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Presentiamo oggi il secondo articolo inviatoci da Elisa Monte dal Friuli Venezia Giulia e dal Veneto. Elisa è brava e siamo sicuri che darà un grande contributo al paesaggio delle sue regioni.

Francesco Tonini


Parco di Catene a Marghera


Progettista: CZStudio associati (Paolo Ceccon e Laura Zampieri architetti)

Luogo: Marghera (VE)

Committente: Municipalità di Marghera – Comune di Venezia

Realizzazione: ottobre 2010

Superficie: 80000 mq

Fotografie: Elisa Monte

Il mio professore di storia dell’architettura diceva sempre che non esistono piccole occasioni per gli architetti, ma che è proprio il saper trarre un lavoro di qualità a partire da condizioni iniziali apparentemente poco stimolanti a determinare la validità del progettista.
Non a caso ho fatto questa premessa per introdurvi il breve articolo in cui vi parlo di un parco realizzato a Maghera, toponimo che sicuramente in molti di voi assoceranno all’industria del petrolchimico.
Lo studio di architettura e paesaggio che si è occupato del parco si distingue da sempre per un nitido approccio alla progettazione. Il primo passo da compiere infatti è la lettura del palinsesto di segni di cui è rimasta traccia più o meno evidente sulla porzione di suolo su cui si progetta. Questi stessi segni costituiscono i primi elementi dell’idea di progetto. E così è stato anche per il parco di Catene: l’area destinata a parco (che appariva senza connotati forti e precisi) era una porzione residuale a carattere agricolo racchiusa tra l’edificato e due importanti arterie di traffico, suddivisa in porzioni ben definite da scoline e fossati che costituivano un sistema idraulico funzionante e mantenuto dal progetto.
Il suolo è stato rimodellato in parte disegnando dei terrapieni che determinano percettivamente gli sguardi che si possono avere sul parco e su ciò che lo circonda. Essi sono stati realizzati utilizzando la terra ottenuta dagli scavi dei parcheggi sotterranei degli adiacenti edifici.
I materiali utilizzati per il disegno dei percorsi sono: “nastri” di cls che in alcuni punti si allargano e piegano lateralmente fino a trasformarsi in una lunga panca continua; ghiaia disposta in corrispondenza dei tratti che ricalcano il segno delle originarie scoline dei campi e al di sotto dei quali sono stati posizionati tubi microforati per lo scolo e l’immagazzinamento delle acque; la terra stabilizzata.
È presente inoltre una superficie complessiva di circa 1600 mq destinata a campi gioco realizzati con una pavimentazione sintetica in resina colorata.
Nel progetto si è tenuto conto anche della futura manutenzione di un parco di proprietà pubblica così vasto: per questo le grandi superfici a prato sono state trattate secondo criteri diversi. Sono state pensate aree a prato fiorito destinate allo sfalcio nelle parti più frequentate, mentre i terrapieni sono caratterizzati da tappeti di prato stabile che implicano molto più modesti costi di manutenzione.
Il parco è stato dotato inoltre di un edificio destinato ad accogliere spogliatoi, un bar ed altri servizi. Una serie di setti secchi e taglienti si incastrano dando origine agli spazi che sono colpiti da ombre nette e nitide originate da queste stesse superfici e costituiscono, a mio parere, la declinazione tridimensionale dell’impianto formale planimetrico del parco.

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