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		<title>Villa Strohl Fern, di Mauro Masullo &#8211; la Bauhaus italiana</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 19:10:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La Villa Strohl Fern è ubicata in Roma e confina con la linea terminale della Villa Borghese dal Propileo di &#8230;<p><a href="http://paesaggiocritico.com/2012/01/24/villa-strohl-fern-di-mauro-masullo-la-bauhaus-italiana/">Continua a leggere &#187;</a></p><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=paesaggiocritico.com&amp;blog=12512848&amp;post=6391&amp;subd=paesaggiocritico&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://paesaggiocritico.files.wordpress.com/2012/01/strohl-fern_interno2.jpg"><img src="http://paesaggiocritico.files.wordpress.com/2012/01/strohl-fern_interno2.jpg?w=529&#038;h=396" alt="" title="strohl-fern_interno2" width="529" height="396" class="alignnone size-full wp-image-6403" /></a></p>
<p>La Villa Strohl Fern è ubicata in Roma e confina con la linea terminale della Villa Borghese dal Propileo di sinistra fino alla scalinata su Valle Giulia e si sviluppa da un lato lungo tutta la Valle Giulia fino alla Villa Poniatowskji e dall’altro lungo tutta la Via Flaminia fino ancora alla Villa Poniatowskji a partire dalla punta di Via di Villa Ruffo 31.<br />
Questa villa, estesa per 8 ettari, fu acquistata nel 1879 da Alfred Wilhelm Strohl, cittadino francese di lingua tedesca perché alsaziano; egli stesso successivamente aggiunse al suo cognome l’aggettivo fern (lontano) forse perché lontano dal suo luogo natio.<br />
Alfred Wilhelm Strohl Fern artista, letterato, musicista, pittore, scultore e poeta, morì nella sua Villa nel 1927 ed è tuttora sepolto presso il cimitero acattolico vicino la Piramide di Caio Cestio a Roma.<br />
La Villa fu disegnata dallo stesso Strohl Fern e al suo interno egli fece costruire studi-laboratori per la pittura e la scultura per poter ospitare artisti di tutta Europa, dando così inizio ad una comune identità culturale europea.<br />
Il Parco di Villa Strohl Fern risulta essere composta <span id="more-6391"></span>essenzialmente da due aree, paesaggisticamente omogenee.<br />
La prima, divisa principalmente in grandi spazi geometrici e quadrangolari, è quella che ingloba il Casino principale, residenza di Strohl Fern, e gli studi degli artisti, gli chalet, dotati anch’essi di piccoli giardini autonomi. Questa prima sottounità paesaggistica era caratterizzata da una serie di cancelli, che permettevano a Strohl Fern di viverlo in modo autonomo dagli artisti, che potevano accedervi in sua assenza. Gli spazi quadrangolari, di cui era composto il “giardino formale”, avevano delle precise identità, tuttora percepibili, quali il boschetto di bambù, il tunnel delle rose, le ampie aiuole recintate con siepi e separati da sentieri che si intersecano in modo ortogonale. Ad esaltare il dominio sul paesaggio urbano Strohl Fern inserisce un ampio belvedere in prossimità degli studi degli scultori (caratterizzati da una maggiore altezza rispetto a quelli dei pittori) e con vista sulla via Flaminia e la città. Questo primo paesaggio aveva altresì una forte connotazione romantica, esaltata da Strohl Fern con l’inserimento di elementi neogotici con finte stalattiti e vasche con pesci, finte grotte, ponticelli coperti e reperti archeologici disseminati lungo i viali ed inseriti nei prati delle grandi aiuole geometriche.<br />
La seconda area, fortemente naturale, è invece quella che si estende in direzione di Via di Villa Giulia, Villa Poniatowski ed il Museo Etrusco; qui il paesaggio naturale diventa l’elemento dominante e viene arricchito con un laghetto artificiale, diviso in due da un ponte, e con una barca di cemento sulla riva, a cui Strohl Fern diede il nome di Paris. Anche quest’area del Parco viene dotata di un Belvedere a cui si accede attraversando la ricca vegetazione, che ne caratterizza fortemente l’identità naturale. Attualmente l’ingresso a quest’area è interdetto e alla stessa si accede tramite un cancello.<br />
La ricchezza del patrimonio botanico è composta dall’iniziale inserimento di elementi non autoctoni, dalla vegetazione spontanea preesistente alla realizzazione della Villa e del Parco e della vegetazione che si è insediata successivamente e favorita dalla rinnovazione naturale. Sono infatti presenti pini domestici, cedri, varie specie quercine sempreverdi e caducifoglie, olmi, aceri, frassini, cercis, bagolari, washingtonie, allori, robinie, bambù, viburni, chamaerops, acanti, felci, orchidee, rose e molte altre specie arbustive ed erbacee.<br />
C’è da segnalare infine anche la presenza di cunicoli, che si dipartono da grotte esistenti lungo il muraglione di cinta  a confine con Villa Borghese, di un ninfeo di otto vani e di muri in opus reticulatum.<br />
La principale funzione del Parco della Villa era quella di fornire a Strohl Fern ed ai suoi ospiti validi motivi per l’ispirazione artistica e di serenità per lo spirito.<br />
Nella Villa Strohl Fern trovarono ospitalità i pittori russi Michail Alexandrovich Wrubel e Ilija Riepin, lo spagnolo Enrique Serra, Edoardo Gioia, il pittore della Scuola di Burano Umberto Moggioli, Renato Brozzi (orafo di D’Annunzio), Giuseppe Lallich, lo scultore Arturo Martini, lo scultore austriaco Brand, Amedeo Bocchi, Nino Bertoletti, Cipriano Efisio Oppo, Nicola D’Antino, Carlo Socrate, Ercole Drei, Attilio Selva, il pittore Giorgio de Chirico, Attilio Torresini, Francesco Di Cocco, Luigi Surdi, Anzilotto Modotto, Wanda e Alfredo Biagini, la scultrice russa Lidia Trenin Franchetti, Francesco Coccia, Marcello Avenali, Carlo Levi, Bruno Barilli con le tre ballerine sorelle Braun, Anton Giulio Bragaglia, Francesco Trombadori, Francesco Nagni, Gisberto Ceracchini, la giornalista tedesca Marianna Bezzi solo per citare alcuni nomi degli artisti presenti.<br />
Tra quelli che più frequentemente visitarono la Villa si possono citare l’uomo politico meridionalista Francesco Saverio Nitti, lo storico dell’arte Roberto Longhi; un ospite d’eccezione nella Villa fu Rainer Maria Rilke, che a lungo dimorò nella dimora presente nell’area naturale del Parco e chiamata Studio al Ponte, perchè edificata su un costone e poggiata su un grande arco sotto il quale c’è il sentiero che conduce all’ingresso di Via di Villa Giulia.<br />
Nel 1927 Strohl Fern lasciò in eredità allo Stato francese la Villa a patto che venisse utilizzata “<em>per opere francesi di pubblica utilità, a condizione che siano conservate le mie opere di pittura e scultura, che siano pubblicati i miei manoscritti di prosa e poesia, che sia conservato l’aspetto paesaggistico della villa e siano rispettate le antiche alberature</em>”; dal 1957 ospita il Liceo Chateaubriand.<br />
Petizioni per la tutela e la conservazione del patrimonio paesaggistico e culturale della Villa sono state firmate nel tempo da Alberto Moravia, Federico Fellini, Francesco Rosi, Pietro Davack e Renato Guttuso solo per citarni alcuni.<br />
Già lo stesso Leonardo Sciascia tempo fa, invitato ad un incontro romano promosso da Madame Giscard d’Estaing per erigere a Roma un monumento a Stendhal, propose di dedicare a Stendhal un centro internazionale di studi ed un museo all’interno di Villa Strohl Fern.<br />
Oltre all’immenso valore culturale e paesaggistico che la Villa Strohl Fern ricopre, l’importanza della Villa risiede nel sua funzione di Centro di Promozione Artistica; tale peculiarità l’avvicina simbolicamente alla Bauhaus fondata molti anni dopo a Weimar in Germania da Walter Gropius e Mendelson nel 1919.<br />
Quest’aspetto evidenzia la volontà da parte di Strohl Fern di creare una comune idendità culturale di respiro europeo ed internazionale, anticipando di circa un ventennio la nascita della Bauhaus; in questi ultimi anni l’Unione Europea sta invitando i Paesi membri ad individuare al proprio interno tutte quelle istituzioni e realtà culturali e scientifiche, che esprimono appunto l’identità culturale europea e a queste l’Unione fornisce fondi e finanziamenti diretti al loro recupero ed alla loro valorizzazione.<br />
Il caso di Villa Strohl Fern, pertanto, ricopre un ruolo vitale in questa ricerca; la sua importanza, infatti, va oltre i confini e le proprietà territoriali francesi ed italiane, assumendo un punto di riferimento internazionale.<br />
Negli ultimi anni si è utilizzata la cubatura degli chalet ed attraverso il loro abbattimento si sono costruite nuove aule per la scuola, incidendo in modo significativo sulla conservazione attiva di questo sito.<br />
Nonostante la Convenzione firmata il 15 marzo del 2005 tra Ambasciata di Francia, Comune di Roma e Ministero per i Beni e le Attività Culturali dello Stato Italiano, vecchie normative, vecchi vincoli, precise indicazioni e divieti dei piani regolatori, fino agli attuali Codice Urbani e Convenzione Europea del Paesaggio non è stato ancora possibile attuare un serio e corretto piano di recupero e valorizzazione della Villa al fine di ridare ad essa quella funzione prestigiosa per cui era nata e di cui né lo Stato francese né quello italiano sembrano aver compreso l’altissimo valore culturale, storico, artistico, paesaggistico e sociale che riveste. </p>
<p>Mauro Masullo<br />

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		<title>Martin Rein-Cano, &#8220;Personal Public Space&#8221; &#8211; Estratto della Conferenza del 02-12-2011 – Open, Roma Tre</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 16:33:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In ogni epoca l&#8217;uomo ha cercato di trovare una corrispondenza terrena al vocabolo &#8220;inferno&#8221;. Grossolanamente si può dire che durante &#8230;<p><a href="http://paesaggiocritico.com/2012/01/19/martin-rein-cano-personal-public-space-estratto-della-conferenza-del-02-12-2011-open-roma-tre/">Continua a leggere &#187;</a></p><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=paesaggiocritico.com&amp;blog=12512848&amp;post=6366&amp;subd=paesaggiocritico&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://paesaggiocritico.files.wordpress.com/2012/01/abstract_rein-cano.jpg"><img src="http://paesaggiocritico.files.wordpress.com/2012/01/abstract_rein-cano.jpg?w=529&#038;h=374" alt="" title="abstract_andersson" width="529" height="374" class="alignnone size-full wp-image-6368" /></a></p>
<p>In ogni epoca l&#8217;uomo ha cercato di trovare una corrispondenza terrena al vocabolo &#8220;inferno&#8221;. Grossolanamente si può dire che durante il medioevo l&#8217;inferno sia stato rappresentato dalla natura selvaggia, dalle foreste oscure popolate da creature demoniache che assediavano le città e, che dalla rivoluzione industriale in poi, nell&#8217;immaginario collettivo l&#8217;inferno abbia iniziato a coincidere con le città sovrappopolate ed inquinate, percorse dagli istinti più immorali degli uomini.<br />
Durante la vigorosa conferenza dell&#8217;incontenibile Martin Rein-Cano, fondatore del noto studio Topotek 1, abbiamo rilevato un termine usato in comune nello stesso giorno anche da <b><a href='http://paesaggiocritico.com/2012/01/13/enric-batlle-il-giardino-della-metropoli-estratto-della-conferenza-del-14-01-2011-open-roma-tre/' target="_blank">Enric Batlle</a></b> l&#8217;altro ospite delle conferenze ospitate lo scorso 2 dicembre 2011 dal <b><a href='http://paesaggiocritico.com/category/open-roma-tre/' target="_blank">Master Open</a></b> di Roma Tre, in collaborazione con il programma di ricerca LUS dello Iuav di Venezia.<br />
Il termine è l&#8217;inverso dell&#8217;espressione &#8220;inferno&#8221;, cioè &#8220;paradiso&#8221;, ed i due illustri ospiti paesaggisti hanno usato questa parola con lo stesso intento, accomunandola alla locuzione &#8220;giardino&#8221;.<br />
Ma mentre Enric Batlle ci ha parlato del suo libro &#8220;El jardin de la metropoli&#8221;, esemplificativo delle <span id="more-6366"></span>forme di cui si può vestire il giardino pubblico, Martin Rein-Cano ci ha parlato dello &#8220;spazio pubblico personale&#8221;, o meglio di come l&#8217;utilizzo dello spazio pubblico può coincidere con un uso privato momentaneo.<br />
Per comprendere l&#8217;approccio alla progettazione totalmente intellettuale di Rein-Cano, credo sia opportuno contestualizzare la sua formazione di paesaggista in Germania, patria della cultura che domina anche le passioni più profonde con la ragione illuminata (come nella bellissima lezione tenuta da <b><a href='http://paesaggiocritico.com/2011/02/18/udo-weilacher-%E2%80%93-estratto-della-conferenza-del-21-01-2011-%E2%80%93-open-roma-tre/' target="_blank">Udo Weilacher</a></b> un anno fa).<br />
