Il marciapiede di Viale della Piramide Cestia

 

Progettista: Andrea Sciolari, Simone Orsi, Massimo Mondello

Luogo: Porta San Paolo, Roma

Committente: Comune di Roma

Superficie: 250ml circa (escluso lo spazio di pertinenza del monumento a Scanderbeg)

Anno: 2005

Fotografie: Francesco Tonini

Cosa ne pensiamo: tentativo di riqualificazione lineare di difficile comprensione

 Poco tempo fa ci siamo occupati del Parco della Resistenza di Raffaele de Vico, che sull’altro lato di viale della Piramide Cestia apre uno scenario suggestivo in collaborazione con la Posta di De Renzi e Libera. Siamo nel Municipio I, a due passi dalla Porta San Paolo e dalla Piramide e, per ovvi motivi di “ordine” che sempre caratterizzano l’ambiente urbano di Roma assalito dalle automobili, nel 2003 la giunta Veltroni decise di approvare lo stanziamento dei fondi per la realizzazione della sponda più difficile di via della Piramide Cestia, quella che si appoggia sulle pendici del piccolo Aventino sede della basilica di San Saba.

I progettisti, vincitori del concorso “dalla Piramide al Circo Massimo” indetto nel 2001, hanno diviso lo spazio del marciapiede in settori paralleli, e per la loro descrizione ci affidiamo alle parole tratte dal sito next architetti:

 A” – la prima fascia larga 4 metri e pavimentata in lastre di basalto è quella posta in adiacenza ai fabbricati ed è destinata al flusso pedonale per tutta lunghezza del viale.

B” –  la seconda fascia  è quella centrale destinata ad accogliere una grande scultura urbana lineare ; si tratta di un piano inclinato in travertino lungo 300 e largo 6 metri , al cui interno sono ritagliate aree verdi e di sosta attrezzata (attesa autobus , lettura , giochi per bambini , spazi per tavoli all’ aperto di bar e ristoranti ).

L’ inclinazione consente di schermare in parte sia la vista delle vetture in sosta che il rumore prodotto da quelle  che transitano su via della Piramide.

 L’intervento si propone come una risposta decisa ai problemi che affliggevano il tratto di marciapiede, ma ci sono alcuni punti che non ci convincono:

 – La fascia centrale, con la denominazione “scultura urbana”, ci sembra un gioco di parole. Disegnare un terrapieno di duecento metri di lunghezza, inclinarlo, sezionarlo con dei tagli e metterci dentro delle piante, ha tutto il sapore di attuare una operazione geometrica che con la scultura ha poco da spartire.

– L’ affermazione in cui si asserisce che l’inclinazione del terrapieno consente di schermare anche solo in parte la vista delle vetture in sosta ed il rumore di quelle in transito, ci sembra ottimistica. Chiaro, lo spazio a disposizione era poco, circa dodici metri di profondità, ma la “scultura urbana” ci sembra sottodimensionata per tale scopo. La mancanza di protezione dagli eventi stradali è aumentata dalle condizioni delle piante sopra i terrapieni, in condizioni pietose per mancanza di manutenzione e per il mancato funzionamento dell’impianto di irrigazione.

 Complessivamente viale della Piramide Cestia possiede un discreto fascino, che probabilmente deriva dalla larga prospettiva regimata dai quattro filari di platani che suddividono lo spazio centrale in tre carreggiate (due per le automobili ed una per il tram). Durante l’estate un’ombra diffusa in briciole rende gradevole sia il transito veicolare che pedonale.

 Quelle che abbiamo provato nel camminare lungo il marciapiede sono state emozioni divergenti. Da un lato abbiamo apprezzato il fatto che si sia permesso di attuare un progetto dal linguaggio contemporaneo di Architettura del Paesaggio a due passi da resti storici romani di grande importanza. D’altra parte non abbiamo provato emozioni piacevoli nel transitare sul lungo tratto lastricato di basalto. La vista di sporcizia e mancanza di manutenzione ha sicuramente peggiorato le nostre sensazioni, ma non è stato l’unico elemento a determinare una percezione negativa del luogo. Innanzitutto abbiamo trovato l’intervento organicamente noioso. La “scultura urbana” corre lungo tutto il marciapiede e nonostante i tagli architettonici e le piazzette scavate al suo interno, crediamo ci sarebbe stato il bisogno di qualcosa di diverso, di una trasformazione in corsa. Le stanzette ricavate all’interno dei terrapieni, che probabilmente dovevano costituire dei mini ambienti intimi, non hanno invece invogliato la nostra sosta. Sono spazi geometricamente ordinati, che offrono sedute comode, impreziositi da un candido travertino, ma forse la loro dimensione così ridotta non ci richiamava ad entrare, e di fatto non abbiamo visto nessuno utilizzarle. Il resto delle stanze, quelle più grandi, sono invece occupate dai tavolini dei bar e ristoranti della via, che in alcuni casi sembra operino una manutenzione preziosa sugli spazi e le piante di loro pertinenza, ma che in definitiva, con gli ombrelloni e le strutture soffocano ancor di più le nostre percezioni.

 Crediamo che lo stesso tentativo di separazione dalla strada sia punto forte e punto debole di tutto il progetto. La scelta dei materiali è stata sicuramente corretta, ma non è sufficiente ad arricchire una realizzazione che secondo noi restituisce sensazioni spaziali non ben comprensibili.

 Francesco Tonini

 

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Un pensiero riguardo “Il marciapiede di Viale della Piramide Cestia

  1. Per esperienza personale: non sempre ciò che viene realizzato dall’amministrazione capitolica coincide, perfettamente, con gli intenti del progettista; inoltre, da quanto a mia conoscenza, la realizzazione è incompleta rispetto al progetto.
    Un discorso a parte andrebbe fatto per la manutenzione: termine ormai scomparso dal vocabolario dei nostri amministratori (basta guardare poco più avanti le povere querce colonnari: sopravvivono, a stento, solo gli esemplari più forti…)

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