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Qualche mese fa avevo scritto un pezzo per questo blog e i miei colleghi di paesaggiocritico mi hanno proposto di fare una rubrica. Ci ho pensato su molto ma alla fine ho detto …. “bisogna fare qualche cosa”. Non vorrei passare per antipatica, né per quella che polemizza sempre o cui non sta bene nulla (alle donne riesce benissimo), ma non basta più scuotere la testa, irritarsi o ritornare a casa col pensiero che tanto è così. Bisogna attivamente fare qualche cosa, come i miei colleghi del blog e i loro amici.
Una rubrica quindi per dire qualche no. Ma anche qualche si perché in Italia le eccellenze ci sono.
Persone con passione, competenze e capacità, volontà e aperture mentali ci sono eccome.
Quindi quando sarà il caso di farlo sapere lo farò con molto piacere.
Il titolo della rubrica “All’Italiana” è proprio per dire sinteticamente che l’aggettivo ha due significati, due facce opposte e verrà usato in modo alternato per dire si e no.

Il racconto che segue è frutto di una pesante indignazione.
In un giardino istituzionale così importante ci si aspetta di vedere e trovare altro.
Non penso che non ci siano le forze economiche né le competenze e capacità per fare di questo giardino un luogo di cui esserne fieri, affascinati e rapiti.
E non voglio neanche pensare a fare raffronti con altri analoghi giardini europei.
Dico solo che il giardino, e noi, meritiamo di più.

I Giardini del Quirinale
di Monica Sgandurra per paesaggiocritico

Come iniziare male la settimana.
In realtà la prima attività di questa settimana era dedicata a una bella iniziativa della mia sede Aiapp che organizza visite guidate a importanti giardini, parchi ed altro. Questa volta la visita, organizzata da Mauro Masullo, era ai Giardini del Quirinale. Ringrazio ancora per l’occasione concessa.
Colgo al volo l’opportunità e mi ritaglio faticosamente due ore per fare una bella passeggiata guidata. Almeno credevo.
Il curatore dei giardini ci accoglie gentilmente all’ingresso e la visita ha inizio.
Premesso che il nostro non era un gruppo di giapponesi in visita ma di paesaggisti, architetti, agronomi, studiosi, docenti universitari, nel primo quarto d’ora veniamo indottrinati sul quanto si è stati bravi a salvare tutte le palme dal punteruolo rosso mentre il rumore di auto, che cercavano il parcheggio, si produceva alle nostre spalle. L’ingresso del giardino è anche un parcheggio.
Mi aspettavo di trovare nella visita la possibilità di vedere il giardino con in mano una qualche documentazione (una brutta fotocopia della planimetria per esempio?) ma né noi, né il nostro cicerone ne era in possesso. Poco male, ci affidiamo ai raccontini sulla storia del giardino, su come i Savoia hanno ridotto quello che era rimasto del giardino cinquecentesco della Villa del Cardinale Ippolito d’Este trasformato in giardino all’inglese sotto Gregorio XVI a metà del 1800. In realtà siamo continuamente invitati a visitare il sito web se vogliamo avere notizie più dettagliate circa la storia ……….
Mentre ascoltiamo il racconto sul punteruolo e su quanto sono feroci i gabbiani ci cadono gli occhi sulle siepi. Il giardino è in effetti una serie di stanze segnate da linee di siepi alte ad ars topiaria di Laurus? Buxus? Lonicera (la rampicante per intenderci)? Hedera? Phoenix?
Non so, mai viste siepi di questo genere, nel senso che accolgono di tutto un po’ in un melange strutturale. Buchi, introduzioni illecite, rami spezzati, getti che cercano di prendere il sopravvento alla iniziale forma.
Siamo informati che ci sono dei giardinieri che si occupano ogni giorno esclusivamente di loro.

