Il Corridoio della Mobilità di viale Antonio Ciamarra

 

Luogo: Cinecittà est, Roma

Committente: Roma Metropolitane

Superficie: 13500mq circa

Anno: 2009

Fotografie: Francesco Tonini

Cosa ne pensiamo: salotto urbano riqualificante forse decontestualizzato

L’intervento che andremo a descrivere è un brano, lungo circa 900 metri, del più vasto progetto denominato “corridoio della mobilità Anagnina-Tor Vergata”, che ha uno sviluppo di circa 8 km e che è stato realizzato nel quadrante sud-est della Capitale ed andrà a collegare il terminal della metro A Anagnina con la Città dello Sport tuttora in costruzione nella piana di Tor Vergata. Con la realizzazione del corridoio sono stati istituiti percorsi in sede protetta per gli autobus nei tratti critici del tracciato, è stata prevista la riqualificazione dei quartieri attraversati con la creazione di un parco lineare ed è stata effettuata una riorganizzazione complessiva del sistema della sosta.

Il parco lineare è il risultato della trasformazione del “biscotto” spartitraffico preesistente su viale Ciamarra, dove insisteva un lungo filare di pini, preservati, anche grazie alla cittadinanza, ed ora divenuti il filo conduttore di questo spazio urbano. Largo circa 15 metri, ospita, ai lati della spina dorsale dei pini, un percorso ciclo-pedonale, sedute, pensiline, fontane, plafoniere di design, puff a terra, giochi per bambini, aiuole e “muri vegetali”, aree attrezzate per cani. La pavimentazione è in conglomerato cementizio, intervallato da cerchi di ghiaia ai piedi delle alberature e da un “fil rouge” in materiale polimerico che invita e trasporta l’utente all’interno del parco. Cambi di ritmo, di materiali, di prospettiva, danno al parco una estrema dinamicità creando luoghi nel luogo e sorprendendo l’avventore anche occasionale. Due gli elementi vegetazionali principali: la grande spina di Pinus pinea, che percorre per tutta la sua lunghezza il parco, ed i nuovi muri artificiali vegetati, in cui in delle strutture a gabbia metallica sono stati inseriti Trachelospermum, Hedera e Rosa banksiae, con l’importante funzione di mitigazione visiva e sonora nonché di vero e proprio elemento architettonico identitario. Altri elementi vegetazionali puntiformi sono disseminati lungo il tracciato, come i due bellissimi Schinus ai lati della suggestiva fontana all’incrocio con via Rizzieri. Ci si riempie gli occhi di questo bel progetto, che potrebbe assomigliare per linguaggio, materiali e soluzioni tecniche ad altri interventi che possiamo benissimo ritrovare nei grandi viali di periferia di Parigi come di Barcellona. Parla insomma un linguaggio contemporaneo, forse troppo per la periferia romana cosi disabituata a questo, tanto da aver subito critiche dagli stessi residenti e dai commercianti locali, che gli imputano la migrazione del flusso pedonale. Un plauso per questo vero e proprio salotto urbano in cui forse la gente ancora non è pronta per accomodarsi.

Luca Dionisi

Il video: Cinecittà est in 60 secondi

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9 pensieri riguardo “Il Corridoio della Mobilità di viale Antonio Ciamarra

  1. Il progetto del corridoio lineare funziona a livello di attrattiva pedonale, ma il problema non e’ nella realizzazione in se o nel suo stile: esso fallisce completamente nella sistemazione dei parcheggi per auto (che nn si nota nelle immagini), in un area che soffre per la presenza di pochi parcheggi, con il corridoio della mobilita’ si e’ ridotto il numero dei parcheggi della meta’, con la conseguenza che delle due corsie di traffico ne e’ percorribile una per le macchine in doppia fila. Inoltre soluzione non particolarmente riuscita sono le lampade rosse che fanno molto “chinatown” e la fontana dove, come purtroppo accade il molti dei progetti di periferia, e’ stata chiusa l’acqua dopo una stagione, ed ora e’ usata come cestino dei rifiuti.
    quello che mi chiedo e’ se in questi casi ci troviamo difronte ad un problema di cattiva progettazione (dov e’ il senso di una fontana lunga 50m in un area simile?) o di cattiva gestione che insiste nella richiesta e nella progettazione di elementi di arredo difficili da mantenere …

