Piazza Camillo Loriedo nel V Municipio


Progettista:
Arch. Ettore Pellegrini

Luogo: Colli Aniene, Roma

Committente: Comune di Roma

Superficie: 4500mq

Anno: 2008

Fotografie: Luca Dionisi

Cosa ne pensiamo: progetto ben riuscito, equilibrato intervento fra interesse pubblico e privato

Questo spazio pubblico, nelle intenzioni dei progettisti, avrebbe dovuto essere l’agorà di un bella zona di Roma come Colli Aniene, uno dei pochi quartieri che a ridosso degli anni ’70-’80, epoca di urbanizzazioni selvagge per la Capitale, era stato progettato e ben realizzato dalle cooperative rosse con dei criteri a dir poco sorprendenti per la periferia romana dell’epoca: ampi viali di attraversamento, spazi verdi pubblici per la cittadinanza e verde privato a servizio delle lottizzazioni, servizi sociali e commerciali adeguati per tutte le fasce di età, poli di aggregazione satellite ed una piazza principale, che però, e qui entreremo nel merito della cosa, non fu mai costruita. La sua realizzazione parte finalmente agli inizi degli anni ’90 con il progetto Cento Piazze dell’allora sindaco Rutelli, seguendo il progetto dell’ architetto Pellegrini. Il luogo prescelto era diventata una zona abbandonata e senza identità, ipogea rispetto al piano stradale, all’intersezione fra viale Bardanzellu e viale Franceschini, e proprio in questo territorio di risulta parte il cantiere alla fine degli anni ‘90, ma dopo poco i lavori si bloccano e quello slargo resta un campo di erbacce e cemento. Passa il tempo ed il progetto corre il rischio di divenire una delle tante opere incompiute della Capitale, con tanto di protesta dei cittadini; il Comune rassicura tutti sulla realizzazione della piazza, ma di fatto i fondi stanziati per la realizzazione sembra siano svaniti ed il tutto sembra naufragare. Ma ecco che un privato, un proprietario di un bar che si affaccia sulla strada, si fa avanti: in breve si conclude un patto tra il municipio e il bar, che si carica della responsabilità di concludere finalmente i lavori, che termineranno nel 2008, data della inaugurazione della piazza. La favola ha un lieto fine, e quello che doveva essere uno spazio collettivo è diventato uno spazio pubblico gestito da un privato, con tanto di esercizio commerciale al suo interno. Do Ut Des.

Il risultato è una piazza giardino formata da linee identitarie mosse e vivaci, che ricordano alcuni spazi pubblici e giardini europei, come ad esempio un brano del parigino Parc Citroen o taluni parchi catalani. La morfologia primigenia del luogo, una conca depressa con i versanti risalenti verso il piano stradale circostante, è stata mantenuta e su di essa si sono sviluppate le linee progettuali del disegno generale: da un lato del parco le curve di livello sono state enfatizzate, sottolineandole con degli importanti cordoli di cemento, limiti della lunga gradonata vegetata; nell’altro lato ha trovato spazio la struttura che ospita il bar; nel mezzo, giochi planimetrici hanno trovato forma in una collinetta, che apre e chiude le visuali sulle restanti parti dalla piazza, ed ad un laghetto dai bordi sinusoidali e getti d’acqua giocosi. La piazza è attraversata inoltre da un camminamento rettilineo, che cambia forma e linguaggio in più punti del suo sviluppo: è viale pavimentato, è galleria che buca la collinetta, è ponte sospeso sui viali sottostanti, torna ad essere viale pavimentato per poi interrompersi. Il progetto comunque, sebbene lo spazio non sia di dimensioni importanti, non smette di sorprendere lo spettatore grazie ai continui cambi di visuale prospettica.

L’impianto vegetazionale ha tenuto conto in parte della situazione originaria del luogo, in cui i fossi e la falda acquifera superficiale a causa della vicinanza dell’Aniene, facevano si che in questa porzione di territorio proliferassero specie vegetali igrofile; a memoria di ciò è stato volutamente lasciato, pensiamo noi, il grande pioppo nero preesistente che caratterizza una parte del parco, sotto il quale sono state collocate delle lunghe sedute in conglomerato cementizio al fine di beneficiare della sua maestosa ombra. A riprendere questo tema è stato impiantato un lungo filare di pioppi cipressini lungo il confine con le adiacenti vie di transito, segno importante del progetto tutto. Inoltre, filari ed esemplari isolati di cipressi sottolineano alcuni momenti dei viali interni e del viale di attraversamento rettilineo. Meno felice appare la scelta degli esemplari di arancio disposti in linea a ridosso dello specchio d’acqua: pare onestamente un impianto vegetale decontestualizzato, ed è plausibile che la loro messa a dimora sia avvenuta a posteriori rispetto al progetto originario, o per lo meno ci piacerebbe crederlo, vista l’inadeguatezza della specie in questione rispetto al quadro della situazione in cui si trova. La collinetta, infine, è resa inaccessibile, oltre che da una adeguata recinzione, anche da una fitta piantumazione di Pyracantha coccinea.

