Dalla High Line di NYC alla sopraelevata di San Lorenzo: commenti e video

 

Nella conferenza del 3 maggio presso l’ACER si è sfruttata la presenza a Roma di Robert Hammond, co-fondatore e direttore dell’associazione Friends of the High Line di New York, per riaprire l’infinito dibattito sulla sopraelevata di San Lorenzo e sulla tangenziale in generale. La questione è cara da anni a buona parte della popolazione di Roma perché investe i problemi della viabilità di una larga fetta della città, nonchè la riqualificazione di tutto il settore dalla Prenestina alla Tiburtina. Tra gli ospiti, i cui interventi sono stati coordinati da Luca Zevi (IN/ARCH Lazio), vi erano due docenti professionisti che nel passato hanno provato a proporre soluzioni alternative al semplice abbattimento della sopraelevata, Lucio Altarelli e Lucio Passarelli. Vi erano poi il presidente del III Municipio Dario Marcucci, il rappresentante dell’ACER Carlo De Maria, un artista ed alcuni giornalisti.

Dopo il riassunto veloce del successo della operazione della High Line da parte di Hammond (che trovate qui), si è confrontata la realizzazione di New York con la fallita operazione della sopraelevata per cercare di capire perchè, nonostante le due iniziative di recupero siano iniziate quasi contemporaneamente, quella Italiana sia naufragata in un mare di chiacchiere. Si è parlato allora dei numerosi concorsi di idee banditi in passato per il recupero e riutilizzo della sopraelevata, dell’ostilità verso il  modernismo dal dopoguerra in poi, delle esigenze degli abitanti del quartiere che debbono subire la presenza del mostro e dell’aspetto tecnico delle due High Lines. E’ fondamentale dire che il successo della High Line è stato legato anche al fatto che l’opera era già dismessa e non più utilizzata e che quindi andava solo deciso il suo abbattimento o recupero, mentre per la tangenziale c’è ancora l’attualissimo problema che prima di essere dismessa va necessariamente trovata una valida soluzione alternativa alla viabilità. E’ su questo punto che secondo me vengono dissipate gran parte delle energie e, come ha fatto notare uno dei giornalisti intervenuti, appena aprirà la nuova stazione di Tiburtina il problema del traffico veicolare dovrà essere obbligatoriamente affrontato perchè la tangenziale risulterà ancora più inadeguata al suo compito.

A mio modesto parere quello che non è stato affrontato, ma accennato solo dal giornalista Giuseppe Pullara è stato il punto cruciale che ha permesso l’operazione High Line di NYC: il coinvolgimento della popolazione con un movimento dal basso e l’immediata manovra economica connessa. Mi spiego meglio perchè purtroppo molti architetti sono sognatori di grandi opere e spesso trascurano gli unici aspetti pratici che andrebbero rispettati. Per far funzionare una operazione di questa dimensione è necessario che ci si innamori dell’idea che porta con se e non del progetto a priori. Una volta che si è innamorati dell’idea bisogna far innamorare anche gli altri esponendone la meravigliosità ma soprattutto i benefici pratici connessi, economici e fisici. Una volta coinvolta un larga fetta di cittadini si può procedere con l’aspetto secondario del progetto indicendo i concorsi. Infine quando gran parte dei cittadini si saranno convinti, l’amministratore locale ed il politico saranno “obbligati” a fare qualcosa perchè la popolazione che rappresentano la desidera. L’operazione High Line è stato questo, un movimento dal basso e non il solito regalo calato dell’alto dall’ amministratore di turno.

Ultima considerazione. Una cosa fastidiosa che ancora non viene neanche immaginata dagli architetti di questa città è questa: l’eventuale recupero della sopraelevata è una operazione paesaggistica prima di tutto, secondariamente architettonica. Non si tratta di “modellare una scultura” alta venti metri, ma di permettere ai cittadini di vivere la natura di uno spazio pubblico a venti metri di quota. Di fatto, il trasparente concorso della High Line è stato vinto dallo studio di un paesaggista, Field Operations, e non dalle archistar che hanno partecipato. Questa è la differenza fondamentale tra l’architetto ed il paesaggista: il primo si innamora degli oggetti, il secondo adora lo spazio.

