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di Monica Sgandurra per Paesaggiocritico

Devo fare una premessa. Potrò non essere obiettiva su questa vicenda perché piazza Cavour per me ha un posto speciale nei miei ricordi. I miei nonni abitavano lì vicino, io andavo al liceo a piazza Adriana per cui questo luogo è legato alla mia infanzia ed adolescenza. All’università poi m’imbattei nell’esame di arte dei giardini il cui tema progettuale era proprio i giardini di piazza Cavour, insomma posso dire che conoscevo tutte le panchine, le palme, i fili d’erba di questo luogo.
Detto ciò bisogna anche dire che questa piazza non è mai stata bella, nel senso che forse era “tanta”, banale, poco raccolta, in mezzo ad un traffico infernale e affiancata da un affollato capolinea di bus, tanto grande per quanto assolutamente necessario e “comodo”!
Ma era piena di palme, che ho imparato ad apprezzare e conoscere nelle loro diversità proprio facendo il rilievo botanico per il mio esame universitario. Devo aggiungere che fu proprio quello il momento in cui capii che piuttosto del cemento armato mi sarei occupata come architetto di altro, dal colore prevalentemente verde.
Per capire un po’ di più circa la piazza bisogna fare una breve storia che ho estrapolato quasi del tutto dalla Storia dei Giardini Pubblici di Roma nell’Ottocento di Massimo De Vico Fallani.
Il primo ad occupare il centro della piazza fu proprio Camillo Benso Conte di Cavour: grazie ad un concorso per il monumento allo statista (un tempo c’era la bizzarra usanza di fare concorsi per le opere d’arte che adornavano le piazze), fu ideato il bronzo del Conte nel 1885 da Stefano Galletti e posto sul basamento nel settembre 1895 ma senza la piazza intorno.
E qui inizia la storia dei tempi lunghi della realizzazione, quasi una maledizione che incombe su questo luogo.
Nei successivi venti anni che ci portano al Novecento, la piazza ha un primo progetto che prevedeva una piantumazione di circa cinquanta tigli, un vero e proprio bosco, poi, successivamente nel 1908, si giunse ad un ulteriore progetto approvato dalla Giunta Comunale e redatto in collaborazione con il Servizio Giardini, nella figura del Direttore Nicodemo Severi. Un enorme rettangolo di un ettaro il cui perimetro era delimitato dalla viabilità, una vegetazione trasparente, per non chiudere la visuale della facciata del Palazzo di Giustizia, mentre sul lato opposto, verso il Teatro Adriano, una vegetazione più densa, con lecci ed elementi di alto fusto che avrebbero fatto da schermo lungo quel versante. I lavori, se iniziati nel luglio 1908 sarebbero finiti nella primavera successiva ma, a causa di una recinzione abbandonata del cantiere del Palazzo di Giustizia, questi furono iniziati solo nell’aprile del 1909, dopo che a marzo finalmente furono tolte le recinzioni fatiscenti del “Palazzaccio”.
Sembra quasi una storia dei nostri giorni!
I lavori iniziarono ma subito ci furono numerose polemiche circa le piantumazioni dei platani previsti, che proiettarono nella mente dei cittadini l’immagine di masse eccessivamente frondose che avrebbero chiuso la visuale del bel Palazzo di Giustizia di Guglielmo Calderini.
Fortunatamente ci fu un colpo di scena; il Comune di Ventimiglia doveva ampliare la propria stazione ferroviaria per cui vendette al Comune di Roma 287 palme adulte.
Una fortuna! Quaranta di questi esemplari sarebbero andati ad abbellire la nostra piazza.
“Il Giornale d’Italia descriveva così al pubblico il giardino di piazza Cavour in costruzione: “Gli abitanti del vasto e popoloso quartiere dei Prati avranno presto il giardino in piazza Cavour. Le piante abbelliranno l’ampio piazzale, le panche ospiteranno le madri, che potranno attendere comodamente al loro ricamo, ed i bimbi correre attorno alle aiuole.
I lavori già sono stati iniziati, ma il caldo intenso ha consigliato gli operai abruzzesi a tornare ai loro paesi per riprendere a ottobre le piantagioni. Spalliere di bossi chiuderanno il giardino ai lati, lasciando uno spazio sufficiente per il passaggio delle carrozze e dei carri. Al di là delle spalliere un’alberata di Olmi, intorno al monumento a Cavour aiuole formate da piccoli prati, ai quattro angoli allori foggiati a palla. E poi nel giardino gruppi di palme di diverse specie: Phoenix canariensis, Phoenix dactilifera, Cocos australis, Apritchardia filifera, Chamaerops.
E poi oleandri, allori a cespuglio, Olea fragrans….”
(tratto da M. de Vico Fallani, Storia dei Giardini Pubblici di Roma nell’Ottocento, Newton Compton Editori, 1992).
