Il Giardino Collettivo via dei Galli a San Lorenzo

Breve introduzione all’articolo:
in una città come Roma, dove la rincorsa al bello si perpetua da secoli e spinge i suoi abitanti ad una continua ricerca critica sul gusto e sull’estetica di qualsiasi opera umana, un evento come quello del giardino condiviso di via dei Galli potrebbe passare inosservato ai più od addirittura guardato con disprezzo da alcuni.
Quello che vi chiediamo è di guardare questo spazio come esempio riuscito di un progetto sociale spontaneo, figlio di un’epoca nella quale gli spazi residui dei quartieri vengono rivendicati dai cittadini al fine di elevare la qualità di vita delle nostre città.

Francesco Tonini

L’articolo di Serena Savelli:

Iniziamo con l’aggiornamento sullo scenario, tutto da scoprire, dei giardini condivisi romani. Iniziamo, proprio col giardino che ha accolto l’ultima presentazione delle iniziative di Filoverde, durante la quale ho avuto l’opportunità di parlare con Antonella, referente dell’ “Associazione sportiva popolare” che insieme all’ “Associazione Volsci 32”, alla “Cooperativa oltre”, ed agli abitanti di San Lorenzo ha seguito, e letteralmente lottato, per l’assegnazione e la gestione del terreno di via dei Galli.

Antonella ci racconta la storia, mentre saluta la sua bambina che corre nel prato. Trattavasi di un’area abbandonata. Un’area utilizzata, secondo la migliore tradizione italiana dei terrein vague, come discarica e secondo le leggi ecologiche come terreno di conquista da parte di una formazione pioniera di cespugli e sarmentose spinose. Perfino una barca galleggiava sul mare eterogeneo di calcinacci e rifiuti vari ricoperti dalla sterpaglia.

La Cooperativa Oltre aveva all’epoca (circa tre anni fa’) come ordine del giorno, l’urgenza di trovare uno spazio verde da adibire alla ricreazione di cittadini e bambini, in un quartiere avido in questo senso. Si iniziarono a fare ricerche e l’interesse cadde proprio su quell’area collocata marginalmente e quindi silenziosa, facilmente recintabile e della quale, a giudicare dall’aspetto, nessuno avrebbe rivendicato la previsione di un’uso diverso. Ingenua deduzione. Quando la notizia che la cooperativa si stava organizzando per chiedere i permessi al 3° municipio iniziò a circolare, si risvegliò dall’atarassia il proprietario di un B&B là vicino, il quale rivendicò un improbabile diritto di acquisto sull’area, per farvi un parcheggio-clienti. Si aprì il contenzioso. Il 3° municipio si offrì di coprire le spese legali per la cooperativa e per le altre associazioni che nel frattempo si erano unite ad essa e costituite parte civile. Fortunatamente la causa pubblica trionfò sull’avidità del privato.

I cittadini ripulirono l’area, la provincia costruì i vialetti e mise in opera giochi per bambini e panchine. L’ Associazione Sportiva Popolare costruì il piccolo chiosco-bar, che oggi vitalizza economicamente il parco coprendo parte delle spese di gestione. I cittadini fecero il resto: piantarono gli alberi e le rampicanti sul recinto, seminarono il prato. Recentemente è stato messo a coltura un orto con i quali prodotti si alimentano momenti di socialità come le cene collettive e, che ci dice Antonella, “ha già prodotto un ottimo pesto”. Il giardino si è andato ad arricchire di vegetazione e di significato anche con eventi di educazione ambientale durante i quali i bambini della scuola Saffi, hanno piantato dei Cercis, oggi già robusti, e seguìto, alla loro ombra più larga di anno in anno, un ciclo di lezioni sull’importanza fondamentale degli alberi nell’ecosistema planetario.

Il giardino rimane aperto anche la sera e dà rifugio dalla calura delle case, come dal caos insostenibile della piazzetta. C’è anche un maxi schermo, sul quale si proiettano rassegne di film per adulti e bambini.

Sono quasi le sette e Antonella ci saluta per fare il suo intervento alla riunione di Filoverde, io mi guardo intorno accingendomi a sviluppare sul mio quaderno la nota critica distintiva del blog ma ho occhi, più che per le associazioni vegetali, i materiali, le forme, per quello scorcio segreto di vita di cui il giardino è il prodotto e il teatro.

Come paesaggista posso solo studiare questi giardini ed arricchire l’abaco delle funzioni che solitamente colloco nei progetti di spazio pubblico con le richieste spontanee dell’utenza che qui ho modo di osservare. Come paesaggista non posso far altro che accogliere l’invito di Filoverde a mettere in rete il la mia professionalità, allo scopo di migliorare con i saperi tecnici, il comfort di questi spazi, senza tentare di sopraffarne il lessico vernacolare proprio dell’esito spontaneo di una volontà collettiva ed aprogettuale.

Citando la Paesaggista Michela Pasquali, autrice del libro Loisaida NYC community gardens, vi lascio dicendo che questo giardino, “è un esempio straordinario di verde urbano nascosto e inedito che si può definire indigeno, locale, (…)anonimo, vernacolare. (…) prodotto di bricoleur che agisce naturalmente all’insegna dell’improvvisazione. (…) estraneo alla cultura ufficiale (…) privo di modelli di riferimento e indifferente alle influenze della moda (…) che esprime una libertà creativa assoluta ed una ricchezza di valori sperimentali.”

Serena Savelli

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