In ricordo di Fernando Chacel

Foto di Osmar Carioca.
Non abbiamo mai incontrato Fernando Chacel, quindi non abbiamo mai avuto il piacere di apprendere dalle sue parole la sua enorme passione per il paesaggio, passione che lo ha portato ad avere una lunga carriera come paesaggista nel suo Brasile. Sentiamo ugualmente la necessità di ricordare Chacel, in modo che il suo lavoro non vada disperso in un mondo sempre più caotico, e lo facciamo attingendo dalle parole di Franco Panzini attraverso il testo che ha gentilmente pubblicato sul sito di OPEN:

In ricordo di Fernando Chacel
Franco Panzini
Sarà stato per i suoi lunghi capelli e la fluente barba bianca, sarà stato per la sua simpatia incontenibile, sarà stato per il modo gaudente con cui affrontava la vita e che mi fa ricordare l’ultima cachaça, ovviamente ben invecchiata, bevuta insieme, ma da quando lo conobbi anche io come tanti avevo preso a considerare Fernando Chacel, paesaggista, il vero successore di Roberto Burle Marx. Fernando è morto a Rio de Janeiro, la città in cui era nato nel 1931, nei giorni scorsi.
Fernando Magalhães Chacel, di padre spagnolo e madre carioca, si era formato come architetto, dopo una iniziale esperienza presso l’Accademia di Belle Arti, per via della sua attitudine al disegno. Terminata la scuola, si era trovato in bilico sul suo futuro, perché sedotto da un’altra sua attitudine, quella di suonatore di
fisarmonica. La sua conversione al paesaggismo era iniziata quando, un po’ per caso, per via della sua capacità come disegnatore, negli anni Cinquanta si era trovato a lavorare nello studio di Burle Marx. Fu lì che ebbe la sua vera educazione professionale e conobbe i personaggi con cui in seguito condividerà molti progetti, il medico e biologo Luiz Emygdio de Mello Filho, che Fernando considerava il suo “guru botanico” e il geografo, ambientalista, ecologo Aziz Nacib Ab’Sáber.
Dalla fine degli anni Sessanta era iniziata la sua carriera indipendente di paesaggista: con una cifra precisa, quella di porre a base del progetto l’ecosistema dell’area di intervento. Iniziò a lavorare a progetti a grande
scala, come impianti idroelettrici, cogliendo quella opportunità per attutire l’impatto dei nuovi complessi industriali e integrarli al sistema ambientale presente, ed anzi di utilizzando l’opportunità della trasformazione per rinvigorirne i caratteri ecologici.
È stata questa la cifra dell’itinerario di ricerca di Fernando Chacel: il tentativo di conciliare, attraverso il progetto, i processi di trasformazione territoriale in atto con la conservazione della natura e dei suoi sistemi ecologici. Aveva messo a punto un metodo di approccio progettuale, per il quale aveva inventato il termine
di “ecogenesi”, concetto con cui definiva il processo di reintegrazione degli ecosistemi degradati, sino al punto da ricostruire un sistema ambientale scomparso.
Esempio convincente di questo approccio era stato il recupero delle fasce verdi di riva delle lagune della Barra da Tijuca, una zona a meridione del centro di Rio. Sino agli anni Settanta l’area conteneva vaste lagune poco profonde cinte da boschi di mangrovie;la sua trasformazione in zona di residenze borghesi e
grandi centri commerciali, aveva avuto un impatto ambientale devastante. Nella seconda metà degli anni Ottanta, Chacel propose un progetto, un processo di rigenerazione ambientale, con l’obiettivo di ricostituire la successione di transizione fra l’acqua e l’area urbanizzata. È stata ricreata una fascia ripariale che contiene due parchi, denominati Parque da Gleba “E” e Parque de Educação Ambiental Professor Mello Barreto. In essi sono stati ricreati il bosco di mangrovie lungo la riva parzialmente sommersa, una zona intermedia di filtro fatta di dune sabbiose che in natura precedono e proteggono le zone boscate umide, ed
infine un ambito di giardini che preludono alle zone edificate e parcheggi. Per permettere la vista di questo mosaico vegetale, formato dalla successione dei tre ambienti, è stato realizzato un sistema di percorsi e di spazi di sosta, cosicché i visitatori possono apprezzare gli elementi più rappresentativi dell’intero nuovo
ecosistema. Il passaggio fra i diversi ambienti – le aree disegnate del giardino pubblico, la fascia sabbiosa in cui spiccano i colori delle bromeliacee, ed infine l’ombroso bosco di mangrovie – avviene senza forzature, attraverso l’integrazione fra le parti e il graduale stemperamento del disegno, che perde progressivamente le sue caratteristiche formali avvicinandosi alla riva, dove la composizione cede la strada alla naturalità più piena.
Un esempio magistrale di integrazione fra sensibilità ecologica nella ricreazione delle associazioni vegetali e senso estetico nella composizione. La lezione di Fernando Chacel.

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