UN GIARDINO, UNA COMUNITÀ, UN PROGETTO – di Michelangelo Pugliese

Un giardino effimero colorato e vivace, realizzato attraverso un labirinto di 300 pali di castagno verniciati di bianco con l’estremità colorata e la piantumazione di 210 ortensie. È questo lo spazio pubblico che la comunità di Drapia in provincia di Vibo Valentia si è voluto regalare e auto costruire come segno della riappropriazione fisica della dimora del filosofo Pasquale Galluppi, a lungo tempo tenuta in stato di abbandono. L’esperienza partecipata da me condotta presso questa comunità ha indagato come spesso gli spazi della quotidianità se non innovati, benché ricchi di qualità storiche importanti, possono ad un tratto sparire sotto il naso di una società senza apparentemente modificarne i comportamenti. “Del giardino, ad un tratto nessuno ne aveva più parlato, quasi con naturalezza”. Oggi il giardino e la comunità sembrano essere usciti da un lungo sonno o torpore.

Attraverso il lavoro di quasi cinquanta, tra studenti della Facoltà di Architettura della Mediterranea e cittadini della comunità, sono stati svegliati gli spettri, i racconti, le tracce di questo luogo. Il giardino è divenuto la scena, il teatro e la dimensione entro la quale sperimentare attraverso piccoli ma significativi gesti e interventi puntuali, una nuova qualità della vita quotidiana dove ritrovare un nuovo interesse verso gli spazi pubblici. L’operazione collettiva, quasi come un breve ma intenso elettro-shock ha individuato e ripreso la flebile linea di vita che ancora segnava il giardino. Un corto circuito o meglio ancora un enzima, fatto agire in un contesto gravemente compromesso, dimenticato, se non addirittura rifiutato dalla cittadinanza, è divenuto la strategia per giungere ad un progetto ambizioso per i propri abitanti.

UN GIARDINO PER LA COMUNITÀ
L’installazione reinterpreta attraverso l’uso delle ortensie (Hydrangea, ortensia-Saxifragaceae) il possibile tracciato storico del giardino, così ricco di fascino e con molti segreti ancora da chiarire. Utilizzare un’essenza vegetale diversa dal bosso, oltre che darci maggiore libertà espressiva, ci ha permesso di rendere il nostro intervento riconoscibile agli occhi di tutti, di giocare con un doppio codice di comunicazione, alle diverse anime che andranno a visitare il giardino. I pali invece permettono di giocare su una nuova dimensione spaziale, insolita all’interno del giardino e che il tempo e l’incuria avevano reso meno interessante. Un ipotetico labirinto aperto, fatto paradossalmente di spazi vuoti ed elementi puntuali che indirizzando fortemente lo sguardo ed il cammino,non lo predeterminano in maniera rigida. Il labirinto nell’arte dei giardini racconta sempre un mito antico e ogni volta ha però la capacità di confermarsi nella contemporaneità. Nel camminare è facile imbattersi in alcune tracce, indizi.

Il giardino diviene così un’opera aperta, che accoglie i significati e le reinterpretazioni di ognuno. In questo regno dell’immaginazione è forse proprio Galluppi che va ricercato in questo labirinto che partendo dal giardino storico attraversa esperienze , pensieri e suggerisce nuovi progetti.

Oggi più che mai le comunità hanno un forte ruolo di centralità nel definire e fissare le nuove qualità e i nuovi obiettivi del proprio immaginario. Al paesaggista spetta il compito di rivelarne queste qualità, di anticiparne gli effetti, di rimetterli in tensione. Quello che serve è sperimentare quanto più possibile e cercare di anticiparne le trasformazioni, con delle idee che arrivino al cuore della gente, che sappiano promuovere importanti occasioni creative e che abbiano nei cittadini un importante progetto per essere sostenute. Per fare questo bisogna tornare ad interrogarsi sulle competenze, sulle idee, sugli strumenti che si hanno a disposizione. Alle comunità spetta anche il compito di non attendere passivamente le decisioni pubbliche, ma spesso debbono essere loro stesse promotrici della propria qualità urbana quotidiana. Nelle piccole comunità questo potrebbe rivelare una forza dirompente nell’indirizzare importanti scelte politiche e programmatiche.
Tutto questo potrebbe avere come nel nostro caso, lo scopo di far sì che un giardino o un parco, non muoia ma che invece continui a dialogare col proprio tempo, con la società, trasmettendo ai cittadini emozioni, utilità, sicurezza.

Il Giardino di Drapia. Un progetto partecipato di paesaggio, Librìa 2011, racconta una straordinaria avventura attraverso un laboratorio che ha coinvolto l’intera comunità di questo piccolo comune nella Provincia di Vibo Valentia. Un’ esperienza partecipata nel più puro spirito della Convenzione Europea del Paesaggio, realizzata con pochissimi mezzi ma, con la volontà e la generosità dell’intera cittadinanza, partecipe, responsabile e consapevole del proprio paesaggio, protagonista di una piccola rivoluzione nel riaffermare la propria identità.

Michelangelo Pugliese
http://ec2.it/michelangelopugliese

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