Arriviamo così al 27 dicembre del 1910, giorno della tanto agognata inaugurazione. La piazza non era ultimata nelle piantumazioni e qualcuno notò che otto panchine in tutta la piazza erano davvero poche.
Le operazioni di piantagione furono terminate solo nel 1912 e successivamente, nel 1917, in un gioco perverso di metti e togli, furono abbattuti alcuni esemplari arborei per far posto ai nuovi bagni pubblici sul lato della Chiesa Valdese. Nulla di nuovo direte.
La piazza così come bene o male ci è pervenuta aveva una collezione di palme, masse di Olea fragrans, Abelia floribunda, Viburnum tinus, Nerium oleander, cespugli di rose rosse, queste forse un po’ banali, ma che mettevano una certa vivacità sotto i piedi di Cavour, e poi ancora Punica granatum, le aiole bordate di bosso, scomparso da immemorabili decenni, un meraviglioso Cercis siliquastrum su un angolo che nel tempo è deceduto, ma che non è mai stato sostituito; insomma la piazza pur avendo una dimensione insostenibile, viali sproporzionati, eccessive aperture e proprio grazie a questo mix di masse dense di Chamaerops humilis e arbusti fioriti aveva un aspetto più intimo e zone d’ombra per la lunga stagione calda.
Dimenticavo. I viali laterali erano ricoperti da un ghiaietto, di sicuro poco comodo per le carrozzine trascinate da stanche baby sitter ma per me quel suono sotto i piedi mi ricordava che stavo dentro un giardino. Comunque anche il ghiaietto se non viene periodicamente reintrodotto scompare e si cammina su un battuto “naturale” di terra che diventava una fanghiglia quando piove.
Quando, diversi anni fa, insieme al piccolo ma elegante box biglietteria dell’atac fu abbattuto il vecchio Cercis all’angolo tra la piazza e via Vittoria Colonna, pensai “ma lo rimetteranno ……” Era così bello vedere in quell’angolo il siliquastro che nel momento della fioritura punteggiava di rosa carico quell’angolo. Dicevo sempre tra me e me che un paesaggista non avrebbe potuto fare di meglio……. Ma non fu rimpiazzato negli anni a seguire per cui, quando fu aperto l’ultimo cantiere anni fa, ero fiduciosa che qualcuno se ne fosse ricordato e sarebbe miracolosamente apparso per la mia egoistica gioia.
Veniamo ad oggi.
Anzi partiamo dal luglio 2004 quando fu approvato dalla Giunta Capitolina il progetto per la realizzazione di un parcheggio interrato su due piani per 318 posti auto, 133 dei quali box e 171 stalli a rotazione, la riduzione, se non la totale eliminazione del capolinea dei bus sulla piazza e il passaggio sotterraneo con fermata di qualche linea, poi non realizzato, la riqualificazione della piazza con un progetto filologico che doveva riportare il giardino alla forma originaria, quella pensata da Nicodemo Severi che prevedeva la pedonalizzazione del lato lungo il Palazzo di Giustizia.
Costo 15 milioni di euro. Dopo i sondaggi archeologici che dovevano partire a fine settembre 2004, i lavori veri e propri sarebbero stati avviati tra novembre e febbraio 2005 e finiti entro il 2006.
E qui ci fermiamo tutti.
Un ritrovamento lì, un intoppo burocratico là, verifiche statiche e tanto altro, passano gli anni e ci ritroviamo come per magia, portati dalla macchina del tempo, nel febbraio 2010. I numeri sono un po’ cambiati: i piani sotterranei sono diventati tre, i posti auto 707 di cui 333 box e 303+71 stalli a rotazione aperta, il costo complessivo è salito a quasi 27 milioni di euro (interamente finanziato dalle società concessionarie) di cui 1,3 milioni per i lavori della piazza, circa 93 euro a metro quadro per intenderci, un budget molto esiguo, da fare i salti mortali per cui è quasi un miracolo mettere una pavimentazione, delle ordinarie panchine, distese di prato pronto e le famose palme.
E’ chiaro che non si può fare di più.
All’estero per riqualificare una piazza così importante per la città si sarebbe programmata altra spesa e forse si sarebbe chiamato anche un progettista, magari tramite concorso. Ma da noi le cose vanno diversamente e sembra un miracolo se le imprese si preoccupano di chiamare un consulente che il più delle volte ha le mani legate e poco si può esprimere.
Gli autobus non fermeranno più nel sotterraneo e in compenso saranno eliminati molti capolinea in superficie. Consegna dei lavori 31 dicembre 2011 e viene istallato un display per indicare il conto alla rovescia per il fine lavori.