Visitando questo luogo non restano che sensazioni positive, e si rimane piacevolmente sorpresi nel rendersi conto che anche a Roma possano esistere degli spazi pubblici che parlino un linguaggio contemporaneo, cosa di cui questa città avrebbe tremendamente bisogno, se non altro in attesa di una architettura identitaria, che la caratterizzi paesaggisticamente nel nuovo millennio e la svincoli in parte dai luoghi comuni che la pervadono.

Luca Dionisi

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6 pensieri riguardo “Piazza Camillo Loriedo nel V Municipio

  1. Eccoci di nuovo Lucilla,
    in effetti questo blog si chiama Paesaggiocritico, e quindi dovremmo criticare e dire la nostra sugli spazi pubblici che incontriamo. Qualcuno ci ha già fatto notare che a volte siamo poco “critici”. Almeno a me personalmente non viene così facile criticare. Ho un carattere forte ed ho una mia idea di paesaggio, ma criticare sempre pronto con la baionetta in mano non fa parte del mio modo di fare, perchè a volte si può sbagliare per fretta, perchè a volte si potrebbe essere nel torto o perchè si corre il rischio di dimenticare quello che si fa e di diventare solo dei presuntuosi che non vedono nulla tranne il loro piccolo mondo. Sin dall’inizio, l’idea di questo blog è sempre stata quella di essere uno spazio propositivo. Di spazi di denuncia sul web ce ne sono a migliaia. Noi offriamo un servizio di documentazione sugli spazi pubblici, che ti assicuro è un lavoro molto impegnativo, con l’aggiunta di pareri che la nostra carriera universitaria e poi di progettisti ci ha aiutato a formare. Io personalmente parlerò sempre e solo di quello che c’è e non di quello che sarebbe potuto essere, perchè se esiste è stato la conseguenza di una serie di azioni ed eventi che ha permesso la sua sopravvivenza. Di fatto non parlerò mai delle palme scomparse di piazza Cavour, semmai se fossi stato abbastanza accorto avrei dovuto parlarne quando erano in pericolo, ma ancora lì. Invece parlerò della risistemazione della piazza con nuove specie vegetali, semmai ce ne sarà una. Ti posso assicurare che nei nostri progetti di specie vegetali e di ombre ce ne sono molte, perchè anche noi abbiamo avuto una formazione da amanti della botanica e del giardinaggio, ma siamo convinti che in città e specialmente in questa città, capita che le aiuole facciano più male che bene e non mi ostinerò, da amante di cespugli e rampicanti, a metterle ovunque sperando che qualche romano non le distrugga alla prima occasione in cui gli rode.
    Concludendo con l’olivo, si in quella occasione è stato messo solo per appagamento dell’anima artistica del progettista e se non fosse un’area gestita da un privato, quei muri sarebbero gli orinatori più di successo della capitale, però quello spazio ora funziona, è pulito ed assomiglia ad un luogo, decontestualizzato e freddo, ma con una sua identità, che piaccia o no. Quindi non mi abbandonerò nel dire che non mi piace, che fa schifo e che io ci avrei messo questo e quest’altro, siamo tutti bravi a criticare, pochi sanno ascoltare altri linguaggi. Quello di piazza Loriedo è un linguaggio lontano da quello che parlo, ma lo rispetto con i suoi difetti perchè è unico a Roma. Se poi dovessero iniziare a realizzare tutte le piazze di Roma come questa avrei sicuramente qualcosa da ridire. A proposito, ho sempre odiato piazza Cavour, non sono mai riuscito a starci dentro più di cinque minuti, mi ha sempre trasmesso sensazioni negative, a qualcuno piace però.
    Ciao Francesco

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  2. Caro Luca, grazie per avermi risposto. Vi scrivo perchè lo fanno in pochi, invece io ritengo importante un dibattito su questi temi, soprattutto per voi che state affacciandovi a questa nuova (vecchia) professione. Se scrivessero degli altri, io mi asterrei volentieri. Non sono architetto, non sono botanica, mi occupo di piante da qualche decennio da dilettante, anche se in modo non marginale. Sono cittadina convinta, mi piace Roma, mi piace il verde di Roma, amo anche i respighiani pini e anche le palme, quelle poche rimaste. Sono rimasta sconvolta a Piazza Cavour, dove nel giardino centrale sono inspiegabilmente scomparse tutte e non è stato il punteruolo rosso. Per il garage sotterraneo, hanno detto. Avevano più di cento anni, erano varietà rare e avevano una storia . Dimmi che le hanno rimesse.
    Questo non vuol dire che io ami solo pini e palme, vialetti sinuosi, romantiche panchine ottocentesche e altre amenità. Amo i giardini, questo è vero, soprattutto quelli di città. Trovo che abbiano un grande fascino. Ombra, riposo e secchiello e paletta. Ti faccio ridere con questa mia visione quasi ottocentesca? Rido anch’io di me stessa, consolati. Ritornando a noi e a queste piazze-giardino decentrate, trovo che siano banali e igieniche. Ti ricordi quando ho scritto paragonandoli a bagni pubblici puliti? Ecco, sono utili, si puliscono facilmente, hanno le loro belle panchine di cemento, spesso in pieno sole, gli orrendi giochi per bimbi (ma non sanno più giocare da soli? Mio figlio (26 anni) e i suoi compagni si inventavano i peggio giochi a villa Torlonia), magari ci infilano anche qualche pannello fotovoltaico, che fa tanto figo. Ma sono brutti, con ideuzze a volte copiate. Non mi potete dire, almeno qui, che è sempre meglio questo a una situazione estremamente degradata. Lo possono dire gli abitanti del quartiere e con ragione. Ma voi dovreste criticare, dovreste proporre, sforzarvi di avere idee nuove, progettare infischiandovene di tutti, che tanto poi si vedrà. Mettete verde, tanto verde, che i vegetali, oltre ad assorbire l’inquinamento, hanno un effeto molto benefico sulla salute mentale degli uomini. Questo è noto.
    La bellezza è utile.
    Dici che sono troppo propensa alla poesia? E che cos’è la….sopraelevata, come cacchio si chiama, di New York, quella che ha fatto Piet Oudolf?
    La fila dei melangoli non l’ho notata quando velocemente sono passata vicino al giardino-piazza in questione. Il mozzicone dell’ulivo, piazzato nel circoletto ricavato nella malta rosa, sì. E ho avuto un brivido.
    Ciao Lucilla