Francesco Tonini

il video a bassa risoluzione, dura circa 50 minuti

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4 pensieri riguardo “Dalla High Line di NYC alla sopraelevata di San Lorenzo: commenti e video

  1. Gentil signor Liviadotti, mi permetto di risponderle per fugare le sue preoccupazioni intorno a un eventuale giardino sulla sopraelevata a Roma, anche se dubito molto che riescano a realizzarla e non per le difficoltà, ma per la non volontà di fare qualche cosa che esuli la banalità imperante.
    Un giardino sulla sopraelevata dovrebbe assomigliare al girdino naturale che si forma intorno alle rotaie del treno di certi tratti delle nostre ferrovie, fortunatamente trascurate dalla manutenzione degli operai che vanno avanti a forza di diserbanti. Tra Napili e Salerno ci sono dei tratti bellissimi con i cigli ricoperti di santoline grige, di piccoli sedum, di centranthus ruber, di bocche di leone, di malve, di malvoni, di artemisie, di papaveri, di azzurri fiori di cicoria, di celidonia gialla, di ranuncoli, di marghrite gialle e bianche, di girasoli, di cardi mouve, di carciofi sfuggiti alle coltivazioni, di ogni genere di graminacee, anche il grano ho visto, anche le viti selvatiche cresciute striscianti a terra…
    Certo, se lei immagina un bel pratino verde all’inglese e belle aiuoline di fioretti, sicuramente non si può fare, per fortuna. Così è stata concepita l’High Line di N.Y. E’ stata concepita come un’irruzione del verde in una strada abbandonata e credo che anche là si siano preoccupati di non dover irrigare, ma di avvalersi solo delle precipitazioni spontanee. A N.Y. piove più che a Roma e allora qui si dovrebbero scegliere piante che abbiano meno bisogno di acqua, come quelle che ho citato sopra, quelle che hanno le foglie grigie, tutti i sedum, certe piante grasse che danno struttura come l’agave e l’aloe, per esempio. Si potrebbe lasciare un percorso centrale in asfalto per i famosi cammioncini per la manutenzione. Invece di piantare si dovrebbe seminare, ma non voglio qui darvi lezioni di giardinaggio.
    Dopo il primo periodo dell’impianto, potrebbe diventare un luogo delizioso per passeggiare di giorno durante le stagioni fresche e di sera in quelle calde e non avrebbe particolare importanza se in luglio e in agosto le nostre meravigliose erbacce saranno secche e assetate in attesa della pioggia. Se poi i nostri disperati senzatetto avranno voglia di utilizzarle anche loro… pazienza, c’è posto per tutti!

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  2. In una città dove i normali impianti di irrigazione dei prati delle varie aree verdi (parchi inclusi) non funzionano più poco dopo la loro inaugurazione….non riesco ad immaginare cosa possa crescere su di una sopraelevata con poca terra e senza acqua? Qualche cespuglio di malva o parietaria? Per non parlare della manutenzione e pulizia…che già nei normali giardini pubblici è scarsa figuriamoci sulle sopraelevata dove sarebbe assai complicato arrampicarsi con i camioncini delle ditte o cooperative che hanno gli appalti della pulizia e manutenzione?Non è difficile prevedere che un progetto simile a Roma diventerebbe solo un ulteriore luogo di abbandono e degrado….magari anche un ottimo rifugio per disperati dell’ultima ora….

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  3. […] Noi di PAESAGGIOCRITICO, abbiamo già parlato della High Line nel caso dei due eventi presentati dal direttore dell’organizzazione “Friends of the High Line”, Robert Hammond. Gli articoli li trovate qui Resoconto della conferenza sulla High Line di New York e qui Dalla High Line di NYC alla sopraelevata di San Lorenzo: commenti e video. […]

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