In sostanza<strong> Rein-Cano ha cercato di spiegarci che bisogna liberarsi dai preconcetti, dalle realtà predigerite, al fine di poter percepire nuove versioni della realtà</strong>. Il paesaggista, che non è altro che un architetto che gioca a fare dio (&#8220;lui&#8221; come lo definisce Rein-Cano), può essere un decente paesaggista solo se riesce a comportarsi in maniera libera, insomma come un artista in grado di comunicare nuove interpretazioni della realà. Come è arrivato a questa conclusione? Parlando innanzitutto del paradiso, del luogo dove tutto è bello e nessuna preoccupazione può allarmarci, e della sua imitazione creata &#8220;ad arte&#8221; dall&#8217;uomo, e cioè il giardino. Rein-Cano sostiene che l&#8217;influenza del periodo romantico, ancora attiva, ci ha spinto a creare, per nostro compiacimento, giardini senza limiti in cui godere di un falso paesaggio, un luogo nato dall&#8217;astrazione del concetto di paradiso, in cui vogliamo rifugiarci a tutti i costi.<br />
Il fatto, continua Rein-Cano, che il giardino si stia liberando dei suoi bordi, delle soglie fisiche come i muri di cinta (questa affermazione credo possa valere per il civile nord-Europa e non per la nostra <b><a href='http://paesaggiocritico.com/2011/11/11/piazza-testaccio-e-piazza-bologna-stesso-risultato-pauroso/' target="_blank">cultura arretrata</a></b>), porta il concetto di privacy ad un nuovo stadio che va vissuto anche all&#8217;interno degli spazi pubblici, in cui è possibile creare uno spazio personale in base all&#8217;utilizzo che se ne fa.<br />
Con un paio di salti mortali Rein-Cano ci ha quindi portati a pensare che le realtà virtuali aumentate non sono una novità, ma che erano state inventate da quattro secoli, nel momento in cui nel giardino all&#8217;inglese fu introdotto il tema del pittoresco e cioè sequenze di scene come quadri dipinti, creati per vivere sublimi emozioni momentanee dovute magari alla vista di una falsa rovina inghiottita dalla natura. Ed è questo che, ammette Rein-Cano, è al centro della sua ricerca come paesaggista, la realizzazione artistica di sequenze deformate della realtà, che portino all&#8217;esperienza di un momento unico oppure di una atmosfera filmica irripetibile, in cui una persona può vivere un momento privato connesso all&#8217;emozione momentanea che prova, contemporaneamente, come spettatore e parte stessa della scena.<br />
In parole più semplici, anche Enric Batlle ci aveva dato poco prima la sua versione del fatto che, nell&#8217;era delle emozioni virtuali, è necessario dare motivazioni più forti di una semplice passeggiata per spingere i cittadini a visitare un parco: &#8220;<em>è necessario dare carattere ad un luogo</em>&#8221; per far percepire emozioni uniche al fruitore, in modo che questo sappia che le può rivivere solo li. Un processo simile che spinge coloro che rimangono a tal modo impressionati dalle sensazioni vissute in un film, da cercare i luoghi in cui è stato ambientato per cercare di vivere appieno le emozioni che provarono al cinema.<br />
Dopo questo faticoso ragionamento e prima di lasciarvi al video della conferenza di Martin Rein-Cano (in inglese), vorrei porre una domanda.<br />
Abbiamo più volte parlato dei grandi <b><a href='http://paesaggiocritico.com/2011/07/11/i-biennale-dello-spazio-pubblico-di-roma-gentrificazione-quale-civilta-quale-spazio-pubblico/' target="_blank">centri commerciali come &#8220;non luoghi&#8221;</a></b> che si vanno a sostituire agli spazi pubblici tradizionali. Secondo voi, le persone che visitano abitualmente questi grandi contenitori giustificati dalla <strong>mono-funzione</strong> della vendita continua di prodotti commerciali, nel caso questi scomparissero, uscirebbero lo stesso dalle loro case per visitare un parco pubblico? </p>
<p>Francesco Tonini<br />
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<br />Filed under: <a href='http://paesaggiocritico.com/category/attualita/'>Attualità</a>, <a href='http://paesaggiocritico.com/category/open-roma-tre/'>Open-Roma Tre</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/paesaggiocritico.wordpress.com/6366/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/paesaggiocritico.wordpress.com/6366/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/paesaggiocritico.wordpress.com/6366/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/paesaggiocritico.wordpress.com/6366/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/paesaggiocritico.wordpress.com/6366/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/paesaggiocritico.wordpress.com/6366/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/paesaggiocritico.wordpress.com/6366/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/paesaggiocritico.wordpress.com/6366/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/paesaggiocritico.wordpress.com/6366/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/paesaggiocritico.wordpress.com/6366/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/paesaggiocritico.wordpress.com/6366/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/paesaggiocritico.wordpress.com/6366/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/paesaggiocritico.wordpress.com/6366/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/paesaggiocritico.wordpress.com/6366/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=paesaggiocritico.com&amp;blog=12512848&amp;post=6366&amp;subd=paesaggiocritico&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>PIAZZA SANTA MARIA CONSOLATRICE: L’OMBELICO DI CASAL BERTONE nel V MUNICIPIO</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 09:58:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paesaggiocritico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Progettista: Arch. Ettore Pellegrini Luogo: Casal Bertone, Roma &#8211; Municipio V Committente: Comune di Roma Superficie: 2500mq circa Anno: 1997-1998 &#8230;<p><a href="http://paesaggiocritico.com/2012/01/18/piazza-santa-maria-consolatrice-lombelico-di-casal-bertone-nel-v-municipio/">Continua a leggere &#187;</a></p><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=paesaggiocritico.com&amp;blog=12512848&amp;post=6339&amp;subd=paesaggiocritico&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://paesaggiocritico.files.wordpress.com/2012/01/consolatrice-1.jpg"><img src="http://paesaggiocritico.files.wordpress.com/2012/01/consolatrice-1.jpg?w=529&#038;h=352" alt="" title="Consolatrice 1" width="529" height="352" class="alignnone size-full wp-image-6341" /></a></p>
<p><span style="color:#b3b300;"><span style="font-size:small;">Progettista: </span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">Arch. <strong><a href="http://paesaggiocritico.com//?s=ettore+pellegrini&amp;search=Vai" target="_blank">Ettore Pellegrini</a></strong></span></span></p>
<p><span style="color:#b3b300;"><span style="font-size:small;">Luogo: </span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">Casal Bertone, Roma &#8211; Municipio V</span></span></p>
<p><span style="color:#b3b300;"><span style="font-size:small;">Committente: </span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">Comune di Roma</span></span></p>
<p><span style="color:#b3b300;"><span style="font-size:small;">Superficie: </span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">2500mq circa</span></span></p>
<p><span style="color:#b3b300;"><span style="font-size:small;">Anno: </span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">1997-1998</span></span></p>
<p><span style="color:#b3b300;"><span style="font-size:small;">Fotografie: </span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">Francesco Tonini</span></span></p>
<p><span style="color:#b3b300;"><span style="font-size:small;">Cosa ne pensiamo: </span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">progetto equilibrato semplice e funzionale.</span></span></p>
<p>Quello della trasformazione di Piazza di S. Maria Consolatrice è un progetto che si inserisce in un quartiere urbanisticamente “difficile”, terra di mezzo tra grandi infrastrutture come gli assi di collegamento stradali, autostradali e ferroviari che l’attraversano senza di fatto servire questa porzione di territorio della Capitale (<strong><a href="http://paesaggiocritico.com/category/municipi-di-roma/municipio-v/" target="_blank">V Municipio</a></strong>). Il quartiere è sostanzialmente una enclave, stretto come in una morsa da strade e binari che lo circondano, cosa che ha permesso il mantenimento delle caratteristiche primigenie di borgata di case di ferrovieri che erano a servizio delle vicine stazioni e scali commerciali. Una borgata non più periferia ma neanche centro, con la città che nel frattempo gli è cresciuta intorno.<br />
In questo scenario si intervenne, negli anni ’90, con il <strong><a href="http://paesaggiocritico.com/category/centopiazze/" target="_blank">programma Centopiazze</a></strong>, con la finalità di <span id="more-6339"></span>recuperare uno spazio urbano che fino a quel momento era sostanzialmente un grande incrocio, che vedeva scorrere la vita del quartiere senza pausa, se non quella scandita dalle luci semaforiche; il luogo aveva in se la vocazione di centralità di quartiere, con alcuni servizi di riferimento per la comunità come la chiesa, l’edicola ed alcuni esercizi commerciali, ma non poteva essere assunto a tale ruolo dalla mancanza di alcuni requisiti fondamentali che un luogo del genere deve possedere, come una identità riconoscibile, una strutturazione formale e una serie di servizi per i residenti. Su questo tema deve aver ragionato il progettista, l’Arch. Ettore Pellegrini, quando strappa al traffico cittadino questo spazio e lo restituisce alla vita del quartiere pedonalizzandolo, con un intervento in scala umana che mette in risalto un aspetto fondamentale, cioè il recupero della socialità. Il tema dell’incontrarsi in un luogo comune, assunto a cuore pulsante della vita di quartiere, come una piazza di paese, è stata la soluzione adottata dal progettista, e sinceramente pensiamo abbia colto nel segno.<br />
Planimetricamente la piazza risulta composta da elementi semplici che delimitano e connotano spazi e funzioni, con una partizione a maglia quadrata dello spazio progettuale, interrotta nel mezzo da una linea pavimentata  di attraversamento, presumibilmente a ricordare e sottolineare la sede stradale preesistente; completano il disegno generale grandi linee di seduta e la presenza di una struttura-chiosco circolare che ospita alcuni servizi della piazza come l’edicola ed il bar. In origine il progetto prevedeva, come ci è stato sottolineato dallo stesso curatore del programma Centopiazze, l’<strong><a href="http://paesaggiocritico.com//?s=francesco+ghio&amp;search=Vai" target="_blank">Arch. Francesco Ghio</a></strong>, che fra le linee di pavimentazione in travertino, che tuttora formano le maglie quadrate del disegno a terra, ci fosse la messa a dimora di traversine ferroviarie dismesse con posa a piatto, cosi da creare un suggestivo contrasto tra materiali diversi che rievocasse in qualche modo il contesto nel quale il nuovo progetto si andava ad inserire. La realizzazione addirittura si concretizzò, con risultati eccellenti per suggestione e cromia (abbiamo visionato del materiale fotografico e ve lo assicuriamo), ma dovette essere in fretta e furia sconfessata per motivi sanitari, in quanto le sostanze chimiche con le quali erano state impregnate le assi di legno avrebbero provocato seri danni alla salute degli avventori della piazza. In corso d’opera il legno venne sostituito con moduli autobloccanti in cls, e ciò che era un eccellente realizzazione divenne qualcosa di diverso, ugualmente valido per linguaggio e raggiungimento degli scopi specifici prefissati, ma lontano dalla bellissima realizzazione di spazio pubblico che si era prefigurata. Via il legno, sono ora vero elemento caratterizzante la piazza le lunghe linee di seduta in travertino, con o senza schienale in metallo zincato, luogo da dove inizia la socialità, dove la gente si siede ed entra in relazione, riscoprendo il sapore dello stare insieme; la loro distribuzione si appoggia alla maglia quadrata della pavimentazione, sottolineandone alcuni lati ed enfatizzando alcune visuali, come quella della facciata della chiesa o delle strade limitrofe. Purtroppo alcuni intenti progettuali, soprattutto dal punto di vista percettivo, sono stati negati da interventi contestuali alla realizzazione, come il posizionamento di una linea di cassonetti della spazzatura che impedisce la visuale verso Piazza De Cristoforis, altro punto di interesse del quartiere, o la sempre immancabile cartellonistica sui marciapiedi che  frammenta inevitabilmente la percezione dello spazio d’intorno.<br />
