Parco integrato delle Mura Aureliane: il tratto porta Metronia-via Numidia


Progettista: Arch. Antonino Terranova, Arch. Paola Falini, Arch. Gennaro Farina (responsabile del progetto come direttore Ufficio per la Città Storica)

Luogo: Appio-Latino, Roma

Committente: Comune di Roma

Superficie: 20000mq circa

Anno: 2007-2009

Fotografie: Francesco Tonini

Cosa ne pensiamo: buon progetto con lacune funzionali

Anche se per alcuni mesi abbiamo cercato di evitare di recensire taluni progetti realizzati negli ultimi anni, è ora arrivato il momento di parlarne. Il motivo per cui ci siamo concentrati più spesso su progetti legati ad una periferia scarsamente vigilata da occhi attenti, è da ricercare nell’estrema reclamizzazione di alcuni interventi destinati alla diffusione mediatica di massa grazie a caratteristiche preesistenti, verso i quali quindi non sentivamo il bisogno di aggiungere la nostra opinione.
Tra questi interventi di riqualificazione c’è quello del tratto delle mura Aureliane compreso tra porta Metronia e via Numidia, una sorta di parco lineare inaugurato nel 2009 dal sindaco Alemanno, ma inserito nelle opere da realizzare già da una decina di anni sotto le giunte di sinistra che compilarono il PRG e che inserirono questo intervento nel molto più ampio “Ambito di programmazione strategica Mura aureliane”.
Nel vedere il PRG ed i suoi Ambiti di Programmazione Strategica, considerato un certo immobilismo che sempre sembra adagiarsi sulla città eterna, ho sempre pensato che scaturissero dalla pura immaginazione di qualche architetto sognatore. Del resto, senza tirare in ballo l’Ambito di Programmazione Strategica del Tevere, basta pensare alle migliaia di progetti prodotti sul fiume della Capitale dei quali non si è visto realizzato che un centesimo, anzi il centesimo più semplice. Invece, con nostra sorpresa, gli ambiti di programmazione si stanno trasformando in progetti attuativi in tempi ragionevoli, e la forza motrice che trasforma in realtà queste enormi potenzialità è sicuramente legata al fatto che la programmazione strategica si sta rivelando uno strumento di facile attuazione, cavalcabile dalla politica per ottenere risultati su spazi ad alto interesse pubblico.
Comunque, una volta ultimato, l’ambito di programmazione delle Mura dovrebbe garantire 18 km continui di parchi lineari e percorsi ciclabili al fine di evidenziare il valore storico di questa struttura, che ha avuto un ruolo molto importante nella fase imperiale dell’antica Roma. In questa area sud, il primo tratto in questione tra piazzale Metronio e via Numidia dovrebbe essere seguito dall’immediatamente successivo tratto tra via Numidia e porta Latina, e dal più dispendioso tratto tra porta Latina e porta San Paolo.
Veniamo all’area oggetto dell’articolo e tralasciamo immediatamente le notizie storiche sulle mura, che potete trovare abbondantemente sul web.
Il tratto, denominato tecnicamente “parco”, è costituito da una area che segue la moderata curva delle mura locali sull’asse sud/est-nord/ovest. Larga circa quaranta metri e lunga meno di cinquecento, l’area è quindi contenuta tra i palazzi di viale Metronio e le mura. Data la forma planimetrica e le intenzioni del programma, lo spazio è costituito da una serie di percorsi affiancati, dedicati ai pedoni ed alle biciclette, che hanno sottratto spazio alla sede stradale, ora concentrata sotto ai palazzi assieme ai parcheggi a spina dedicati ai residenti.
I percorsi sono ben definiti, per via dei materiali usati, che sono terra stabilizzata e pavimentazione grigia per i camminamenti, una sorta di asfalto chiaro a freddo per la ciclabile, e ghiaia per lo spazio di separazione tra parcheggi e area pedonale, e per via di forme distinte, cioè percorso nervoso ad angoli netti per il vialetto in terra stabilizzata e curve morbide per la ciclabile. Per aiutare a non rendere monotono il transito dei pedoni, i camminamenti in lastre di cemento bocciardato sono attraversati da variazioni della pavimentazione, che a volte sembra tenti di amalgamarsi con la terra stabilizzata attraverso forme geometriche evidenti, e che altre volte ospita strisce di selciato in basalto che si protendono con decisione verso le mura, incidendo anche l’area verde di rispetto archeologico. Il travertino invece, tenta di impreziosire la via pedonale centrale segnandone i confini con ritmici segnali, che si evidenziano a volte nella pavimentazione, a volte in cestini, a volte in fontanelle. Il travertino è materiale costituente anche della maggior parte delle panchine, che sono state però assistite anche dalle più comuni panchine in ghisa e legno, alcune già prese di mira dai vandali.
