Lo spazio urbano di via Chiala al Nuovo Salario

 

Progettista: Arch. Bellomia

Luogo: Nuovo Salario, Roma

Committente: Comune di Roma

Superficie: 7500mq circa

Anno: 2002

Fotografie: Francesco Tonini

Cosa ne pensiamo: intervento ingegnoso obbligato dal dislivello ma complessivamente duro

 E’ la prima volta che ci inoltriamo alla scoperta degli spazi pubblici del IV Municipio, ma lo facciamo col piacere dell’avventura in un quartiere, quello del nuovo salario, ricco di varietà cromatiche ed edilizie che lo rendono pieno di sorprese. Una di queste sorprese è offerta dallo spazio verde di via Chiala, poco visibile perchè incastrato nel versante con forte dislivello tra via Luigi Chiala e via Eugenio Chiesa.

Per evitare che questo spazio rimanesse inutilizzato si è proceduto con questo intervento, inserito nel programma Centopiazze, che attraverso lo sbancamento di terra e l’utilizzo dei funzionali gabbioni (quelli utilizzati comunemente negli interventi di ingegneria stradale), ha permesso di ottenere uno spazio generoso caratterizzato da percorsi esplorativi panoramici.

L’area del giardino, racchiusa da dei grigliati tipo Keller e data in gestione ad una azienda privata con servizio “Funny Park” per bambini, è di forma generalmente triangolare, ma presenta una rampa di prolungamento nella parte bassa su via Eugenio Chiesa, in direzione via Monte Cervialto, per favorire l’accesso ai diversamente abili ed alle carrozzine. Di fatto tutto l’affaccio su via Eugenio Chiesa è sopraelevato di circa un metro e mezzo e protetto dai grigliati sostenuti dai possenti gabbioni. La percezione complessiva dell’area è dominata dal generoso spazio pavimentato e libero da arredi ricavato dagli sbancamenti, sino a creare una sorta di anfiteatro, che offre una valida alternativa ai piccoli spazi aggregativi altrimenti offerti dal territorio circostante, su cui insistono robusti palazzi a sette/otto piani.

Gli arredi vengono da mix di soluzioni stradali, elementi comuni ai giardini pubblici di Roma e piccole concessioni contemporanee. E’ così possibile vedere, in un solo colpo d’occhio, parapetti zincati, gabbioni stradali, panchine in ghisa/legno e lampioni neri dalla testa goffa. Al centro del semicerchio è anche possibile vedere una grossa fontana a cascata, contornata da rampicanti che tentano di ammorbidire l’imponente muro di gabbioni, purtroppo non in funzione al momento della nostra visita. Le pavimentazioni sono semplici, mattoncino rosso e conglomerato, entrambi ritmati da inserti di travertino.

La vegetazione è stata studiata per essere asservita all’ordine degli spazi e delle soluzioni architettoniche. Nonostante questo la scelta delle specie arboree non è stata monotona, abbiamo trovato robusti Acer campestre, sgargianti Liquidambar styraciflua (anche se alcuni sembravano soffrire dei sintomi della clorosi), primaverili Cercis siliquastrum, piccoli Crataegus laevigata, siepi di Pyracantha coccinea, rampicanti di glicine che vitalizzano i gabbioni ed un arancio posizionato nel punto da cui si originano le linee di costruzione della piazza centrale.

Durante la nostra visita, nonostante il caldo pressante, abbiamo intercettato alcuni gruppetti di giovani che cercavano il sole per la tintarella e persone meno giovani che sostavano sulle panchine all’ombra degli alberi. Abbiamo anche raccolto lo sfogo di un anziano signore che si è dapprima lamentato per la sporcizia diffusa, per poi passare a discorsi di larga veduta contro la nuova classe politica.

Noi abbiamo trovato l’area verde in buone condizioni di manutenzione, con alcuni segni di degrado della parte a prato e condizioni di pulizia soddisfacenti, segno che, come abbiamo ripetuto più volte, assegnare la responsabilità del decoro ad una attività commerciale privata legata ad un’area aperta al pubblico, è spesso una mossa vincente. Il nostro giudizio sul “luogo” è abbastanza positivo. La realizzazione del progetto era legata alle difficoltà della pendenza che sono state superate anche con l’utilizzo degli economici gabbioni, che danno la sensazione di soluzione pseudo-naturalistica tipica dell’ambiente extraurbano, ma non offrono sensazioni calde ed accoglienti. Crediamo quindi che l’intervento di ingegneria dovesse essere controbilanciato da una sensibilità paesaggistica di maggiore intensità: anche dove l’intento progettuale è quello di mantenere un ordine planimetrico chiaramente leggibile è possibile riservare un indipendente compito geometrico alla vegetazione che può dialogare con le pavimentazioni senza esserne subordinata, e può anzi originare nuove opportunità prospettiche. Siamo stati comunque colpiti dalla buona qualità d’insieme di questo singolare intervento urbano.

Francesco Tonini

 

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Un pensiero riguardo “Lo spazio urbano di via Chiala al Nuovo Salario

  1. Questi muri di pietre a secco, ricoperte dai gabbioni di rete, per me fanno un po’ l’effetto del falso antico e stonano parecchio. Probabilmente se li lasciassero ricoprire tutti di rampicanti (o discendenti) robusti come campsis, passiflora coerulea, trachelospermum, actinidia, ampelopsis, clematis vitalba, ipomea, lonicera, parthenocissus e edera in varietà, per i muretti bassi, potrebbero creare un piacevole effetto “riviera”. Dove c’è la cascata sarebbe bello creare una specie di verticalizzazione con felci, capperi, valeriana, bocche di leone e altro, tutta vegetazione spontanea che probabilmente arriverebbe da sola. Anche le erbacce non starebbero male. Non esageriamo! La manutenzione non dovrebbe essere eccesssiva: un colpo di forbici una volta l’anno. Troppo? Caro Francesco, fammi sognare un giardino pubblico in balia delle piante! Verde.
    Le panchine non sono bellissime, ma comode. Ciao

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