Piazza Dante sull’Esquilino

 

Progettista: ———-

Luogo: Esquilino, Roma

Committente: Comune di Roma

Superficie: 5000mq circa

Anno: 1990 (nuova messa in sicurezza nel 2008)

Fotografie: Francesco Tonini

Cosa ne pensiamo: intervento gradevole di risistemazione di classico “square”, che tuttavia rimane isolato con problemi di ordine e decoro

 L’Esquilino è un quartiere complesso da descrivere, sia dal punto di vista etnico che da quello storico. Partiamo brevemente dalle vicende del colle più rimaneggiato di Roma. Tutta l’area sopraelevata del colle è sempre stata oggetto di attenzioni. Dal momento che Senatori ed Imperatori romani non si fecero sfuggire l’opportunità di fissare sull’Esquilino i loro Horti privati, e che i nobili della Roma papale non disdegnarono di stabilire lussuose residenze con annessi giardini su questo ventilato colle, possiamo dichiarare con certezza che non furono certo timidi coloro che, a fine diciannovesimo secolo, individuarono come salubri i terreni su questo dolce pendio, al fine della costruzione di un nuovo quartiere. Purtroppo, mentre i primi agirono su di un territorio vergine ed i secondi insistettero senza turbare eccessivamente i luoghi, gli ultimi hanno non solo lacerato in maniera definitiva il colle, ma hanno quasi totalmente cancellato tutte le tracce storiche precedenti, rendendo praticamente impossibile la ricerca della maggior parte dei resti storici ed archeologici, palazzi, statue, fontane e giardini compresi. L’opera di sterminio delle ville storiche che giacevano benevolmente sull’Esquilino iniziò a metà dell’800 con l’avvio della realizzazione della stazione centrale (poi ricostruita e nominata Termini), opera purtroppo necessaria per permettere alla città Pontificia di avere comunicazioni degne con il resto dello stivale, che purtroppo provocò la distruzione dell’estesa villa Peretti Montalto. Fu solo questione di tempo perché a supporto della nuova stazione, e dell’incremento di popolazione conseguente l’elezione di Roma a capitale d’Italia, l’allora sindaco di Roma, Pianciani, appoggiò l’indicazione dell’Esquilino per l’espansione a “macchia d’olio” della città. Il fatto inaugurò la felice serie di speculazioni edilizie tutt’ora in voga, che ha permesso la secolare fortuna delle grandi e piccole famiglie di palazzinari romani. Ecco quindi che oggi, al posto di villa Palombara, di villa Altieri e dei vari Horti, troviamo grandi e fitti palazzi che scendono giù da Termini verso viale Manzoni.

Tra i minacciosi palazzi, ad est di via Merulana ed in compagnia delle vie dei grandi poeti, è stritolata l’attuale piazza Dante, spazio prezioso, almeno per i pochi cittadini che trovano il coraggio ed il tempo per un attimo di sosta. Sembra che la piazza fu approntata a giardino negli anni ’20, per poi accogliere nel proprio sottosuolo un rifugio antiaereo durante al seconda guerra mondiale, del quale l’attuale realizzazione risalente al 1990, terrebbe in parte conto attraverso la riproposizione della pianta sul suolo della piazza. Lo spazio della piazza è perfettamente rettangolare e deriva della rigida lottizzazione ottocentesca, con un rapporto tra gli assi est/ovest-nord/sud di 2 a 1. La pavimentazione, come del resto quasi tutto l’arredo di questo luogo, è composta da mattoni in laterizio e travertino che disegnano una rosa dei venti nel centro, arricchita da strisce parallele che attirano, senza esagerare, l’attenzione. Le panchine composte dei suddetti materiali sono accompagnate da altre più comuni in ghisa e legno e da arredi in metallo, per quanto riguarda illuminazione e raccolta rifiuti.

L’ingresso ad est è impreziosito da due sughere a doppio tronco non proprio in ottime condizioni, che controbilanciano gli ippocastani che distinguono l’ingresso ovest. Al centro della rosa dei venti è presente un terrapieno che ospita un buon numero di Chamaerops humilis (palma nana). Il lato sud è sicuramente il più spoglio dal punto di vista vegetale, ma offre la vista dell’imponente facciata del palazzo intitolato alle Casse di Risparmio Postali.

Complessivamente la piazza sembra ben riuscita, i materiali sono quelli utilizzati nel “mestiere” di architetto di giardini negli anni ’90 a Roma, il disegno è pulito anche se movimentato da discutibili rotondette situate alla fine di alcune punte della rosa dei venti, dal quale si originano vialetti curvilinei che poco c’entrano con le numerose strisce parallele di travertino. Come dicevamo all’inizio, la piazza è inserita in un quartiere complesso dal punto di vista etnico, dove convivono italiani, forse in minoranza e molti di età matura, assieme a molti stranieri di varia provenienza, dell’est Europa e asiatici. Come ci hanno riferito alcuni pensionati regolari frequentatori della piazza, nello spazio questa convivenza si fa abbastanza difficile, soprattutto a causa di alcuni bevitori abituali stranieri che disturbano spesso, si accampano durante la notte ed utilizzano lo spazio anche per i loro bisogni.

Noi non amiamo fare denunce, ma è piuttosto evidente che in quartieri così fittamente abitati, anche piccoli luoghi come piazza Dante vadano monitorati per l’alto valore che rappresentano per la popolazione circostante. Una soluzione che aiuterebbe a non sentirsi in una gola chiusa potrebbe essere quella di sacrificare parte della viabilità pedonalizzando i due lati lunghi con l’eliminazione della rispettiva cancellata.

Francesco Tonini

 

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2 pensieri riguardo “Piazza Dante sull’Esquilino

  1. Complimenti ! Ottimo articolo su Piazza Dante che ha molti problemi in comune con altri spazi del rione come, per esempio, Piazza Guglielmo Pepe, dinanzi al Teatro Jovinelli. Speriamo che in seguito questi angusti spazi tra i vari palazzoni umbertini siano curati meglio e non abbandonati al loro destino come succede spesso in questi tempi.

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