Leggere Giardini, la recensione di Lucilla #6 – Rudolf Borchardt e Jacques Brosse


Ecco tre libri che vi introdurranno alla storia delle relazioni dell’uomo con la natura, e vi spiegheranno come sia andato formandosi il nostro sentimento della religiosità (per chi lo possiede ancora), che è un sentimento laico, molto più profondo e misterioso della religione come la intendiamo oggi.
All’inizio di questa rubrica vi ho esortati a conoscere gli alberi e le erbe, perché per gli architetti paesaggisti sono come i mattoni e i materiali usati dagli architetti urbanisti. Ebbene, ora è il caso che io mi smentisca: non sono semplici materiali, ma molto di più, sono esseri viventi e come tali vanno rispettati. Il rispetto per loro è un sentimento antico come la storia dell’uomo. E’ vero che ci siamo sempre nutriti dei vegetali, che abbiamo usato il legno come materiale da costruzione e per scaldarci e questo ha fatto parte del gioco (crudele, se ci pensate) del vivere sulla Terra, però era anche una sorta di scambio. Ovviamente è stato così anche con gli animali. Oggi invece siamo usciti totalmente dal “seminato”. E’ un esempio banale, ma io mi vergogno quando vado in un vivaio qualsiasi e trovo gli ulivi centenari, venduti in zolla per adornare i tristi giardinetti delle villette a schiera o un insulso parchetto cittadino. Coloro che sono andati a visitare la Fiera di Roma durante la manifestazione dedicata al florvivaismo, Florexpo, non si sono indignati davanti alla parata degli ulivi pugliesi? Avevano un diametro di circa 1,50 m., tagliati a 2m. di altezza, posti in contenitori alti meno di 50cm. e la loro piccola ricrescita della vegetazione era acconciata da un parrucchiere per barboncini.

RUDOLF BORCHARDT Il giardiniere appassionato 1992 Adelphi Milano. Il giardiniere appassionato (Gli Adelphi)

Questo è un testo che non può mancare assolutamente nella vostra biblioteca.
Per introdurvi a questo libro fondamentale, mi approprierò di qualche periodo da una presentazione che ne fece il filosofo Massimo Venturi Ferriolo nel 1994.
“Il giardino, a partire dalla sua origine mitica e religiosa, è in Borchardt il percorso dell’umanista che cerca di restaurare la complessità del sapere di una cultura dotta e onnicomprensiva, dove filologia, letteratura, storia, arte, scienza, poesia e botanica camminano insieme. In questo nodo confluiscono i grandi movimenti e momenti dell’humanitas, intesa nel senso ampio di formazione spirituale dell’uomo, un significato molto vicino alla paideia greca come totalità di educazione-formazione-cultura. Metafora vegetale della storia, divisa in sette capitoli (L’uomo e il fiore; L’uomo e il giardino; Il giardino e il nuovo fiore; Il fiore selvatico e la pianta coltivata; Il fiore come parte del paesaggio; Il fiore e il nuovo giardino; Seminare, piantare, vangare, nutrire)…
Il libro, più che un trattato poetico di botanica, ci racconta l’infinito simbolico del giardino e del fiore… il giardino diventa il luogo della storia universale, perché qui l’uomo deposita la sua relazione con la natura: è una struttura, un punto fermo su cui leggere il mondo…
Il giardino non è l’immagine speculare della natura, la riproduzione del Paradiso terrestre, ma un fatto culturale radicato nelle origini stesse della nostra vita.”

JACQUES BROSSE Mitologia degli alberi – dal giardino dell’Eden al legno della Croce 1994 Milano BUR supersaggi. Mitologia degli alberi (Supersaggi)

– La magia delle piante 1992 Pordenone Edizioni Studio Tesi Prefazione di Ippolito Pizzetti. La magia delle piante (Biblioteca contemporanea)

Brosse è stato un grande personaggio della cultura francese, amico di Albert Camus e di Jean Cocteau. Come scrittore fu insignito del Grand Prix de littérature de l’Académie francaise nel 1987 e riconosciuto anche in Italia con il prestigioso Premio internazionale Nonino nel 1989. Fu psicanalista, studioso delle religioni e naturalista, autore di varie opere dedicate agli animali e agli alberi, non solo sotto il profilo botanico, ma soprattutto sotto il profilo culturale e come prezioso patrimonio dell’umanità.
In questi due godibilissimi libri, l’autore racconta di un’epoca in cui le piante erano considerate come la manifestazione più immediata e concreta della divinità, delle tracce delle sopravvivenze pagane nella religione cristiana, che non riuscì ad estirpare totalmente dalle campagne il culto che veniva reso agli alberi sacri. Oggi però anche quel piccolo retaggio residuo sta scomparendo, basta vedere quello che sta succedendo nelle campagne italiane.
C’è un capitolo godibilissimo nella “Mitologia degli alberi” in cui l’autore racconta storie di bastoni che, piantati nella terra, d’improvviso rinverdiscono. Si tratta di storie tradizionali fin dall’antichità, ma nel nuovo contesto attribuite quasi sempre a santi. Chi non ricorda il cipresso sparuto che si mostra sulle colline spoglie al viaggiatore che percorre il tragitto dall’aeroporto di Punta Raisi a Palermo? Il vostro solerte ospite si preoccuperà immediatamente di raccontarvi che quel albero è il più antico della città, che ha la bella età di 430 anni e che è oggetto di culto per essere nato dal bastone di San Benedetto il Moro. San Benedetto era detto il Moro, perché era proprio nero. Anche nel 1600 eravamo invasi dagli extracomunitari, solo che allora, ogni tanto, avevano l’opportunità di diventare santi.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...