Leggere Giardini, la recensione di Lucilla #14 – I VECCHI LIBRI CHE RACCONTANO I VECCHI GIARDINI

Prendo spunto dall’accorato articolo di Monica Sgandurra sui Giardini del Quirinale, per consigliarvi una serie di libri vecchi che, finanze permettendo, non dovrebbero mancare nella libreria di un giovane paesaggista. Sono libri che, con dovizia di particolari e di documentate notizie storiche, descrivono le ville italiane e i loro giardini in un periodo in cui non era ancora nata la speculazione edilizia e il contesto in cui essi sorgevano era abbastanza simile a quello nel quale erano stati originariamente progettati.
Sono spesso letture molto gustose.

Edith Warthon Ville italiane e loro giardini (Il piacere e i giorni) 1998 e. Passigli
Scritto nel 1908 dalla grande scrittrice americana amica di Harry Jeames e autrice di “L’età dell’innocenza”, da cui è stato tratto il fortunato film di Martin Scorsese. L’ autrice, oltre a descrivere accuratamente quei giardini, alcuni dei quali purtroppo scomparsi o rimaneggiati negli anni ’30, mette in risalto il rapporto che essi hanno (o meglio: avevano) con il paesaggio.

Giorgina Masson Giardini d’Italia 2010 Officina Libraria
E’ l’unico libro che ho comperato in una libreria antiquaria (nonostante tutto non sono una bibliofila) e me ne vanto. E’ l’edizione originale del 1961 edita da Garzanti. E’ ricco di bellissime foto dell’autrice, il testo è ottimo, la descrizione dei giardini molto particolareggiata. Anni fa l’Accademia Americana fece una bellissima mostra delle sue foto.

Frederic Eden Un giardino a Venezia (Pendragon garden) 2008 Bologna Pentragon
Libro molto interessante, pubblicato per la prima volta nel 1903 a Londra per conto della “Country Life”
F. Eden era un ricco signore inglese, zio di quel R. Antony Eden, che fu capo del governo britannico subito dopo Churchill, e marito di una certa Caroline, che lui nomina appena, ma, dopo aver fatto qualche piccola ricerca, si scopre essere nientemeno che la sorella maggiore di Geltrude Jekyll, la grande paesaggista inglese, quindi potrebbe essere che la più famosa creatrice di giardini abbia appreso la sua arte dalla sorella e proprio lì, a Venezia. Insomma, questo sig. Eden, malato, costretto alla sedia a rotelle e pure un po’ capriccioso, ma anche così ricco da permettersi di vivere a Venezia, lasciando il suo bel castello sull’Avon, dopo un po’ cominciò ad annoiarsi di tutta quell’acqua e dalla meravigliosa mutevolezza dei colori di quella città, cominciò a smaniare per la terra ferma e soprattutto gli venne voglia di avere un bel giardino. Dopo tanto cercare, finalmente trovò alla Giudecca una villetta patrizia circondata da una certa estensione di orti, se la comprò e trasformò (o fu lei?) in un bellissimo giardino, frequentato da tutta l’aristocrazia veneziana e dalla schiera nutritissima dei super intellettuali che a cavallo del 800-900 frequentavano la città. Harry Jeames lo descrive in “Il carteggio Aspen” e per D’Annunzio è il giardino dove la Foscarina e Stelio fornificano disperatamente nell’ultimo capitolo de “Il fuoco”. Morto Federic nel 1916 e Caroline nel 1920 circa, nel 1927 la proprietà passa alla principessa Aspasia di Grecia, che lo arricchirà di specie botaniche mediterranee, fino alla sua morte nel 1972 (ricordo che da piccola, passando tutte le mie estati al Lido di Venezia, mi esaltavo ai racconti che facevano sul giardino della Regina). Nel 1979 la proprietà passò a Friedensreich Huntertwassen, il grande architetto e pittore austriaco. “Meraviglioso!” direte voi. Invece manco per gnente, perché il personaggio, pur essendo di provata fede ecologica, lasciò andare a ramengo il giardino: lui amava troppo la natura selvaggia. Friedensreich morì nel 2000, lasciando il giardino a una fondazione a suo nome, che tiene ben sbarrati i cancelli.

