Leggere Giardini, la recensione di Lucilla #12 – PIETRO PORCINAI E LUIGI VANVITELLI

fonte foto: http://www.pietroporcinai.com/

Che cosa unisce Porcinai a Vanvitelli? I giardini, ovvio. Porcinai è stato un grande paesaggista, forse il più importante nell’Italia del 900 e l’unico ad aver avuto una notorietà internazionale, Vanvitelli è stato un artista- architetto -urbanista che ha fatto un giardino che, per importanza, grandiosità e bellezza, può competere con quello di Versailles disegnato da Le Notre. Cosa li accomuna? Forse solo il disordine della mia libreria: i libri che dissertano su uno e i diari dell’altro si siano trovati casualmente vicini.
Diciamo subito che Pietro Porcinai è una dimostrazione vivente che “il sangue non è acqua”, oppure, per dirlo alla Wilson o alla Sacks o alla Gardner, che aveva tutti i geni del giardino e delle piante nel suo DNA. Nato nel 1910 a Settignano, vicino Firenze, era figlio di Martino, colto capo giardiniere di Villa Gamberaia e sicuramente in quel giardino, sotto gli occhi della bellissima e misantropa principessa rumena Kaskho Ghyka, Pietro mosse i primi passi. Sicuramente fin da giovane conobbe e frequentò Geoffrey Jellicoe e Cecil Pinsent che nel 1926 creò la piscina della Gamberana e riportò i Tatti e altri giardini toscani ai fasti del rinascimento. Avrà incontrato tra le aiuole Geltrude Jeckill, lo storico Bernard Berenson e tanti altri intellettuali e giardinieri inglesi che in quegli anni avevano scelto Firenze come meta spirituale e come luogo ideale per vivere. Frequentò la Scuola Agraria e immediatamente dopo il diploma fece uno stage in Germania presso un importante vivaio per perfezionare la sua conoscenza delle piante e a visitare i nuovi giardini e vivai spingendosi fino in Belgio e in Olanda.
In Italia, già dalla seconda metà dell’800, la moda del parco- giardino romantico all’inglese era tramontata, in parte per la nascita del giardino borghese, più piccolo e cintato da mura, in parte per la veloce erosione delle grandi proprietà ad opera della nascente speculazione edilizia. Era stato sostituito da artificiose aiuole in stile manieristico, revival del parterre geometrico all’italiana, riempite di annuali (macchia di colore) e circondato da essenze arboree esotiche, frutto della recente produzione della industria vivaistica toscana. Quindi, quando Porcinai tornò in Italia, avendo respirato aria europea, a 21 anni aveva già un bagaglio culturale notevole, così, oltre all’incarico di insegnante nella scuola da cui era uscito pochi anni prima, ottenne il mandato da parte del Comune di Arezzo per la sistemazione a giardino della stazione ferroviaria, che lui realizzò in modo innovativo, pur utilizzando tutti gli elementi classici del giardino all’italiana. A questo primo giardino ne seguirono altri millecento, mille in Toscana e gli altri cento in giro per tutto il mondo. Qual è il suo pregio più importante? Sicuramente quello di aver per primo riconosciuto il ruolo di protagonista al paesaggio, che fu regolarmente inglobato nei giardini privati e pubblici di sua realizzazione. Operò nella ristrutturazione dei paesaggi agricoli devastati dalla speculazione e dall’abbandono (Fernando Caruncho si forma proprio sulle esperienze di Porcinai), eseguì lavori di mitigazione ambientale, come per esempio i giardini nella fabbrica Olivetti a Bagnoli, vicino Napoli, o quelli della Mondadori a Sagrate, di un aeroporto nei pressi di Roma o di un villaggio turistico della Valtour e dei tracciati di certi tratti dell’autostrada del Sole. Molti suoi lavori sono scomparsi o sono stati banalmente stravolti dall’ignoranza e dal menefreghismo di molte istituzioni pubbliche.
Notissimo in tutto il mondo, semisconosciuto in patria, fu uno dei fondatori dell’EFLA. Morì nel 1986 nella sua Firenze, dove ora c’è l’Associazione Pietro Porcinai , nata con l’obiettivo di promuovere la conoscenza, la tutela e la valorizzazione del lavoro del paesaggista. Un importante archivio è custodito amorevolmente dalla figlia Paola. Dunque il termine “paesaggista”, contrapposto al termine “architetto dei giardini”, lo dobbiamo proprio a lui.
Scrisse moltissimi articoli divulgativi, purtroppo sparsi qua e là. Io vi consiglio due libri che, oltre a ospitare schede approfondite del suo lavoro, sono ricchi di fotografie, disegni e suoi scritti.