La vegetazione, vista l’importanza della grandezza delle specie presenti, è da ritenersi residuale dello stato ante operam, ed è riconducibile essenzialmente alla presenza di vari esemplari di sole due specie vegetali, Pinus pinea e Platanus spp. Risulta molto interessante la permeabilità visiva che si ha nella piazza, visto che le masse vegetali sono distribuite ben sopra le teste degli avventori e non costituiscono barriera fisica per chi sceglie di sostare od attraversare questo spazio urbano.<br />
Non rimane che sottolineare nuovamente la bontà del progetto e la sua realizzazione, che ha tradotto bene le esigenze di un quartiere, restituendogli una porzione di territorio che da non-luogo è diventato fulcro della vita cittadina. Intervento semplice, senza forzature ed inutili virtuosismi, che ha centrato gli obiettivi preposti con pochi ed efficaci segni, anteponendo la socialità al fattore estetico e creando uno spazio cordiale e godibile.</p>
<p>Luca Dionisi<br />

<a href='http://paesaggiocritico.com/2012/01/18/piazza-santa-maria-consolatrice-lombelico-di-casal-bertone-nel-v-municipio/casal-bertone-aerea-3/' title='Casal-Bertone-aerea-3'><img data-attachment-id='6358' data-orig-size='1099,522' data-liked='0'width="150" height="71" src="http://paesaggiocritico.files.wordpress.com/2012/01/casal-bertone-aerea-3.jpg?w=150&#038;h=71" class="attachment-thumbnail" alt="Casal-Bertone-aerea-3" title="Casal-Bertone-aerea-3" /></a>
<a href='http://paesaggiocritico.com/2012/01/18/piazza-santa-maria-consolatrice-lombelico-di-casal-bertone-nel-v-municipio/casal-bertone-aerea-2/' title='Casal-Bertone-aerea-2'><img data-attachment-id='6354' data-orig-size='1200,484' data-liked='0'width="150" height="60" src="http://paesaggiocritico.files.wordpress.com/2012/01/casal-bertone-aerea-2.jpg?w=150&#038;h=60" class="attachment-thumbnail" alt="Casal-Bertone-aerea-2" title="Casal-Bertone-aerea-2" /></a>
<a href='http://paesaggiocritico.com/2012/01/18/piazza-santa-maria-consolatrice-lombelico-di-casal-bertone-nel-v-municipio/casal-bertone-aerea-1/' title='Casal-Bertone-aerea-1'><img data-attachment-id='6353' data-orig-size='1125,515' data-liked='0'width="150" height="68" src="http://paesaggiocritico.files.wordpress.com/2012/01/casal-bertone-aerea-1.jpg?w=150&#038;h=68" class="attachment-thumbnail" alt="Casal-Bertone-aerea-1" title="Casal-Bertone-aerea-1" /></a>
<a href='http://paesaggiocritico.com/2012/01/18/piazza-santa-maria-consolatrice-lombelico-di-casal-bertone-nel-v-municipio/consolatrice-12/' title='Consolatrice 12'><img data-attachment-id='6352' data-orig-size='800,533' data-liked='0'width="150" height="99" src="http://paesaggiocritico.files.wordpress.com/2012/01/consolatrice-12.jpg?w=150&#038;h=99" class="attachment-thumbnail" alt="Consolatrice 12" title="Consolatrice 12" /></a>
<a href='http://paesaggiocritico.com/2012/01/18/piazza-santa-maria-consolatrice-lombelico-di-casal-bertone-nel-v-municipio/consolatrice-11/' title='Consolatrice 11'><img data-attachment-id='6351' data-orig-size='400,600' data-liked='0'width="100" height="150" src="http://paesaggiocritico.files.wordpress.com/2012/01/consolatrice-11.jpg?w=100&#038;h=150" class="attachment-thumbnail" alt="Consolatrice 11" title="Consolatrice 11" /></a>
<a href='http://paesaggiocritico.com/2012/01/18/piazza-santa-maria-consolatrice-lombelico-di-casal-bertone-nel-v-municipio/consolatrice-10/' title='Consolatrice 10'><img data-attachment-id='6350' data-orig-size='400,600' data-liked='0'width="100" height="150" src="http://paesaggiocritico.files.wordpress.com/2012/01/consolatrice-10.jpg?w=100&#038;h=150" class="attachment-thumbnail" alt="Consolatrice 10" title="Consolatrice 10" /></a>
<a href='http://paesaggiocritico.com/2012/01/18/piazza-santa-maria-consolatrice-lombelico-di-casal-bertone-nel-v-municipio/consolatrice-9/' title='Consolatrice 9'><img data-attachment-id='6349' data-orig-size='800,533' data-liked='0'width="150" height="99" src="http://paesaggiocritico.files.wordpress.com/2012/01/consolatrice-9.jpg?w=150&#038;h=99" class="attachment-thumbnail" alt="Consolatrice 9" title="Consolatrice 9" /></a>
<a href='http://paesaggiocritico.com/2012/01/18/piazza-santa-maria-consolatrice-lombelico-di-casal-bertone-nel-v-municipio/consolatrice-8/' title='Consolatrice 8'><img data-attachment-id='6348' data-orig-size='800,533' data-liked='0'width="150" height="99" src="http://paesaggiocritico.files.wordpress.com/2012/01/consolatrice-8.jpg?w=150&#038;h=99" class="attachment-thumbnail" alt="Consolatrice 8" title="Consolatrice 8" /></a>
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<a href='http://paesaggiocritico.com/2012/01/18/piazza-santa-maria-consolatrice-lombelico-di-casal-bertone-nel-v-municipio/consolatrice-4/' title='Consolatrice 4'><img data-attachment-id='6344' data-orig-size='800,533' data-liked='0'width="150" height="99" src="http://paesaggiocritico.files.wordpress.com/2012/01/consolatrice-4.jpg?w=150&#038;h=99" class="attachment-thumbnail" alt="Consolatrice 4" title="Consolatrice 4" /></a>
<a href='http://paesaggiocritico.com/2012/01/18/piazza-santa-maria-consolatrice-lombelico-di-casal-bertone-nel-v-municipio/consolatrice-3/' title='Consolatrice 3'><img data-attachment-id='6343' data-orig-size='800,533' data-liked='0'width="150" height="99" src="http://paesaggiocritico.files.wordpress.com/2012/01/consolatrice-3.jpg?w=150&#038;h=99" class="attachment-thumbnail" alt="Consolatrice 3" title="Consolatrice 3" /></a>
<a href='http://paesaggiocritico.com/2012/01/18/piazza-santa-maria-consolatrice-lombelico-di-casal-bertone-nel-v-municipio/consolatrice-2/' title='Consolatrice 2'><img data-attachment-id='6342' data-orig-size='400,600' data-liked='0'width="100" height="150" src="http://paesaggiocritico.files.wordpress.com/2012/01/consolatrice-2.jpg?w=100&#038;h=150" class="attachment-thumbnail" alt="Consolatrice 2" title="Consolatrice 2" /></a>
<a href='http://paesaggiocritico.com/2012/01/18/piazza-santa-maria-consolatrice-lombelico-di-casal-bertone-nel-v-municipio/consolatrice-1/' title='Consolatrice 1'><img data-attachment-id='6341' data-orig-size='800,533' data-liked='0'width="150" height="99" src="http://paesaggiocritico.files.wordpress.com/2012/01/consolatrice-1.jpg?w=150&#038;h=99" class="attachment-thumbnail" alt="Consolatrice 1" title="Consolatrice 1" /></a>
</p>
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			<media:title type="html">Consolatrice 1</media:title>
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		<media:content url="http://paesaggiocritico.files.wordpress.com/2012/01/consolatrice-10.jpg?w=100" medium="image">
			<media:title type="html">Consolatrice 10</media:title>
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		<media:content url="http://paesaggiocritico.files.wordpress.com/2012/01/consolatrice-9.jpg?w=150" medium="image">
			<media:title type="html">Consolatrice 9</media:title>
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		<media:content url="http://paesaggiocritico.files.wordpress.com/2012/01/consolatrice-8.jpg?w=150" medium="image">
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		<media:content url="http://paesaggiocritico.files.wordpress.com/2012/01/consolatrice-7.jpg?w=100" medium="image">
			<media:title type="html">Consolatrice 7</media:title>
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		<media:content url="http://paesaggiocritico.files.wordpress.com/2012/01/consolatrice-6.jpg?w=150" medium="image">
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			<media:title type="html">Consolatrice 5</media:title>
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		<media:content url="http://paesaggiocritico.files.wordpress.com/2012/01/consolatrice-4.jpg?w=150" medium="image">
			<media:title type="html">Consolatrice 4</media:title>
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		<media:content url="http://paesaggiocritico.files.wordpress.com/2012/01/consolatrice-3.jpg?w=150" medium="image">
			<media:title type="html">Consolatrice 3</media:title>
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			<media:title type="html">Consolatrice 2</media:title>
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		<media:content url="http://paesaggiocritico.files.wordpress.com/2012/01/consolatrice-1.jpg?w=150" medium="image">
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		<item>
		<title>Paesaggi filtrati &#8211; le affascinanti geometrie di Apricena &#8211; filtro 2: Pietre di Giorgio Cecca</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 10:36:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paesaggiocritico</dc:creator>
				<category><![CDATA[Paesaggi Filtrati]]></category>
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		<description><![CDATA[Siamo molto grati al fotografo di paesaggio Giorgio Cecca, che ci permette di continuare con il secondo appuntamento della rubrica &#8230;<p><a href="http://paesaggiocritico.com/2012/01/16/paesaggi-filtrati-le-affascinanti-geometrie-di-apricena-filtro-2-pietre-di-giorgio-cecca/">Continua a leggere &#187;</a></p><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=paesaggiocritico.com&amp;blog=12512848&amp;post=6303&amp;subd=paesaggiocritico&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://paesaggiocritico.files.wordpress.com/2012/01/copertina-giorgio-cecca.jpg"><img src="http://paesaggiocritico.files.wordpress.com/2012/01/copertina-giorgio-cecca.jpg?w=529&#038;h=451" alt="" title="Copertina-Giorgio-Cecca" width="529" height="451" class="alignnone size-full wp-image-6325" /></a></p>
<p>Siamo molto grati al fotografo di paesaggio Giorgio Cecca, che ci permette di continuare con il secondo appuntamento della rubrica <strong><a href="http://paesaggiocritico.com/category/paesaggi-filtrati/" target="_blank">Paesaggi Filtrati</a></strong>. Giorgio ci ha inviato un lavoro fotografico di grande sensibilità che ci piace presentare con le stesse parole da lui indicate:<br />
<em>&#8220;Non posso negare che il paesaggio che mi si presenta quando arrivo alle cave di Apricena sia un bellissimo paesaggio. I cumuli di materiale escavato si stagliano contro il cielo e i campi di grano circostanti, il sole estivo ne esalta la geometria.<br />
All&#8217;interno della cava si ha la percezione della grandiosità della trasformazione e resto affascinato dalla purezza della pietra, del materiale creato dalla natura. Tuttavia in fondo mi resta un sentimento di angoscia perchè non riesco a fare a meno di pensare alla quantità di energia impiegata, di attrezzature consumate per estrarre un materiale che in molti caso è destinato a conferire un aspetto più naturale alle nostre case.&#8221;</em><br />
La serie di fotografie che vi presentiamo oggi è dunque il risultato di una ricerca che guarda all&#8217;estetica, ma che allo stesso tempo tenta di <span id="more-6303"></span>comprendere un paesaggio artificiale in relazione diretta con l&#8217;essenza più consistente della natura, la roccia. I paesaggi definiti dallo sfruttamento umano sono considerati solitamente non elettivi e vengono perciò nascosti. Negli ultimi due decenni si è iniziato a considerare le cave come luoghi appartenenti al paesaggio ed alle culture che li hanno generati e si è quindi cominciato a guardare a queste ferite della terra in modo diverso, senza più orrore.<br />
Siamo grati del fatto che Giorgio Cecca abbia instaurato una relazione personale profonda con le cave di Apricena perché possiamo quindi ammirare queste istantanee affascinanti, ricche di passione come lo sguardo di un innamorato che non cerca di convincere con mille parole, ma che racconta ammirando attraverso l&#8217;obiettivo della sua macchina fotografica. </p>
<p>Francesco Tonini<br />
<Hr></p>
<p><strong>Pietre</strong><br />
<em>La pietra di Apricena è una pietra calcarea estratta in Puglia alle pendici del Gargano, nel territorio compreso tra Apricena, Lesina e Poggio Imperiale.</em></p>
<p>Le fotografie sono consultabili in questo file da sfogliare oppure nella galleria in fondo all&#8217;articolo.<br />
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<p><strong>Giorgio Cecca</strong><br />