Mi vengono in mente quelle del giardino di Boboli. Quelle si che sono siepi monospecie, tenute e tagliate in modo tale da non sfigurare davanti alle loro colleghe anglosassoni o francesi!
Poco male, gli italiani sono un popolo che accolgono tutto (specialmente i romani) e perciò si può anche accogliere l’idea di avere delle siepi meticce al Quirinale. Fatta questa personale considerazione siamo spinti nella parte del giardino dove è presente il famoso Platanus bicentenario. In effetti è davvero bello ma se devo essere sincera mi sono emozionata di più davanti al suo collega a Istanbul, l’albero dei giannizzeri nel Topkapi. Il nostro povero albero romano è in un’area che in realtà sembra il deposito delle piante che sono utilizzate per gli allestimenti temporanei. Una corona di Lantane gialle, Rose Iceberg e naturalmente allori in vaso circonda il povero esemplare che prende dignità ai nostri occhi solo alzando il nostro sguardo nell’osservare la maestosa architettura di rami in contrapposizione a quella dell’altro pluricentenario Ginkgo biloba, suo compagno di vita. Il collega turco del platano romano, pur essendo malandato e in una posizione un po’ defilata rispetto al parco ha ben altri onori. Possibile che lo sguardo del nostro amato Presidente non arriva fino a questo anfratto?
Siamo esortati a metterci a giro intorno al tronco per fare una foto e misurare in questo modo la circonferenza del platano. Ovviamente nessuno accetta e il gentile invito non viene accolto.
Veniamo quindi spinti ad andare nel lato opposto del giardino alla Coffee House un padiglione che Benedetto XIV nella seconda metà del 1700 commissionò a Ferdinando Fuga (1741). La sistemazione esterna della palazzina è ornata da piedistalli con sopra vasi dove alloggiano quelle che un tempo erano delle fioriture e che in questo momento stanno morendo di sete. Davanti a noi un paio di giardinieri su macchine tosaerba tagliano freneticamente il prato. Ci chiediamo come sia possibile non dare l’acqua a queste povere piante. Di solito porto con me una bottiglietta ma oggi l’ho dimenticata per cui lascio queste piante al loro triste destino …… il bidone dell’immondizia? Credo di sì perché dubito che ci sia una stazione di compostaggio come in tutti i giardini istituzionali di rispetto (ma vorrei essere smentita!).
Altra sosta, l’affaccio su Roma sotto il tricolore che sventola e sopra i resti della Fontana dell’Organo. Qui non sono riuscita per la verità a fare l’urletto da turista davanti a tanta magnificenza ma mi esce un mugugno guardando il paesaggio di parabole che aggressivamente copre cupole, campanili, terrazze e tetti. Insomma se si strizzano gli occhi si percepisce un paesaggio a pois bianchi.
Sulla terrazza, che sarebbe stata bella senza i vasi poggiati a quadrato, messi (mi auguro) forse a simulare il giardino quadrato che chiudeva la prospettiva, ci vengono fatti notare dei segni a terra che con un disegno simulano le antiche siepi.

Dopo la visita, ritornata a studio, vado a cercare la pianta del Falda. Lì non c’è nessuna traccia di siepi ma c’è nell’incisione un piano assoluto. Anche qui vorrei essere smentita ma temo che il Falda sia abbastanza attendibile.
Ultima bellezza da visitare, la Fontana Rustica di Gregorio XV. La fontana è stata restaurata da poco e i giochi d’acqua originari, ancora funzionanti, sono azionati tramite un telecomando. Un lungo racconto dell’interazione turisti-fontana accompagna l’ultima spiegazione.
L’unica cosa che agognavo vedere era il labirinto ma niente, è chiuso e non si può visitare, neanche una sbriciativa dal cancelletto chiuso.
Non mi voglio soffermare sul prato dal miscuglio Roma, né sulle banali fioriture di ortensie, lantane e annuali, né sul fatto che i pochi arbusti presenti sulle superfici erbose dovevano avere dei tornelli circolari sagomati come se fosse stato Giotto in persona a disegnarli e senza erbacce dentro, ma vado avanti nel guadagnare l’uscita e rivedere la cosa più bella del giardino……. il corazziere in uniforme che immobile accoglie all’ingresso tutti i nostri commenti.
Ultima considerazione. Il Sole 24 Ore in un articolo del febbraio 2010 ci racconta che le spese totali del Quirinale sono di 228 milioni di euro con una riduzione del personale e relativi tagli per contenere oggi i costi che sono lievitati nell’ultimo decennio. Citando sempre l’articolo: “Inoltre, sul Quirinale pesano oneri aggiuntivi, non di poco conto, «per la gestione, manutenzione e valorizzazione di un patrimonio, immobiliare e mobiliare, unico al mondo sotto il profilo storico-artistico». Oneri stimati prudenzialmente in 19 milioni di euro, di cui 3,6 milioni considerati ad esaurimento in quanto relativi alla spesa per il personale rimasto assegnato alla tenuta di San Rossore trasferita alla regione Toscana.”
Possibile che abbiano tagliato sul personale che si occupa del giardino della “Casa degli Italiani”?
Comunque anche questa considerazione non è così interessante. Invece per le vostre personali considerazioni vi rimando al libricino di S. Rizzo e G.A. Stella, La casta. Così i politici italiani sono diventati intoccabili, Rizzoli. Troverete in appendice un interessante raffronto con il governo britannico circa costi, personale ed altro.

p.s.
Per saperne di più circa i Giardini del Quirinale vi consiglio di aprire dei libri quali Paola Hoffmann, Le ville di Roma e dei dintorni, 2001, Alessandro Tagliolini, I giardini di Roma, 1980 facilmente trovabili nelle librerie nelle loro tante riedizioni oppure fare un salto in una biblioteca ed immergersi nelle mappe e nei testi storici per gli opportuni approfondimenti.

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