Villa Blanc e le sue vicende – di Lucilla Zanazzi

Il 9 Aprile, gli abitanti della III circoscrizione del Comune di Roma sono scesi in piazza a manifestare per entrare in possesso di un loro spazio verde fortemente negato. E’ il giardino di Villa Blanc.

Per chi non la conoscesse, sarà necessario raccontare la storia di questa Villa per capirne l’ importanza e, brevemente, tutte le complesse vicissitudini e passaggi di proprietà.

Nel 1893 il Barone Alberto Blanc, torinese e ministro degli esteri nel governo presieduto da Francesco Crispi, compera una vigna che si affaccia sulla Strada Nomentana, quasi di fronte alla Basilica di Stan’Agnese e lì decide di far costruire la sua abitazione romana. Incarica del progetto l’architetto veneziano Giacomo Boni e Francesco Mora. L’architetto Boni è anche un insigne archeologo e in quel periodo si trova a Roma per sovrintendere agli scavi archeologici dei Fori e del Palatino. A lui si deve il metodo di scavo stratigrafico, la scelta delle ragioni della conservazione rispetto a quelle della ricostruzione e l’intuizione di far piantare alberi e arbusti nell’ area degli scavi per consolidare il terreno attorno ai ruderi. E’ anche un naturalista e come tale censisce tutta la vegetazione spontanea del Palatino (Flora Palatina 1912) e si interessa dei rapporti tra Arte e Natura. Dunque è un uomo coltissimo, che alterna i suoi studi nel campo dell’architettura e dell’archeologia a quelli sulla cultura islamica, con una particolare attenzione all’Iran. Così quando si deve applicare alla costruzione della villa del Ministro da fondo a tutte le sue fantasie e alle sue conoscenze. Per prima cosa sistema nel perimetro della proprietà un monumento funerario, il mausoleo cilindrico, da poco rinvenuto nella zona di Tor di Quinto (ora , in seguito all’esproprio di una parte del terreno della Villa per l’ampliamento di via Nomentana, si trova in un’aiuola spartitraffico), poi disegna il casino nobile ispirandosi all’architettura medioevale e rinascimentale in una sorta di stile eclettico. Ispirandosi al suo amico William Morris e all’Arte Floreale, affidò ad Adolfo de Carolis, al tempo famosissimo pittore e ceramista appartenente alla corrente dell’Art Nouveau, per tutte le decorazioni di maiolica invetriata all’interno e all’esterno della villa. Bellissimo il giardino d’inverno, usato anche come sala da ballo, in vetro, ghisa e colonnine rivestite di mattonelle decorate con motivi floreali. Insomma Villa Blanc è uno dei più bei esempi di quell’architettura che anticipa e ispira tutta l’arte Liberty degli anni venti a Roma.

Il parco all’inizio era un rettangolo molto allungato, ridotto negli anni 50 per l’allargamento di Via Nomentana da una parte e dall’altra per far spazio alla lottizzazione nei pressi di Piazza Winckelmann. L’area attuale è di circa 47.000 mq. ed è impossibile poter entrare per verificarne lo stato, ma da quello che mi hanno raccontato, una parte della flora (palme, lecci, cedri, banani, cicas) è riuscita a sopravvivere, come pure tracce dell’antico impianto del giardino concepito come parco all’inglese, cioè con collinette, prati, vialetti sinuosi, falsi ruderi, etc. La villa viene ultimata nel 1897 e il Barone Blanc muore nel 1905. Gli eredi fanno costruire 5 nuovi piccoli fabbricati nel parco, tra i quali una capanna svizzera e la palazzina d’ingresso che successivamente diventerà lo studio dello scultore Pietro De Laurentis e alla sua morte, la sede della Fondazione che porta il suo nome.

Già alla fine degli anni 20 la villa inizia il suo percorso verso il degrado. Venduta ad un’immobiliare, tutti i suoi arredi furono messi all’asta. Nel 1953 l’area è sottoposta a vincolo ambientale e paesaggistico e nel 1974 il parco è classificato come verde pubblico. Nel 1997 il complesso in stato di forte degrado è venduto alla LUISS per soli 6,5 miliardi di vecchie Lire, che vuol destinarla alla nuova facoltà di Economia e Commercio, chiedendo il cambiamento di destinazione d’uso da verde pubblico a servizi. Il Comune allora, stupidamente non fece valere il suo diritto di prelazione. Il nuovo Piano Regolatore conferma la destinazione a verde pubblico del parco, ma la LUISS fa orecchie da mercante e allora il Comune incomincia un’estenuante trattativa per acquisirne il possesso, a un altro prezzo, ovviamente. Intanto il degrado avanza a grandi passi…

Che cosa ne potremmo fare? Il terzo Municipio vorrebbe trasferirvi la sua sede, dando in cambio alla LUISS un isolato in Via Goito e uno stabile in Viale delle Provincie, gli abitanti anelano a un asilo nido in una delle palazzine del parco, diventato finalmente pubblico. Io suggerirei anche che diventasse la sede di una Biennale della Scultura all’aperto, dato che proprio in quel luogo c’è la Fondazione De Laurentis, ma per la cultura non ci sono soldi.