<strong><a href="http://www.giorgiocecca.com/fotografia/" target="_blank">www.giorgiocecca.com</a></strong></p>
<p>Giorgio Cecca è laureato in ingegneria all&#8217;università di Bologna. Ha ereditato la passione per la fotografia da suo padre e l&#8217;ha condivisa con i suoi amici. Il suo approccio inizialmente è stato di tipo amatoriale avvicinandosi così al mondo FIAF che abbandona dopo tre anni.<br />
L&#8217;esigenza di conciliare la fotografia con l&#8217;attività lavorativa lo spinge a concentrarsi unicamente sul tema a lui più caro, quello del paesaggio, in particolare quello modificato o creato dall&#8217;uomo. La scoperta e lo studio dei &#8220;New Topographics&#8221; imprime nuovo slancio alla sua ricerca. Il passaggio alla tecnologia digitale inoltre, gli permette di prendere il pieno controllo sul flusso di lavoro e di semplificare la logistica di quello che ormai non è più un semplice hobby ma una ben precisa esigenza comunicativa.</p>
<p>Sette sue immagini sono pubblicate in &#8220;Immagini del gusto&#8221; (edizione FIAF) ed ha recentemente seguito il workshop &#8220;Interrogare la Natura&#8221; con Luca Andreoni presso la Fondazione Fotografia di Modena.<br />

<a href='http://paesaggiocritico.com/2012/01/16/paesaggi-filtrati-le-affascinanti-geometrie-di-apricena-filtro-2-pietre-di-giorgio-cecca/1-_dsc3301/' title='1-_DSC3301'><img data-attachment-id='6308' data-orig-size='1200,798' data-liked='0'width="150" height="99" src="http://paesaggiocritico.files.wordpress.com/2012/01/1-_dsc3301.jpg?w=150&#038;h=99" class="attachment-thumbnail" alt="1-_DSC3301" title="1-_DSC3301" /></a>
<a href='http://paesaggiocritico.com/2012/01/16/paesaggi-filtrati-le-affascinanti-geometrie-di-apricena-filtro-2-pietre-di-giorgio-cecca/1-_dsc3350/' title='1-_DSC3350'><img data-attachment-id='6309' data-orig-size='798,1200' data-liked='0'width="99" height="150" src="http://paesaggiocritico.files.wordpress.com/2012/01/1-_dsc3350.jpg?w=99&#038;h=150" class="attachment-thumbnail" alt="1-_DSC3350" title="1-_DSC3350" /></a>
<a href='http://paesaggiocritico.com/2012/01/16/paesaggi-filtrati-le-affascinanti-geometrie-di-apricena-filtro-2-pietre-di-giorgio-cecca/2-_dsc3308/' title='2-_DSC3308'><img data-attachment-id='6310' data-orig-size='1200,798' data-liked='0'width="150" height="99" src="http://paesaggiocritico.files.wordpress.com/2012/01/2-_dsc3308.jpg?w=150&#038;h=99" class="attachment-thumbnail" alt="2-_DSC3308" title="2-_DSC3308" /></a>
<a href='http://paesaggiocritico.com/2012/01/16/paesaggi-filtrati-le-affascinanti-geometrie-di-apricena-filtro-2-pietre-di-giorgio-cecca/2-_dsc3354/' title='2-_DSC3354'><img data-attachment-id='6311' data-orig-size='798,1200' data-liked='0'width="99" height="150" src="http://paesaggiocritico.files.wordpress.com/2012/01/2-_dsc3354.jpg?w=99&#038;h=150" class="attachment-thumbnail" alt="2-_DSC3354" title="2-_DSC3354" /></a>
<a href='http://paesaggiocritico.com/2012/01/16/paesaggi-filtrati-le-affascinanti-geometrie-di-apricena-filtro-2-pietre-di-giorgio-cecca/3-_dsc3311/' title='3-_DSC3311'><img data-attachment-id='6312' data-orig-size='1200,798' data-liked='0'width="150" height="99" src="http://paesaggiocritico.files.wordpress.com/2012/01/3-_dsc3311.jpg?w=150&#038;h=99" class="attachment-thumbnail" alt="3-_DSC3311" title="3-_DSC3311" /></a>
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</p>
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	</item>
		<item>
		<title>Enric Batlle, &#8220;Il giardino della metropoli&#8221; &#8211; Estratto della Conferenza del 02-12-2011 – Open, Roma Tre</title>
		<link>http://paesaggiocritico.com/2012/01/13/enric-batlle-il-giardino-della-metropoli-estratto-della-conferenza-del-14-01-2011-open-roma-tre/</link>
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		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 09:51:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paesaggiocritico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Deve essere una caratteristica comune ai paesaggisti della penisola Iberica quella di essere ironici sino al limite del sarcasmo. Divertente &#8230;<p><a href="http://paesaggiocritico.com/2012/01/13/enric-batlle-il-giardino-della-metropoli-estratto-della-conferenza-del-14-01-2011-open-roma-tre/">Continua a leggere &#187;</a></p><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=paesaggiocritico.com&amp;blog=12512848&amp;post=6293&amp;subd=paesaggiocritico&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://paesaggiocritico.files.wordpress.com/2011/11/cartello-batlle.jpg"><img src="http://paesaggiocritico.files.wordpress.com/2011/11/cartello-batlle.jpg?w=529&#038;h=748" alt="" title="cartello-BATLLE" width="529" height="748" class="alignnone size-full wp-image-5781" /></a></p>
<p>Deve essere una caratteristica comune ai paesaggisti della penisola Iberica quella di essere ironici sino al limite del sarcasmo. Divertente è stato quindi essere presenti alla conferenza di <b><a href='http://paesaggiocritico.com/2011/01/24/jordi-bellmunt-%E2%80%93-estratto-della-conferenza-del-14-01-2011-%E2%80%93-open-roma-tre-parte-2/' target="_blank">Jordi Bellmunt</a></b>, che filmammo per voi circa un anno fa, come assistere alla conferenza di Enric Batlle, dello studio Batlle i Roig arquitectes, dal titolo &#8220;Il giardino della metropoli&#8221;, presentata da Daniela Colafranceschi e <b><a href='http://paesaggiocritico.com/2011/04/03/anna-lambertini-specie-di-spazi-aperti-e-paesaggi-urbani-video-della-conferenza-del-28-01-2011-%E2%80%93-open-roma-tre/' target="_blank">Anna Lambertini</a></b>, ed ospitata lo scorso 2 dicembre 2011 dal <b><a href='http://paesaggiocritico.com/category/open-roma-tre/' target="_blank">Master Open</a></b> di Roma Tre in collaborazione con il programma di ricerca LUS dello Iuav di Venezia.<br />
Le quasi due ore, in cui Enric Batlle ha <span id="more-6293"></span>esposto i progetti più significativi della sua carriera, sono dunque scorse fluide, senza che chi fosse presente potesse avvertire il minimo segno di stanchezza, nonostante il paesaggista spagnolo abbia parlato in spagnolo anche piuttosto velocemente.<br />
Quello che ne è venuto fuori è un ritratto molto interessante della filosofia su cui si appoggiano i progetti dello studio Batlle i Roig, che abbiamo potuto rilevare, con piacere, essere talmente semplice da risultare geniale.<br />
Non vi diciamo altro, vi lasciamo al video della conferenza incitando chi non parla spagnolo ad aspettare qualche minuto prima di arrendersi, perché dopo poco è possibile abituarsi alla lingua e comprendere i termini semplici utilizzati da Enric Batlle.</p>
<p>Francesco Tonini<br />
<div class='embed-vimeo' style='text-align:center;'><iframe src='http://player.vimeo.com/video/34980966' width='500' height='281' frameborder='0'></iframe></div></p>
<br />Filed under: <a href='http://paesaggiocritico.com/category/attualita/'>Attualità</a>, <a href='http://paesaggiocritico.com/category/formazione-e-professione/'>formazione e professione</a>, <a href='http://paesaggiocritico.com/category/open-roma-tre/'>Open-Roma Tre</a>  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/paesaggiocritico.wordpress.com/6293/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/paesaggiocritico.wordpress.com/6293/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/paesaggiocritico.wordpress.com/6293/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/paesaggiocritico.wordpress.com/6293/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/paesaggiocritico.wordpress.com/6293/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/paesaggiocritico.wordpress.com/6293/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/paesaggiocritico.wordpress.com/6293/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/paesaggiocritico.wordpress.com/6293/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/paesaggiocritico.wordpress.com/6293/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/paesaggiocritico.wordpress.com/6293/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/paesaggiocritico.wordpress.com/6293/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/paesaggiocritico.wordpress.com/6293/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/paesaggiocritico.wordpress.com/6293/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/paesaggiocritico.wordpress.com/6293/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=paesaggiocritico.com&amp;blog=12512848&amp;post=6293&amp;subd=paesaggiocritico&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
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		<title>Una piazza a pois, di Monica Sgandurra &#8211; lettura critica del progetto per piazza Testaccio</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 09:51:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paesaggiocritico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il PDF del Laboratorio Municipale Testaccio e le immagini della galleria in fondo all&#8217;articolo ci sono state gentilmente inviate da &#8230;<p><a href="http://paesaggiocritico.com/2012/01/11/una-piazza-a-pois-di-monica-sgandurra-lettura-critica-del-progetto-per-piazza-testaccio/">Continua a leggere &#187;</a></p><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=paesaggiocritico.com&amp;blog=12512848&amp;post=6275&amp;subd=paesaggiocritico&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
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<p>Il <strong><a href="http://paesaggiocritico.files.wordpress.com/2012/01/laboratorio-testaccio.pdf" target="_blank">PDF del Laboratorio Municipale Testaccio</a></strong> e le immagini della galleria in fondo all&#8217;articolo ci sono state gentilmente inviate da <strong><a href="http://www.akaproject.it/" target="_blank">AKA architetti</a></strong></p>
<p><strong>Una piazza a pois</strong><br />
di Monica Sgandurra per Paesaggiocritico</p>
<p>Inizia il nuovo anno e a me tocca l’apertura con una riflessione su un progetto per uno spazio pubblico presentato alla cittadinanza agli inizi di dicembre.<br />
Si tratta del progetto di piazza Testaccio. O meglio del progetto presentato alla fine dei lavori del Laboratorio Municipale Testaccio, un percorso partecipativo proposto dal <strong><a href="http://paesaggiocritico.com/category/municipi-di-roma/municipio-i/" target="_blank">Municipio Roma Centro Storico</a></strong> per Piazza Testaccio, riqualificazione che avverrà dopo lo spostamento del vecchio mercato nella nuova sede di via Galvani.<br />
Dell’altro progetto, presentato tempo fa all’interno di questo blog, “<strong><a href="http://paesaggiocritico.com/2011/11/11/piazza-testaccio-e-piazza-bologna-stesso-risultato-pauroso/" target="_blank">Testaccio in piazza</a></strong>”, gli amici di Paesaggiocritico ne hanno parlato abbondantemente e francamente, voglio dimenticare l’impianto, le cancellate, le palmette e i prati. Sicuramente anche dietro quel progetto ci sono stati grandi sforzi di ascolto e partecipazione, ma il risultato era anonimo, una quasi autocomposizione dal sapore ottocentesco.<br />
Lo spostamento di un mercato è un’operazione difficile, lunga, complicata, e complessa. Spesso non lascia tutti felici, per motivi che vanno dalle abitudini consolidate, alla non riuscita funzionale del nuovo organismo del mercato, alla difficoltà di metabolizzare i nuovi spazi che hanno altre immagini e forme. Insomma, lo spostamento di un mercato è cosa lunga e faticosa e non lascia tutti contenti.<br />
Detto ciò, cosa si fa del nuovo spazio lasciato libero dallo spostamento dei banchi del mercato?<br />
Una piazza, il nuovo cuore fisico e sociale del quartiere, finalmente!<br />
Associazioni, scuole, e quindi studenti e cittadini in varie forme aggregative hanno lavorato sotto la guida di professionisti e amministratori (tutti volontari) alla realizzazione del Laboratorio che ha prodotto un enorme lavoro di percorso partecipativo, molto articolato. D’altronde i professionisti che hanno lavorato a questo progetto hanno una lunga esperienza di progettazione partecipata.<br />
L’operazione compiuta per Testaccio ne è un discreto esempio per Roma.<br />
Le domande poste ai cittadini e le relative risposte si sono trasformate in <span id="more-6275"></span>elementi che hanno generato le risposte funzionali del progetto. Un lavoro attento e chiaro è stato fatto sulla viabilità generale del quartiere, sulle modalità di circolazione e sosta, sulla possibilità di realizzare un traffico a bassa velocità e la costruzione e/o ampliamento di marciapiedi e aree pedonali, insieme all’opportunità di creare un collegamento con la pista ciclabile esistente che corre sul Lungotevere. Un punto importante, quello dei modi di vivere il quartiere con meno macchine e più spazi per il traffico lento, un ragionamento che in futuro dovrà prendere sempre più consistenza e attuazione se vogliamo le nostre città con una migliore qualità della vita.<br />
