Tag

, , , , , , , , , , , , ,

Ieri 8 febbraio 2012, presso la Città dell’Altra Economia a Testaccio, si è svolto l’evento 150K Architetti, a parere nostro di grande importanza ed il primo del suo genere, organizzato dal sito amate l’architettura ed in cui sono stati criticati, credo per la prima volta ufficialmente, sia l’operato che le competenze degli ordini degli architetti, da parte di un numeroso gruppo di architetti, conservatori, pianificatori e paesaggisti, stanchi di sovvenzionare un istituto vuoto oramai di qualsiasi utilità.
Eravamo presenti anche noi di Paesaggiocritico, gli unici in rappresentanza della figura professionale più maltrattata e meno considerata all’interno degli ordini degli architetti, quella del paesaggista ovviamente. Spesso in contatto con Giulio Paolo Calcaprina, il principale sostenitore dell’iniziativa 150K, abbiamo prenotato il nostro intervento alcuni giorni prima con l’invio di un documento, scritto assieme al nostro collega Fabio Masotta, nel quale abbiamo cercato di condensare tutte le problematiche della professione del paesaggista in Italia, nei 5 minuti netti messi a disposizione di ogni oratore intervenuto.
Trovate il documento in fondo all’articolo, anche se poi abbiamo convenuto con Masotta di non leggere il documento, sarebbe sembrato un mero atto meccanico, ma di cercare di coinvolgere la platea dei presenti, composta in prevalenza di architetti ma anche di figure influenti del mondo dell’architettura, come il presidente dell’Ordine degli Architetti di Firenze ed il vice-presidente di Federarchitetti, verso preoccupazioni meno presenti nel loro lavoro quotidiano.
Quello che è uscito fuori da 150K è un quadro drammatico della situazione. Il caos si sta impadronendo della professione, a causa della mancanza di vigilanza da parte degli ordini, che a quanto sembra siano stati delegittimati di qualsiasi potere di controllo, e quindi tra gare al ribasso del 70/80%, professionisti che lanciano campagne pubblicitarie in cui regalano progetti completi a 30 euro, ibridazione delle figure professionali dell’architetto, ingegnere e geometra ed il fatto che gli ordini, come si affannano a dichiarare, non sono ne organi di rappresentanza, ne possono eleggersi a sindacati degli architetti, sembra proprio che non vi sia più bisogno di organi di eredità fascista, come li ha definiti più di un relatore intervenuto all’evento 150K, come gli ordini.
Tra le proposte di scioglimento e di cambiamento degli ordini degli architetti, è emersa quella del ridimensionamento degli stessi a “ordini light”, più piccoli e snelli, che facciano quello per cui sono nati, quindi garantire il cittadino attraverso la vigilanza dell’operato degli architetti, e che percepiscano quote annuali molto più basse da parte dei professionisti, dell’ordine di qualche decina di euro.
Qui sotto trovate il documento che abbiamo portato a 150K. Potete vedere tutte le tre ore dell’assemblea a questo link, ma se volete ascoltare solo i 5 minuti del mio intervento andate subito al punto della barra del tempo contrassegnato da 2:16:30.

