E adesso chi glielo dice a Marino?

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E’ da ieri che sono immersa in questa meraviglia.

Le meraviglie, le bellezze sono spesso prodotte con poche cose, con pochi gesti, con semplici ma chiari pensieri, con capaci fantasie.

Si, perché per avere fantasia bisogna essere capaci di fare “corto circuito”, bisogna far volare il pensiero, bisogna conoscere, bisogna avere sensibilità ed attitudine, capacità di andare oltre le apparenze, oltre ciò che si ha davanti.

E spesso la fantasia genera bellezza.

Ma bellezza e paesaggio sono ormai termini, parole, che si stanno progressivamente svuotando. Il loro contenuto è talmente pieno di banalità contemporanee che si fa fatica anche solo a scrivere queste due parole.

Giorni fa ho scritto con un certo dolore della nuova pista ciclabile romana, una occasione mancata proprio per queste due parole tanto abusate.

Per fortuna da qualche parte riusciamo ancora a meravigliarci, a trovare suggestioni e piccole bellezze che ci regalano emotività.

Il 12 novembre è stata inaugurata una nuova pista ciclabile a Eindhoven, in Olanda, nei paesaggi dove ha vissuto Vincent Van Gogh.

La pista è stata progettata dallo studio Roosegaarde e Heijmans ed è il risultato di una joint venture tra il Comune di Eindhoven, il Van Gogh Brabant, Eindhoven 365, come citymarketing e da Routebureau Brabant.

Questo tratto di 600 metri è in realtà un piccolo segmento all’interno della pista “Van Gogh”, un percorso ciclabile che collega i luoghi vissuti dal pittore tra il 1883 e il 1885.

Una infrastruttura che parla di paesaggio culturale, un percorso che rilegge i significati, le forme, i colori che Van Gogh nella sua vita ha tramutato in opere d’arte.

Questi seicento metri, che collegano due mulini, protagonisti del mondo visionario del pittore, sono stati progettati da Daan Roosegaarde, designer famoso proprio per il suo lavoro con la luce.

L’ispirazione è quella data dal cielo notturno di De Sterrennacht, un vortice scintillante che ipnotizza e trasporta altrove lo sguardo.

 

De Sterrennacht

De Sterrennacht

 

Ho detto prima che spesso accade che le belle idee nascono da semplici cortocircuiti, semplici relazioni che hanno però sensibilità e capacità di prefigurazione.

Ma questo non basta, bisogna avere la capacità e l’intenzione di lavorare in questa direzione.

Bisogna avere capacità progettuale da parte delle autorità, e questo significa saper costruire il futuro, avere visioni per la comunità che si governa, avere capacità democratiche.

E bisogna avere imprese che lavorano con competenza, con un giusto profitto, con capacità del saper fare e amore verso il proprio lavoro.

E bisogna avere tecnici capaci di controllare il buon andamento e fine dell’opera, che sappiano dare coerenti risposte alle difficoltà e incertezze che una realizzazione può a volte incontrare.

Non basta un’idea poetica, seppur affascinante, a realizzare un’opera come questa, che comunque non è un’opera di fantascienza.

La pista è una striscia di cemento dove sono annegate pietre fosforescenti che si illuminano la notte, accumulando luce durante il giorno. Una tecnologia che non è nata ieri.

Due colori, un verde e un ciano, un disegno vorticoso, una pazienza nel posare questo tappeto cangiante e un progetto che intelligentemente realizza questa nuova luminosità notturna nei punti dove il percorso piega, dove la direzione subisce un cambiamento.

Il risultato è di pura bellezza, di incanto, di immersione in un altro paesaggio nel quale la memoria diventa parte attiva dell’esperienza contemporanea.

Ho mandato una emal con allegato il link del breve filmato della pista ciclabile ad un caro amico che questa mattina mi ha risposto con questa battuta: “E adesso chi glielo dice a Marino come si fa una pista ciclabile?”

Già, chi glielo dice?

E chi glielo dice all’ufficio tecnico di RFI?

Vi lascio alla visione del breve filmato e per chi volesse vedere le prime immagini dell’opera può visitare il sito del progettista http://www.studioroosegaarde.net

monica sgandurra

 

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