Il tratto ciclabile Colombo-Laurentina


Iniziamo con una breve premessa riguardante la rete di piste ciclabili di Roma. Innanzitutto è bene precisare la differenza tra pista ciclabile e percorso ciclo-pedonale. Mentre la prima è destinata unicamente al transito dei cicli e dovrebbe quindi assicurare una andatura elevata senza troppe interruzioni o curve ad angolo retto, il secondo è interpretato come un contentino alla mobilità alternativa che dovrebbe concedere al ciclista almeno il diritto di non essere ferocemente investito dall’automobilista frettoloso.
La seconda cosa da chiarire è che questo tratto di pista del Municipio XII non è collegato in maniera opportuna alla rete ciclabile metropolitana, anzi sarebbe meglio dire che Roma, malgrado alcuni piccoli recenti sforzi accompagnati da solenni propagande dei risultati ottenuti e di decine di chilometri aggiunti alla rete, la rete ciclabile non l’ha mai avuta. I municipi hanno realizzato pezzetti disconnessi di piste che non hanno mai trovato un coordinamento generale che le facesse divenire una vera rete ciclabile (il nuovo piano quadro della ciclabilità del 2010 tenta di porre rimedio a questa situazione), presupposto indispensabile per il cittadino che voglia scegliere la bici come mezzo di trasporto reale, non legato solo ad aspetti di svago.
Lasciamo comunque subito queste considerazioni ed entriamo nella vera critica oggetto dell’articolo e che ci riguarda in prima persona come paesaggisti. Facciamo una piccola premessa anche in questo caso: siamo realmente sinceri, tanto sinceri che abbiamo accuratamente scelto le foto migliori al fine di non influenzare nessuno ingannevolmente.
La pista della Colombo-Laurentina è uno dei tratti meglio riusciti delle ciclabili cittadine ma crediamo non guadagni comunque alcun plauso. Il motivo principale di questa critica è da ricercare nella constatazione che la pista abbia taluno merito imputabile non alla qualità del progetto, ma al fatto che la pista acquisisca passivamente alcune caratteristiche di questa parte di Roma. La Cristoforo Colombo è una strada di sezione generosa e con un sistema di aree verdi attrezzate che la costeggiano: questi due particolari sommati portano la pista ciclabile ad avere un grande respiro visivo. C’è da aggiungere che il percorso è abbastanza gradevole per via dei saliscendi morbidi che variano l’andatura senza chiedere troppe energie al ciclista. Insomma si potrebbe essere portati a dire di essere soddisfatti di un simile intervento ed invece c’è molto da riferire riguardo l’incapacità delle amministrazioni:
1 – Il tratto in questione, che corre parallelo alla Cristoforo Colombo e poi si immette sulla Laurentina in direzione di uscita da Roma, è stato disegnato per essere propriamente pista ciclabile, ma la sua funzionalità viene inficiata dal fatto che la sua sede sia purtroppo il marciapiede, e cioè la sede dedicata ai pedoni.
2 – La pista non corre su sede propria con un proprio disegno ma sul marciapiede e si discosta dalla sede stradale al massimo di qualche metro, assicurando rumore continuo e boccate di smog ai ciclisti affannati.
3 – Questa pista, come del resto quasi tutte le piste di Roma, è stata realizzata quasi esclusivamente con una spruzzata di rosso a terra, due strisce bianche, qualche cartello e cosa quasi inverosimile con una illuminazione notturna dedicata. Cosa c’è di strano? C’è che qualsiasi paesaggista sa che per soddisfare la funzione non basta assicurare la funzione nei termini minimi. Mi spiego con un esempio semplicissimo: l’automobile soddisfa la funzione di un trasporto più veloce, eppure nelle stesse condizioni di velocità c’è grande differenza se siamo trasportati dentro una utilitaria o dentro una lussuosa sportiva. Ecco perchè, oltre ai requisiti di sicurezza e tecnici, si chiede al progettista di pensare a migliorare le condizioni di uso della pista e quindi di variare il percorso con deviazioni dolci, con aperture e chiusure visive, con siepi e alberi, con piante schermanti colorate e/o profumate, con punti di sosta disegnati per essere gradevoli ed accoglienti.
La conclusione a cui volevamo arrivare è questa: è possibile che all’amministrazione non venga mai in mente di chiamare un giovane e poco esigente architetto paesaggista per una consulenza? In questo modo si farebbe un grosso favore alla città, ai cittadini, ai ciclisti e si farebbe anche lavorare qualche giovane paesaggista che si accontenterebbe di poco ed accetterebbe sicuramente con entusiasmo un simile incarico.

