Largo di Pietralata

Progettista: 1998Arch. Mauro Panunti, Arch. Rita Rufo, 2010 – Assessorato alle Periferie del Comune di Roma e Dipartimento XIX

Luogo: Pietralata, Roma

Committente: Comune di Roma

Superficie: 3500mq

Anno: 1998 – restyling 2010

Fotografie: Francesco Tonini, Mimmo Capone (Foto storiche) tratte dal testo “La Piazza di Pietralata” di W. Tocci e G.Ligi – Gangemi Editore, 1998

Cosa ne pensiamo: piazza ben progettata, non amata e troppo presto sconfessata

La realizzazione della piazza del quartiere di Pietralata si è concretizzata negli anni ’90 nell’ambito del programma Centopiazze, già ampiamente descritto nei nostri articoli, anche grazie a finanziamenti derivanti da fondi restituiti alle casse comunali poiché sottratti in maniera illegittima in precedenza (ci riferiamo alle tangenti per la realizzazione della metropolitana di Roma). Il lotto prescelto era un terreno privato, in cui insisteva una discarica di materiali edili all’aperto, ubicato in posizione strategica tra i servizi del quartiere, come la chiesa ed il centro sportivo comunale, ed adiacente ad una edicola, un bar ed una pizzeria, quindi idoneo ad essere assunto a vero fulcro della vita di quartiere. Chiamata in un primo momento Piazza Risarcimento, venne chiamata Largo di Pietralata in seguito alle proteste degli abitanti del quartiere, che la volevano intitolata a Pier Paolo Pasolini.

L’area di intervento si inserisce tra una lottizzazione di edifici IACP e la sede di via di Pietralata, in posizione ipogea rispetto alla stessa, con una quota di circa 2 mt. al di sotto del piano stradale. Questo ha suggerito ai progettisti uno spazio scenografico con una vista dall’alto (ossia dalla strada) ed una dal basso (dall’interno dello spazio-piazza). Dall’alto, provenendo dalla strada, quasi non si avverte la presenza della piazza, ma un segno ci indica che li succede qualcosa: una imponente scultura-totem in acciaio corten (dello scultore Fulvio Ligi) introduce da una parte alla scalinata di ingresso al piano sottostante e dall’altra ad un affaccio che ci fa percepire tutto l’assieme dell’intervento architettonico. Sotto la balaustra, da un grande piano inclinato in travertino con due feritoie, sgorgano lamine di acqua convoglianti nella vasca circolare sottostante. Dall’affaccio si percepiscono inoltre le geometrie ellittiche dei segni a terra e le linee delle soglie in travertino, che contrastano fortemente col pattern di mattoni rossi, posati a spina di pesce, da cui è formata la piazza tutta. Dal basso, sia per lo spazio circoscritto, sia per l’abbattimento dell’inquinamento acustico operato dai versanti della conca, si hanno piacevoli sensazioni di estraniamento dal contesto circostante, e l’occhio indugia da una parte sulla scenografica fontana monumentale, dall’altra sul versante acclive che è stato lasciato a verde, con una grande seduta lineare ai suoi piedi. Il progetto prevede inoltre prese elettriche a terra, per alimentare apparecchiature audio-video necessarie allo svolgimento di manifestazioni ludiche e di intrattenimento, ed una suggestiva illuminazione, sia a terra che inserita nello specchio di acqua della fontana. L’impianto vegetazionale prevede il mantenimento di due bellissimi Populus spp. adiacenti il bar e l’inserimento di nuove specie arboree ed arbustive: sul lato nord viene messa a dimora una lunga siepe di Laurus nobilis a delimitazione dell spazio pubblico, sul versante a verde vengono impiantati alcuni Quercus ilex alternati a gruppi di Viburnum tinus, specie che ritroviamo anche nei terrapieni adiacenti le rampe di accesso.

La piazza risulta nel suo insieme molto suggestiva, ma forse proprio per la sua contemporaneità non viene capita a fondo dalla popolazione del quartiere, che non la vive appieno come era nelle intenzioni della committenza e dei progettisti. Viene vista come un corpo estraneo, complici anche alcune situazioni contingenti che ne accelerano il rifiuto degli abitanti: la fontana ben presto non riceve la necessaria manutenzione e diventa uno specchio d’acqua sporco e ricettacolo di immondizie varie; la quota della piazza al di sotto del piano stradale nasconde agli occhi dei passanti ciò che accade al suo interno, facendola divenire zona franca per atti delinquenziali; mancano al suo interno delle aree dedicate ad anziani e bambini, necessità primarie degli abitanti non calcolate in sede progettuale.

Tutto ciò porta alcuni anni dopo alla sconfessione della maggior parte del progetto, con un restyling che se da una parte risolve alcune problematiche sorte ad accoglie le richieste degli abitanti, è sicuramente da attribuire ad una progettazione con molti controsensi ed irragionevole. Via lo specchio d’acqua (che tanti problemi aveva creato) ed al suo posto una pavimentazione in gomma con giochi per bambini; via i bellissimi pioppi e la loro ombra, sostituiti da due gazebi in legno; aggiunti nuovi piccoli alberi all’interno dello spiazzo centrale con sotto panchine standard in legno e ghisa che poco dialogano con i materiali da cui è composta la piazza ; e da ultimo, tocco finale, una bella verniciata alla scultura, credendo presumibilmente che fosse arrugginita(?!).

Ciò che vediamo ora è una addizione scellerata su un progetto che troppo aveva osato, in un contesto ambientale che lo aveva quasi rigettato. I cittadini volevano uno spazio a servizio dell’aggregazione e della ricreatività e gli era stato dato un qualcosa di inaspettato, che parlava forse un linguaggio troppo contemporaneo, ma voleva essere un incipit al rinnovamento di questo brano di periferia romana. Una opportuna manutenzione della fontana e la creazione degli spazi sociali richiesti sull’impianto progettuale originario forse sarebbe stato sufficiente a far accettare questo luogo, e ciò che è stato fatto non convince affatto. Altra occasione persa per Roma, ed ormai l’elenco è tristemente lungo.

Luca Dionisi

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