Per seguire gli sviluppi della storia di Villa Blanc, andate su

villablanc.it

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6 pensieri riguardo “Villa Blanc e le sue vicende – di Lucilla Zanazzi

  1. visto il protrarsi delle trattative con il comune che avvengono,ormai da tempo immemorabile,in considerazione che il comune stesso non ha i mezzi per curare le ville esistenti (villa Mirafiori,Leopardi ecc),come è stato osservato,trovo giusto lasciare da parte inutili e spesso dannose resistenze da parte dei comitati e lanciare una seria e conveniente trattativa con la Luiss che abbia la finalità di preserbare il verde e dia la prospettiva ai cittadini di questa generazione di godersi un parco chiuso da più di 50 anni, con un impegno economico da parte di privati che le strutture pubbliche nel tempo corrente certo non sono in grado di permetterselo.

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  2. Gentili Lucilla e Francesco,

    Villa Blanc è davvero qualcosa di diverso e merita ben di più dal trasformarsi in un giardinetto di quartiere.

    Cosa farne?

    Alcune ipotesi di recupero l’avevamo cercate e individuate già nel 2003 con il convegno “Villa Blanc: un patrimonio da salvare per i cittadini” i cui atti sono al collegamento:

    http://www.villablanc.it/new/docs/convegno.pdf

    Buona lettura.

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  3. Gentile Comitato, spero di non aver scritto troppe inesattezze su Villa Blanc. Vi confesso che quando la Villa andò alla Luiss io ero quasi contenta, stupidamente pensavo che il “bene” sarebbe stato conservato adeguatamente, il giardino sarebbe stato aperto al pubblico, ma anche mantenuto come giardino storico… insomma che avrebbero fatto un bel lavoro. Poi ho capito che a loro della Villa e del giardino non “gliene poteva fregar de meno”, era solamente una speculazione molto vantaggiosa e l’avrebbero “usata”come un qualsiasi spazio da edificare ulteriormente e da adibire a “campus” (odio questa parola) esclusivamente per i loro facoltosi studenti. Non sono neppure entusiasta che venga destinata a parco pubblico tipo giardinetto di quartiere (obbiettivamente in questa zona manca). Anche in questo caso verrebbe “usata”. Ho visto come vengono ridotti gli spazi pubblici della città: prima vengono restaurati in modo “igienico”, poi attrezzati… no, non mi dispiacerebbe per niente un luogo di ristoro all’interno, la bibblioteca, l’asilo nido e magari anche il “Centro Anziani”, ma poi verrebbero i giochi da criceto per i bambini, le potature sevagge degli alberi, i prati all’inglese, l’incuria dei medesimi difficilissimi da mantenere nel clima romano, le panchine rotte, le fontane lasciate senz’acqua, sentieri e sentierini creati da camminatori frettolosi, la mancanza di sorveglianza e non tanto per i barboni, che da qualche parte devono pur andare, carte, plastiche e altre amenità. Vedere Villa Leopardi e Villa Massimo. Per questo motivo io suggerirei un evento come la Biennale della Scultura, ma potrebbe essere anche un’altra cosa, che oltre a dare un bel valore aggiunto al complesso, incentiverebbe una manutenzione adeguata, che grazie all’esiguità dello spazio non dovrebbe essere troppo dispendiosa. Credo poi che gli abitanti della III Circoscrizione, trovandosi uno spazio all’aperto così bello, farebbero di tutto per mantenerselo tale.
    Villa Mirafiori, sede dell’Università di Stato e in particolare della Facoltà di Filosofia, materia che tanto ha a che fare con il concetto del giardino, ha un parco che fa piangere. Peccato, perchè per come è stato concepito, potrebbe essere un luogo pieno di suggestione e nonostante tutto lo è ancora. Dentro c’è in fin un abuso edilizio: una specie di prefabbricato, posto proprio nel bel mezzo del giardino. Chissà se hanno chiesto il condono.

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  4. Grazie per il link e complimenti per il sito.

    Dieci anni fa molti avevano accettato supinamente la trasformazione del complesso in campus universitario delineata dalla delibera 37/2001 dell’allora Commissario Straordinario al Comune di Roma.

    Il Comitato Villa Blanc raccolse 2200 firme di cittadini in pochissime settimane durante la primavera 2002 e presentò le osservazioni al nuovo PRG, recepite da Municipio e Comune di Roma.

    Quest’anno, le stesse osservazioni del 2003 hanno salvato Villa Blanc per l’ennesima volta dall’ennesimo tentativo di speculazione, preparato ancora una volta con la compiacenza di uffici dell’amministrazione centrale e locale, dimentichi della destinazione d’uso dell’area a verde pubblico, purtroppo in scadenza nel 2013.

    La soluzione dell’acquisizione di Villa Blanc al patrimonio comunale o statale probabilmente darebbe concretezza all’ideale di fruibilità pubblica.

    Purtroppo però, casi analoghi molto vicini a Villa Blanc, ma con enti pubblici a gestire il bene in piena esclusività (vedi il caso di Villa Mirafiori, verde pubblico di fatto requisito dall’Università La Sapienza) o a gestire male il bene (gioco di parole per il caso di Villa Leopardi, di proprietà del Comune di Roma, il cui villino nobile è in stato di totale abbandono), dimostrano che a mancare è il rispetto per la città e per le regole in generale.

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