Piazza Grecia al Villaggio Olimpico

 

Progettista: arch. Fumo

Luogo: Villaggio Olimpico, Roma

Committente: Comune di Roma

Superficie: 2500mq circa

Anno: 2002

Fotografie: Francesco Tonini

Cosa ne pensiamo: piazza spoglia

E’ arrivato luglio, il caldo afoso e la voglia di aria aperta. Noi di Paesaggiocritico condividiamo la minore propensione degli italiani a farsi catturare dalla rete e per questo mese lavoreremo a ritmo più rilassato, garantendo comunque circa tre articoli a settimana. Abbiamo inoltre deciso di occuparci di spazi “minori” dal punto di vista economico-sociale, riconoscendo che proprio questi spazi di dimensione raccolta, con beneficio sociale destinato al piccolo quartiere, sono quelli che assommati determinano la qualità di vita della città.

Parliamo oggi di piazza Grecia, uno spazio di cui abbiamo sentito parlare e che, non nascondiamo, ci ha deluso durante la nostra visita. Piazza Grecia è localizzata nella parte est del Villaggio Olimpico a circa 250 metri dall’Auditorium di Renzo Piano e poco meno dal geniale palazzetto dello sport di Nervi. L’area della piazza è raccolta tra due palazzi con le note facciate dalla forma semicircolare che caratterizzano il quartiere. Del Villaggio Olimpico ci sarebbe da parlare molto, noi ci limitiamo ad esporre alcune informazioni sinteticamente. L’area su cui sorge il quartiere, destinata a parco pubblico dal Piano Regolatore del 1931, fu resa edificabile nel 1950 con il Piano Particolareggiato n.119. L’occasione delle Olimpiadi di Roma del 1960, con la necessità di alloggi per gli atleti, offri la spinta per il rinnovamento di tutta l’area ed avrebbe risolto anche il problema dell’agglomerato di baracche che si era andato accumulando negli anni del dopoguerra. La realizzazione degli edifici fu affidata all’INCIS, che dopo i giochi avrebbe provveduto a trasformarli in quartiere residenziale per 6500 abitanti. Il gruppo di architetti incaricati del progetto – V. Cafiero, A. Libera, L. Moretti, V. Monaco, A. Luccichenti – cercarono di rispettare al massimo l’ambiente naturale con la destinazione di molti spazi a verde, la sospensione su pilotis dei palazzi non più alti di cinque piani e l’orientamento urbanistico nord-sud. Per evitare di spezzare in due il quartiere, gli stessi architetti, con l’aiuto di Pier Luigi Nervi per le strutture, hanno progettato il percorso ad alta velocità di scorrimento richiesto, in quota, sul viadotto ora notissimo di Corso Francia.

Nello specifico di piazza Grecia, il tempo, la mancanza di manutenzione e l’utilizzo improprio hanno compromesso in parte le mire progettuali di utilizzazione sociale degli spazi comuni, fatto che ha portato alla necessità dell’intervento di riqualificazione del 2002. L’opera si è focalizzata su due versanti: la pavimentazione della parte interna e la sistemazione paesaggistica delle zone a verde esterne alla palazzina ovest.

Con nostra sorpresa abbiamo constatato che c’è poco che possiamo dire su entrambi gli interventi. Per quanto riguarda la sistemazione sulla piazza c’è da riferire solo l’opera di pavimentazione in selciato, intervallato da strisce di travertino che formano un rombo geometrico ridondante. Della sistemazione a verde esterna non possiamo riferire nulla perché a causa dell’incuria il progetto, che dalle foto scattate subito dopo la realizzazione sembrava peraltro interessante, è pressoché irriconoscibile ed abbiamo esitato a riprenderlo con il mezzo fotografico. Come avviene tutte le volte che rileviamo una mancata realizzazione od una cattiva manutenzione che preclude l’utilizzo o la bellezza di uno spazio proviamo una forte amarezza, che rapidamente lascia il posto ad un desiderio di comunicazione critica delle nostre sensazioni.

Non conosciamo le motivazioni del progetto, a nostro giudizio “debole”, di piazza Grecia. Forse l’architetto incaricato del disegno ha rispettato in maniera totale il rapporto con le palazzine, che non hanno certo il carisma di un Pantheon, ma di certo sono un pezzo della nostra storia architettonica ed urbanistica. In effetti la forma delle palazzine, la loro vicinanza e la sensazione dinamica della loro interrelazione potrebbe aver suggerito un intervento “minimo”. Oppure non avendo sotto mano la possibilità di vedere i disegni originali, l’amministrazione potrebbe non aver realizzato completamente il progetto per mancanza di fondi. Quello che si evince è che la piazza sembra sia stata trattata come un ibrido tra piazza di Montecitorio e piazza del Campidoglio, senza essere sottoposta alle ovvie necessità di ordine pubblico. In questo caso però, l’utilizzo del sanpietrino, pavimentazione che identifica la romanità e che storicizza da sola qualsiasi luogo, sembra non essere giustificato come unico elemento qualificante dello spazio.

Noi possiamo solo appurare che nella piazza c’è una assoluta mancanza di vegetazione e non riteniamo che vi siano condizioni sufficienti per mettere a proprio agio gli abitanti del quartiere. Insomma, anche rispettando un obiettivo di pulizia ed ordine, si poteva osare di più.

Francesco Tonini

Aggiornamento: da http://www.skyscrapercity.com siamo riusciti a reperire due foto di come avrebbe dovuto essere il giardino esterno alla palazzina ovest fino al 2007

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