Veniamo al dunque, al progetto. La prima impressione, nel sfogliare il dossier che mi era stato consegnato, è stata quella di un déjà vu.<br />
Non sono rimasta folgorata, mi è uscito un “carino” e subito dopo un mah……<br />
Scusatemi, lo so, non si dice “carino” a un progetto, è fuori da ogni pensiero critico, ma vorrei cercare di raccontare per quali strade mi è venuto fuori questo aggettivo che uso quando mi dispiace dire che una cosa non mi piace in parte o del tutto. Questo modo istintivo lo so, non è corretto, ma poi, con il tempo e con lunghe chiacchierate con alcuni miei colleghi ho capito meglio il perché del mio “carino” e quindi ho articolato il pensiero in forme più consone e, soprattutto, più costruttive.<br />
Descrivo brevemente il progetto. Un piano pavimentato in continuità con due lati della piazza e con i restanti due lati che accolgono la viabilità e i parcheggi. Su questo piano, ai margini, lasciando un vuoto centrale, sono inserite delle aiole circolari che ospitano i grandi platani esistenti. Sempre su questo piano sono collocate sui lati pedonali, da un lato la Fontana delle Anfore del Lombardi (che ritorna nella sua originaria collocazione), dall’altro lato, quasi sugli angoli, un’edicola dei giornali e un chiosco di fiori. Questo in estrema sintesi, uno spazio per accogliere manifestazioni al suo interno, un luogo flessibile, duttile negli usi.<br />
Primo punto, il layout. Un disegno spiritoso quasi ossessivo di cerchi, alcuni interi, altri interrotti, probabilmente generato dalla fontana circolare o forse da altro (chiome degli alberi per esempio?) mi rimanda ad immagini di altri progetti nordeuropei che da qualche anno vediamo nelle riviste; un déjà vu, appunto. Uno dei primi progetti sul genere è stato quello di Kristine Jensens, che vinse la quinta Biennale di Paesaggio di Barcellona nel 2008, ma posso citare realizzazioni analoghe di Michel Desvigne, SLA, West8 e tanti, tanti altri. Insomma i pois vanno maledettamente di moda, soprattutto nel Nord Europa, in contesti dove un progetto dal disegno forte caratterizza un ambiente che manca di carattere, di un qualche segno di riconoscimento. Ecco, questo è il punto nodale della mia titubanza: Piazza Testaccio ha bisogno dei pois per essere caratterizzata? Non me ne vogliano i progettisti, ma c’era bisogno in questa piazza di un disegno così forte, così caratterizzante? O fra sei mesi è il Rione stesso che ne distruggerà la forma con il suo temperamento?<br />
Non so, ma francamente un disegno così forte lo vedrei meglio in altre situazioni…. de gustibus.<br />
Secondo punto. Le aiole circolari sono dei piani di vegetazione il cui bordo, in alcuni tratti, materializza sistemi di sedute e accoglie, nel suo spessore, il sistema di parcheggio delle biciclette.<br />
Due questioni: la prima riguarda il fatto che questo tipo di sedute sono gradite ai giovani, mentre chi vuole rimanere un’ora a leggere il giornale ha bisogno di uno schienale. Se sono solo queste le tipologie previste, allora tempo due mesi e nella piazza compariranno le panchine con le doghe di legno, magari messe a circolo anche loro.<br />
La seconda questione riguarda le modalità di uso di queste sedute. Ci si può sedere indifferentemente dal lato pavimentazione e dal lato aiola. E’ previsto un prato di plastica? Quando si può entrare in un’aiola, che tra l’altro è genericamente descritta come “fiorita”, ci si pone il problema del calpestio? Il comportamento dei nostri concittadini rispetto al verde non è dei più corretti, e i nostri giardinetti e aiolette, oltre che per la scarsa manutenzione soffrono proprio di vandalismo, calpestio pesante e altro. Insomma, ammettiamolo, gli inglesi ci piacciono ma non copiamo proprio il loro comportamento verso il verde.<br />
Terzo punto, il progetto del verde. Su questo ho molto da dire. Ma un paesaggista è stato interpellato? E se è stato interpellato, perché non si è espresso in modo evidente? Avrebbe fatto la differenza, o quanto meno non ci sarebbero stati errori evidenti o lacune.<br />
Il lavoro presentato non affronta il progetto del verde, si parla genericamente di fiori, di fioriture, della volontà dei cittadini di volere più verde, del colore e dei profumi.<br />
Basta Photoshop oppure, al pari degli arredi, delle pavimentazioni, del progetto dell’illuminazione, ci vuole un progetto anche per il verde?<br />
Si può obiettare, “ma questo è un progetto di massima, basta mettere un nome latino all’unico albero scelto e dire che ci sono aiole fiorite”…… No, non è così. Il progetto del verde poteva fare la differenza, poteva veramente inaugurare una modalità di progettazione che viene svolta ovunque, tranne che nel nostro paese, ossia quella progettazione integrata anche con altre figure professionali con le giuste competenze.<br />
Che dire, in altre nazioni la domanda non è fatta, è normale che ci sia un paesaggista a occuparsi di ciò. E non solo per mettere i nomi in latino delle piante, ma per controllare le proporzioni tra le parti, gli andamenti di crescita, le possibili composizioni e accostamenti, la rusticità e tanto, tanto altro. Il progetto insomma!<br />
E’ un problema culturale, continuo a dirlo, si blatera tanto sul paesaggio ma siamo lontani anni luce dal far capire che il paesaggio, il giardino, non è una questione di giardinaggio di qualche stanca signora annoiata, o la bega di un vivaista (spesso solo commerciante) che deve vendere quattro cespugli, ma una professione creativa e tecnica. Come quella dell’architetto. E lo dico da architetto.<br />
Tralascio le generiche aiole di fiori “conformate da tappeti erbosi calpestabili e dalla presenza di campiture di fiori, piante ed essenze che contribuiscono a formare particolari effetti cromatici ed olfattivi”. E’ evidente che non è stato un paesaggista a scrivere ciò, no?<br />
Alla base di un’immagine così ricca, il progetto è in possesso di un contratto di manutenzione firmato e siglato con il sangue da parte dell’Amministrazione? Altrimenti, se così non fosse, è inutile pensare di avere “piante ed essenze” a profusione. Quello che potrà tutt’al più essere messo è qualche rosmarino prostrato, ciuffi di rose del buon governo e lavande che riscuotono sempre un personale successo, e che, nel giro di una settimana, potranno avere una nuova dimora nelle fioriere dei parapetti testaccini.<br />
Ma veniamo agli alberi. La piazza ha un gruppo di platani rimasti da un antico impianto regolare che segnava la forma rettangolare dello spazio. Il progetto prevede l’inserimento di nuove alberature, un solo tipo, che costruirà un filare lungo il marciapiede di via Mastro Giorgio fino ad entrare nelle aiole, facendo da contrappunto ai platani. La specie scelta è il Prunus cerasifera “Pissardi”, alberetto di terza grandezza molto usato alla fine degli anni settanta come albero stradale in molti quartieri di Roma. Non si piantava altro all’epoca, esisteva solo lui. La caratteristica del Mirabolano o Susino di Pissard è quella di essere un piccolo albero del sottogenere dei Prunus (albicocchi, mandorli, peschi, susini, ciliegi) che produce dei piccoli frutti non commestibili che, cadendo, imbrattano copiosamente automobili e marciapiedi. Un albero dalla fioritura primaverile generosa e dalle foglie color rosso scuro, bellissime quando sono nuove, appena messe (incantevole il controluce di viale Mazzini), ma che, causa smog, diventano polverose durante buona parte dell’anno. Risultato, la chioma è nera.<br />
Due i problemi allora; uno riguarda le proporzioni. Come accostare, dentro le aiole, un albero di prima grandezza come il platano, a uno di terza grandezza come il Prunus?<br />
Siamo in presenza di un fuori scala inevitabile, visto che sono gli unici alberi presenti nel progetto. Se si voleva far troneggiare il platano, allora perché mettere i Prunus, bastavano solo degli arbusti un po’ alti, un accostamento del genere è come avvicinare un gigante a un nano. La Sagrada Familia e il villino di Torvaianica.<br />
Ma se non ci fosse stata un’immagine del progetto, non avrei capito del perché della scelta, dettata, con tutta probabilità dal colore delle foglie (che ribadisco, magari avercele rosse tutto l’anno, sono nere, ma proprio nere, per lo smog….).<br />
Un rendering della piazza nel periodo autunnale. Tutto rosso, compresi i platani.<br />
E’ il mio monitor che vira tutto di rosso o cosa? mi son detta cercando una spiegazione……<br />
Un paesaggista sa che i platani non mettono le foglie rosse, rosse, ma proprio rosse in autunno, altrimenti avremmo frotte di fotografi a immortalare un lungotevere rosso fuoco. Le foglie dei platani in autunno dal giallognolo aranciato, che si ossida, vira velocemente in un marroncino, insomma il rosso è un brevissimo passaggio che a Roma si vede poco a causa delle temperature calde. Per avere qualche giorno di rosso ci vuole il freddo, ma proprio il freddo! Insomma i platani non sono aceri, o meglio alcune specie di aceri.<br />
Mi consola il fatto che il giallo (più presente sui platani) accostato al rosso dei Prunus fa molto Testaccio! (mi scuso con i cugini laziali!)<br />
La scelta dei Prunus è stata dettata anche da questo accostamento cromatico?<br />
Mi auguro di no, ma lasciatemelo dire. In questo lodevole sforzo di progettazione partecipata e sottolineo lodevole, perché gli attori coinvolti hanno lavorato molto al di là di tutto, è proprio il progetto del verde che ha perso. La domanda posta ai cittadini, che hanno replicato, genericamente, “vogliamo più verde” aveva il diritto di essere articolata nella risposta. Saper dare risposte poteva contribuire ad uno scambio proficuo: il cittadino poteva essere informato che le aiole possono accogliere non genericamente dei fiori, ma tante specie di perenni, arbusti, bulbose, graminacee, ecc. ecc., diverse da quelle conosciute banalmente, e che sono stancamente proposte dagli elenchi del Servizio Giardini, e il progetto poteva arricchirsi di forme, significati ed elementi non banali. Insomma poteva essere un bello scambio culturale.<br />
Un’ultima cosa.<br />
Mi auguro che non si parli di cancellate per questo progetto, sarebbe un’indecenza di senso e di azione.<br />
Come mi auguro che se devono proprio essere pois anche nel disegno della pavimentazione, allora che lo sia fino in fondo e non, come ho letto in qualche articolo (La Repubblica del 6 dicembre 2011), una pavimentazione di lastre di basalto simili al sanpietrino …… lastre, sanpietrino, non è un controsenso? Cosa significa? Che esistono lastre di basalto con impronte di sanpietrini? ……. mah, staremo a vedere.<br />
Buon 2012 a tutti e, soprattutto, buon lavoro!<br />

<a href='http://paesaggiocritico.com/2012/01/11/una-piazza-a-pois-di-monica-sgandurra-lettura-critica-del-progetto-per-piazza-testaccio/01-copertina/' title='01-copertina'><img data-attachment-id='6277' data-orig-size='1300,1300' data-liked='0'width="150" height="150" src="http://paesaggiocritico.files.wordpress.com/2012/01/01-copertina.jpg?w=150&#038;h=150" class="attachment-thumbnail" alt="01-copertina" title="01-copertina" /></a>
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</p>
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		<title>Liguria, di Sara Caprini – Cinque Terre #2:   i muretti a secco</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 10:19:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Pietra su pietra, tonalità su tonalità, roccia cruda a sostenere terra viva. In un territorio dove la terra è così &#8230;<p><a href="http://paesaggiocritico.com/2012/01/09/liguria-di-sara-caprini-cinque-terre-2-i-muretti-a-secco/">Continua a leggere &#187;</a></p><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=paesaggiocritico.com&amp;blog=12512848&amp;post=6259&amp;subd=paesaggiocritico&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://paesaggiocritico.files.wordpress.com/2012/01/manarola-muretti.jpg"><img src="http://paesaggiocritico.files.wordpress.com/2012/01/manarola-muretti.jpg?w=529&#038;h=396" alt="" title="manarola-muretti" width="529" height="396" class="alignnone size-full wp-image-6263" /></a></p>
<p>Pietra su pietra, tonalità su tonalità, roccia cruda a sostenere terra viva.<br />
