IPPOLITO PIZZETTI E LA NATURALE INCLINAZIONE – di Lucilla Zanazzi

Questo è il momento cruciale delle mostre primaverili romane e io, che le seguo tutte, sono un po’ sconvolta dalla stanchezza. Sabato e domenica 7/8 c’era la Festa delle Rose a Castel Giuliano, venerdì, sabato, domenica 13/14/15 c’era Floracult nel Parco di Veio, da giovedì 19 a Palazzo Corsini alla Lungara ci sarà “Era di Maggio” in onore di Roberto Cappucci che, oltre all’esposizione dei suoi abiti-scultura, alla vista della Pinacoteca del Palazzo, dell’Accademia dei Lincei, della Villa Farnesina e dell’Orto Botanico, ci saranno una decina di vivai raffinatissimi di rose e di erbacee, tra i quali ritengo importante segnalare il ritorno di Didier Burruyer con “Il giardino vivace”, assente da Roma ormai da anni. Didier è diventato vivaista per produrre da se le piante che gli servivano, ma soprattutto è un raffinatissimo paesaggista e in Maremma è riuscito a ricostruire quella che qualcuno ha definito” La duna più bella d’Italia”.
Poi il 20/21/22 il ritorno dei fiori con “Giardiniinterrazza” all’Auditorium di Renzo Piano e su questa mostra non mi dilungherò, perché in questo sito le è stata data una notevole visibilità e importanza.
Voglio invece parlare delle piantine che ho comperato a Castel Giuliano e a Floracult, perché penso che possa servire anche a voi, perché, come diceva Pizzetti, le piante sono il contenuto, cioè la sostanza di uno spazio, di un paesaggio.
Premetto che ho un piccolo e brutto giardino d’ombra in una zona centrale di Roma, che lo sto alternativamente coltivando e abbandonando ormai da quasi 30 anni. Ho avuto tanti momenti di sconforto perché è molto difficile: il terreno è un orribile terreno da riporto, le radici degli alberi che mi proteggono dalla vista dei condomini che incombono, sono quasi in superficie e tentano di strangolare qualsiasi vegetale io abbia l’ardire di piantare sotto la loro chioma. Spesso l’ombra è molto buia, quindi le fioriture esagerate me le sono dovuta scordare, ma in compenso ho imparato ad amare le foglie, le migliaia sfumature del verde, i pochi fiori dai colori delicati che illuminano l’ombra, ma anche i fiorelloni intensamente profumati delle dature o brugmansie, come ora si chiamano. Sono tutte piante che stanno benissimo anche nei giardini condominiali e nei piccoli cortili delle case nel centro storico. Sono affascinanti, insolite e raffinatissime.
Ho comperato:
-Brunnera “Silver queen” e Brunnera macrophylla “Jack Frost” da aggiungere alle altre due varietà che avevo. La Brunnera è un “Non ti scordar di me” con dei fiorellini più chiari e con delle foglie a forma di cuore grandi anche una decina di cm., di una bellezza indicibile. Come colore base hanno un tenue verde menta, ma poi sono tutte striate o maculate di bianco o d’argento. Mezz’ombra e terreno umidiccio.
– Dieci varietà di basilico di tutte le fogge e profumazioni. Mezz’ombra.
– Felci. Le felci sono una mia passione. Tanti anni fa sono andata a trovare Paolo Pejrone nel suo giardino piemontese. Mi disse: “Se hai dei buchi all’ombra e non sai cosa piantarci, mettici una felce.” Io ne ho una vera collezione, anche la felce rampicante ho. Tra quelle che ho comperato c’è un esemplare maestoso di Anthyrium nipponicum metallicum. L’avevo già avuto tanti anni fa e l’avevo perso. E’ viola con striature argentate.
– Gli ellebori. Mondo da scoprire e da usare nei giardini d’ombra. Fiori candidi invernali nella varietà “niger”, fiori primaverili rosa, screziati, verdi, rosso cupo, in tutte le cultivar provenienti dall’”orientalis”, bellissimo fogliame verde scuro, sempre. Ombra o semiombra.
– Fucsie. Altro mondo incantato, ma non parlo di quelle con i fiori grandi come padelle (certi sono bellissimi!), ma delle varietà botaniche, quelle che vivono con meno problema nelle nostre estati calde, che hanno dei fiori eleganti, spesso lunghi e sottili. Molte varietà andrebbero tranquillamente in piena terra, ma io le preferisco in vaso con i tralci e i fiori che pendono in modo che, passando sotto a loro, ti dondolino davanti agli occhi e ti solletichino le guancie. Tanti anni fa in Piemonte ho visitato un giardino bellissimo, dove in un porticato settecentesco erano appesi panieri di queste piante, alternati a begonie da foglia tipo la “Superba”, la “Lucerna”e la “Postulata argentea”. Schicchissimo!
– Tradescanzia andersonii , un ibrido dal fiore a tre petali bianco, ma c’è anche azzurro e rosa. E’ un’erba miseria, altro mondo molto interessante da esplorare, soprattutto per chi ha un giardino d’ombra e per chi il giardino non ce l’ha affatto.
– Rodgersia aesculifolia. E’ un’erbacea alta 30 cm, con delle foglie simili a quelle dell’ippocastano e per infiorescenza un pennacchio rosa antico. Ombra.
Credo che sia sufficiente, anche se non riesco a trattenermi dal citare ancora la Dicentra spettabilis con quelle meravigliose foglie che sembrano felci e i fiorellini fatti a forma di cuore. “Cuor di Maria” la chiamavano le nostre nonne.

