Udo Weilacher – Riassunto della Conferenza del 21-01-2011 – Open, Roma Tre


Personalmente credo che la conferenza del paesaggista tedesco Udo Weilacher al Master di Open Roma Tre, dal titolo “The image of nature in the city”, sia stata una delle più illuminanti che abbia ascoltato. La conferenza è stata presentata in inglese e, dal momento che i concetti da lui espressi durante l’incontro hanno chiarito molti dei pensieri che avevamo iniziato a trarre dal paesaggio della nostra città, tenteremo di riassumerli per permettere a chi non parla inglese di acquisire tali concetti.
Il discorso di Weilacher si genera da una frase esemplificativa dell’architetto svizzero Dieter Kienast: Nature of the city is not green but gray. In pratica è diventato difficile oggigiorno distinguere cosa è artificiale e cosa è naturale e di fatto, nella città, tutto si mischia in un fondo indistinguibile.
Negli ultimi secoli del resto, l’uomo ha cercato di dare una definizione di natura, e lo ha fatto introducendo due concetti fondamentali e antitetici: uno scientifico, secondo cui la natura è razionalmente misurabile in base a parametri specifici, ed uno romantico, secondo cui la natura è indomabile e affascinante.
Quello che succede nelle città è che l’uomo cerca di contornarsi sentimentalmente di una natura addomesticata e romantica, esteticamente gradevole, che però dal punto di vista scientifico ha perso gran parte della sua qualità naturale. In pratica, quello che facciamo è di crearci attorno un ambiente che rispecchi la nostra immagine mentale di natura, che ci porta di conseguenza a perdere la capacità di vedere la vera natura, come dice Weilacher “nature is invisible“.
L’inizio di questo fenomeno è iniziato in tempi molto remoti ma si è iniziato ad evidenziare nel Rinascimento, quando l’uomo ha iniziato a distinguere concettualmente l’ambiente antropico da quello naturale, sino ad arrivare a considerare l’ambiente naturale come ostile e quindi ad allontanarlo dalla città (se nel giardino rinascimentale la natura veniva addomesticata e piegata ai voleri del giardiniere in forme geometriche, nel giardino inglese la parte naturale ed il bosco venivano allontanati dal palazzo per essere contemplati come sublime ma ostile forza della natura, come ritratta nei dipinti di Caspar David Friedrich). La conseguenza è stata che l’uomo, avendo cacciato la natura dalla città (natura in senso scientifico) non è più minacciato da essa, ma purtroppo ne sente la mancanza come testimoniato dall’arte, dal cinema ecc.
Da qui Weilacher passa alla descrizione dell’idea contemporanea di verde  “ideological green”. Stabilito che la natura è invisibile, a meno che non combaci perfettamente con l’immagine che abbiamo di essa nei nostri desideri, è naturale comprendere che la natura in città venga vista come il “verde”. Nella storia umana, nessuna forma d’arte giardiniera è stata più efficace del giardino all’inglese, quello con grandi alberi singoli immersi in prati “verdi” sconfinati. Il clichè della natura è trasmesso alle giovani generazioni attraverso anni di assorbimento di immagini naturali “verdi”, proposte dai cartoni animati, dai fumetti, e dai media in generale (il pianeta di Avatar era permeato di un verde fantastico).
Quindi, nella mente di ogni persona, circondarsi di un bel prato verde equivale a circondarsi di “natura”. Purtroppo è il modo più facile per allontanarsi dalla vera natura, perchè il prato è antiecologico per eccellenza, abbisogna di un consumo idrico spropositato, di diserbanti, di veleni anti-lumache ecc.
E poi, continua Weilacher, chi ha detto che la natura è verde, soprattutto cosa è natura? Un deserto è natura? Si, ma non è verde. I prati naturali sono per lo più giallognoli, a volte marroni, una torbiera è naturale e nera, ma un uomo è predisposto per non notarli, bensì riesce a vedere benissimo un prato inglese.
Queste considerazioni servono per portare Weilacher ad una conclusione, che tenta di cercare soluzioni alla crescita smisurata ed incontenibile delle città. La popolazione mondiale continuerà a crescere e di conseguenza cresceranno anche le città. Come arrestare lo “urban sprawl”, quel fenomeno che porta alla dissoluzione della città nel territorio e non permette più di distinguere la natura dalla città? Come riuscire a rendere le nostre città ecosostenibili?
Un inciso.
Questo fenomeno tocca anche e soprattutto la nostra capitale: l’agro romano e la campagna romana stanno velocemente scomparendo sotto i colpi della speculazione che, nel tentativo di salvare l’industria edilizia, ricorre allo strumento tradizionale della costruzione (anzichè della conversione) ai confini delle città, convincendo coloro che vivevano al suo interno a dirigersi verso l’esterno, con la promessa di case più grandi, più confortevoli, più salubri. In verità, la dissoluzione della città porta enormi problemi di dipendenza dall’auto, mancanza di servizi pubblici nelle vicinanze, costi per le infrastrutture ed il carburante, e soprattutto problemi ecologici derivanti dalla mancanza di una vera natura non antropizzata.