In un territorio dove la terra è così a picco sul mare, il movimento franoso è sempre in agguato.<br />
Poi quando addirittura ci si mettono gli eventi atmosferici eccezionali, come gli ultimi del 25 ottobre, il piccolo rotolare di due sassi si trasforma in un intero versante che scorre verso il basso e si porta via tutto quello che c’è sulla sua strada.<br />
Muretti a secco compresi.<br />
I muretti a secco sono sempre stati l’oggetto centrale di tutela del Parco e soprattutto sono stati uno dei motivi fondamentali per l’istituzione dell’area protetta.<br />
Ci sono varie tecniche per la costruzione dei muretti: a gravità con l’uso di malta, a secco veri e propri o misti.<br />
I veri muretti a secco sono quasi impossibili da realizzare ex novo oggi: pensare che la base del muro sia di almeno un metro e che l’altezza del muretto possa arrivare a 2-3 metri, fa sembrare un’impresa veramente ardua costruirlo…e per cosa poi? Per una piccola striscia di terra in cui stanno al massimo 3 filari di vite, dove i gradini sono in pietra e la pendenza per passare da un terrazzamento all’altro è quasi proibitiva.<br />
Ordire un muro a secco oggi non è affatto banale: le maestranze sono sempre meno, la mano d’opera straniera è sempre di più, il costo dei materiali base sempre più alto, e non solo per un ligure.<br />
Dal libro “Manuale per la costruzione dei muri a secco-linee guida per la manutenzione dei terrazzamenti delle <strong><a href="http://paesaggiocritico.com/category/cinque-terre-2/" target="_blank">Cinque Terre</a></strong>”, scaricabile dal sito del <span id="more-6259"></span>Parco Nazionale e che vi consiglio vivamente, ripropongo uno schema costruttivo base di un muretto a secco.<br />
Come si può capire dal disegno in sezione il muretto è composto per prima cosa da pietre di pezzatura diversa: quelle più grosse e squadrate vengono usate alla base e per il paramento murario esterno, mentre quelle di pezzatura piccole vengono usate come riempimento e servono al drenaggio, fondamentale, dell’acqua. È altresì fondamentale che le pietre della base  e del paramento murario esterno vengano posate con la parte “di punta” verso l’interno, per favorire il drenaggio.<br />
Da un prospetto frontale del muretto, si può notare la diversa orditura dei corsi di pietre: corsi con pietre di pezzatura maggiore si alternano a corsi di pietre più piccole, con particolare attenzione a sfalsare il più possibile l’orditura, sempre per l’importantissimo drenaggio delle acque.<br />
Una piccola riflessione sul famigerato drenaggio delle acque meteoriche e sulle molte ore passate a studiare a scienza delle costruzioni le spinte che subisce un muretto.<br />
Il muro a secco si installa su un terreno particolarmente pendente, per cui la base del muro in genere è posata in contropendenza al versante e sarà la parte più profonda della struttura (fino a 1 metro), per resistere alla forte spinta del terreno che si verifica proprio qui. Verso la sommità del muro si ha una spinta minore, tranne quando piove: nel caso di pioggia, è proprio la parte sommitale del muro che imbibito d’acqua, riceve la maggiore spinta. Diverse spinte del terreno generano diversi tipi di spanciatura, che ahimè oggi sono facilmente osservabili sul territorio.<br />
Oltre alle spinte naturali, nell’ultimo decennio, è aumentata notevolmente la spinta dei turisti, nel vero e proprio senso di spinta fisica dovuta al carico dinamico continuo che si verifica sui sentieri delle 5 Terre da aprile e novembre.<br />
Sentieri storici, in particolare il sentiero n.2 nel tratto tra Monterosso e Vernazza, rischiano crolli dovuti alla spinta e al passaggio dei turisti:  stretti sentieri su cui una volta avveniva il solo passaggio delle donne con le ceste cariche di uva, oggi ospitano orde di turisti, per lo più stranieri.<br />
Con questo non voglio sembrare la solita ligure degna delle caricature dei comici di Zelig…ma un pensiero su come conservare il territorio delle Cinque Terre, patrimonio dell’umanità, mantenendolo fruibile dai residenti e visitabile dai turisti, andrebbe fatto.</p>
<p><strong><a href="http://paesaggiocritico.com/2011/12/16/liguria-dichiarazione-damore-alle-cinque-terre-di-sara-caprini/" target="_blank">Qui il primo articolo: “dichiarazione d’amore” alle Cinque Terre</a></strong><br />

<a href='http://paesaggiocritico.com/2012/01/09/liguria-di-sara-caprini-cinque-terre-2-i-muretti-a-secco/cinque-terre-aerea/' title='Cinque-Terre-aerea'><img data-attachment-id='6260' data-orig-size='903,519' data-liked='0'width="150" height="86" src="http://paesaggiocritico.files.wordpress.com/2012/01/cinque-terre-aerea.jpg?w=150&#038;h=86" class="attachment-thumbnail" alt="Cinque-Terre-aerea" title="Cinque-Terre-aerea" /></a>
<a href='http://paesaggiocritico.com/2012/01/09/liguria-di-sara-caprini-cinque-terre-2-i-muretti-a-secco/crollo-dovuto-a-cinghiali/' title='crollo-dovuto-a-cinghiali'><img data-attachment-id='6261' data-orig-size='1200,900' data-liked='0'width="150" height="112" src="http://paesaggiocritico.files.wordpress.com/2012/01/crollo-dovuto-a-cinghiali.jpg?w=150&#038;h=112" class="attachment-thumbnail" alt="crollo-dovuto-a-cinghiali" title="crollo-dovuto-a-cinghiali" /></a>
<a href='http://paesaggiocritico.com/2012/01/09/liguria-di-sara-caprini-cinque-terre-2-i-muretti-a-secco/esempio-di-ricostruzione/' title='esempio-di-ricostruzione'><img data-attachment-id='6262' data-orig-size='1200,1600' data-liked='0'width="112" height="150" src="http://paesaggiocritico.files.wordpress.com/2012/01/esempio-di-ricostruzione.jpg?w=112&#038;h=150" class="attachment-thumbnail" alt="esempio-di-ricostruzione" title="esempio-di-ricostruzione" /></a>
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</p>
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		<title>Leggere Giardini, la recensione di Lucilla #23 – I libri della Befana</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 01:54:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paesaggiocritico</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
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		<description><![CDATA[Federica Fruhwirth erbacce – Disegno su carta, 2011 Erano libri che avrei dovuto segnalare per Babbo Natale, ma poi ho &#8230;<p><a href="http://paesaggiocritico.com/2012/01/04/leggere-giardini-la-recensione-di-lucilla-22-i-libri-della-befana/">Continua a leggere &#187;</a></p><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=paesaggiocritico.com&amp;blog=12512848&amp;post=6245&amp;subd=paesaggiocritico&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ritrattocritico.wordpress.com/illustrazioni/federica-fruhwirth/" target="_blank"><img src="http://ritrattocritico.files.wordpress.com/2011/12/erbacce-federica-fruhwirth.jpg?w=529" alt="" title="siepe"  height="" class="alignnone size-full wp-image-19" /><br />
<strong>Federica Fruhwirth <em>erbacce</em> – Disegno su carta, 2011</strong></a></p>
<p>Erano libri che avrei dovuto segnalare per Babbo Natale, ma poi ho pensato che esiste pure la Befana e qualche cosa nella calza bisogna pur mettere, soprattutto dopo il 6 Gennaio. Ho anche pensato, dopo aver letto il pezzo di <strong><a href="http://paesaggiocritico.com//?s=mauro+masullo&amp;search=Vai" target="_blank">Mauro Masullo</a></strong> e avuto un attimo di sconforto per la ristretta sorte del giovin paesaggista, che se vorrà andare avanti dovrà avere tra altre cose, tipo un buon fondello, il doppio della cultura di un ingegnere e il triplo di un architettino e allora giù libretti nella calza! Certo, come il solito, non sono libri tecnici con bei progetti fotografati, che fanno venire le belle idee, ma sono i librini che vi aiuteranno a metterci la passione e, forse, l’intuito. Dunque tre libri piuttosto importanti.</p>
<p><strong>G. Clément</strong>  <em>Nuvole</em>  2011  Roma  Deriveapprodi<br />
<a href="http://www.amazon.it/gp/product/886548022X/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&amp;tag=paesaggiocrit-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=886548022X">acquistalo scontato qui</a></p>
<p>Il nostro Gilles lo conosciamo bene e lo amiamo anche, almeno io lo amo. Oltre ad essere un gran giardiniere è anche un filosofo, un naturalista, un botanico, un matematico, un meteorogo, un letterato e un viaggiatore. Tutto ciò è normale per un giardiniere.  Cosa si inventa dunque questa volta? Stavolta si dispone su <span id="more-6245"></span>una nave da cargo che parte dal porto di Le Havre diretta a Valparaiso in Cile. Trenta giorni di viaggio sospeso sull’acqua, nell’acqua, in compagnia di un carico di 270 rimorchi di camion, un pugno di uomini di diverse nazionalità (capitano e ciurma) e un taccuino. Non ho capito se sto viaggio l’abbia fatto per studiare le nuvole o semplicemente le abbia prese in considerazione perché in mezzo all’oceano non c’è altro da vedere. Sta di fatto che quando la nave non è dentro la nuvola, come un nocciolo dentro a bolla d’acqua, lui si acquatta sul terrazzino sopra la cabina di comando, scruta l’orizzonte e le nuvole. Quelle ci sono. E scrive tutto quello che gli passa per la testa cioè di Lamarck, il grande naturalista francese che, nel periodo repubblicano all’inizio ottocento, formula la prima teoria dell’evoluzionismo e fonda la scienza della meteorologia; della forma delle nuvole, del loro peso (capisci subito perché gli uomini primitivi avevano così paura che cadessero loro in testa), della geometria frattale, della matematica direzionale, di come si formino correnti, cicloni, anticicloni e maremoti. Di come l’uomo abbia tentato di cambiare il clima e di come invece ci sia riuscito contro la sua volontà. Di come su una nave si passi il tempo a togliere furiosamente la ruggine e a verniciare, altrimenti la bagnarola si scioglierebbe cammin facendo, della quasi assenza di pesci in suerficie, salvo il dorso di due balene, quattro delfini e un po’ di pesci volanti. Della puzza del krill e del fetore del guano. I tropici che più di cartolina, sanno di tristezza, di come la nave, per passare il canale di Panama, sia costretta a superare 27 metri di dislivello, perfettamente distribuito in tre chiuse. Ma soprattutto si parla di nuvole e di come noi dipendiamo totalmente da loro. Bello bello, almeno per me.</p>
<p><strong>M. de Vico Fallani</strong>  <em>Il vero giardiniere coltiva il terreno</em> 2009 Firenze Olschki ed.<br />
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<p>Cos’è un letto caldo? E’quasi un ossimoro, perché un letto caldo si fa con il letame fresco e non si usa più, perché adesso il letto si scalda con altri sistemi e il letame fresco non si trova facilmente proprio sotto casa, tuttavia ci sono delle tecniche che è bene conoscere se si vuol coltivare in modo perfetto. Ovviamente si sta parlando di lettini per piante.<br />
Massimo de Vico Fallani, oltre a essere il nipote di Raffaele de Vico, dal 1980 è architetto funzionario del Ministero dei Beni e le Attività Culturali, prima per la provincia di Firenze e poi per quella di Roma. Ha curato numerosi restauri di giardini e sistemazioni paesaggistiche di aree archeologiche e per restaurare bisogna aver sempre un occhio di riguardo alle tecniche di coltivazione usate nel passato, quando i giardinieri erano stimatissimi professionisti, conoscitori di piante e di botanica. Basta pensare che già dal primo 900 spesso avevano un titolo di studio e facevano stages all’estero, basta pensare a Onorato Traverso, giardiniere capo dell’Orto Botanico di Roma, che scrisse un’Enciclopedia delle piante per l’Università, usata ancora oggi come punto di riferimento o a Porcinai, che, prima di disegnare i giardini più importanti del 1900, dopo il diploma dell’istituto agrario, se ne andò in Germania a studiare le tecniche di coltivazione presso un grande vivaio. Proprio la diffusione di questo sapere manca oggi in Italia, infatti la formazione professionale dei giardinieri si fa solo in due scuole: quella di Monza e quella della Fondazione di Minoprio. La maggior parte dei giardinieri di oggi sono persone che improvvisano o contadini in pensione, che usano le stesse tecniche di coltivazione sia per piante ad uso ornamentale che per quelle a uso alimentare ed è veramente una tragedia. Esistono pochi e bravissimi giardinieri, ma fanno quasi la fame, perché chiedono un compenso leggermente superiore e nessuno li vuole per risparmiare. Magari voi non fate i giardinieri, ma i “progettatori” di giardini, parchi e piazze e in fondo vi interessa solo il disegno, tanto il resto lo faranno gli”altri”, però se voi stessi non sapete come si pianti un albero o come si poti o pensate che un prato sia solo un rotolo di moquette da stendere sulla terra, come farete a dirigere i lavori? Magari farete mettere un prato all’inglese a Roma e poi vi sconvolgerete perchè nel giro di due settimane sarà diventato un penoso parterre, buono solo per il vento, che si divertirà come un matto a tirare su nuvole di polvere. Il prato all’italiana è composto di trifoglio e un sacco di belle erbacce che a primavera fioriscono. Massimo de Vico Fallani non vi racconta solo del prato, ma anche delle siepi, di come si impiantavano o di come si restaurano, di come si fa un agrumeto ornamentale e un’aranciera, di come si coltiva in vaso. Parla di rose e di come trasportare un grande albero da una parte all’altra del giardino, ma anche e soprattutto del terreno, dell’innaffiare, delle potature…poi che cosa succede a una spalletta continuamente diserbata e tenuta “pulita”. Cosa succede? Succede che vi si installino le piante pioniere, tutte felici di trovare il campo libero: Robinia pseudoacacia e Aliantus. Veramente questo lo diceva Gilles Clément nel libro che ho consigliato sopra. </p>
