La passerella pedonale su via degli Annibaldi

 

Progettista: Fabio Brancaleoni, Francesco Cellini, Eugenio Cipollone & Insula Architettura e Ingegneria

Luogo: Colle Oppio, Roma

Committente: Comune di Roma

Superficie: 30ml circa

Anno: 2001

Fotografie: Francesco Tonini

Cosa ne pensiamo: ponte pedonale dal profilo paesaggistico

 Per avere un confronto immediato con il tema dell’ultimo articolo sulla passerella Hashi all’Eur, oggi ci occupiamo della passerella pedonale su via degli Annibaldi, opera ingegneristica inserita in un contesto delicatissimo, visto che dista poco più di cento metri dalla costruzione più rappresentativa di Roma, il Colosseo.

Le infrastrutture in generale e quelle di questa tipologia in particolare sono territorio di mezzo tra la disciplina di Ingegneria e quella di Architettura del Paesaggio, e questo ci spinge ad analizzare contestualmente la modificazione dei rapporti che tali interventi apportano al paesaggio urbano.

Per la descrizione dell’opera ci affidiamo al testo che abbiamo raccolto dal sito di Insula Architettura e Ingegneria, studio romano dinamico e attivo nella progettazione architettonica e paesaggistica:

 L’incarico a seguito del concorso vinto prevedeva la realizzazione di tre passerelle (piazzale Numa Pompilio, via di San Gregorio, via degli Annibaldi).
Dopo numerose vicissitudini fu realizzata solo questa passerella che ricostituisce l’asse storico di via della Polveriera, interrotto nel secolo scorso dal taglio di via degli Annibaldi. Lo schema strutturale è a travata centrale.
L’inserimento di una seduta al centro ha permesso di estradossare la trave riducendo lo spessore dell’impalcato a pochi centimetri, minimizzando così l’impatto nei confronti della mole del Colosseo.
Il calpestio e il rivestimento della panca sono in pietra lavica. Tutti gli altri elementi sono in acciaio.

 Questo ponte pedonale si offre per un passaggio comodo, sicuro e panoramico sul fiume continuo di mezzi che transita su via degli Annibaldi. Il rapporto con il Colosseo è spettacolare ma rispettoso, vista l’accortezza di limitare al massimo lo spessore del profilo offrendo al tempo stesso una comoda seduta per ammirare il più grande spettacolo del mondo. Anche l’utilizzo di materiali grigi che si amalgamino con i fondali senza attrarre l’attenzione è da evidenziare in un mondo di architetti spregiudicati, pronti ad attirare l’attenzione con forme inconsuete e colori vanitosi. Rispetto alla passerella Hashi, che si concede un minimo di espressione con la pianta curvilinea e materiali più contrastanti per evitare di scomparire nel contesto naturale della cascata centrale, la forma del ponte degli Annibaldi è rigorosa, come uscita dalla mano di un onesto ingegnere mai così apprezzato nella sua semplice linearità di pensiero.

Attualmente la passerella presenta segni di degrado abbastanza evidenti, specialmente nei materiali non metallici, ma consiglio comunque una breve sosta per apprezzarne le doti panoramiche.

 Francesco Tonini

 
 
 

 

 
 
 
 

 

 

 

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