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Progettista: Stefano Cordeschi

Luogo: Prati, Roma

Committente: Comune di Roma

Superficie: 11000mq circa

Anno: 2000

Fotografie: Serena Savelli

Cosa ne pensiamo: vivida, e popolata immagine di città. Scena costruita come spazio di passaggio e di anticipazione dell’incontro con San Pietro dove di fatto, al moto delle fiumane in transito si accompagna, in ogni stagione, una quantità di figure in piacevolissimo sostare.

Segnalato come area di nuova espansione nel piano regolatore di Viviani del 1873, Il rione Prati nasce nel 1921 al fine di accogliere le strutture amministrative del neonato Regno d’Italia e le residenze per i funzionari di stato. La maglia ippodamea, le tipologie edilizie e lo stile architettonico delle facciate sono quelli comuni a tutti quartieri “piemontesi” della Roma umbertina. La costruzione di Prati si conclude nella prima metà del XX secolo ed in tale assetto resta sostanzialmente cristallizzato il volto del quartiere, sino agli ultimi decenni quando si assiste, come in molti altri quartieri centrali di Roma, al mutamento delle funzioni e del tessuto sociale. Da quartiere residenziale Prati diviene una piccola city direzionale amministrativa e commerciale ed i negozi lungo le sue strade principali si moltiplicano.

Nel 2000 massicci interventi di ristrutturazione urbana interessano tutta l’area. L’intervento di Piazza Risorgimento è, infatti, uno dei progetti realizzati del Piano di ampio respiro, ma portato a termine in maniera solo parziale, di riqualificazione delle aree intorno alle più importanti basiliche romane (San Pietro, San Giovanni, Santa Croce in Gerusalemme, Santa Maria Maggiore e San Paolo) in occasione del Giubileo. Trattavasi di un gruppo di progetti “ che prefiguravano veri e propri interventi di restauro urbano perché ridisegnavano questi spazi con la volontà di commisurare la qualità degli interventi al grande valore storico, urbano e simbolico delle aree stesse, rifiutando la semplice -e spesso pavida- sistemazione dell’esistente”. L’ intento progettuale era quello di far assurgere la vecchia piazza di quartiere alla sua nuova funzione di spazio strategico,“trasformare, a mezzo di un nuovo disegno del parterre, Piazza Risorgimento nel vestibolo di accesso a piazza San Pietro, realizzando una grande isola centrale riservata ai pedoni e la continuità del percorso pedonale di via di Porta Angelica e di Piazza della Città Leonina”. in P. Ostilio Rossi “Urbanistica, architettura e città: strategie per la qualità urbana”, in AA. VV. Roma, Dieci anni di una capitale, (pag. 80).

La riqualificazione dell’area, cancellò l’asse che spaccava in due la piazza ed il moto rotatorio delle macchine tra i preesistenti giardinetti ridisegnando, dice l’architetto Cordeschi, “la viabilità per rendere piazza Risorgimento meno pericolosa per chi la percorre e per salvarne la prospettiva”. Si istituì un’attraversamento pedonale su via di Porta Angelica e si ampliò il capolinea dei bus. Si ridisegnò lo spazio della piazza con un allestimento funzionale al passaggio pedonale ma che invitasse anche alla sosta.

Il grande vuoto urbano è assimilabile ad un rettangolo definito dai fronti degli edifici che, nel lato sud-ovest si distorce in un trapezio attestato sul fronte delle Mura Vaticane. L’impianto planimetrico generale è assoggettato al buon funzionamento promiscuo dei flussi veicolari e dall’asse pedonale tra via Ottaviano e via Di Porta Angelica che taglia in direzione nord-sud la piazza. Nella corona esterna, sono confinate le auto, separate dalle quinte arborate di 3 grandi terrapieni rilevati. Internamente a questi, sul lato sud passa l’arco della corsia preferenziale degli autobus. Questo abbraccia il centro della piazza ed il suo cuore pedonale, lievemente ribassato rispetto al piano di quota esterno e delimitato dagli archi ellittici di quattro lunghi muretti in pietra. Solo la via ferrata del 19, accede alla zona pedonale,abbracciando con l’ovale di inversione di marcia abbraccia il terrapieno di Nord-est. E’ questa la zona a maggior densità di funzioni: il capolinea del 19, i piccoli giardini dei terrapieni dove si sosta, si porta fuori il cane e si riposa ed un chiosco bar.

L’elemento spazialmente e funzionalmente preminente dell’allestimento sono i 4 muretti in granito scuro che concludono l’area vocata alla sosta estrudendosi in lunghe sedute a sbalzo che volgono alternativamente lo sguardo alle mura Vaticane e alla cupola, ed ai palazzi umbertini dalle facciate rosate, in un reciproco guardarsi dei punti di vista. La funzione di sosta si moltiplica lungo tutti i tratti dei muretti che vengono usati per sdraiarsi, dormire, prendere il sole, sedersi su ambo i lati a prescindere dall’orientamento della seduta. Discutibile è l’aggiunta, probabilmente una superfetazione, a ridosso dei muretti che di per sé ben supportavano l’attesa dell’autobus, di panchine in legno rivolte verso le fermate.

La zona Ovest, conformata come placa dura, pavimentata in sampietrini è lasciata completamente vuota, priva di vegetazione eccetto che per un esemplare di Cercis siliquastrum isolato. Questa principia nella semi ellisse dei muretti e si protende in uno spiazzo trapezoidale, lasciando ampio respiro alla visuale sulla Cupola che sormonta le Mura Vaticane godibile sin dal termine di Via Ottaviano.

Una striscia di pavimentazione lastricata attraversa tutta l’esplanade e induce a percorrerla dipartendosi dall’ellissi centrale per salire verso il marciapiede di viale dei Bastioni di Michelangelo, col quale però non trova continuità di attraversamento pedonale.

L’impianto vegetazione è ottenuto per via di levare da quello del vecchio assetto dei giardinetti: i terrapieni, che ospitano quinte arborate di Sophora japonica, Cercis siliquastrum, Platanus orientalis ed i grandi cassoni ottagonali che includono esemplari isolati di Washingtonia filifera e Phoenix canariensis sono stati allestiti al fine di integrare le preesistenze vegetali nel nuovo disegno della piazza.

Piazza Risorgimento è razionalmente concepita per la convivenza delle funzioni tra cui è sospesa: il grande nodo urbano e la piazza-giardino pubblica, l’intento progettuale è ben riuscito. La piazza si attraversa agevolmente ed, egualmente, si prova un certo piacere nello star seduti sui muretti, ad aspettare il tram, ai tavolini del chiosco, o sul bordo dei terrapieni all’ombra delle sofore. Ci si sente come seduti in un teatro dove gli attori, i musicisti e le scenografie sono: il fiume di persone che taglia la piazza misto alle macchine ed la processione dei bus, lo sferragliare del 19 a tratti sovrastato dal canto degli storni e la quinta degli edifici e delle Mura vaticane sormontate dalla Cupola. E sono qui per intrattenerci.

Serena Savelli

 

 
 
 
 

 

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