<p><strong>R.P. Harrison</strong> <em>Giardini &#8211; riflessione sulla condizione umana</em>  2009 Roma Fazi ed.<br />
<a href="http://www.amazon.it/gp/product/8881129884/ref=as_li_tf_tl?ie=UTF8&amp;tag=paesaggiocrit-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8881129884">acquistalo scontato qui</a></p>
<p>Ecco un libro che ho amato e mi ha divertito molto. Questo Robert  Pogue Harrison è un signore americano che ha vissuto e studiato a Roma, così, al suo ritorno nella patria natia, si è messo a insegnare letteratura italiana e francese all’Università di Stanford.<br />
E’un libro di filosofia e di giardini, infatti non puoi parlare di giardini senza impelagarti nella filosofia e non puoi parlare di filosofia senza iniziare da quella volta che eravamo innocenti (?) e felici (?) nell’Eden. Insomma pare che Adamo ed Eva si rompessero un po’ le scatole di trastullarsi in futili passatempi in quel luogo meraviglioso e così si inventarono il serpente, ma quando furono finalmente buttati fuori a vivere davvero, cominciarono a rimpiangere quel paradiso perduto. Da quel rimpianto nacque il giardino. Certo, la colpa più che di Adamo, fu di Eva, ma se a lei si può attribuire la colpa, è anche grazie a lei che quella coppia infantile si sia trasformata in marito padre e moglie madre. Non c’era fecondità creativa nell’Eden, perchè non c’era morte né nascita &#8230; Il libro scorre trattando del giardiniere umano e in questo caso facendo riferimento a Capek e alla dea Cura, poi, apparentemente senza filo logico, ai giardini dei senzatetto e al suo giardino, che non è il “suo”, ma quello dell’Università in cui insegna, legandolo così ai giardini accademici dell’antica Grecia.  Poi quello di Epicuro, ai racconti di Boccaccio e i giardini monastici, repubblicani e principeschi, dai quali scivola nell’arte perduta del vedere e nella differenza tra il concetto del paradiso cristiano e quello islamico. L’epilogo è amaro: Harrison constata che nell’era moderna la quiete, la pace, la bellezza e l’armonia con l’ordine cosmico non definiscono più, neanche in via ipotetica, la meta finale del desiderio umano. Il desiderio ormai desidera sempre più desiderio, sempre più irrequietezza.<br />
Io qui ho banalizzato un libro serissimo, molto colto, ma anche così divertente. Da comperare per se o per altri, assolutamente.</p>
<p><strong><a href="http://paesaggiocritico.com/affiliati/leggere-giardini-di-lucilla-zanazzi/le-recensioni/" target="_blank">Tutti gli articoli di Lucilla</a></strong></p>
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		<title>Basilicata, di Gerardo Sassano &#8211; Rovesciare la piramide: l’ambiente ed i cittadini al vertice nel Parco Fluviale del Basento</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 01:20:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paesaggiocritico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ettore Forestiere siepe – Olio su tela, 2005, misure 120×120 cm Il nostro collega Gerardo Sassano ci ha gentilmente inviato &#8230;<p><a href="http://paesaggiocritico.com/2012/01/02/basilicata-di-gerardo-sassano-rovesciare-la-piramide-lambiente-ed-i-cittadini-al-vertice-nel-parco-del-basento/">Continua a leggere &#187;</a></p><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=paesaggiocritico.com&amp;blog=12512848&amp;post=6208&amp;subd=paesaggiocritico&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ritrattocritico.wordpress.com/pittori/ettore-forestiere/" target="_blank"><img src="http://ritrattocritico.files.wordpress.com/2011/12/siepe-120x120-2005.jpg?w=529&#038;h=514" alt="" title="siepe" width="529" height="514" class="alignnone size-full wp-image-19" /><br />
<strong>Ettore Forestiere <em>siepe</em> – Olio su tela, 2005, misure 120×120 cm</strong></a></p>
<p>Il nostro collega <strong>Gerardo Sassano</strong> ci ha gentilmente inviato un articolo che pubblichiamo con molto piacere. L&#8217;articolo ci descrive il progetto per la valorizzazione paesaggistica di una porzione di territorio minacciata dalla speculazione edilizia, che corre lungo il fiume Basento in Basilicata. L&#8217;articolo, come il progetto, è stato composto con la passione di chi si occupa di paesaggio per affinità con il mondo che lo circonda, con la vita, con l&#8217;ambiente.<br />
Ci sentiamo poi particolarmente vicini a coloro che hanno partecipato a questo progetto perché anche noi abbiamo presentato un progetto riguardante un&#8217;area fluviale nel 2009, la tesi <strong><a href="http://paesaggiocritico.com/about/undertrees-una-tesi-in-cui-crediamo/" target="_blank">UNDERTREES</a></strong>, che se parte da un presupposto di natura economica produttiva, cerca di arrivare ai medesimi risultati. </p>
<p>Francesco Tonini<br />
<hr /></p>
<p><strong>PARCO FLUVIALE DEL BASENTO</strong><br />
di Gerardo Sassano</p>
<p><a href="http://paesaggiocritico.files.wordpress.com/2012/01/13.jpg"><img src="http://paesaggiocritico.files.wordpress.com/2012/01/13.jpg?w=529&#038;h=238" alt="" title="13" width="529" height="238" class="alignnone size-full wp-image-6231" /></a></p>
<p>Alberi invece che cemento. Alberi e prati al posto dell’amianto.<br />
Spazi per la collettività invece che cubature.<br />
Perché non vederla così, perché non provare a “rovesciare la piramide” e mettere<span id="more-6208"></span>, almeno per una volta, l’ambiente ed i cittadini al vertice invece che i profitti dei costruttori? Perché non provare ad avere una visione diversa della città di Potenza?<br />
Facile parlarne, troppo facile enunciare principi astratti. Lo sanno fare tutti, e molti lo fanno.<br />
Bisogna essere concreti per non cadere nel qualunquismo.</p>
<p>Questa, grosso modo, la sostanza degli incontri che nell’autunno del 2010 noi di <strong>WOP Architettura e Paesaggio</strong> avevamo con <strong>Antonio Nicastro</strong>, blogger e ambientalista, circa il futuro della nostra città.<br />
Quello che presentiamo è un nostro punto di vista, uno scenario che immaginiamo, tra gli infiniti possibili, per la nostra città. E’ una riflessione, un desiderio, una provocazione. E’un pensare ad alta voce con il linguaggio che ci è proprio, quello dell’architettura.<br />
Abbiamo deciso di lavorare su di un’area a ridosso del fiume Basento, da diversi anni al centro della riflessione architettonica ed urbanistica della città di Potenza. L’area divenne, alla fine degli anni ’60, sede della Cip Zoo, un grande allevamento di suini, ed è attualmente in disuso e in stato di totale abbandono.<br />
Fra le varie criticità del sito vi è quella ambientale legata, fra l’altro, al mancato smaltimento di centinaia di metri quadrati di coperture in amianto.<br />
Le interpretazioni che si sono date sino ad ora a quest’area hanno posto l’accento sulla sua strategicità: in termini topografici, e quindi infrastrutturali -per la sua posizione a ridosso del raccordo autostradale Potenza-Sicignano, dell’uscita Potenza Centro, del Ponte Musmeci, della Stazione Potenza Centrale- ed in termini costruttivi. E’ a tal proposito del tutto superfluo ogni riferimento all’enorme valore edificatorio dell’area. Tanto superfluo che non ci si è quasi mai chiesto “se” costruirci qualcosa, ma “cosa” costruirci.<br />
E se non ci costruissimo niente? Se trasformassimo il potenziale economico in potenziale ambientale e sociale?<br />
Queste le premesse di ciò che ora, dopo circa un anno di lavoro, presentiamo.<br />
L’idea è quella di un grande parco urbano, di un luogo all’aperto dove poter trascorrere il tempo libero. Un luogo dove poter svolgere varie attività: dalla pratica sportiva al gioco, dalla didattica ambientale al giardinaggio partecipato, dagli spettacoli all’aperto alle semplici passeggiate nel verde. In poche parole è un luogo per la collettività, concepito allo scopo di migliorare il benessere psico-fisico di chi lo frequenta.<br />
Il parco ha un’estensione di circa 87000 mq, di cui circa 35000 alberati. Oltre alla conservazione degli alberi esistenti, se ne prevede la piantumazione di altri 800.<br />
Un percorso in terra battuta si sviluppa longitudinalmente al lotto, e su di esso si innestano i diversi ambiti funzionali del parco.</p>
<p><strong>Le Porte Ovest ed Est.</strong><br />
Sono ubicate ai due estremi del lotto e rappresentano gli ingressi principali al parco. Sono costituite ciascuna da una piazza ovale sulla quale si apre, in forma di semiluna, un piccolo edificio destinato ad info-box, noleggio attrezzature (pattini, bici etc.), punto ristoro, servizi igienici. Ciascuno dei due crescenti è ricoperto da vegetazione, in maniera da configurarsi come una collina artificiale.</p>
<p><strong>Il Prato Ovale.</strong><br />
E’ lo spazio libero più vasto del parco, costituito da un grande prato di circa 10000 mq attorno al quale corre una pista per running. E’ uno spazio che può essere fruito in maniera flessibile: per praticare sport a corpo libero, giocare a pallone o, semplicemente sdraiarsi e leggere un libro o prendere il sole. Alle spalle del Prato Ovale, sfruttando un rilievo artificiale, si apre una cavea dalla quale si possono eventualmente seguire le attività svolte sul Prato. In questo modo è possibile utilizzare il Prato Ovale per concerti o spettacoli di vario genere.<br />
I Laboratori del Parco.<br />
Sono tre piccoli edifici che hanno dimensioni, proporzioni e posizione di alcuni dei capannoni della Cip Zoo. Non si è ritenuto opportuno conservare gli edifici originari. Tuttavia si è pensato di costruire tre edifici che rappresentassero visivamente una “traccia” del passato. Non è una semplice citazione formale: è un modo per mantenere la memoria del luogo. Non a caso si è pensato di adibirne uno a Museo dell’Area del Parco (M.A.P.): uno spazio espositivo che racconti la storia del Parco e le trasformazioni del paesaggio della valle del Basento. Un altro edificio ospiterà laboratori per la didattica ambientale, ma anche sedi di associazioni ambientaliste, corsi di giardinaggio e botanica. L’ultimo, infine, sarà dedicato alle arti ed alla musica, con laboratori, aule attrezzate, sale prova etc. In tutto la superficie coperta dei tre edifici sarà di 1800 mq.</p>
<p><strong>La Piazza dei Giochi.</strong><br />
E’ un’area di 6300 mq concepita per il gioco, non solo dei più piccoli. Oltre infatti a spazi protetti per bambini, si è voluto creare un vero e proprio playground, dove sarà possibile non solo giocare ma anche pattinare, andare sullo skate etc. Per garantire la massima sicurezza si è pensato ad una pavimentazione antitrauma in gomma riciclata.</p>
<p><strong>La Piazza degli Sport.</strong><br />
Un’area di pari dimensioni e forma ospita campi per il volley, il beach volley, il basket e lo street basket. Anche qui la pavimentazione è in gomma riciclata antitrauma. Una piccola cavea funge da tribuna per poter seguire ciò che avviene sui campi o, più semplicemente, per riposarsi.</p>
<p><strong>Il Lago.</strong><br />
In realtà si tratta di un piccolo bacino di fitodepurazione, dell’estensione di circa 1400 mq, che permetterà di raccogliere e depurare non solo le acque piovane ma anche le acque reflue provenienti dai servizi dislocati nel parco. Dopo il processo di depurazione le acque del Lago possono essere utilizzate per irrigare gli alberi e le piante del Parco. Dalle necessità pratiche di smaltire le acque e di irrigare le superfici verdi, prende quindi forma un elemento del paesaggio del Parco. Valori ecologici si coniugano in questo modo con valori paesaggistici: ciò che è “bello” è anche, e soprattutto, utile.</p>
