PSR 2007-2013: siamo ancora in tempo per non darci la zappa sui piedi

Il 2011 è l’Anno Internazionale delle Foreste ed il PSR 2007-2013 ha come obiettivo primario lo sviluppo delle aree rurali, attraverso politiche ambientali che tengano conto del ruolo primario delle foreste nella vita dell’uomo. Questa settimana, più precisamente giovedi 23 e venerdi 24 giugno si svolge a Roma, in via Urbano VIII 16, l’evento Roma Forest 2011 in cui si parlerà di foreste, ecologia, economia e paesaggio, per dimostrare quanto questi aspetti siano parte di un unico approccio da seguire, per salvare il bel paese e noi stessi. In fondo all’articolo trovate il programma in PDF, assolutamente da non mancare.

Abbiamo citato più di una volta in passato il PSR (Programma di Sviluppo Rurale), come nella presentazione della nostra tesi “Undertrees” o nell’ultima conferenza a cui abbiamo assistito presso l’URP del Corpo Forestale dello Stato, ma non abbiamo mai spiegato a cosa realmente serve. Chiaro è quanto sia importante questo strumento di finanziamento comunitario al fine di restaurare le nostre foreste e, al contempo, riqualificare il nostro paesaggio.

Il PSR 2007-2013
Il Programma di Sviluppo Rurale è il principale strumento di programmazione e finanziamento per gli interventi nel settore agricolo, forestale e dello sviluppo rurale, e opera sull’intero territorio regionale.
Il PSR è uno specifico strumento rivolto ai territori non urbanizzati, determinato da una politica dell’Unione Europea. La struttura del PSR 2007-2013 attualmente in vigore è articolato in 4 assi di intervento:

Asse 1 – Miglioramento della competitività del settore agricolo e forestale
Asse 2 – Miglioramento dell’ambiente e dello spazio rurale
Asse 3 – Qualità della vita nelle zone rurali e diversificazione dell’economia rurale
Asse 4 – Approccio Leader

Le Regioni hanno il compito di predisporre i programmi ed inviarli alla Commissione Europea la quale dovrà approvare ciascun singolo Programma di Sviluppo Rurale.
Con il Regolamento (CE) 1698 del 20 settembre 2005, il Consiglio dell’Unione Europea ha avviato la programmazione sullo sviluppo rurale per il periodo 2007/2013 definendo, tra l’altro, gli obiettivi della politica di sviluppo rurale e il contesto strategico comunitario e nazionale.
Il nuovo sistema di programmazione per lo sviluppo rurale si colloca nel quadro del più complessivo percorso di riforma delle politiche agricole, che rafforza il ruolo dell’agricoltura quale fattore strategico per uno sviluppo equilibrato e sostenibile del territorio europeo.
Il Programma di Sviluppo Rurale del Lazio 2007 – 2013 è stato approvato in data 19/12/2007 dal Comitato sviluppo rurale della Commissione europea e formalmente con Decisione della Commissione C/2008/708 del 15/02/2008.

L’INTEGRAZIONE DELLA DIMENSIONE AMBIENTALE NEL PSR
L’integrazione della politica ambientale nella politica agricola comune avviene sia attraverso la definizione e il rispetto da parte degli agricoltori di vincoli o condizioni di tipo normativo connesse all’ambiente, quali i requisiti obbligatori per l’accesso agli aiuti diretti previsti nel “primo pilastro” della PAC (principio di “condizionalità” di cui al Reg.CE 1783/03) sia attraverso la politica di sviluppo rurale (“secondo pilastro” della PAC) di cui il PSR costituisce lo strumento programmatico in ambito regionale, con il quale si intende favorire pratiche agricole sostenibili in termini ambientali.
Proprio la nuova politica di sviluppo rurale definita nel Titolo II del Reg.(CE) 1698/2005 per il periodo 2007-13 esplicita l’importanza dell’attuazione della strategia per lo sviluppo sostenibile (SSS) lanciata nel 2001 dal Consiglio europeo di Goteborg, incentrata sulla “necessità di soddisfare i bisogni dell’attuale generazione senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i loro”.
Nel PSR, le linee di intervento, che in forma più diretta ed esplicita si collegano all’obiettivo strategico dalla tutela dell’ambiente, sono quelle programmate nell’ambito dell’ASSE 2 (Miglioramento dell’ambiente e dello spazio rurale) le quali favoriscono una gestione dei territori basata sul ricorso a metodi/modalità di utilizzazione agricola e/o forestale “compatibili con le esigenze di salvaguardia dell’ambiente naturale e del paesaggio e di protezione delle risorse naturali”.
Gli interventi programmati nell’ambito degli altri Assi, seppur collocati in strategie rivolte al conseguimento degli altri due obiettivi generali del Regolamento e del PSR (“accrescere la competitività del settore agricolo e forestale“ per l’Asse 1 e ”migliorare la qualità della vita nelle zone rurali e promuovere la diversificazione delle attività economiche” per l’Asse 3) integrano nelle stesse l’obiettivo della tutela ambientale e, più in generale, il principio dello sviluppo sostenibile prima ricordato.