Francesco Tonini

L’architetto paesaggista è una figura relativamente recente in Italia ma assai consolidata nel resto dell’Europa e del mondo. Si tratta di un professionista che conduce ricerche e fornisce consulenze per la pianificazione, la progettazione, l’amministrazione, la conservazione e lo sviluppo sostenibile degli spazi aperti e dell’ambiente, sia all’interno sia all’esterno di ambiti edificati. Un mestiere trasversale in quanto coinvolge molte discipline professionali dall’architettura all’agronomia, dalla geologia alla biologia, all’ecologia. I nostri materiali da costruzione sono i volumi viventi e variabili della vegetazione; il loro trasformarsi per colori, forme, e densità durante il corso dell’anno; la forte relazione con gli agenti meteorologici che rendono uno spazio eternamente diverso nel tempo che deve essere comunque in grado di accogliere le diverse esigenze antropiche durante il corso dell’anno; la progettazione vincolata da aspetti invisibili ma sostanziali come quelli pedologici, idrografici e fitoclimatici… Insomma questo e molto altro è l’oggetto del contendere nella progettazione del Paesaggio.
Sicuramente il processo progettuale accomuna il Paesaggista all’Architetto, discipline distinte ed interconnesse, ma destinate a tutelarsi vicendevolmente per intraprendere l’unica via di valorizzazione delle rispettiveprofessionalità.
La specializzazione profonda che ci distingue richiede che la formazione dell’architetto paesaggista abbia un percorso di studi distinto da quello destinato agli studenti di architettura, al fine di permettere una migliore preparazione nei confronti di aspetti estranei alla professione dell’architetto. Attualmente i corsi per divenire “paesaggista” acquisiscono significato diverso ma stesso valore legale, a seconda che il corso di studio dedicato sia ospitato dalle Facoltà di Agraria, di Architettura, di Scienze Forestali ecc.. tanto che i professionisti che ne escono si fregiano poi della desinenza “paesaggista” alle spalle del titolo di studio: Agronomo Paesaggista, Architetto Paesaggista ecc.
La capacità professionale dei laureati in Architettura del Paesaggio è attualmente vanificata dalla possibilità per qualsiasi architetto iscritto all’Ordine di dichiararsi Paesaggista. Non voglio assolutamente dire che un Architetto non possa essere un ottimo paesaggista e di fatto molti bravi paesaggisti che conosco sono laureati in architettura. Questi professionisti sono però persone da sempre interessate al paesaggio. Appena conseguita la laurea in architettura tali figure hanno infatti dedicato tempo ed energie all’affinamento delle conoscenze specifiche relative alla professione del paesaggista. Negli ultimi decenni si è vista però una tendenza invadente ed espansiva della figura dell’architetto. A causa del grande numero di nuovi professionisti avviati alla professione da parte delle università e per conseguenza della crisi economica e lavorativa, molti architetti hanno iniziato ad improvvisarsi paesaggisti al solo fine speculativo, senza avere nessun interesse culturale e professionale nei confronti di parchi, giardini e spazi pubblici.
Questa breve premessa serve a chiarire il risentimento dei laureati in Architettura del Paesaggio nei confronti dell’Ordine degli Architetti, che pretende l’iscrizione dei nuovi laureati ai suoi elenchi, per poi destituirli di qualsiasi competenza esclusiva. Nella realtà l’architetto può sostituire legalmente e professionalmente il paesaggista per qualsiasi incarico legato alla pianificazione del paesaggio ed alla progettazione degli spazi esterni. Considerando il numero degli architetti in attività presso l’ordine degli Architetti di Roma, circa 17000, è evidente che poche decine di “paesaggisti” non avranno mai la possibilità di influire sulla decadente situazione paesaggistica della capitale, dovuta proprio all’approssimazione di figure non preparate ad un “mestiere” che non posseggono.
Se l’Ordine degli Architetti insiste a voler regolamentare le competenze dell’Architetto Paesaggista, la soluzione potrebbe essere individuata dalle università, in corsi universitari quinquennali specifici in Architettura del Paesaggio, seguiti poi dalla regolamentazione di competenze esclusive riservate a questa classe di architetti. In mercati esteri meno categorizzati del nostro, la figura dell’Architetto Paesaggista riesce a dare il suo contributo all’evoluzione del paesaggio attraverso la definizione del processo progettuale, programmato anche per i concorsi pubblici, che prevede la presenza dell’Architetto Paesaggista sin dalle prime fasi di redazione preliminare dello stesso. Non è questo il caso italiano, dove prassi e regole permettono all’Architetto di occuparsi di qualsiasi tipologia di progetto relativo alla città ed al paesaggio. La strada migliore per il miglioramento del nostro paesaggio e delle nostre città passa per un approccio multidisciplinare e non per l’accentramento enorme di competenze nelle mani di una sola figura professionale. L’architetto lotta per non farsi “sottrarre” ingiustamente ambiti professionali propri da figure estranee e deformanti della loro figura. Anche il paesaggista, nel sostenere la qualificazione identitaria dell’architetto, vuole ottenere un riconoscimento professionale necessario alla sopravvivenza della propria figura, che porti ad una collaborazione produttiva e benefica del lavoro destinato alla tutela e valorizzazione del paesaggio.
Cammino comune e rispetto sono alla base del successo di qualsiasi società.

Francesco Tonini e Fabio Masotta per “rete 150k” 8 febbraio 2012

About these ads