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Progettista: A seguito del Concorso “Le piazze di quartiere” – Arch. A. Lombardi, S. Messina, P. Polimeni. Realizzazione a cura del Dipartimento XII del Comune di Roma (allora denominato “Politiche dei Lavori Pubblici e Manutenzione urbana”

Luogo: Garbatella, Roma

Committente: Comune di Roma

Superficie: 4000mq circa

Anno: 2004-2006?

Fotografie: Francesco Tonini

Cosa ne pensiamo: piazza spaziosa con soluzioni realizzative interessanti, completa di servizi ma con poca anima

Abbiamo già parlato di interventi nei pressi del quartiere della Garbatella quando abbiamo parlato di piazza Damiano Sauli, del Parco delle Catacombe di Commodilla, e di piazza Eugenio Biffi.
Anche la piazza in via delle Sette Chiese, appartenente al territorio del Municipio XI e situata sulla omonima via a metà strada tra il quartiere della Garbatella e la sede della Regione Lazio, è stata realizzata all’interno del programma Cento Piazze.
In realtà il largo è stato chiamato giardino Monsignor Desiderio Nobels, come testimonia una targa issata su un palo di fronte alla Chiesa di San Filippo Neri, che con il fronte ed il campanile domina la piazza dal lato nord.
Planimetricamente la piazza ha forma di triangolo rettangolo. Il lato che corrisponde all’ipotenusa, quello che corrisponde a via delle Sette Chiese, contiene l’asse portante del progetto, un viale pedonale in selciato, abbastanza generoso, che da accesso alla piazza e permette di raggiungere gli spazi pedonali perpendicolari destinati alla sosta, ricavati in rettangoli più o meno larghi e profondi. Dato che la piazza è in leggera pendenza, i progettisti hanno deciso di favorire la fruibilità delle aree pavimentate mantenendole il più possibile in piano. Per farlo hanno letteralmente “scavato” le aree all’interno della pendenza creando un effetto terrapieno intelligentemente risolto con superfici in peperino, stesso materiale della pavimentazione, che raccordano quindi dolcemente le parti in terra più in alto con quelle pavimentate. Abbiamo potuto verificare che questa continuazione della pavimentazione non solo è esteticamente valido, ma che favorisce l’approccio alla seduta. L’opportunità progettuale di pensare ad ogni cambio di quota come ad una seduta non è una novità, ma viene spesso dimenticata. In questo caso è stata sfruttata efficacemente.

I materiali usati per le pavimentazioni della piazza sono tutti classici, ma coordinati a livello mono-cromatico: selciato di leucite per il grande viale pedonale e altri percorsi secondari, peperino e lastre di cemento di varie dimensioni disposti con orditure diverse, usati per le aree di sosta e per il piazzale antistante la chiesa. Rifinisce il tutto l’utilizzo estetico di strisce di travertino per evidenziare i percorsi. In generale questa monocromia dona una immagine di pulizia a tutta la piazza, ma la rende anche poco viva. Se poi accoppiamo questo grigio uniforme al verde uniforme del prato nelle superfici non pavimentate si ottiene una piazza piuttosto “spenta”, qualcosa di simile che abbiamo sperimentato su piazza di San Cosimato a Trastevere, con la differenza che qui a Sette Chiese lo spazio della piazza è meno soffocato dai palazzi che la determinano.

La vegetazione anche non è delle più originali, da “architetto che non vuol sbagliare” si potrebbe dire, ma si può facilmente affermare che sia comunque valida. Sotto ai pini domestici ed a qualche leccio già presenti prima che la piazza fosse riqualificata, sono stati messi a dimora alcuni individui di Magnolia grandiflora, altri lecci, filari di ulivi che dialogano con l’asse perpendicolare delle aree di sosta, ciliegi ornamentali che si concentrano sul piazzale della chiesa e Prunus avium “plena” (suggerito da Francesca Troiano) che costeggiano il marciapiede di via A. Macinghi Strozzi. Niente che possa scappare di mano alla ditta incaricata della manutenzione insomma.

La presenza dell’arredo è ben coordinata con il resto, ma va a rafforzare il carattere nord-europeo dell’intervento. Le sedute sono state caratterizzate bene: cubi di peperino che si elevano dalla pavimentazione con un certo ritmo sono stati coadiuvati nel compito dalle immancabili ed orribili panchine in legno e ghisa sistemate sul viale pedonale (credo messe post progetto). Terribili anche i classici secchioni in due varietà, quelli a rete metallica con il sacco a vista e quelli del comune in ghisa scura. Ho trovato molto interessanti invece le sedute composte da due lastre di travertino sovrapposte poggiate sul terreno sotto ai lecci sul lato ovest. Semplici e dall’aria romana. Chiudono il discorso dei lampioncini in metallo dal design contemporaneo, anch’essi grigi.

Completano l’offerta della piazza il solito e prezioso angolo giochi colorato, gli ombrelloni arancioni di un bar, e tre grossi massi di pietra, forse reperti rinvenuti durante i lavori.
Nel complesso la piazza è pulita, ben realizzata ed intelligente, ma possiede il solito difetto delle nuove piazze romane. Non offre nessun sussulto dell’anima

Francesco Tonini

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