L’arredo, coordinato e convincente, è completato da gradevoli lampioni e luci segna-percorso in metallo grigio scuro.
La vegetazione è semplice ma ben piuttosto ben distribuita. Alle alberature preesistenti costituite prevalentemente da Pini domestici, Platani, Aceri americani e Olmi, sono stati aggiunti due temi ricorrenti, quello del prato che lascia libera la vista delle mura, e quello delle siepi di Olivastro, contenute sotto i settanta centimetri con il solo scopo di gestire meglio la divisione dei percorsi e le aree di sosta.
Complessivamente il progetto è secondo noi ben strutturato. L’obiettivo di ottenere ordine e pulizia di segni che onorino l’attrazione storico-turistica delle mura crediamo sia stato raggiunto. I percorsi sono piacevoli e tutt’altro che noiosi, esteticamente eleganti ed allietati da diversivi puntuali come le fontanelle ed i bei lampioni. Aggiungiamo però quattro critiche negative, due suscitate dai cittadini intervistati sul posto e due scaturite dalla conoscenza della nostra professione. Le persone con cui ci siamo intrattenuti a parlare ci hanno presentato lamentele comuni a quelle rilevate in altri spazi pubblici: la mancanza di uno spazio dedicato al gioco dei bambini e la mancanza di uno spazio dedicato ai bisogni e sfoghi dei cani. Capiamo benissimo che il progettista abbia rispettato il carattere dello spazio, e cioè la sua predisposizione al transito turistico, culturale, ludico, sportivo o di semplice attraversamento, ma le esigenze della popolazione non possono cambiare a seconda di dove si è: un bambino avrà sempre voglia di giocare, un cane avrà sempre bisogno di cag… . Certo si potrebbe sempre fare appello all’educazione dei padroni, ma poi bisognerebbe fare appello agli ubriaconi che sostano spesso con schiamazzi e lasciti di bottiglie ed immondizia, ai vandali che sfasciano le panchine e scrivono sui muri….insomma lo spazio andrebbe progettato tenendo sempre conto almeno del buon senso.
Le due critiche che facciamo noi sono una di natura estetica e l’altra di natura tecnica. Esteticamente questa realizzazione, come altre che abbiamo recensito in cui vi era vicinanza di notevoli manufatti storici, tende a privilegiare un operazione minimale che nel tentativo di lasciare “spazio” alla storia, trascura il colore ma pecca comunque di forte presenza stilistica. In altre parole, il progettista non usa il colore della vegetazione, ma per sopperire all’auto imposizione di mantenere un basso profilo, il suo ego si sfoga in giochi che attirano comunque l’attenzione. Ripetiamo, questo progetto ci piace, ma se fosse stata posta qualche fontanella in meno a vantaggio di qualche aiuola di fiori colorati, ci sarebbe piaciuto di più, anche se si sarebbe dovuto rischiare il fallimento a causa della tradizionale squallida manutenzione degli uffici addetti ai giardini di Roma. Risulta evidente che un po’ di colore non può sottrarre l’attenzione da un imponente muro alto una decina di metri.
L’ultima critica va al fatto che questo tratto realizzato è nascosto ai più e che sino a quando non verranno realizzati gli altri tratti con la conseguente messa in circuito dei percorsi integrati, sarà isolato e poco utile.
Per finire, crediamo che questo progetto alzi l’asticella della media qualitativa degli spazi pubblici della Capitale. Purtroppo, per raggiungere la perfezione, siamo sicuri che ci sia ancora molto lavoro da fare.

Francesco Tonini

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