Vogliamo consigliare il nostro primo cittadino di evitare date di fine lavori coincidenti con il capodanno? Stiamo ancora aspettando di festeggiare la fine dell’anno a piazza San Silvestro e forse non riusciremo a vedere quello splendore di sistemazione neanche per Pasqua!
Stessa sorte per questa realizzazione che aveva forse una ben più nobile necessità: chiudere il cantiere entro il 2011 per far festeggiare anche al povero Cavour i 150 anni dell’Unità d’Italia. Niente da fare. L’inaugurazione della nuova piazza (non finita) è avvenuta il 26 gennaio scorso in concomitanza con l’apertura dell’anno giudiziario, mentre per il parcheggio, beh, si vedrà.
Che dire della realizzazione, malgrado l’affanno, il punteruolo rosso, le piantumazioni di tutte palme che si devono effettuare solo in un periodo preciso dell’anno, i km quadrati di prato pronto, la mancanza di arbusti, le panchine messe a profusione ma non fissate al pavimento, i triangolini di tulipani che ornavano i quattro angoli del basamento del monumento il giorno dell’inaugurazione e che poi sono stato tolti perché erano già provati di loro appena messi, la gente vedendo tutta questa pulizia era felicemente tranquillizzata. Ordine e pulizia, cosa vogliamo di più?
Che dire? Spero che, non essendo ancora finiti i lavori, siano piantati gli arbusti, le palme che mancano nelle varietà che erano presenti (era davvero un piccolo giardino botanico per quanto riguardava la presenza di molte specie e varietà di palme), che si facciano i tornelli attorno alle palme per evitare il ristagno d’acqua (vedi foto 1930), quel bel Cercis di dimenticata memoria.
Il Conte di Cavour è tornato a respirare in mezzo alla sua stella di travertino con la vista libera sul Palazzaccio e ai suoi piedi la pavimentazione in basalto di Bagno Regio e spianate di cubetti di porfido rosso che ricoprono la maggior parte delle superfici.
Affronterò il tema delle pavimentazioni di Roma in un altro momento ma qui voglio fare un’anticipazione: basta con il porfido del Trentino! Lo troviamo ovunque, dal paesino innevato sulle Dolomiti al lungomare della Costiera Amalfitana.
E ora anche a piazza Cavour.
E’ vero, i romani utilizzavano il porfido rosso (diverso da quello di oggi), e anche gli etruschi, ma veniva dall’Egitto ed era impiegato come pietra pregiata solo per le opere destinate all’imperatore, quindi destinato a pochi o, in epoca bizantina, veniva impiegato nelle pavimentazioni delle chiese (il colore rosso era collegato al culto cristiano).
Perché tutto questo porfido usato ovunque? Ha un senso utilizzare questo materiale dalle Alpi a Lampedusa, snaturando le caratteristiche dei luoghi? Per inciso, nella Val di Cembra, le cave a cielo aperto, che continuano a cavare il porfido, hanno ormai compromesso il paesaggio.
Ma la vera considerazione circa questa realizzazione sta nel progetto. La piazza non brillava certo per originalità, era un grosso rettangolo con assi che si incrociavano e aiole ricavate dal negativo dei percorsi rettilinei ed ellittici. Una sorta di maxi square. Tranne che per la collezione di palme non aveva una grande attrattiva. E allora perché non affrontare un progetto innovativo per la città, filologico nelle forme e utilizzando le linee del progetto contemporaneo?
Rispettare il passato e introdurre il contemporaneo? Qui si poteva fare, non è che si toccava un capolavoro! So che esisteva un progetto diverso per le sistemazioni del verde. Perché non è stato fatto? Pigrizia? Costi? Tempi? Non piaceva?
Immagino a Parigi cosa sarebbe successo a queste aiole romane che oggi sono ricoperte di un triste prato pronto ritagliato sui tronchi delle palme come un foglio di carta; un lussurioso e lussureggiante giardino ondeggiante dove si stagliano dritti i tronchi delle palme, una morbidezza di colori, forme, profumi, un layer vegetale contemporaneo che ti fa precipitare in un’oasi incantata magari anche con strutture d’acqua tanto per ricordarci che la città ha una storia d’acqua. Una nuova vita per questa piazza!
Ma siamo a Roma, dove si distruggono o si ricolorano le realizzazioni contemporanee, dove la gente comune è felice se si accontenta che tutto sia pulito e ringrazia sentitamente dopo anni di disagi, di bandoni di cantiere, traffico impazzito, di marciapiedi rotti, di buche grandi come crateri, presi quasi per sfinimento dalla totale incuria fisica e culturale. E allora perché non essere contenti di tutta questa piatta pulizia?
Quasi 150 anni sono passati da quando si decise di erigere un monumento al Conte di Cavour ma nulla è cambiato sotto la sua stella.
Sono sempre più convinta che abbiamo bisogno di un vero Illuminismo in questo paese, non il Rinascimento ma Illuminismo!

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