Francesco Tonini

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9 pensieri riguardo “Il tratto ciclabile Colombo-Laurentina

  1. Non voglio difendere gli architetti, ma dire che la città è brutta per colpa degli architetti, mi sembra una banalizzazione troppo grossa. Al limite prendiamocela un pochetto anche con i costruttori e i politici che hanno fatto il sacco di Roma. Prendiamocela con il tipo di società che tutti noi abbiamo contribuito a costruire (parlando di architettura…)
    Corrono cattivi tempi…

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    1. Si, e come al solito ognuno si chiama fuori e la responsabilità é sempre di altri (costruttori, politici, la società…)
      Io dico che gli architetti troppo spesso vivono nel loro mondo di progetti, e le opere che fanno costruire e di cui sono responsabili (io la penso così) poi non le vivono.
      Ad esempio sarebbe buona norma che gli architetti che progettano le case o un intero quartiere poi debbano abitarci per qualche anno, se non altro per trarre insegnamento anche dai propri errori.
      A proposito, quel genio che sta costruendo “la nuvola” di vetro all’EUR lo sa che centinaia di migliaia di storni cacheranno mille volte al giorno proprio sopra alla nuvola?
      Poi dopo la responsabilità sará dei politici o dei costruttori?

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      1. Nic, per avvalorare le tue tesi usi casi particolari che si potrebbero fare anche in senso inverso. Ti ripeto, non siamo architetti, siamo Paesaggisti. Non possiamo mettere la firma su nessun edificio.
        Parlando della nuvola, non ho mai amato quel progetto, anzi lo trovo sgradevole e fuori da ogni logica. Non credere che gli architetti la pensino tutti allo stesso modo.
        Considerazione lampante, e non la faccio per darmi delle arie da sapientone: se non ci fossero gli architetti, non ci sarebbero neanche le città…..
        Ultima considerazione: pensi che gli architetti, a parte le archistar che citi, abbiano un peso nella costruzione della città……hanno forse un peso nell’estetica di un edificio, ma non hanno nessuna autorità nel decidere dove costruire, quanto alto costruire, quanto grande fare gli appartamenti…..queste cose sono riservate ai costruttori, in base a scelte economiche e a qualche architetto di fama alla “fuffas” che con il loro ritorno di immagine fanno salire il valore degli immobili. Speriamo che la polemica finisca qui, quando ho scritto l’articolo sulle ciclabili non mi arrogavo il diritto di dire che ne sapevo più degli altri…..sono solo un ciclista convinto deluso della situazione delle ciclabili, tutto qui. Ciao

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  2. Certo, e magari erano architetti anche quelli che hanno progettato il palazzo del Corviale, l’urbanistica di Tor bella Monaca e di Vigne Nuove e compagnia cantante…

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    1. Si, erano architetti anche quelli, non sempre si può essere nel giusto, specialmente quando si provano a fare esperimenti. Purtroppo quello del Corviale è stato un esperimento fatto in ritardo e male……quello di Tor Bella Monaca secondo me è recuperabile con il tempo, ma i suoi presupposti non erano troppo errati a parere mio….

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  3. Ecco, alla fine la richiesta é affidare il lavoro ad un architetto paesaggista. Secondo me la pista va bene anche così come é stata fatta. Purtroppo Roma ha già subito vari scempi ad opera di architetti più o meno famosi.
    Evitiamo che mettano le mani anche sulle ciclabili, per favore.

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    1. Ciao Nic, hai detto bene, gli architetti hanno fatto molti scempi e qualche cosa buona. Ricorda però che Michelangelo era un architetto, Bernini era un architetto, Raffaele De Vico era un architetto, la lista è infinita. Comunque noi non siamo architetti, ma architetti del Paesaggio, formati appositamente per questo. Nelle amministrazioni di Roma non ci sono architetti del Paesaggio, solo architetti. Nelle amministrazioni di Parigi, Berlino, Amsterdam, Barcellona, Porto ecc…ci sono anche architetti del Paesaggio, noti nessuna differenza? Ciao

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