Gli studenti progettano l’orto-giardino per la mensa di Valle Giulia

Si è concluso venerdì scorso, con un primo premio ex aequo il workshop-concorso per la progettazione dell’orto-giardino di Valle Giulia che ha visto impegnati sette gruppi misti di studenti di architettura UE, architettura del Paesaggio (provenienti sia da Valle Giulia che da Quaroni) e studenti di Progettazione e Gestione dell’Ambiente un corso (interfacoltà tra agraria Tuscia e architettura Valle Giulia) che si approccia al tema della progettazione a partire da una prospettiva più scientifico-agronomica.

L’annuncio della messa a coltura di una parte del terreno circostante alla sede di Valle Giulia, per ricavarvi un orto che rifornisca di prodotti di stagione, biologici ed a chilometro zero la nuova mensa venne data da Carlo Petrini, presidente Slowfood, in un’appassionata conferenza tenuta agli studenti nello scorso inverno e intitolatasi “come non farsi mangiare dal cibo”.

Petrini esordì invitando a “guardarci gli uni gli altri in faccia” ed a scoprire che siamo stati sino a poc’anzi contadini e che portiamo sul volto il segno, geneticamente ereditato, dell’adattamento a questa nobile occupazione. Proseguì poi con un’argomentatissima invettiva all’imprescindibilità di un ritorno collettivo alla terra, sottolineando i tanti punti deboli e di demerito dell’attuale modello produttivo e distributivo che distrugge il paesaggio, dissipa il patrimonio di biodiversità e tradizioni che sta in seno alle antiche cultivar, per sommergere i supermercati con un sovrappiù di una palette gustativa di poche decine in tutto tra ortaggi e frutti.
Sulla base della fertile semenza gettata dal Presidente Slowfood, alcuni mesi dopo, non appena comparsi sui siti delle facoltà i flyer che bandivano il concorso, sono pervenute decine e decine di curricula di adesione.

I candidati, hanno assistito ad una prima giornata di seminari durante i quali sono stati eruditi ai saperi pratici della messa a coltura di un orto (Danilo Nunzi, Maria Cristina Leonardi) ed hanno osservato una panoramica esaustiva del quadro di “forme e azioni di agricoltura urbana” nel quale si contestualizza il loro intervento (Anna Lambertini, F. Botti).

E’ seguita una visita all’appezzamento di terreno che sarà messo a coltura, uno scosceso ma già terrazzato versante tra viale Buozzi e via Gramsci non nuovo all’uso agricolo. Gli affettuosi ricordi del Prof. Todaro, nei suoi saluti agli studenti, hanno consegnato al mito il bidello Scipione che da anni coltivava là il suo orto, e la sua cagna Zara la cui sepoltura i ragazzi hanno financo meditato di enfatizzare come elemento di memoria storica. Anche il collettivo degli Uccelli (autori dei graffiti di ispirazione bucolica della facciata di facoltà), racconta sempre il Prof. Todaro,  durante le occupazione del ’68 teneva là al pascolo pecore e miti agnelli simboli di pace.

I ragazzi hanno lavorato quattro giorni, per dieci ore in aula e poi a casa la notte. Gli architetti si sono cimentati con l’organizzazione di letamazioni, sovesci ed hanno scoperto le simpatie tra le piante, gli studenti di PGA hanno affinato le loro capacità compositive, i paesaggisti la cui virtù sta nel mezzo, hanno fatto da mediatori. Tutti hanno imparato qualcosa.

Il risultato sono stati sette progetti di elevata qualità alcuni meglio composti, alcuni basati su idee molto forti come “pORTO di terra”, o come “ciclo, riciclo e triciclo”, il vincitore “riscOpeRTO” o ancora l’altro vincitore “Cronistoria di un orto, dal seme alla tavola” che con un percorso accompagna attraverso depositi di sementi, semenzai, particelle coltivate sino ad alzarsi in un grande tavolo collettivo terminale, ma tutti quanti assolutamente attenti e consapevoli alla corretta distribuzione e al dimensionamento degli spazi per l’attività produttiva dell’orto biologico.

Il “progetto pilota” di cooperazione tra architetti, agronomi e paesaggisti non si è limitato alla definizione dei gruppi eterogenei di lavoro, tutorati per di più, da studenti dell’istituto professionale per l’agricoltura di Roma, ma è proseguito anche nell’assortimento della commissione. L’urbanista Prof.Lucio Carbonara, l’architetta Prof.ssa Laura Ferretti e lo scienziato forestale e climatologo Prof. Giuseppe Scarascia Mugnozza hanno avuto da discutere, prima di giungere all’ex aequo.

Forse in questi giorni di lavoro a Valle Giulia è stato gettato il seme per una nuova prassi di collaborazione che dovrebbe esser già pratica e che, invece , per ora è solo teoria e della quale il dottorato, che ha organizzato l’evento, vuole essere non solo il prototipo ma il promotore. Da questo esperimento potrebbe nascere un nuovo modo di fare paesaggio, del quale l’orto di Valle Giulia: collettivo, economico, funzionale, ecologico ed estetico potrebbe essere una prima, primaverile manifestazione.

Serena Savelli

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