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L’ingiustizia travestita da progresso è sempre in agguato. Il problema è che quando questa ingiustizia è perpetrata dagli stessi amministratori del bene pubblico, i risultati sono devastanti. Quello che sta accadendo al Parco Virgiliano Nemorense ha dell’incredibile. Come ben descritto in un articolo del Corriere della Sera “Con l’ordinanza n°331 del 14 luglio 2010, il Sindaco Alemanno con l’incarico di Commissario delegato per l’emergenza traffico e mobilità, ha approvato il progetto proposto dalla società Cosiac Srl e Consorzio Romano Parcheggi per la costruzione di un parcheggio interrato di proprietà comunale tra via Martignano e Parco Virgiliano nel Municipio II.”
Cerchiamo di comprendere la situazione: uno dei pochi parchi storici della capitale con manutenzione decorosa, progettato dal più grande architetto del paesaggio che abbia mai messo mano sulla capitale nel ’900, Raffaele de Vico, viene brutalmente danneggiato a soli fini speculativi per realizzare un parcheggio sotterraneo che non serve, visto che subito fuori del parco vi sono due parcheggi interrati in buona parte inutilizzati, quello di piazza Crati e di piazza Volsinio, per non contare il poco distante e poco utilizzato parcheggio di piazza Ledro (come potete vedere sulla mappa nella galleria in fondo all’articolo).
Cittadini è il caso di fare qualcosa. Se si permette ad un ignorante (nel senso che (non) sa quello che fa) di amministratore, che fortunatamente se ne sta per andare a quel paese per sempre, di effettuare tale pratica, non solo si darà via libera alla distruzione del bene comune romano, ma anche a tutta la storia sociale che porta con se.
Quindi, esortiamo tutti a contribuire alla raccolta di firme contro questo provvedimento irrispettoso verso la storia di roma ed i suoi abitanti.
Ora vi lasciamo all’articolo inviatoci dal nostro ex professore Massimo de Vico Fallani, non solo grande esperto di storia dei giardini, ma da sempre custode della qualità dei parchi della capitale e del prezioso lavoro di suo nonno.

Francesco Tonini


Un grave pericolo per l’integrità del parco Nemorense.

Di Massimo de Vico Fallani

Quanto si sta per verificare nel parco Nemorense rappresenta un ulteriore passo nel processo di distruzione, per trascuratezza o per trasformazione, dei giardini storici di Roma.

In molti casi – anche in questo? – il motore ultimo e niente affatto occulto di tale triste realtà sembra il profitto più che l’utile pubblico. Non il profitto in sé, non la speculazione in sé, che invece, quando sono motivati dalla necessità di soddisfare esigenze pubbliche oggettive e sono armonizzati da un equilibrato combinato di conoscenza e di autentico interesse per il bene dei cittadini (come hanno dimostrato e dimostrano numerosi esempi europei e americani dal Regent’s Park di Londra al Central Park di New York), possono portare a risultati vantaggiosi tanto per il patrimonio artistico che per gli utilizzatori; bensì il sovvertimento del rapporto tra profitto privato e utile pubblico.

Lascio ad altri la valutazione delle qualità artistiche delle creazioni del mio antenato, ma riconosco certamente in esse la sussistenza dei requisiti artistici e storici che le rendono degne dei benefici del Codice dei Beni culturali, ciò che a regola dovrebbe essere la condizione necessaria e sufficiente alla loro tutela.

Nel 1990 il parco Nemorense fu oggetto di un restauro progettato da me insieme all’architetto Maddalena Vagnetti. Il progetto, diretto da tecnici del Servizio Giardini dell’allora Comune di Roma – oggi Roma Capitale, fu eseguito in maniera incompleta (tra l’altro non fu realizzata l’importante scena arborea centrale); il parco è stato successivamente recintato, ma con una cancellata diversa da quella di progetto e francamente grossolana; ed infine è stato ed è curato in maniera insufficiente.

Anziché rimediare a queste mancanze oggi si progetta, e sta per iniziare, la realizzazione di un parcheggio interrato sotto al parco Nemorense. Non conosco il progetto, ma so che anche in Nazioni storicamente più acculturate della nostra nell’architettura dei giardini opere di questo tipo, pur attentamente studiate, sono state cause di danni e di distruzioni non compatibili nemmeno con le più permissive interpretazioni delle norme di tutela monumentale.

Italo Insolera, nel suo classico Roma Moderna, ha raccontato come siano stati i privati cittadini, e non le istituzioni o associazioni pubbliche a salvare il parco di villa Chigi dalla speculazione distruttiva che lo stesso principe aveva promosso.

Sotto questo profilo oggi le cose sono cambiate in peggio, e le opere di interesse privato unilateralmente sdoganate come di interesse pubblico si sono diffuse al punto di divenire quasi regola, scoraggiando gli ultimi coraggiosi che intendono lottare contro di esse.

Confido tuttavia che da allora qualcosa sia cambiato anche in positivo, e che le pubbliche amministrazioni competenti – pur gravate dall’intrinseca lentezza che la burocrazia induce nell’azione di tutela – possano rimediare a questo, che di giorno in giorno si va trasformando da progetto in fatto compiuto.

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