La confusione generata dalla perdita della dualità città-natura, una distinzione oramai assimilata dalla nostra cultura, porta seri problemi che vanno assolutamente risolti.
Weilacher cita il concetto di densificazione, un concetto non nuovo di cui già si parla da qualche anno, ma che ancora fa fatica ad essere compreso da molti.
La densificazione non è altro che qualità, intensità, e vale per l’ambiente naturale quanto per quello antropico. Due esempi. Il Central Park di NYC, concentrato in una area unica circondata da una altissima densità edilizia, non solo è percepito fortemente come natura, ma presenta una qualità del verde abbastanza alta, anche dal punto di vista ecologico. La città medievale, quella chiusa dalle mura, concentrata, densa e con viabilità composta da stretti viottoli, è un esempio grandioso di qualità di vita ricercata dai turisti. In questo tipo di città nessuno sente la mancanza del “verde” che tra l’altro è ridotto all’osso. La natura è subito fuori dalla città, in piena contrapposizione con essa, ma non se ne sente la mancanza. Nel percorrere i vicoli di un borgo ci si sente protetti, in un ambiente ristretto, che se alternato a pochi slarghi offre una varietà di spazi molto accogliente, quello che si prova anche nel centro di Roma quando ci si ritrova in piazza Navona al termine di via di Tor Millina.
Alla fine Weilacher presenta due soluzioni contemporanee al problema del “verde”, due soluzioni condivisibili ma contrarie. La prima parte dall’assunto romantico che la natura susciti sentimenti e cita il caso della foresta incassata al centro della Biblioteca di Francia, una falsa foresta centenaria messa li da un giorno all’altro, pronto effetto estetico anti-ecologico. La seconda soluzione sfrutta una verità incontrovertibile: l’unica caratteristica permanente della natura è il suo cambiamento. Vedere per credere.

Francesco Tonini

Purtroppo su richiesta del professore abbiamo rimosso il video per ragioni di copyright, consolatevi con il nostro riassunto.

Annunci

2 pensieri riguardo “Udo Weilacher – Riassunto della Conferenza del 21-01-2011 – Open, Roma Tre

  1. Ciao Lucilla,
    solitamente metto le date degli eventi di cui vengo a conoscenza……però a volte non ho chiaro di cosa trattino gli eventi e non conosco bene le persone che tratteranno l’argomento. Di conseguenza aggiungo solo gli eventi di cui sono sicuro. Comunque ci sono siti che si occupano di questo servizio e possono farlo meglio di noi, come architetti roma, archinfo ecc….
    Il discorso è anche legato al fatto che noi abbiamo scelto fin dall’inizio di “produrre” informazione, non di essere un “aggregatore” di informazioni….mi capisci? Di aggregatori su internet ce ne sono a migliaia, di produttori pochissimi, perchè produrre è molto più dispendioso che riportare la notizia di quello che hanno prodotto altri (a livello giornalistico ci sono ANSA e ADN Kronos che producono, gli altri sono i giornali che filtrano quello che ritengono opportuno….noi produciamo e filtriamo direttamente).
    Comunque nel futuro saremo più attenti anche sotto questo aspetto.
    Ciao Francesco

    Mi piace

  2. Molto bello questo tuo estratto. Sono stata lunedì sera a Acer dove c’era una conferenza presentazione del libro: “Ricordo al Futuro” a cura di Carmen Andriani, che sono più o meno gli atti di un convegno fatto nel 2008 alla Biennale di Venezia. Parla del patrimonio e di come vivere il patrimonio, della percezione del patrimonio, etc. Ne parlerò nella rubrica dei libri. L’altra volta tu hai detto una frase molto bella ” L’architetto si innamora degli oggetti, il paesaggista degli spazi”. In questo contesto ne è uscita un’altra molto bella e l’ha formulata, guarda caso, un altro paesaggista, Micheal Corajoud. Dice a proposito dell’inserimento del nuovo nell’antico o precedente:” Inserirsi nel discorso, senza interrompere la conversazione”.
    Perchè non metti tra gli appuntamenti le date e gli argomenti in anticipo? Così se uno vuole va ad ascoltarseli.
    Lunedì alle 20 all’Acer c’è “Il cemento a Roma”. Tutti architetti grossi. Ciao

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...