Questa non è l’High Line

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di Monica Sgandurra

L’High Line la conosco bene.
Ma molto bene.
Da prima che nascesse, da quando c’erano ancora le erbacce e i suoi “amici” cercavano le modalità di valorizzazione di quello che all’epoca era un piccolo mondo spontaneo, nato sopra ad una infrastruttura abbandonata all’interno del tessuto urbano della città icona della supermodernità, nella quale tutto è possibile.
La conosco bene perché l’ho studiata fin dal principio, è dentro la mia tesi di dottorato di ricerca discussa nel 2001.
Ho partecipato al primo concorso di progettazione che i Friends of the High Line avevano indetto nel 2002 per raccogliere spunti, idee, suggestioni, racconti, intorno a quella che consideravano non solo un potenziale di biodiversità all’interno della città, ma anche un’occasione di riscatto di un luogo abbandonato che poteva trasformare e trascinare con la sua forza un intero quartiere, allora depresso.
Ho seguito tutte le continua a leggere….

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