G. CARAPELLI e M. DONATI Pietro Porcinai e l’arte del paesaggio 2005 Firenze Mandragora
Gli esordi e i lavori nella provincia aretina.

T. GRIFONI (a cura) L’eclettismo nell’opera di Pietro Porcinai 2006 Firenze Ed. Polistampa

Archivio Pietro Porcinai – Via Bandini 15 – Fiesole (Fi)

Anche Luigi Vanvitelli fu figlio d’arte. Suo padre, il pittore Gaspar van Wittel, era arrivato a Roma dall’Olanda nel 1674 per svolgere la sua attività nel nostro paese e fu proprio lui l’iniziatore del movimento chiamato “vedutismo”. Luigi, nacque a Napoli nel 1700, probabilmente durante un soggiorno dei genitori in quella città, ma fu a Roma che passò la sua infanzia e la sua giovinezza. Ricevette un’educazione eclettica, che spaziava dal campo artistico e letterario a quello scientifico e umanistico. Sotto la guida del padre iniziò giovanissimo la carriera di pittore, ma altrettanto velocemente si convertì all’architettura, diventando di fatto uno dei nostri architetti più importanti tra il periodo del Barocco e del Neoclassicismo.
Non sto a elencarvi tutte le sue opere, rifacimenti di facciate di chiese, di fontane etc., ma solo quelle più importanti, come la sistemazione del porto e il bellissimo lazzaretto ottagonale ad Ancona e, quella che interessa la nostra storia e che gli darà una notorietà internazionale, la Reggia di Caserta e il suo giardino.
Il libro di cui voglio parlarvi in realtà è composto da tre libroni, per un totale di circa 2400 pagine, nelle quali sono riportate circa 1500 lettere, quasi tutte inviate da Napoli e da Caserta, dove si era trasferito nel 1751 per seguire i lavori della Reggia da lui progettata. La maggior parte del carteggio è indirizzato al fratello Urbano, abate della Chiesa Nazionale di San Giovanni dei Fiorentini in Roma, infatti l’ultima lettera del carteggio è datata 12 marzo 1768, pochi giorni prima del trasferimento di Urbano a Napoli.
L’opera è importante perché sono lettere non convenzionali, scritte di giorno in giorno, lettere che costituiscono lo sfogo di un uomo che fa cose grandiose e se ne rende conto, ma che ha bisogno di un colloquio quotidiano, quasi come mezzo di dar ragione a se stesso. Non solo parla dettagliatamente dei suoi lavori, dei materiali che sceglie, ma si compiace anche di riportare le lodi tributagli da Carlo di Borbone e da Maria Amalia, le invidie che si accorge di suscitare e a sua volta non risparmia critiche ad altri artisti e in particolare al fiorentino Fuga, suo antagonista. Rivela altresì notizie di carattere politico e storico, giudizi sui libri e sulle rappresentazioni teatrali, informazioni sulla sua salute, su quella dei figli e sulle continue gravidanze della regina. Non sono rare neppure le richieste di cioccolata, di qualche pinta di vino di Frascati o l’invio di qualche numero da giocare al lotto. Molti sono i disegni e gli schizzi e ogni lettera è preceduta da un breve riassunto del curatore del libro. Interessantissime le note, l’appendice e le fonti archivistiche.
E’ anche interessante la storia del ritrovamento casuale di questo carteggio, avvenuto nel 1954 da mons. Emilio Rufini, mentre stava facendo delle ricerche nell’archivio della Chiesa Nazionale di San Giovanni dei Fiorentini a Roma.

F. STRAZZULLO Le lettere di Luigi Vanvitelli della Biblioteca Palatina di Caserta 1976 Galatina Congedo Ed.

Io le ho trovate dieci anni fa su una bancarella, voi potrete trovarle tramite internet, ancora a un prezzo conveniente.
Mi state chiedendo se le ho lette tutte? Certo che no, però in questi anni mi sono sempre divertita molto a sfogliare questi libri e a leggerne qui e là qualche pagina.

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Un pensiero riguardo “Leggere Giardini, la recensione di Lucilla #12 – PIETRO PORCINAI E LUIGI VANVITELLI

  1. Ho appena visto la mostra su Gaspare Van Wittel alla Biblioteca di Castro Pretorio, c’è esposto il volume con il progetto dei parterres per la Reggia di Caserta, cercavo in rete il file ed ho trovato il tuo articolo. Coincidenza?

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