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  3. Cara Lucilla, su questa bacheca si è tutti liberi di esprimere la propria opinione, naturalmente entro limiti civilmente accettabili, e a me non fa che piacere che si accenda un sano dibattito su delle opinioni personali in merito a tematiche del paesaggio. D’altronde il blog è stato creato proprio con questo intento.
    Ribadisco il giudizio positivo su questo spazio, e lo faccio a titolo personale per cui è un giudizio soggettivamente positivo, e non potrebbe essere altrimenti. La tua visione poetica di questo spazio è piena di positività, e so bene che al posto di quella inutile ed inopportuna linea di Citrus ci sarebbe stato meglio un bel filare di vegetazione igrofila, ma in complesso il progetto è ben strutturato, e bisogna tener conto che questo è un piccolo spazio urbano dalle vicende travagliate, e si è arrivati a quello che si vede ora con molta sofferenza.
    Rimango dell’idea che in un contesto urbano, specialmente periferico, si possa costruire un giardino con queste forme e questi materiali, cosa che sdoganerebbe Roma dall’immagine anonima che si è cucita addosso negli ultimi decenni riguardo la sua identità paesaggistica, identità ferma ai pini di respighiana memoria o ai platani sabaudi. Noi siamo architetti del paesaggio, e come puoi ben intuire per noi è importante la costruzione e la riqualificazione del paesaggio anche attraverso la forma e le funzioni, e ci piacerebbe che di spazi cosi strutturati ce ne fossero molti nella nostra città.
    Ciao. Luca.

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  4. Ciao Lucilla,
    no, non mi sembra tu sia stata offensiva….però l’articolo l’ha scritto Luca, a cui chiederò se vuole rispondere al tuo commento. Comunque devo dire che a me questo ibrido tra piazza e giardino non ha lasciato amaro in bocca. Trovo che la sistemazione sia sicuramente un po’ fuori dal tempo, mi sembra di vedere un intervento dei primi anni ’90 del nord Europa, ma quando l’ho visitata l’ho trovata interessante nonostante l’uso eccessivo del cemento. Pensa comunque al fallimento di tutti quei giardini di quartiere con due muretti e tre siepi tanto verdi ma senza dignità, e confrontali con piazza Loriedo, penso ne esca meglio quest’ultima. Non sto dicendo che questo intervento intra-cittadino sia perfetto, anzi.
    Ciao Francesco

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  5. Caro Francesco, sei ironico quando parli della collinetta? Dici che l’hanno fatta solo per far passare la gente dentro il tunnel? Re-birthing. Io, da piccola, avrei stramaledetto tutti se mi avessero vietato l’acceso alla montagnola. E poi ci sarei andata lo stesso e con più gusto.
    In questo giardino (perchè di giardino si tratta e non di piazza) avrei messo meno cemento e polvere rosa. Avrei aumentato la vegetazione da sponda con dei bei salici che costano poco, fanno una bella ombra, spogliano d’inverno mettendo a nudo spettacolari rami arancio e con le foglie nutrono il praticello sottostante, come i pioppi. Forse è un discorso inutile, perchè poi arrivano i giardinieri der comune de Roma con gli aspirapolvere o foglie.
    E’ tanto che provo a pensare come potrebbe essere un parco moderno in città, dove, pur rispettando tutte le norme di sicurezza (e hanno ragione perchè a Venezia non ci sono più bambini, tutti morti affogati nei canali), siano un polmone verde, un luogo magico dove riprendere i fili con la natura esclusa, vivere il passaggio delle stagioni, camminare sulle foglie secche riscprendo il cric-croc sotto i piedi, sedersi all’ombra in estate e al sole in inverno, accorgersi dell’arrivo della primavera con qualche fioritura e dell’estate con qualche frutto per gli uccelli (anche per i pappagalli, ahime!) e…
    Ho sproloquiato abbastanza. Grazie e baci
    Non ho offeso, vero?

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