Isa Belli Barsali Conoscere le ville di Roma e del Lazio 1982 Bonsignori
“Ville di Roma” 1883 Milano Rusconi ed.
“I giardini non si sbucciano” è un testo sul restauro.

Luigi Dami “Il giardino del Quirinale ai primi del 1600” 1919 Bollettino d’arte n. 13 pp.113-116
“Il giardino italiano” 1924 Milano Sestetti e Luminelli con 351 tavole illustrate
Questo libro ora lo potete trovare solo in libreria antiquaria a un prezzo piuttosto alto. Alla fine degli anni 80 li trovai su una bancarella e non lo comprai, preferii fare delle fotocopie alla Biblioteca Nazionale. Così potreste fare anche voi, perchè è un libro importante. Tra l’altro è il libro che ha influenzato la moda dei moderni giardini all’italiana degli anni ’30 a Firenze. Jellicoe e Pinsent (Giardini moderni all’Italiana” 1931 Giardino Fiorito) si ispirarono a lui per i parterre dei Tatti, di Villa Caponi, della peschiera della Gamberana e di tutti gli altri giardini che “ristrutturarono” in Toscana in quel periodo.

Francesco Fariello “Architettura dei giardini” 1967 Roma Edizioni dell’Ateneo
Altro testo sacro

Dei libri di Paola Hoffman Le ville di Roma e dei dintorni e del grande Tagliolini I giardini di Roma ve ne ha già parlato Monica Sgandurra
e sono più facilmente reperibili (guardare nelle bancarelle a 3 euro)
Un altro libro che a me in tempi passati è servito molto e ora non so se facilmente reperibile, è
Bianca Marta Nobile “I giardini d’Italia” 1984 Bologna Calderoni ed.
La signora cataloga in un libretto molto agevole ben 350 giardini, ordinati per regioni, descritti con ampie notizie sulla loro storia, architettura, collocazione ambientale e valore artistico. Le indicazioni sui proprietari e sugli erari di visita, vista la data di pubblicazione, non sono molto affidabili. Non è neppure molto ferrata sui giardini del 1900, per esempio non cita l’autore dei giardini dell’EUR (De Vico).

Francesco Colonna Hypnerotomachia Poliphili: Riproduzione dell’edizione italiana aldina del 1499-Introduzione, traduzione e commento (2 volumi) (Gli Adelphi) (copia anastatica 1449) 2004 Milano Adelphi
E’ il libro giusto per chi vuol strafare, perché non è certamente una letturina per rilassarsi un po’.
Intanto il titolo vuol dire “Battaglia d’amore in sogno di Poliphilo” ed è un romanzo. La trama non ve la racconterò perché la troverete ampiamente riportata in rete, comunque questo Francesco Colonna, oltre a essere il fratone (Poliphilo) innamorato di Pollia, l’inconsapevole bellissima eroina del romanzo, era anche un principe romano, nonché signore di Palestrina. Alcuni studiosi hanno pensato invece che, celato dietro il nome del nobile frate, ci fosse in realtà Leon Battista Alberti o addirittura Lorenzo de’Medici. Carl Gustav Jung riteneva che le immagini oniriche (172 splendide xilografie) preannunciassero la sua teoria degli archetipi. Tra tutti i libri del Rinascimento, l’Hypnerotomachia è quello che ha influenzato maggiormente le scelte architettoniche, ma soprattutto simboliche e ideologiche del giardino cinquecentesco.

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Un pensiero riguardo “Leggere Giardini, la recensione di Lucilla #14 – I VECCHI LIBRI CHE RACCONTANO I VECCHI GIARDINI

  1. Grazie, mi ricorda che devo proprio procurarmi la Wharton! Il confronto con i testi del passato è spesso disorientante, ma in compenso allena a calarsi in altre Weltanschauung (ammetto che in quella del Colonna non ce la faccio proprio…).

    Aggiungo che Eden lo si può leggere dal sito della BHL all’indirizzo
    http://www.biodiversitylibrary.org/item/102854#page/13/mode/1up
    (per inciso, il sito stesso della Biodiversity Heritage Librery è una miniera d’oro…)
    e che di Georgina Masson è possibile “leggere” l’intero archivio fotografico, direttamente dal sito della American Academy:
    http://photoarchive.aarome.org/index/index2/tsk/mass

    Io invece vado a cercarmi il Fariello, che non conoscevo… 🙂

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