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    1. Ciao Gianpiero, grazie del commento.
      Credo che la soluzione sia nel mezzo, progettazione forse troppo autocelebrativa da una parte e cattiva manutenzione dall’altra. Quando si progetta uno spazio pubblico della capitale bisogna tenere presente la pessima manutenzione generale che caratterizza la nostra città, ma è pure vero che non si può rinunciare a progettare e sperimentare. La fontana di viale Antonio Ciamarra è sovradimensionata perchè dovrebbe, almeno credo, aiutare ad isolare il rumore del traffico subito dietro di essa, se è stata una idea troppo ambiziosa lo lascio giudicare a voi.
      Per quanto riguarda i parcheggi, credo che se un progetto non ne tiene in debito conto il numero non possa dirsi pienamente riuscito. Anche in questo caso è anche vero che non si può demandare tutto il carico sull’amministrazione locale: a Roma siamo tanti e soprattutto usiamo troppo l’auto e se le imprese edili, in modo furbesco, non hanno previsto parcheggi sotterranei per decenni, non ce la si può prendere totalmente con chi ha cercato di migliorare la qualità di vita creando uno spazio pubblico.
      Se poi il progetto è ben riuscito o meno, è un altro conto. Personalmente non sono un grande fan di questa realizzazione, non posso neanche dire che sia mal riuscita…..
      Francesco

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  2. Guardando queste immagini ho quasi l’impressione di non essere a Roma: di solito a Roma gli spartitraffico e le aiuole centrali delle strade sono spazi trascurati e coperti dalle erbacce.

    Fino ad ora , le strade romane sono state spesso intese solo come spazi per far correre le macchine, con poca o nessuna attenzione agli spazi pedonali: é bello vedere qualche progetto che finalmente prende un’altra direzione e immagina le strade in una maniera differente!

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  3. Scusa se continuo un attimo. Credo che questo lavoro, come quasi tutti gli altri, siano stati fatti da architetti senza alcuna esperienza di vegetali, altrimenti non avrebbero messe quelle povere roselline banksiae, che in effetti sono dei bestioni enormi, dentro quelle gabbiette. Come avresti fatto tu?

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    1. Si, avrei fatto diversamente, ma come faccio a presumere di essere nel giusto? Seguo i miei gusti e le mie sensazioni e il Corridoio non è tra i miei progetti preferiti…..è però diverso ed ha il pregio di parlare un altro linguaggio anche se incomprensibile per un paesaggista o per un abitante di Roma.

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  4. Caro Francesco, credo di aver capito molto, frequentando una casa in mezzo al parco della Bufalotta. Questa casa costruita negli anni trenta in puro stile razionalista dall’Architetto Ettore Rossi (!!!) si presenta come un parallelepipedo con due lati perpendicolari in vetro e acciaio. Una casa a prima vista tutta fredda, ma poi osservi che i muri esterni sono colorati con una tonalità di rosso molto caldo, che all’interno tutti i pavimenti e i muri sono rivestiti di legno color tabacco chiaro, che i mobili disegnati dall’architetto, anch’essi razionalisti, hanno dei rivestimenti in tessuto a disegni geometrici, ma colorati morbidamente e come rottura a tutta questa geometria, una parete divisoria bella grande, affrescata con una scena di caccia, secondo me non di grande valore o addirittura brutta, ma che nel contesto ha un senso, essendo quella casa usata, prima della guerra, come casino di caccia. In quelle stanze ti sentivi benissimo. Linee molto fredde e rigorose, ma scaldate dai colori e dai materiali. Per questo forse al nord usano mettere tutte quelle graminacee nei loro giardini contemporanei. In quello di cui sopra, poi, quelle gabbie per piante gridano un pò vendetta, Meno male che la gente si è rivoltata contro il progetto della soppressione dei pini! Puoi immaginare che cosa sarebbe stato questo corridoio bianco che corre in mezzo alle automobili, senza nemmeno un albero! Ciao

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  5. Non lo so. C’è sempre qualche cosa di troppo rigido, troppo bianco, troppo asettico. I materiali, forse. E’ come se invece di ammorbidire le linee dure dei palazzi, le enfatizzassero. Forse non si può giudicare dalle foto. Forse.

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    1. Ciao Lucilla,
      la prima volta che ho visitato il Corridoio ho pensato di essere nella Parigi degli anni 80/90, sintetica e nord europea. Non trovo questo intervento particolarmente adatto al clima ed alla fisionomia di Roma, ma se lo contestualizzi in quel quartiere tutto assume un senso….sicuramente è un progetto da vedere di persona.
      Francesco

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