L’area militare di Vitinia “ex deposito di carburanti”

A volte ci si chiede come sia possibile che in pochi anni, la campagna che eravamo abituati a vedere dalle nostre finestre, sia scomparsa per fare posto ad alte palazzine. La crescita della capitale sembra sia inarrestabile nonostante la vigilanza dei cittadini, delle associazioni, delle persone pensanti e nonostante la necessità di nuove abitazioni non sia più così sentita.
Per questo pubblichiamo con molto piacere la storia del “non ancora sicuro” Parco di Vitinia, una area militare in dismissione, che i cittadini del quartiere chiedono da anni possa diventare giustamente Parco. Purtroppo tra promesse delle amministrazioni non mantenute, e scuse di tutti i tipi, gli stessi attori pubblici che dovrebbero “vigilare” perchè non avvengano nuove speculazioni, capita diventino complici del processo di cementificazione della Campagna Romana e dell’Agro Romano. Storia già vista che si ripete.
La vicenda del Parco di Vitinia è perfetta per spiegare i meccanismi che portano a legittimare la costruzione di nuove abitazioni, li dove non è opportuno. Eccovi quindi la prima parte dell’articolo scritto da Paola Badessi, presidentessa dell’Associazione Viviamo Vitinia, che il prossimo 25 Marzo vi invita tutti all’Auditorium di Santa Chiara in via Caterina Troiani 90, per far sentire la voce di chi combatte per un quartiere migliore e per una capitale degna di essere vissuta.
Francesco Tonini

L’8 aprile del 1999 si costituiva l’Associazione ViviamoVitinia con il precipuo scopo di ricavare un parco pubblico da un’ area di oltre 50 ettari adiacente al quartiere di Vitinia, uno degli ultimi lembi di Agro Romano, una preziosa oasi da salvaguardare nel contesto del tessuto urbano in espansione.
Varcando il cancello di accesso all’area, superata una modestissima parte edificata perfettamente inserita nel contesto ed una deliziosa Cappellina, si percorre un lungo viale alberato al termine del quale ci lasciamo alle spalle qualche residuo di archeologia industriale: binari morti, vecchi distributori di benzina. Poi, proseguendo, lievi pendii si alternano ad ampie vallate. Tutto intorno il paesaggio è così variegato che non finisce mai di stupire. Una vegetazione spontanea tanto generosa da offrire possibilità di vita a molte specie animali: buon pascolo dove circolano liberamente mucche, pecore, asini, capre; boschetti dove trovano ristoro uccelli migratori e dove nidificano le specie nostrane più comuni; cespugli e rovi dai quali spuntano famigliole di istrici. Qua e là, ruderi di casali e torri di vedetta. Percorrendo il sentiero, si scorgono manufatti ben conservati, poi, man mano, il boschetto si infittisce intorno ad una chiesetta, quasi a proteggerla. Raggiungiamo il culmine di una collina. Qui, lo sguardo sconfina in un panorama incantevole: ai nostri piedi, il Tevere, all’orizzonte, la Città Eterna.
Facendoci largo fra rovi spinosi, radici protuberanti e rami pendenti a mo’ di liane appare il più interessante segreto che il parco cela: la cisterna ben conservata di una villa romana.
Un posto davvero incantato dove la natura cerca disperatamente di prendere il sopravvento sulla storia.
I resti di un acquedotto al confine con l’edificato del quartiere, pietre miliari e laterizi sparsi su tutta la superficie, frammenti fittili fanno supporre la presenza di un sito archeologico del quale dovrebbero far parte altre ville romane.
Non c’è da stupirsi in quanto l’area si trova tra la Via Ostiense e la Via di Mezzocammino, a metà strada, quindi fra Roma ed Ostia e rappresenta uno dei tanti anelli più o meno sommersi della catena archeologica che si sviluppa lungo il percorso. Gli scavi effettuati all’inizio del XX secolo hanno riportato alla luce, in prossimità dell’area, edifici dove sono stati rinvenuti resti funerari, mausolei, sarcofagi, lasciando supporre la presenza di un’area cimiteriale dove, secondo fonti letterarie ed agiografiche, sarebbero state riposte le spoglie di San Ciriaco e di altre vittime della persecuzione di Diocleziano. L’abbondante documentazione letteraria avrebbe consentito referti ben precisi se i lavori per l’ampliamento della via Ostiense, e per la ferrovia Roma–Ostia non avessero di nuovo coperto il complesso funerario.
Vitinia e il parco rappresentano una perfetta simbiosi tra morfologia, storia e identità.
In realtà, questa splendida area che chiamiamo affettuosamente “il nostro parco” è un’area demaniale in uso al Ministero della Difesa denominata “ex Terzo Deposito Carburanti e Lubrificanti” la cui storia è molto legata all’intervento dell’uomo. Alla fine degli anni ’30, infatti, iniziò nell’area la costruzione del 3° Deposito Carburanti di Grande Capacità dell’Esercito Italiano. Autocisterne militari, una base di attracco sul Tevere ed un binario morto collegato con la ferrovia Roma-Ostia assicuravano il rifornimento. Alcune colline sono infatti indotte in quanto nascondevano depositi di carburante ed i casali che sorgono sulla loro sommità servivano a celare i serbatoi. Nonostante i bombardamenti subiti dagli alleati nel 1944, il Deposito è rimasto in attività fino agli anni ’70 e ci narra ancora la sua storia attraverso i ruderi visibili e quei serbatoi che, seppure invisibili e disattivi da quasi quarant’anni, non sono mai stati bonificati e rappresentano tuttora il maggior limite alla potenziale fruibilità dell’area.
L’area militare è parte integrante del nostro quartiere perchè la sua storia è legata a quella di Vitinia sviluppatasi quasi contestualmente, intorno alla linea ferroviaria. Una simbiosi che si consolida nella morfologia che caratterizza tutta l’area, considerato che a Vitinia è stata trasportata buona parte dello sterrato del Deposito. Anche la vegetazione è in parte spontanea ed in parte indotta per l’adattamento dell’ambiente alle esigenze militari, ma tutto questo non toglie nulla al paesaggio, anzi, lo caratterizza, donandogli pregio e fascino, come tutti gli altri aspetti dell’evidente passata antropizzazione.
Confinando sia a nord che a sud con la Riserva Naturale Statale del Litorale Romano l’area rappresenta un importante punto di connessione tra i sistemi forestali limitrofi e il sistema fluviale del Tevere. La varietà del paesaggio favorisce l’instaurarsi di condizioni microclimatiche particolari che consentono la presenza di diverse comunità vegetali e animali. La proposta di inserimento dell’area nella R.N.S. del Litorale Romano trova fondamento nel fatto che l’area di cui trattasi rappresenta il tassello mancante di un corridoio ambientale già di fatto delineato sia per tipologia che per collocazione fisica. La posizione tra Roma e Ostia crea un doppio corridoio archeologico e ambientale senza soluzione di continuità. Il suo consolidamento scongiurerebbe ogni tentativo di speculazione.

Paola Badessi – Presidente dell’Associazione ViviamoVitinia

paola.bad@alice.it

La prossima domenica pubblicheremo la seconda parte dell’articolo di Paola Badessi, con la grottesca vicenda tecnico-amministrativo che interessa l’area. Intanto qui sotto potete ammirare le potenzialità dell’area attraverso le foto e visionare l’invito alla conferenza del 25 marzo.

PIEGHEVOLE_invito conferenza 25 marzo

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