Un libro da leggere, uno solo, questa settimana.

Ippolito Pizzetti “NATURALE INCLINAZIONE” 2006 Milano ed. EncycloMedia

Mi commuovo sempre, quando leggo Ippolito e particolarmente mi sono commossa leggendo questo libro scritto negli ultimi tre anni della sua vita. E’ una raccolta di articoli pubblicati sulla rivista on line “Golem l’Indispensabile” e riuniti in un volumetto pochi mesi prima della sua scomparsa. Lui, che per età e tradizione era così legato alla carta, si doleva molto di non avere più un giornale che accogliesse una sua rubrica, gli pesava più della vecchiaia e questi scritti sono riflessioni proprio sulla sua vecchiaia e sulla sua infanzia, come capita a quasi tutti, quando il cerchio si sta chiudendo. Lui avrebbe preferito affrontare la sua ultima età alla maniera di Merlino, pazzo d’amore per la fata Morgana, o di Falstaff, con la sua illusione di essere ancora amato, piuttosto che con la saggezza di Seneca. Parla molto dell’importanza degli accadimenti dell’infanzia, perché le passioni nascono proprio dall’intelligenza feconda dei primi anni di vita e l’intelligenza naturalista in modo particolare; a proposito cita la frase con cui Konrad Lorenz apre la sua autobiografia: “Attribuisco agli eventi vissuti nell’infanzia un valore essenziale per lo sviluppo intellettuale e scientifico di un uomo.” E poi le prime letture, la passione per il cinema e per il teatro che tanto ha avuto peso nella sua concezione del giardino. Racconta come sia arrivato ad interessarsi prima al giardino, al parco e infine sempre di più al paesaggio. Racconta delle discussioni che ha avuto con gli architetti con cui ha lavorato, lui che è sempre partito dai contenuti e mai dai disegni. Degli alberi che ha amato in modo quasi pagano,dell’avversione per tutti quelli (ancora architetti) che li usano come dei moduli per riempire uno spazio,, senza considerare la loro forma, la distanza da mettere tra uno e l’altro in modo che essi possano esprimere liberamente la loro bellezza senza ricorrere a ignobili potature… Poi i boschi delle montagne che frequentava da ragazzo, poi suo padre Ildebrando, i suoi studenti, Andreola, la sua amata ex moglie, le sue amiche…la vita.
Leggete questo libro, vi prego. Può anche essere che, a primo acchito, lo consideriate quasi rifritto, ma vedrete che vi rimarranno delle frasi, dei sentimenti, delle immagini. Per sempre. Naturale inclinazione. Divagazioni coerenti di un paesaggista ribelle.

Tutte le recensioni di Lucilla

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