<p><strong>I Giardini dei Colori.</strong><br />
E’ un’area di circa 1600 mq che si è pensato di destinare suddividere in più giardini tematici. Giardini floreali con colori e periodi di fioritura differenti, giardini per le farfalle, con piante erbacee che attirano particolarmente le farfalle giardini dei profumi sono alcuni esempi che potrebbero trovare posto in quest’area. Altre idee sono quelle di realizzare dei piccoli giardini-esposizione temporanei o, ancora, dei piccoli giardini a cura diretta degli utenti del Parco.</p>
<p><strong>Gli Orti del Parco.</strong><br />
Sono delle piccole aree destinate all’esposizione a scopo didattico e ornamentale di piante localmente coltivate ed usate nell’alimentazione tradizionale. Anche in questo caso, come per i Giardini dei Colori, sarà possibile coinvolgere direttamente gli utenti nella cura delle aree. Gli Orti potrebbero trasformarsi in un vero e proprio luogo di scambio di conoscenze tra generazioni, uno spazio dove gli anziani possono insegnare alle nuove generazioni alcune semplici pratiche della cultura contadina.</p>
<p><strong>Le Piccole Dolomiti.</strong><br />
Si tratta di un banco roccioso artificiale da utilizzare come parete attrezzata per arrampicata sportiva. Le superfici da arrampicare sono pensate per avere diversi gradi di difficoltà, così come variano le altezze e le inclinazioni delle pareti. Oltre ad essere utilizzate per il climbing, le superfici delle Piccole Dolomiti saranno a disposizione dei writers locali che potranno esprimersi liberamente. Il risultato, sempre provvisorio ed in divenire, sarà nello stesso tempo una palestra all’aperto ed un’opera d’arte tridimensionale.</p>
<p><strong>Lo Skatepark.</strong><br />
Si è pensato alla realizzazione di una grande pool immersa nel verde dove praticare lo skateboarding. La superficie utile è di circa 320 mq e, come per le Piccole Dolomiti, sarà interamente disponibile ad essere utilizzata anche dai writers.</p>
<p><strong>Parcheggi.</strong><br />
Si è pensato ad un’ area parcheggio in un lotto esterno all’area del Parco, adiacente al campo della FIGC. La superficie da destinare a parcheggi è di circa 5200 mq, per un totale di 180 posti auto. Questi sono protetti da tettoie fotovoltaiche per una superficie di 1600 mq, in grado di sviluppare una potenza di picco di circa 200 KW.</p>
<p>Il lavoro si è svolto nell’arco di poco più di un anno, ed è stato portato avanti, nei ritagli di tempo e non solo, da un gruppo eterogeneo di professionisti: <strong>arch. Antonio Graziadei, dott. for. Alberto Petrone, arch. Gerardo Sassano, ing. Michele Scioscia, dott. arch. Valentina Ungaro</strong>. Si è detto che è stato inteso come una riflessione sulla città, su come ci piacerebbe che fosse. Non ci sembra inutile sottolineare che il lavoro è stato completamente volontario e l’unico compenso è stato quello di mettere alla prova ed accrescere le nostre competenze professionali.<br />
Come si diceva prima questa proposta è stata una riflessione ad alta voce che ci ha portato ad una conclusione; provvisoria, incompleta ma pur sempre una conclusione che ora offriamo alla collettività.<br />
Quello che ci auguriamo, adesso, è che il nostro punto di arrivo possa costituire un punto di partenza per altre riflessioni. Che sia ora la collettività ad esprimere i suoi punti di vista, le sue critiche e le sue soluzioni.<br />
Non ci aspettiamo che sia realizzato “questo” parco, ma che chi vive a Potenza cominci a chiedere agli amministratori spazi pubblici per una migliore qualità della vita.<br />

<a href='http://paesaggiocritico.com/2012/01/02/basilicata-di-gerardo-sassano-rovesciare-la-piramide-lambiente-ed-i-cittadini-al-vertice-nel-parco-del-basento/01-2/' title='01'><img data-attachment-id='6219' data-orig-size='1200,795' data-liked='0'width="150" height="99" src="http://paesaggiocritico.files.wordpress.com/2012/01/01.jpg?w=150&#038;h=99" class="attachment-thumbnail" alt="01" title="01" /></a>
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		<title>Punti Verde Qualità(?): vocazioni naturali al servizio dello sport &#8211; il parco del Canale dello Stagno ad Ostia Lido</title>
		<link>http://paesaggiocritico.com/2011/12/30/punti-verde-qualita-vocazioni-naturali-al-servizio-dello-sport-il-parco-del-canale-dello-stagno-ad-ostia-lido/</link>
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		<pubDate>Fri, 30 Dec 2011 10:41:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paesaggiocritico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Progettista: Arch. associati Flavio Coppola e Giuliano Fausti, Arch. Marco Ischiboni (vincitori del bando di concorso per l’Associazione Insieme per &#8230;<p><a href="http://paesaggiocritico.com/2011/12/30/punti-verde-qualita-vocazioni-naturali-al-servizio-dello-sport-il-parco-del-canale-dello-stagno-ad-ostia-lido/">Continua a leggere &#187;</a></p><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=paesaggiocritico.com&amp;blog=12512848&amp;post=6150&amp;subd=paesaggiocritico&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://paesaggiocritico.files.wordpress.com/2011/12/dsc_0107.jpg"><img src="http://paesaggiocritico.files.wordpress.com/2011/12/dsc_0107.jpg?w=529&#038;h=351" alt="" title="DSC_0107" width="529" height="351" class="alignnone size-full wp-image-6178" /></a></p>
<p><span style="color:#b3b300;"><span style="font-size:small;">Progettista: </span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;"> Arch. associati Flavio Coppola e Giuliano Fausti, Arch. Marco Ischiboni (vincitori del bando di concorso per l’Associazione Insieme per lo Sport)</span></span></p>
<p><span style="color:#b3b300;"><span style="font-size:small;">Luogo: </span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">Ostia Lido, Roma</span></span></p>
<p><span style="color:#b3b300;"><span style="font-size:small;">Committente: </span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">Comune di Roma e Virgin Active</span></span></p>
<p><span style="color:#b3b300;"><span style="font-size:small;">Superficie: </span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">95000mq circa</span></span></p>
<p><span style="color:#b3b300;"><span style="font-size:small;">Anno: </span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">2005-2007</span></span></p>
<p><span style="color:#b3b300;"><span style="font-size:small;">Fotografie: </span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">Francesco Tonini</span></span></p>
<p><span style="color:#b3b300;"><span style="font-size:small;">Cosa ne pensiamo: </span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">sfruttamento intelligente di un investimento privato per l&#8217;ottenimento di un parco ben progettato</span></span></p>
<p>Abbiamo già parlato in passato di un punto verde qualità, quello del <strong><a href="http://paesaggiocritico.com/2011/04/07/parco-fabio-montagna-punto-verde-di-qualita-a-la-rustica/" target="_blank">parco Fabio Montagna</a></strong> a La Rustica. Quello che intendiamo fare ora è aggiungere altre esperienze vissute all&#8217;interno dei Punti Verde Qualità della capitale, al fine di comprendere la funzionalità di questo strumento di riqualificazione urbana, tra gli ultimi ad essere inserito nella lunga lista di <strong><a href="http://paesaggiocritico.com/category/strumenti-urbanistici/" target="_blank">strumenti integrati</a></strong> per il miglioramento di vita all&#8217;interno della città di Roma.<br />
Il parco del Canale dello Stagno è un punto verde qualità situato ad Ostia Lido, nel territorio del <strong><a href="http://paesaggiocritico.com/category/municipi-di-roma/municipio-xiii/" target="_blank">Municipio XIII</a></strong> di Roma Capitale. Sembra che questo parco dalla forte connotazione naturale sia stato il <span id="more-6150"></span>primo Punto Verde Qualità del Comune di Roma, grazie all&#8217;iniziativa di associazioni sportive locali che hanno creduto nella realizzazione di questo luogo a due passi dal mare tirreno. Il finanziamento necessario alla realizzazione del parco è arrivato grazie all&#8217;investimento della multinazionale Virgin Active che ha in cambio ricevuto il permesso di costruire un grande centro sportivo proprio nei pressi del parco, che è comunque dotato di un impianto polivalente, il PalaDiFiore, dedicato alla memoria dell’indimenticato pioniere della pallavolo lidense Dino Di Fiore.</p>
<p>Ma cosa sono effettivamente i Punti Verde Qualità? Semplicemente, sono progetti di pubblica utilità realizzati con capitali privati. Una soluzione utilizzata largamente dalla giunta Rutelli per riqualificare a costo zero aree inutilizzate di proprietà comunale e al contempo rispondere alla richiesta di verde attrezzato da parte dei cittadini.<br />
Nel 1995 fu indetto un Bando pubblico dal Comune di Roma, che individuò 60 aree comunali abbandonate ma destinate dal Piano Regolatore a verde pubblico e servizi, e che conseguentemente iniziò l&#8217;assegnazione delle aree da riqualificare a progetti di qualità compatibili con le necessità locali.<br />
Dal punto di vista pratico i Punti Verde Qualità sono parchi e giardini di varie dimensioni, gestiti da soggetti privati, ai quali viene permesso  di costruire strutture per lo sport e il tempo libero.</p>
<p>Quello che vogliamo capire è il livello qualitativo dei Punti Verde Qualità come spazi pubblici destinati ad attività sociali e sportive. Nel caso del parco del Canale dello Stagno possiamo affermare che, secondo noi, l&#8217;obiettivo di offrire uno spazio pubblico adeguato alle esigenze dei lidensi, non solo è stato raggiunto, ma che il lavoro dei progettisti sia stato professionale al punto da valorizzare le caratteristiche geo-morfologiche ed ambientali dell&#8217;area. Il risultato è quindi un &#8220;luogo&#8221; vero, riconosciuto dalla popolazione, ampiamente utilizzato e con una vocazione sentimentale spiccata.<br />
Crediamo anche che il successo di questo spazio pubblico, sia direttamente imputabile al lavoro fiducioso e duraturo delle associazioni sportive locali, l’Associazione Insieme per lo Sport in primis, senza le quali non crediamo ci sarebbe mai stato il parco. Rinnoviamo quindi l&#8217;invito alle associazioni locali ed ai comitati di quartiere ad essere parte attiva delle trasformazioni della città, unico modo per guidare l&#8217;evoluzione della capitale verso &#8220;lidi&#8221; sereni che sottraggano i paesaggi &#8220;scarto&#8221; creati temporaneamente dalla crescita convulsa di Roma, che potrebbero diventare rapidamente preda di speculatori del mercato immobiliare.<br />
La descrizione del parco sarà breve, preferiamo che ve lo godiate attraverso la galleria fotografica e speriamo che se vi troverete ad Ostia facciate una visita a questo lacerto quasi naturale, che si integra armoniosamente con la vicina pineta. Planimetricamente il parco è diviso in tre aree, una attrezzata come ricco parco giochi per bimbi e dotata di struttura bar-ristorante di servizio, una che evoca la naturalità &#8220;paludosa&#8221; storica di questi luoghi, ed una più vicina al mare, che offre spazi sportivi polivalenti su cui domina il PalaDiFiore e la struttura di un grande ristorante. I confini tra queste tre destinazioni sono graduali e non ben definiti, tanto che senza accorgersene ci si ritrova presto a transitare da uno all&#8217;altro apprezzando però allo stesso tempo le diverse emozioni che suscitano.<br />
Elemento unificante può essere considerato il &#8220;percorso sportivo natura&#8221; che con attrezzature dedicate agli esercizi fisici corre lungo buona parte del parco.<br />
Insomma, per il momento ci sentiamo di dichiarare che il Punto Verde Qualità rappresentato dal parco Canale dello Stagno sia il migliore che abbiamo visitato sino ad oggi.</p>
<p>Francesco Tonini<br />

<a href='http://paesaggiocritico.com/2011/12/30/punti-verde-qualita-vocazioni-naturali-al-servizio-dello-sport-il-parco-del-canale-dello-stagno-ad-ostia-lido/dsc_0040/' title='DSC_0040'><img data-attachment-id='6160' data-orig-size='1200,797' data-liked='0'width="150" height="99" src="http://paesaggiocritico.files.wordpress.com/2011/12/dsc_0040.jpg?w=150&#038;h=99" class="attachment-thumbnail" alt="DSC_0040" title="DSC_0040" /></a>
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