Le Esedre Arboree al Vittoriano: mirabile opera semi-dimenticata

I pini di Roma, il paesaggio di Roma. Nel 1924 Respighi dedicò una sua sinfonia a questa specie mediterranea con cui viene identificato il paesaggio di Roma. I pini però sono una invenzione, un progetto di paesaggio. I pini sono sempre stati qui, nella nostra capitale? Assolutamente no, Roma e la sua campagna sono stati percorsi da prati spogli dedicati alle capre per almeno un millennio. I Pini di Roma sono un progetto intelligente, una invenzione culturale di fine ‘800, intuizione di una Italia appena riunita, che cercava nel passato un legame antico per un futuro radioso (abbiamo rubato queste prime parole da Franco Panzini, una fonte attendibilissima che trovate in questo video).
Raffaele De Vico, nato nel 1881, è stato testimone del cambiamento del paesaggio della Capitale d’Italia e osservatore del linguaggio moderno dell’architettura, che aveva assimilato i pini come specie naturale complementare, cornice del rilancio dell’architettura razionalista.
Nel 1931 quindi, assieme a Corrado Ricci che aveva sostenuto sin dall’inizio la proposta, Raffaele De Vico fu ricevuto dal Duce per illustrare la soluzione alla spinosa questione della sistemazione laterale del monumento di Giuseppe Sacconi, dovuta al vuoto lasciato dagli sventramenti operati per dare risalto alla nuova maestosa opera. Una volta visto il progetto, il Duce non esitò e lo approvò il giorno stesso.
Non descriveremo le Esedre Arboree, speriamo che riusciate a trovare la bella e dettagliata descrizione contenuta in questo raro libro: MASSIMO DE VICO FALLANI, Raffaele De Vico e i giardini di Roma, Sansoni editore, Firenze, 1985. Crediamo invece, che ogni romano possa cercare nei propri ricordi e trovare immediatamente le immagini di questa opera ingegnosa, intelligente, leggera, ariosa e utile.
Purtroppo siamo quasi sicuri che queste particolari Esedre, come del resto molte altre opere del centro storico di Roma, saranno ricordate più dai turisti che dai romani. Un vero peccato, soprattutto perchè crediamo che le Esedre Arboree siano state disegnate dal più grande dei paesaggisti italiani del ‘900. Non ce ne vogliano i sostenitori di altri grandissimi paesaggisti del secolo scorso, come Pietro Porcinai ed Ippolito Pizzetti. Non siamo qui per decidere chi è stato il più grande. Questi tre personaggi hanno il merito di aver lottato con l’anima e l’ingegno per migliorare il paesaggio e l’immagine di una Italia bellissima, minacciata dalla mancanza di sensibilità delle ultime generazioni.
Quello di cui siamo sicuri, è che Raffaele De Vico sia la figura che più ha influenzato l’immagine del Paesaggio Italiano nel mondo. Le motivazioni che ci portano a pensare questo, sono dovute ad un fatto indiscutibile: Raffaele De Vico ha operato principalmente a Roma e principalmente su piazze, parchi e giardini pubblici. La sommatoria di queste due circostanze, ha fatto si che le realizzazioni provenienti dai suoi disegni siano state visitate ogni giorno, per quasi un secolo, da migliaia di romani e turisti provenienti da tutto il mondo. Di conseguenza, quando un turista lascia Roma, oltre all’immagine del Colosseo, di San Pietro, della Mole Adriana e di altri simboli indelebili della città eterna, porta con sè la scena di Roma fatta di maestosi pini e di una moltitudine di realizzazioni di Raffaele De Vico.
Rinfreschiamoci la memoria su alcuni degli interventi partoriti dalla sua mente:
Ossario al Verano (1922-31), parco di Colle Oppio (1926), fontana di Piazza Mazzini (1927), ricostruzione del teatro di Ostia Antica (1928), Parco degli Scipioni (1929), parco Virgiliano Nemorense (1939), parco Testaccio (1931), le Esedre Arboree (1931), villa Paganini (1932), parco Savello (1932 – giardino degli Aranci sull’Aventino), ampliamento del Giardino Zoologico (1933-35 con la nuova voliera), parco della Resistenza (1938), Parchi e Giardini dell’EUR (1938-61)……
Concludiamo qui, non abbiamo molto da aggiungere tranne che, se fossimo in un paese civile, Raffaele De Vico dovrebbe essere ricordato in ogni angolo della Roma che ha contribuito a rendere più bella.

Francesco Tonini

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