Nell’ASSE 1 (Miglioramento della competitività del settore agricolo e forestale) in particolare si segnala come i principi o temi della sostenibilità e della tutela/valorizzazione dell’ambiente caratterizzino in forma esplicita diverse tipologie di sostegno:
– le attività di formazione ed informazione e diffusione delle conoscenze, finalizzate, tra l’altro, ad aumentare le conoscenze degli agricoltori in materia di gestione sostenibile delle risorse naturali;
– gli aiuti agli investimenti per l’ammodernamento delle aziende e al miglioramento del loro rendimento “globale”, inteso non solo come rendimento economico ma anche come “promozione di una migliore situazione dell’azienda dal punto di vista ambientale”;
– la promozione della partecipazione degli agricoltori a sistemi di qualità dei prodotti e dei metodi di produzione biologici (Reg.(CEE) n.2091/91);
– il sostegno per favorire la gestione sostenibile e il ruolo multifunzionale delle foreste. Anche nell’ASSE 3 (Qualità della vita nelle zone rurali e diversificazione dell’economia rurale) la dimensione ambientale appare implicita e fortemente integrata nella strategia di intervento: la riduzione degli squilibri territoriali e della marginalità sociale ed economica della popolazione rurale, contribuisce alla salvaguardia del “presidio” umano del territorio e delle sue risorse naturali, sociali e culturali; d’altra parte, la tutela e valorizzazione di tali risorse, costituisce uno degli elementi su cui si basa, da cui traggono spunto, le strategie di diversificazione economica delle zone rurali. Ciò con particolare riferimento alle tipologie di sostegno volte allo sviluppo di attività turistiche, artigianali e ricreative sostenibili, di servizi ambientali o anche dell’offerta e dell’uso di fonti di energia rinnovabili.

Nelle tavole seguenti potete vedere come abbiamo integrato il PSR alla tesi di riqualificazione paesaggistica “Undertrees”. Naturalmente i dati si riferiscono ad un utilizzo ottimale delle risorse disponibili, per una applicazione reale bisognerebbe fare i conti con resistenze burocratiche e potenzialità economiche dei privati.



La vergogna
Le foreste italiane sono per almeno l’85% non naturali. Questo non è un dato negativo, bensì sta a significare che gli italiani sono stati consapevoli delle risorse forestali ed hanno convissuto con la foresta per millenni, godendo di tutto quello che poteva offrirgli. Come dice Fulco Pratesi nel libro Storia della natura d’Italia (Universale Rubbettino), esistono solo brandelli di foresta originaria in Italia, ma non per questo non si può dire che le foreste italiane non siano di qualità e che non vadano protette.
La politica italiana, sempre più miope in tutte le direzioni, dovrebbe avere un minimo di lungimiranza almeno nel settore agricolo e forestale, da sempre unica vera risorsa energetica, economica e sociale del nostro paese. In particolare, gli amministratori locali non debbono dimenticare che la conservazione ed il restauro delle foreste assolvono, oltre che ad obiettivi comunitari ambientali, anche a funzioni di presenza umana nei territori montani e collinari. Questa presenza, permette il mantenimento di economie locali che sono portatrici della nostra cultura più remota e che, soprattutto, è divenuta custode del nostro patrimonio forestale: anche dove le foreste sono nate dall’utilizzo umano, basti pensare alle migliaia di boschi cedui del nostro paese, sono divenute veri e propri ecosistemi stabili che prevengono mutazioni dannose per il clima, che provvedono all’assorbimento della CO2, e che prevengono il dissesto idro-geologico, fenomeno che altrimenti avrebbe effetti pericolosi in tutta la penisola.
Il ritardo nell’affrontare le politiche necessarie allo sviluppo sostenibile delle economie rurali è dovuto alla struttura dei ministeri preposti ad affrontare queste tematiche, quello delle Politiche Agricole e quello dell’Ambiente, entrambi non votati allo sviluppo produttivo delle foreste. Il ritardo è anche dovuto alla mancanza di una politica nazionale unitaria per quanto riguarda la gestione delle foreste: l’art.117 della Costituzione demanda alla regioni la legislazione in merito, ma porta ad enormi differenze nella gestione del patrimonio forestale anche in regioni confinanti.
L’unico modo per mantenere in salute il nostro patrimonio forestale è quello di generare una economia che gestisca i nostri boschi in modo lungimirante ed ecosostenibile.
L’intelligenza del PSR 2007-2013, sta proprio nel fatto di adottare misure (le misure sono dei documenti che determinano chi ha diritto ai finanziamenti, per cosa ne ha diritto ed in che misura ne ha diritto) innovative, mai provate prima, con potenzialità di miglioramento significativo dei sistemi agro-forestali.
Tra le misure determinate e finanziate dal FEASR (Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale) sono da menzionare sicuramente le seguenti:

