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Progettista: Franco Zagari

Luogo: Colli Aniene, Roma

Committente: Comune di Roma

Superficie: 30000 mq circa

Anno: 1997

Fotografie: Luca Dionisi

Cosa ne pensiamo: centralità ben progettata, ma non riconosciuta e vissuta marginalmente

Parco pubblico di tre ettari sopra due grandi parcheggi interrati, la cui costruzione è stata occasione per la creazione di uno spazio pubblico di cui si avvertiva l’esigenza in un quartiere funzionale e molto vitale come Colli Aniene, ma dal quale era assente qualsiasi spazio aggregativo.

Per una prima descrizione dell’opera ci affidiamo direttamente alle parole di Franco Zagari, raccolte dal suo sito web: “(…)l’identità del parco è legata a due segni essenziali a scala del quartiere, sono due passeggiate con la forma di due parabole perfette che portano il pubblico dai due lati estremi in profondità verso il centro del parco. Sono viali alberati che immettono nel luogo una forte tensione, avvicinandosi ma non toccandosi generano al centro lo spazio di una piazza. Gli areatori del parcheggio diventano terrazze in legno dove prendere il sole, i lampioni sono a gruppi, caratterizzati da foglie bianche che riflettono la luce.”

A distanza di qualche anno lo spazio conferma la bontà delle linee progettuali originarie, ma incuria e degrado ne hanno compromesso bellezza e funzionalità. I due già citati percorsi, con pavimentazione in laterizio ed affiancati nel loro svolgimento da numerosi esemplari di Aesculus hippocastanum, conducono il visitatore verso la piazza centrale, in cui di nuovo è usato il laterizio per disegnare linee e motivi su di un parterre di cls autobloccante grigio. Elementi verticali impreziosiscono inoltre lo spazio centrale, come i piccoli gruppi arborei di Juglans regia ed il vero elemento caratterizzante il parco, ossia i gruppi di lampioni a luce indiretta raffiguranti delle candide foglie stilizzate. Delle terrazze di legno descritte dal progettista, altro elemento caratterizzante il parco, rimangono solo assi di legno sconnesse sulle piattaforme cementizie degli areatori, oltremodo pericolose per gli avventori. Nello spazio all’interno dei percorsi ellittici invece permane deciso il segno semicircolare delle sedute in metallo forato, interrotto dallo zigzagare della linea della nuda pensilina metallica sovrastante ed accompagnato sporadicamente da qualche esemplare di Prunus cerasifera.

Concepito per essere segno e spazio di centralità in un contesto che lo pretendeva, il quartiere non lo ha recepito come tale, quasi emarginandolo e non elevandolo a cuore pulsante della vita sociale. L’incuria in cui ha versato nel tempo non ha saputo rendere merito a questo bell’esempio di progettazione contemporanea dello spazio pubblico, quasi a volerlo abbandonare al suo destino. Resta la sensazione di uno spazio ben congegnato e progettualmente unico , unitamente al rammarico per l’ennesima occasione persa per questa città.

Luca Dionisi

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