I Biennale dello Spazio Pubblico di Roma – “Fasce di rispetto e pertinenziali” di Stefano Giovenali

Stefano Giovenali, dirigente del Comune di Roma e socio dell’AIIT (Associazione Italiana per l’Ingegneria del Traffico e dei Trasporti), è intervenuto alla I Biennale Spazio Pubblico di Roma dello scorso maggio, per chiarire le motivazioni tecniche che portano le attuali inconsuete modificazioni delle città italiane, le cui periferie assomigliano sempre più ai quartieri suburbani delle megalopoli americane.
Giovenali esordisce dicendo che le amministrazioni definiscono gli spazi pubblici, o se vogliamo gli spazi residuali tra le proprietà private, in base ai regolamenti viari dei comuni. Questa affermazione porta subito a comprendere che, se gli spazi pubblici vengono disegnati seguendo esclusivamente la normativa stradale e chi è in carico di disegnarli non si prende la responsabiltà di progettare lo spazio pubblico in base alle esigenze di un determinato quartiere, il pericolo che lo spazio pubblico divenga destinato al solo traffico veicolare diviene reale.
Se preso in senso stretto, il regolamento che prevede che la distanza minima tra due palazzine separate da una strada di quartiere debba essere di 47 metri, subordina lo spazio pubblico allo spazio necessario per una carreggiata a doppio senso di circolazione più parcheggi lato carreggiata, propria di una strada di quartiere appunto.
L’effetto amplificato di questa situazione paradossale, sfocia nel caso dei nuovi quartieri a villetta stile “borghesucci americani”, dove la fascia pertinenziale, in pratica il marciapiede, contigua alla fascia privata di rispetto, in pratica il giardinetto della villetta, definisce uno spazio pubblico alienante destinato all’uso ripetitivo dell’automobile, che deve essere presa sempre, anche per andare a comprare generi di prima necessità.
La conclusione comica è che questi nuovi quartieri con nomi rassicuranti, tipo “la querceta del tasso” o “giardini di Roma”, non solo non contengono nessuna querceta o giardino pubblico, ma neanche uno spazio pubblico di aggregazione, come potrebbe essere una semplice piazzetta. Lo spazio pubblico di aggregazione viene quindi sostituito dai non luoghi o centri commerciali. Come dicevamo in questo articolo, il costruttore arricchisce e la comunità impoverisce.
Arriviamo al punto: i quartieri tradizionali della tradizione romana, quelli con costruzione tipologica a palazzina con il piano a livello strada destinato alle attività commerciali stanno scomparendo per fare posto alla città diffusa, fatta di periferie disumane dove alti muri ingabbiano ridicoli giardini privati.
Vie come viale Europa all’EUR, non nasceranno più.
Come ci diceva Udo Weilacher “La città medievale, quella chiusa dalle mura, concentrata, densa e con viabilità composta da stretti viottoli, è un esempio grandioso di qualità di vita ricercata dai turisti. In questo tipo di città nessuno sente la mancanza del “verde” che tra l’altro è ridotto all’osso. La natura è subito fuori dalla città, in piena contrapposizione con essa, ma non se ne sente la mancanza. Nel percorrere i vicoli di un borgo ci si sente protetti, in un ambiente ristretto, che se alternato a pochi slarghi offre una varietà di spazi molto accogliente, quello che si prova anche nel centro di Roma quando ci si ritrova in piazza Navona al termine di via di Tor Millina.” Leggi tutto l’articolo….
La soluzione? Guardate il video, dura solo 15 minuti.

Francesco Tonini

Il sito della Biennale Spazio Pubblico di Roma

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