Renato Bocchi – Estratto della Conferenza del 26-11-2010 – Open, Roma Tre


La conferenza di Renato Bocchi, professore ordinario di Composizione architettonica e urbana presso l’ Università Iuav di Venezia, ha toccato il tema dell’Architettura del Paesaggio dal punto di vista teorico in modo cristallino ed esauriente ricordandoci l’importanza del nostro mestiere. Il professore è stato ospite di Open Roma Tre per presentare le teorie racchiuse nel suo libro “Progettare lo spazio e il movimento” edito nella collana – Spazio Paesaggio Architettura – Gangemi editore.
Come ha tenuto lui stesso a precisare, Bocchi non è professore di progettazione del Paesaggio ma di progettazione architettonica ed urbana, ma ha spiegato che il suo interesse per il Paesaggio è legato fortemente al concetto di spazio, termine presente appunto nel titolo del libro. Di fatto la conferenza si è aperta proprio con l’annotazione dell’importanza dello spazio, termine che ne accomuna altri due, il tempo ed il movimento. Per noi paesaggisti, ma anche per gli architetti, è fondamentale ricordare due cose: lo spazio permette di muoverci e di vivere; lo spazio mette in relazione gli oggetti. E’ comune tra gli architetti il pensiero di progettare le forme degli oggetti, mentre in contrapposizione bisognerebbe sempre pensare di progettare lo spazio attraverso la modellazione delle forme. Come dice Bocchi, mentre la forma si percepisce con gli occhi in maniera contemplativa, lo spazio è una esperienza completa che si percepisce con tutti i sensi. Aggiungerei quindi che il compito dell’architetto è quello di progettare le forme al fine di influenzare lo spazio che le mette in relazione, in modo da permettere precise esperienze sensoriali a colui che transiterà nella spazio di relazione (anche Carme Pinòs nella sua conferenza ha parlato dell’Architettura come spazio di relazione).
La magia insita nella buona progettazione del Paesaggio è quella di rendere viva l’esperienza del movimento vissuta nel tempo, che al contrario in una cattiva progettazione si tradurrebbe nella visione di immagini statiche prodotte da oggetti architettonici dalle forme morte.
Noi ci fermiamo qui e vi lasciamo al video della conferenza ed alle parole competenti di Bocchi a cui fanno seguito le considerazioni finali del Prof. Franco Panzini, che ha suggerito collegamenti con la narrazione implicita ai progetti paesaggistici dei secoli scorsi con ampi riferimenti che hanno spaziato dalla reggia di Versailles sino alla Chandigarh di Le Corbusier
Francesco Tonini

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