Video estratto: ALOA e CSSI onlus sull’accessibilità universale agli spazi pubblici

La progettazione degli spazi pubblici può essere una attività molto appagante. Il professionista che si cimenta nel disegnare giardini, piazze e parchi, tenta di attingere alla sua formazione, alla sua esperienza, al suo gusto estetico, e ricorda sicuramente di esprimere il suo ego e la sua visione delle cose. Purtroppo questo professionista, molto spesso, non tiene a mente la principale caratteristica che elegge un’area a spazio pubblico: la sua accessibilità.
Con questa premessa vogliamo dire che siamo particolarmente contenti di aver assistito alla conferenza che si è tenuta lo scorso 15 febbraio, presso la Casa dell’Architettura di Roma, dal titolo non immediato “Universal design delle aree verdi”. In verità, avevamo interpretato male il titolo per motivi di linguaggio: sia il termine “design” che “aree verdi” applicati alla progettazione del paesaggio, ci lasciano spesso perplessi a causa dell’uso inappropriato che molti personaggi, sedicenti esperti in materia, ne fanno.
Al contrario la conferenza organizzata da ALOA, l’Associazione Ludica dell’Ordine degli Architetti, e da CSSI onlus, Cooperativa Sociale Servizi Integrati, è stata molto utile nel ricordarci quali sono i doveri del progettista che ha il privilegio di pensare, per la collettività, uno spazio pubblico.
Quello che ci ha particolarmente soddisfatto è stato l’approccio al tema: progettare uno spazio pubblico che sia pienamente accessibile a tutti, normo abili e differentemente abili, non è un limite, bensì una opportunità progettuale. Come abbiamo detto e ripetiamo, uno spazio pubblico è pubblico solo se aperto, accessibile a tutti. E’ oramai consueto parlare di normative da rispettare nei termini di rampe, pendenze, corrimano, percorsi tattili ecc., ma solo nei termini di “aggiunta” al progetto. Di fatto molti professionisti, invece di considerare l’accessibilità universale già nelle fasi preliminari, la aggiungono solo in fase esecutiva. Nel primo caso si otterrebbe facilmente un bel progetto, nel secondo si avrebbe quasi sicuramente un risultato irrispettoso verso l’uomo.
Quello che va capito immediatamente è che uno spazio diviene “bello”, solo se è permesso alle persone di poterlo vivere, e quindi di poterlo promuovere a “luogo” nei propri ricordi, possibili solo con l’esperienza della usufruizione dello spazio. Insomma, i ricordi divengono realtà attraverso l’impressione delle proprie sensazioni, inesistenti senza l’accessibilità allo spazio, quindi lo spazio è bello solo se accessibile a tutti.
Prima di lasciarvi al video estratto di questa interessantissima conferenza, concludiamo riportando una delle ultime considerazioni emersa da quel pomeriggio: un progetto di paesaggio è pienamente sostenibile solo se, oltre alle norme di risparmio energetico e di tutela dell’ambiente, rispetta anche le buone pratiche per l’accessibilità universale degli spazi pubblici.

Francesco Tonini

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