I Biennale dello Spazio Pubblico di Roma – Arenile, così pubblico, così privato – video estratto


L’aspetto interessante della I Biennale dello Spazio Pubblico di Roma è stata la programmazione completa di interventi che si sono occupati di aspetti estetici, storici, urbanistici ma anche tecnici relativi allo spazio pubblico. Il breve video che vi presentiamo oggi è molto interessante perchè tratta di un aspetto tecnico piuttosto oscuro, come la legislazione in materia di spazi pubblici costieri.
Vittoria Crisostomi, dirigente dell’Ufficio “Promozione Territoriale” nel Comune di Roma ed insegnante presso la facoltà di Architettura della Sapienza, ha condiviso con noi l’esperienza pluriennale accumulata nello studio della gestione pubblico/privata degli arenili. La Crisostomi ha lanciato la sua esposizione parlando brevemente della storia giuridica del demanio marittimo e di come il confronto tra regioni e stato, durato mezzo secolo, si sia concluso con il Dlgs 112/98 (detto Bassanini 2), che ha definitivamente riconosciuto piena titolarità alle regioni sul tema della gestione d’uso turistico-ricreativa delle spiagge.
In 50 anni di dispute, ha continuato la Crisostomi, non è però cambiato quasi nulla dal punto di vista legislativo, visto che ancora oggi l’utilizzo degli arenili è regolato solo da pochi vecchi articoli del Codice della Navigazione e dell’emissione di circolari annuali, che si sono sostituite in maniera del tutto insufficiente alla legislazione assente. La grave situazione legislativa si ripercuote, con effetti catastrofici, sul rapporto tra la gestione delle attività turistiche ed i titoli edilizi con i quali si occupano le coste. Sembra incredibile e paradossale, ma manca qualsiasi regolamento che disciplini i gestori delle concessioni demaniali, che oggi godono quindi di piena libertà nell’utilizzo del bene pubblico.
Il Governo italiano, attualmente in carica, ha cercato addirittura di peggiorare la situazione con l’inserimento di modifiche assurde al regolamento delle concessioni, come l’inserimento del diritto di superficie e la durata della concessione sino a 90 anni. Fortunatamente il Governo ha poi fatto marcia indietro, come scritto in questo articolo su la Repubblica.it.
La Crisostomi ha infine proposto una soluzione plausibile, in attesa di una legge organica specifica per il demanio marittimo, che consiste nell’affiancamento di un nuovo strumento urbanistico al PUA (Piano Utilizzo Arenili). I PUA, redatti dai comuni, non fanno altro che specificare la suddivisione amministrativa degli arenili in concessioni a fini turistici, ma non hanno nessuna valenza urbanistica relativa alle concessioni edilizie (fatto vergognoso perché il Comune dà la concessione, spesso arbitrariamente, e poi non può controllare l’operato del concessionario). E’ quindi opportuno che si preveda, come del resto il PTPR (Piano Territoriale Paesistico Regionale) del Lazio ha già indicato, la redazione di Piani Particolareggiati con efficacia urbanistica basati sul PTPR: in pratica si potrebbe adempiere al doppio obiettivo di gestire il territorio sulla base di un piano pubblico attento alla risorsa paesaggistica-ambientale redatto da un grande istituto come la regione, ed al tempo stesso regolamentare capillarmente la gestione delle concessioni edilizie su suolo demaniale.
Crediamo che questa sia una proposta non solo giusta e ragionevole, ma soprattutto intelligente.

Francesco Tonini

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