Tag

, , , , , , , , , , , , , , ,

di Irene Cuzzaniti per Paesaggiocritico

Voluta dai Giardinieri Sovversivi Romani prima, Badili Badola (Torino) poi, ed a cui hanno aderito gruppi di ‘guerrilleri verdi’ da ogni parte della penisola, come Gelsomino Group Guerrilla Gardening (Soresina, Cremona) o Terra di Nettuno (Bologna), la giornata è stata organizzata per il coordinamento dei gruppi a livello nazionale e per lanciare un messaggio forte: anche in Italia, da qualche anno, il movimento della green guerrilla lavora e si riappropria di spazi più o meno urbani, incolti o abbandonati, portandovi il verde, i fiori, gli ortaggi, i frutti.
Con impegno, costanza e pazienza (doti che a giardinieri appassionati non mancano!) questi gruppi di persone di ogni età riescono a coinvolgere di volta in volta gli abitanti delle zone dove scelgono di intervenire.
Durante il week end 4-6 novembre l’adesione all’iniziativa è stata a dir poco sorprendente: ad aprire le danze i ragazzi del Teatro Valle Occupato di Roma, che la mattina di venerdì si sono occupati di risistemare i grandi vasi circolari fuori dal Teatro, interrando fioriture di stagione ed aromatiche.
A seguire decine di interventi in tutta Italia, e moltissimi nella capitale. Sono nati dei gruppi appositamente per partecipare a questa iniziativa, ed ancora oggi se ne aggiungono di nuovi!
Così per i ragazzi della Prima Facoltà di Architettura di Roma, Ludovico Quaroni, ‘La Sapienza’, che riuniti e autofinanziati, hanno disegnato e realizzato nell’arco di 4 ore una delle aiuole di Porta Maggiore, grande piazza e nodo di scambio della capitale.
Una quindicina di guerrilleri hanno ripulito, vangato, concimato (rigorosamente con compost organico) l’aiuola, per poi piantarvi da una parte alcune aromatiche (menta,timo,santolina,rosmarino,lavande…), e dall’altra del prato pronto in rotoli, che garantiscono ‘attecchirà!’.
In mezzo al prato, un alberello da frutto di Punica granatum.
Oggi arrivando sulla piazza, non lontano dal gabbiotto dell’Atac è possibile vedere l’aiuola, il cui progetto è spiegato su un cartello esposto nell’aiuola stessa.
L’aspetto più interessante di quest’azione è stato il riscontro dei passanti: chi si ferma a commentare, chi fa foto, chi chiede, chi critica (come gli operatori dell’Ama), chi si preoccupa per i resti archeologici presenti sulla piazza e chiama la polizia, la quale arriva, si congratula per l’impegno e va via. C’è però anche chi si complimenta, ed ancora chi si unisce e impugna la pala, e chi si offre di fare un offerta in denaro. Alla fine della giornata i passanti hanno ripagato l’iniziativa, per volere loro: i ragazzi non hanno chiesto soldi.
Finita questa azione, i CounTrees, così si chiamano, si sono spostati a Piazza Santa Croce in Gerusalemme, per aderire ad un altra iniziativa, quella promossa da Zappata Romana e Primavera romana, che ha previsto la
realizzazione di un ricco orto, l’OrtoErrante, in cassettine della frutta, quelle in legno, da lasciare in custodia al movimento degli Accampati allora nella piazza, attualmente a Caracalla. E’ stato un bellissimo momento di ritrovo per la maggior parte delle associazioni romane che si occupano di guerrilla e orti condivisi, tanto che dopo l’allestimento dell’orto ci si è seduti in assemblea per conoscersi e progettare insieme il futuro ‘verde’ di Roma.
Oltre a queste, numerose le iniziative in tutta Italia che hanno visto realizzare orti o piccoli giardini con il coinvolgimento dei bambini.
E’ difficile riassumere le sfaccettature di un movimento vasto e volutamente variegato come quello della Green Guerrilla, ma ci sono senz’altro dei principi comuni a tutti i guerrilleri, nel mondo intero:
riappropriarsi degli spazi dismessi, dei territori di risulta che Clément chiamerebbe Terzo Paesaggio, di incolti o ex giardini ora nell’incuria è un esigenza di molti, indipendentemente dalla vicinanza o meno di questi spazi alla propria abitazione o al proprio posto di lavoro. La guerrilla gardening crea relazioni sia nella fase attiva, di realizzazione del ‘giardino’, ma sopratutto è il lascito ad essere importante: restituisce ai luoghi la loro dignità e la loro dimensione naturale, invogliando gli abitanti del posto, e non, a mantenerli curati, traendone beneficio. C’è una grande energia che la cura del verde e il fare giardinaggio riescono a risvegliare nelle persone, ci sono studi che confermano questa tesi e terapie orticolturali promosse in situazioni difficili, basta guardare l’esempio riuscitissimo del carcere milanese di Bollate.
Insomma, ci si riavvicina al verde perchè il contatto con la natura è un istinto primordiale, ha potere terapeutico e rilassante, ed è un ottima occasione per prendersi cura attivamente del nostro spazio, quindi di se stessi e della comunità. E’ altresì occasione di socialità, di una socialità molto sana e un po’ dimenticata: quella in cui ci si incontra per caso, accomunati dalla stessa passione o curiosità al fine di fare e farsi del bene, reciprocamente.

About these ads