Nell’Asse 1 – Miglioramento della competitività del settore agricolo e forestale

– Misura 111 “Azioni nel campo della formazione professionale e dell’informazione”
– Misura 121 ” Ammodernamento delle aziende agricole”
– Misura 122 ” Accrescimento del valore economico delle foreste”

Nell’Asse 2 – Miglioramento dell’ambiente e dello spazio rurale

– Misura 216 “Sostegno ad investimenti non produttivi”
– Misura 221 “Primo imboschimento di terreni agricoli”
– Misura 222 “Primo impianto di sistemi Agroforestali su terreni agricoli”
– Misura 223 “Primo imboschimento di terreni non agricoli”
– Misura 224 “Indennità Natura 2000”
– Misura 226 “Ricostituzione del potenziale forestale e interventi preventivi”
Azione 1 Prevenzione e riduzione del rischio di incendio
Azione 2 Ricostituzione dei boschi danneggiati dagli incendi
Azione 3 Ricostituzione di boschi danneggiati da calamità naturali (frane, smottamenti, alluvioni, ecc…) e realizzazione di interventi di prevenzione

Nell’Asse 3 – Qualità della vita nelle zone rurali e diversificazione dell’economia rurale
– Misura 311 ” Diversificazione verso attività non agricole”
Azione 1 Sostegno alla plurifunzionalità
Azione 2 Sostegno alle produzioni tipiche artigianali
Azione 3 Sostegno all’offerta agrituristica
Azione 4 Sostegno alla produzione di energia da Fonti Energetiche Rinnovabili (FER)
– Misura 313 “Incentivazione di attività turistiche”
Azione a) Creazione di infrastrutture su piccola scala
Azione b) Infrastrutture ricreative per l’accesso alle aree naturali con servizi di piccola ricettività
– Misura 323 “Tutela e riqualificazione del patrimonio rurale”
Azione a) Tutela, uso e riqualificazione delle risorse naturali
Azione b) Tutela e riqualificazione del patrimonio culturale rurale

Come è possibile comprendere anche solo da queste misure, che solo sono una parte di tutto il PSR, è evidente quanto l’orientamento per il 2007-2013 sia stato delineato a favore di una aumento della superficie forestale, a favore del sostegno alle economie rurali al fine del miglioramento delle condizioni sociali e culturali delle campagne, ed infine allo sviluppo di un turismo agro-forestale sano. Non abbiamo menzionato altre misure ugualmente innovative ed importanti per uno sviluppo rurale ecosostenibile, come la “MISURA 214 – Pagamenti agro-ambientali” divisa in sotto misure fondamentali:

• 214.1 “Produzione integrata”
• 214.2 “Agricoltura biologica”
• 214.3 “Gestione del suolo”
• 214.4 “Conversione dei seminativi in prati, prati-pascoli e pascoli”
• 214.5 “Miglioramento ambientale e conservazione del paesaggio rurale”
• 214.6 “Coltivazioni a perdere”
• 214.8 “Tutela della biodiversità agraria animale”
• 214.9 “Tutela della biodiversità agraria vegetale”
• 214.11 “Conservazione ed incremento della sostanza organica

In fondo all’articolo potete scaricare l’intero testo del PSR in PDF.

Arriviamo alle note dolenti. Su circa 1 miliardo di euro messi a disposizione dalla Comunità Europea, al 2011 in Italia si è speso solo poco più del 10%. Ciò vuol dire che per il momento 900 milioni di euro sono in attesa di essere utilizzati . Perchè tanto spreco?
La risposta è complessa ma è da ricercare nella cattiva gestione ed informazione sui fondi da parte di molte regioni. Questo spiega la differenza tra il Trentino, che ha speso già più dell’80% dei fondi disponibili ed altre regioni, in testa quelle del sud, dove non si arriva al 10%. Alcune regioni, governate da amministratori locali miopi che non vedono oltre il loro mandato, non hanno attivato uffici per informare i diretti interessati (proprietari terrieri, imprenditori agricoli, provincie, comuni ecc.) delle possibilità date dal PSR. A questo vanno aggiunti i soliti problemi burocratici che affliggono il nostro paese ogni volta che si vorrebbe accedere a finanziamenti comunitari, ma soprattutto è bene tornare ad una considerazione che abbiamo già fatto più volte:
il ricorso semplice, continuo e ordinario alla obsoleta risorsa dell’industria edile, al fine di risolvere i problemi finanziari di una economia stantia, non permetterà mai lo sviluppo di questo paese. Tanto, prima o poi, non vi sarà più terreno su cui speculare, quindi sarebbe bene iniziare a diversificare le opportunità economiche offerte dal nostro territorio.

Francesco Tonini
Programma Roma Forest 2011 – 23/24 giugno, Roma
PSR Lazio 2007-2013
Sito Rete Rurale Nazionale
Il PSR sul sito della Regione Lazio

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