Largo Raffaele Pettazzoni nel VI Municipio


Progettista: Giacomo Gajano Saffi, Fabrizio Bastoni, Giulio Carapacchio, Federico Pastorelli

Luogo: Vigne Alessandrine, Roma

Committente: Comune di Roma

Superficie: 4500mq circa

Anno: 2001

Fotografie: Francesco Tonini

Cosa ne pensiamo: intervento architettonico ordinato paesaggisticamente debole

 Compreso nel quartiere di Vigne Alessandrine, un’area sospesa tra due quartieri dal passato travagliato e dal presente incerto, il Quadraro e Tor Pignattara, Largo Pettazzoni si presenta come un abbagliante contesto imprevisto. In verità l’intervento di riqualificazione di questo spazio è inserito nelle numerose realizzazioni che si sono concentrate nel VI Municipio, con l’opportunità della creazione di spazi scenici che sfruttano visivamente la preesistenza archeologica dell’Acquedotto Alessandrino. Largo Pettazzoni trova quindi la compagnia prossima della quasi coetanea Piazza Giuseppe Cardinali e della recente riqualificazione dello spazio pedonale su via Camillo Manfroni, ma entra comunque a far parte di un sistema di spazi pubblici più vasto che include Piazza dell’Acquedotto Alessandrino ed il grande Parco di Tor Tre Teste nel VII Municipio.

 Con la considerazione che la concentrazione di interventi nel V, VI e VII Municipio sia più che lecita data la necessità di riequilibrare la crescita incontrollata di questo settore di Roma, causata da abusivismi e lottizzazioni speculative nel ventennio 1960-1980, ci apprestiamo comunque a dire che stiamo scrivendo questo articolo per analizzare l’intervento di Largo Pettazzoni dal punto di vista esclusivamente architettonico-paesaggistico. Quindi non tratteremo minimamente la questione della gestione del decoro urbano che affligge questo spazio pubblico e gli spazi annessi di via dell’Acquedotto Alessandrino e del parco Giordano Sangalli, nonché tutti gli spazi pubblici ubicati in quartieri difficili dal punto di vista civico.

 Arrivando all’area in questione, come premessa diciamo che l’intervento dovrebbe essere stato realizzato all’interno del progetto Cento Piazze.

Planimetricamente Largo Pettazzoni è di forma rettangolare con lato lungo sull’asse nord-sud. Lo spazio è affiancato ad est da via Pietro Silva sul quale sono disposti i parcheggi e ad ovest è chiuso visivamente dal parallelo edificio del centro bocciofilo. In maniera fluida sul lato nord di Largo Pettazzoni, una volta raggiunta con lo sguardo la bella quinta dell’Acquedotto, è possibile transitare ad est verso la lingua che sale parallela al manufatto archeologico oppure immergersi ad ovest nel parco Sangalli sempre dominato del monumento lineare.

Dal punto di vista dei colori e materiali, Largo Pettazzoni parla un solo linguaggio, quello grigio del peperino e del cemento. Lo spazio è estremamente semplice e ordinato, scandito da poche linee a terra create dalla diversa disposizione delle lastre e da pochi e semplici arredi, sempre in cemento e peperino, che non concedono alcuna rottura al linguaggio pulito del progetto. Delle imponenti vasche inclinate e parallele alla strada, in cui trovano alloggio dei vigorosi Celtis australis, bilanciano la cubatura del centro anziani e completano, assieme ad un setto sul lato sud, l’isolamento dal largo dall’esterno in modo che ci si possa concentrare sulla vista dell’Acquedotto. Delle semplicissime panchine monoblocco anch’esse disposte sull’asse nord-sud sfruttano la protezione dei vasconi, mentre dei corrimano zincati, che quasi scompaiono sul grigio della pavimentazione e degli arredi, aiutano gli anziani ed i portatori di handicap a coprire il dislivello da nord verso l’ingresso del centro bocciofilo. Completano l’arredo lampioni e cestini classici sempre zincati. L’unico disturbo ammesso a livello progettuale al fine di preservare l’asse visivo nord-sud è un filare di olivi che corre est-ovest e che collega concettualmente il largo con l’area giochi attrezzata verso il parco Sangalli, ma che comunque con la sua trasparenza si integra bene con lo sfondo storico. Singolari sono invece delle increspature della pavimentazione, forse  pensate per regimare l’acqua piovana che altrimenti scorrerebbe impazzita sulla superficie litoide.

Dal punto di vista della vegetazione, oltre ai Celtis australis ed agli Olea europaea sul largo, è possibile vedere nei pressi dell’Acquedotto i classici cipressi scaccia spiriti.

La mia personale opinione sul progetto non è totalmente negativa per varie ragioni. Bisogna considerare che il progetto è corretto sia dal punto di vista concettuale che planimetrico. I progettisti hanno tenuto giustamente in grande conto il rapporto con l’Acquedotto ed hanno previsto uno spazio semplice, immediatamente comprensibile, economico nei materiali e difficilmente danneggiabile, visto che c’è poco da rompere. Inoltre, nel probabile tentativo di evidenziare la preesistenza archeologica, non hanno previsto la benché minima presenza di colore, che si ferma al neutro verde del fogliame. Credo che le mancanze progettuali siano evidenziabili nella mancata costituzione di Largo Pettazzoni come spazio sociale identitario del quartiere. Sembra di vedere, in ritardo di 80 anni, l’utopica ripetizione di pensare che tutti vogliano vivere in luoghi freddi, meccanici ed antisettici, purché ordinati, tipica della filosofia di Le Corbusier. Purtroppo quando un architetto procede secondo questa filosofia, e di fatto i progettisti sono e si sono comportati da architetti, si trascura una semplice ovvietà: siamo tutti diversi. Quindi a parte i pochi cittadini del quartiere ossessionati dall’ordine e dalla semplicità, Largo Pettazzoni potrebbe non piacere a molti. Mettendomi da un punto di vista soggettivo, il mio, amante dell’ordine, potrei anche difendere l’approccio minimale dei progettisti, ma non me la sento di appoggiare altre tre scelte:

  1. l’utilizzo quasi totale del grigio peperino che viene interrotto solo nella parete sud e ovest con lastre di travertino. Abbiamo scattato le foto in una giornata nuvolosa e l’albedo dava già fastidio. In una giornata di sole pieno il peperino acquista una duplice funzione negativa, acceca e si infuoca contemporaneamente (è un paradosso, ma il punto di grigio di questa pietra non assorbe abbastanza luce e non ne respinge abbastanza).

  2. la scelta delle specie vegetali è ridotta peggio che all’osso. I bagolari sono belli, ma non sono sufficienti per schermare il sole perché concentrati a est, gli olivi non servono praticamente a nulla, tranne che al colpetto estetico. Va bene ridurre al minimo la manutenzione (i bagolari sporcano comunque con i semi e spogliano l’inverno), ma così sembra di vivere nel mondo ingabbiato di “1984” di Orwell.

  3. Un po’ di colore ci vuole, la vita non è solo grigia. La risposta della popolazione è stata infatti incanalata in due risposte simili: quella illegale degli imbrattatori di muri e quella legale di una associazione, peraltro contestata dagli anziani del centro bocciofilo, che ha invece riempito di colori il muro in travertino della struttura con un murales progettato. Non credo si possa pensare di realizzare un muro bianco o grigio chiaro a Roma e non aspettarsi che qualcuno ci scriva sopra in maniera civile od incivile, come avevamo già visto in piazza Fabrizio De Andrè.

 In conclusione Largo Pettazzoni è sicuramente una piazza particolare, che ci piaccia o no è un’altra storia.

 Francesco Tonini

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