per il piacere della lettura, ma anche per avere una visione del paesaggio e del viaggio più aperta. Cito poco libri appena usciti, perché penso che quelli ve li potete “capare” da soli in una qualsiasi libreria, a parte qualcuno poco pubblicizzato o che mi ha particolarmente elettrizzata. Poi ultimamente non è che io stia leggendo moltissimo, per lo meno leggo poca narrativa, anche se da qualche tempo mi ha preso un po’ la bella abitudine della rilettura.
Cominciamo con due libri sugli Stati Uniti d’America. Ricordi di viaggi scritti a distanza di un secolo l’uno dall’altro.

Stevenson R.L. Emigrante per diletto 1987 Torino Einaudi
Emigrante per diletto-Attraverso le pianure (Gli struzzi)
Per chi non avesse mai letto i libri di Stevenson e può essere successo ai più giovani, è il momento di correre ai ripari. Tutto, tutto, dovete “farvelo”, da “L’isola del tesoro”, “Il fanciullo rapito”, “Il signore di Ballantrae”, a “Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Jyde”, “Il principe Otto” e tutti gli altri che ha scritto e che non so nemmeno quanti siano. Questo che vado a consigliarvi è il diario di un viaggio molto particolare. Nel 1876, a26 anni,  Robert Louis, scrittore, nato da buona famiglia inglese, molto malaticcio, durante un’estate passata a curarsi a Fontainebleau si innamora di Fanny Osbourne, una signora americana di dieci anni più vecchia di lui, divorziata e madre di tre figli. Ovviamente questo rapporto è ostacolato dalla famiglia e dalla cerchia degli amici. Dopo un po’ la signora ritorna a casa sua in California, ma lui non la scorda e nel 1879 (tre anni dopo) improvvisamente decide di raggiungerla nonostante sia sempre febbricitante e quasi senza denari, dando così un taglio brusco a tutto ciò che l’aveva fino ad allora circondato: famiglia, amici, salotti e cliniche. Affronta il lunghissimo viaggio fino a New York sul piroscafo Devonia, in terza classe e da New York fino alla California in treno, attraverso le pianure. Il valore di questo testo è enorme: è un raro caso di documentazione, dato che in quel tempo certamente gli emigranti non scrivevano e gli scrittori non affrontavano viaggi in terza classe. Pagine come quelle sui clandestini, l’impatto su un europeo di “quella” America, l’incontro con il primo “negro”, la rabbia degli emigranti… Perché si chiama “Emigrante per diletto”? Suppongo perché alla fine del suo viaggio c’è Fanny ad aspettarlo. Fu vero amore: lei gli resterà accanto fino al 1894, anno in cui lui morì per la solita tisi durante uno dei suoi viaggi. A Samoa.  

Arbasino A.  America amore 2011 Milano Gli Adelphi
America amore (Gli Adelphi)
Sempre sull’America, ma scritto 60 anni dopo e da un italiano. Bellissimo libro, leggero, frizzante, ironico e dissacrante. Ragazzi, Arbasino è un genio e a me piace moltissimo il modo in cui scrive. Anche il momento storico è particolare: New York è più viva che mai e lui incontra personaggi pazzeschi come Saul Bellow, Charles Boyer, Claudette Colbert, Lotte Lenya, , Paul Newmann, Elizabeth Taylor, Tennessee Williams, Woody Allen, Truman Capote e Jack Kerouac…
Su e giù per la California, Los Angheles, San Francisco, Stanford, Berckeley, Hollyvood. I primi figli dei fiori e le prime contestazioni studentesche. New Orleans, New Mexico,  Cape Code, Arizona, Disneyland, Honolulu e altri non luoghi.
E’ un tomo grandissimo (867 pagine), ma costa solo 19 euro. Mica l’ho letto tutto, ogni tanto me lo prendo e mi gusto una cinquantina di pagine. Bello e molto interessante. Certe volte mi ricorda Truman Capote.

Capote T. Ritratti e osservazioni 2008 Milano Garzanti
Ritratti e osservazioni (Nuova biblioteca Garzanti)
L’ho citato e subito mi è apparso nella libreria. Lui, Truman, è uno che ha accompagnato quasi tutta la mia vita. L’ho incontrato per la prima volta cinquanta due anni fa tra i libri della biblioteca del collegio che mi recludeva. Era “L’arpa d’erba” e l’ho bevuto così a fondo che, quando l’ho riletto quattro anni fa, ho constatato che lo sapevo praticamente a memoria. Infanzia, felicità, infelicità, voglia di libertà, natura… un ragazzino, una zia matta che conosceva tutte le erbe e un vecchio giudice di un paesino sprofondato nella Carolina del Sud, che scappano dagli altri e vanno ad abitare un una casa su un albero di sicomoro, in mezzo alla prateria. Finisce male, ma con un’immagine che vi resterà impressa per tutta vita. Sempre che amiate le graminacee.
“Ritratti e osservazioni” è una raccolta di racconti e di articoli datati dal 1946 (lui è nato nel1924 aNew Orleans) al 1984 (lui è morto nel1984 aLos Angeles). Sono racconti in viaggio, interviste, ritratti. New Orleans, New York, Tangeri, Venezia (1948), Ischia a Forio (1949), Taormina (1951), ancora Sicilia e Roma. A Roma abitava in un ultimo piano di Via Margutta, a Taormina in una grande casa a Fontana Vecchia, chissà se c’è ancora? Mosca del 1956 e “Porgy and Bess”, poi il Giappone e Marlon Brando, Marilin Monroe e New York (Una bellissima bambina), Rungsted in Danimarca e Karen Blixen, un viaggio nel1967 abordo del vascello Tritona, ospite di Gianni e Marella Agnelli, ma anche la storia di Lucia, la terribile banditella sedicenne veneziana, pazza d’amore per il suo amico, la storia di Lola, il corvo femmina (si dice corva o corvacchia?) che lo segue dalle pendici dell’Etna fino al terrazzino romano di via Margutta, per poi andarsene da sola verso l’ignoto, planata sul tetto del camioncino della spazzatura romana. Mozart e i camaleonti in “Musica per camaleonti”, poi….
Storie di persone nel loro paesaggio. Poi lui non viaggia, non percorre: lui va a stare. E’ diverso.
Nel 1948 scrive:” …era bene che fossi venuto in Europa, se non altro perché potevo guardare ancora con meraviglia. Oltre a una certa età o un certo grado di saggezza, è molto difficile guardare con meraviglia. Lo si fa da bambini; dopo, se si è fortunati, si riesce a trovare un ponte di fanciullezza e si passa su quello. Era un ponte di fanciullezza, un ponte che attraverso mari e foreste mi portava direttamente ai più lontani paesaggi della mia immaginazione.”

Lawrence D.H. Libri di viaggi  1981 Milano  Medusa Mondadori
Insofferente, giovane, pelo rosso come un lupo, bellissimo, seguito perennemente dalla moglie Frida, immagino anche lei bellissima, quella che, quasi alla fine della sua vita a soli 47 anni, gli ispirerà il personaggio di Lady Chatterley, zaino o sacco in spalla, in fuga dalle ipocrisie vittoriane della sua patria (ma lo sapevate che mettevano le gonnelle anche alle gambe del tavolo?), lui che scriveva libri scandalosi.
Viene in Italia per la prima volta nel 1912 e si ferma sul Garda. Ritorna nel 1920, assetato da un bisogno di purezza ed estasi, che troverà in Sicilia e poi nella primitiva Sardegna. Si ferma a Taomina per mesi e abita in una casa a Fontana Vecchia (la stessa che abiterà Capote, trenta anni dopo?). Parte perla Sardegna…
Il rapporto che ha con gli indigeni è molto più distaccato di quello che avrà vent’anni dopo T. Capote, ma si capisce: Lawrence è un uomo del Nord, Truman viene da New Orleans, quindi da una terra del Sud.
Che ve lo dico a fare che comunque è un libro bellissimo?

Savinio A. Capri  1988 Milano Adelphi
Capri (Piccola biblioteca Adelphi)
Alberto Savinio (1892 – 1952) approda a Capri nell’Aprile del 1926, quando ancora vi si arrivava in una coffa e l’uomo sull’albero di maestra lanciava il grido “Terra! Terra!” e l’equipaggio rispondeva con un formidabile urrah. L’”Isola di Ferro”, l’isola di Tiberio, l’isola delle Sirene: un luogo mitico. Già l’albergo “Quisisana”, già vita oziosa e flirtesca, la chiesa di San Michele, la piazzetta con la chiesa di Santa Sofia, i piccoli caffè, le botteguccie, lo spaccio dei sali e tabacchi.
Il fantasma del crudele Tiberio che si materializza nel corpo di un cane che li conduce su sentieri scoscesi fino alle rovine del suo palazzo e poi ancora quasi li spinge sull’orlo del baratro da cui l’imperatore faceva precipitare i suoi schiavi…

Savinio A. Dico a te, Clio Milano Adelphi
Dico a te, Clio (Piccola biblioteca Adelphi)
E’ un piccolo libro che non riesco a trovare nel marasma della mia libreria.. E’ del 1939 e sono le impressioni di un suo viaggio tra le tombe etrusche di Cerveteri e Tarquinia e poi di un viaggio in Abruzzo. Ricordo che ero rimasta particolarmente colpita. Chi era Alberto Savinio? Non lo dico per i “grandi”, che sicuramente sanno tutto del geniale fratello di Giorgio De Chirico, ma per i più giovani, che forse non conoscono tutta la storia dell’arte e della letteratura italiana del 900.
In breve: Savinio era lo pseudonimo di Andrea Francesco Alberto De Chirico. Nacque ad Atene nel 1891 da un ingegnere ferroviario italiano e morì a Roma nel 1951. Dopo aver studiato al conservatorio di musica di Salonicco, divenne uno dei più grandi ed eclettici artisti italiani: fu compositore di musica, pittore, scrittore e critico. La sua arte si caratterizza per alcune tendenze particolari: il gusto del fantastico, la tendenza all’ironia, alla parodia e al citazionismo, che lo portano a differenziarsi dagli altri artisti dell’epoca legati al futurismo e al surrealismo.

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